SIMON SCARROW.
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IL CENTURIONE.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 8.
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Parte 1.
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Titolo originale: Centurion. 2007. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Stefania Di Natale.
2009. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Ottavo romanzo del cico Aquile dell'Impero.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Dedico questo libro a tutti i miei ex alunni, cui ho avuto il privilegio dinsegnare. Grazie per tutto ci che a mia volta ho appreso da voi!
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LESERCITO ROMANO.
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BREVE NOTA SULLE LEGIONI E LE COORTI AUSILIARIE.
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I soldati dellimperatore Claudio prestavano servizio in due diverse corporazioni belliche, le legioni e le unit ausiliarie, come la Decima Legione e la Seconda Coorte Illirica descritte in questo romanzo.
Le legioni erano le unit elitarie dellesercito romano. Composte da cittadini romani, erano pesantemente armate, ben equipaggiate e soggette a uno sfiancante regime daddestramento. Oltre a costituire lavanguardia della politica militare romana, le legioni svolgevano anche compiti di alta ingegneria, come la costruzione di strade e ponti. Ogni legione era nominalmente composta di cinquemila e cinquecento uomini, suddivisi in nove coorti da sei centurie, ognuna delle quali comprendeva ottanta uomini (e non cento, come si sarebbe indotti a pensare), pi unaltra, la prima coorte, grande il doppio delle altre e incaricata di coprire il vulnerabile fianco destro della linea di battaglia.
Al contrario delle legioni, le coorti ausiliarie reclutavano gli uomini dalle province, garantendo la cittadinanza romana a coloro che superavano i ventanni di servizio prima di venir congedati. I Romani non disponevano di una cavalleria o di truppe da lancio efficaci, ma essendo un popolo dallo spirito pratico, demandavano molte di queste specializzazioni alle coorti ausiliarie, composte di stranieri.
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Queste truppe ausiliarie erano altrettanto professionali nel loro approccio alladdestramento, ma disponevano di un equipaggiamento pi leggero (e anche di paghe pi leggere!). In tempo di pace le loro competenze erano limitate alle operazioni di guarnigione e di polizia, mentre durante le campagne belliche agivano come truppe esplorative e di supporto, col compito principale di bloccare il nemico sul posto mentre le legioni stringevano lassalto vero e proprio. Le coorti ausiliarie erano generalmente composte di sei centurie, anche se ve ne erano alcune pi grandi, come la Seconda Illirica, dotata fra laltro di una componente aggiuntiva di cavalleria. Durante il servizio attivo le coorti ausiliarie venivano generalmente costituite in brigata con le legioni.
Per quanto riguarda i ranghi di potere, le centurie legionarie ed ausiliarie erano comandate da un centurione con un optio come comandante in seconda. Le coorti erano comandate da un centurione esperto di legioni e da un prefetto nella coorte ausiliaria; generalmente si trattava di un centurione di provata esperienza promosso dalle legioni. Le legioni erano comandate da un legato con una squadra di tribuni, giovani ufficiali dellaristocrazia romana alla loro prima esperienza militare. Quando si riuniva un esercito, il comandante era generalmente un individuo di rinomata competenza militare, scelto dallimperatore in persona. Tale individuo era spesso insignito di ulteriori cariche, come quella di governatore regionale, come nel caso di Cassio Longino, che appare in questo libro.
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CAPITOLO UNO.
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Mentre il crepuscolo calava sul porto, il comandante della coorte saffacci dalla scogliera per scrutare il fiume. Una bruma leggera ricopriva lEufrate, espandendosi oltre le sue sponde e risalendo alta fin sopra le cime degli alberi che le costeggiavano: faceva pensare al ventre liscio di un serpente che striscia sinuoso attraverso il territorio. Quellimmagine fece rizzare i capelli sulla nuca del centurione Castore, che si strinse il manto intorno al corpo, strizz leggermente le palpebre e fiss lo sguardo su quelle terre che si espandevano dallaltra parte dellEufrate: le terre dei Parti.
Era ormai passato pi di un secolo da quando Roma sera scontrata per la prima volta con i Parti, e da quel momento in poi i due imperi avevano ingaggiato una battaglia letale per la conquista di Palmira e delle terre situate ad est della provincia romana della Siria. E adesso che Roma era intenta a negoziare un trattato pi stretto con Palmira, la sua influenza sera espansa fino alle rive dellEufrate, proprio ai confini con i territori del suo vecchio nemico. Non cera pi nessuno Stato cuscinetto fra Roma e la Partia ed erano in pochi a dubitare che quanto prima quella latente ostilit si sarebbe tramutata in un rinnovato conflitto. Le legioni di stanza in Siria si stavano gi preparando a una campagna, quando il centurione e i suoi uomini avevano oltrepassato a passo di marcia le porte di Damasco.
Quel pensiero indusse il centurione Castore a tornare a dolersi amaramente degli ordini ricevuti da Roma di condurre una coorte di ausiliari attraverso il deserto, oltre Palmira stessa, per erigere un avamposto fortificato qui sulle scogliere sopra lEufrate. Palmira era a otto giorni di marcia verso occidente e i soldati romani pi prossimi erano quelli di stanza ad Emesa, a ulteriori sei giorni di distanza da Palmira. Castore non sera mai sentito tanto isolato in vita sua. Lui e i suoi quattrocento uomini si trovavano ai margini estremi dellimpero, appostati su quella scogliera per captare ogni minimo segnale dattacco proveniente dalla Partia, sulla sponda opposta dellEufrate.
Dopo una marcia sfiancante attraverso il deserto arido e roccioso, serano accampati accanto alla parete di scogli, iniziando a costruire il forte dove sarebbero rimasti di guarnigione finch qualche ufficiale di Roma non avesse finalmente deciso di richiamarli. Durante quella marcia la coorte era stata costretta a cuocersi sotto il sole durante il giorno, mentre di notte, col crollo radicale della temperatura, gli uomini serano dovuti difendere dal freddo avvolgendosi strettamente nei loro mantelli. Lacqua era stata severamente razionata e quando avevano finalmente raggiunto il grande fiume, che attraversava il deserto fornendo acqua alla mezzaluna fertile che ne costeggiava le rive, prima ancora che i loro ufficiali potessero in qualche modo trattenerli, i suoi uomini serano precipitati a bagnarsi e a placare la sete, accostando avidamente le labbra screpolate alle mani tenute a coppa.
Avendo prestato un servizio decennale nella guarnigione della Decima Legione a Cirro, con i suoi bei giardini ricchi dacqua e tutti i generi di piaceri carnali che un uomo potesse desiderare, Castore considerava questo suo incarico temporaneo con crescente ansia. La coorte andava incontro alla prospettiva di passare dei mesi, forse degli anni, in quellangolo abbandonato della Terra. Se non li avesse uccisi per prima la noia, lo avrebbero sicuramente fatto i Parti. Ecco perch il centurione aveva indotto i suoi uomini a costruire il forte non appena avessero trovato un punto, sulla scogliera, che permettesse loro di avere una buona panoramica sul guado sottostante e, al di l di esso, sulle colline della Partia. Castore sapeva che la notizia della presenza romana sarebbe quanto prima giunta alle orecchie del re dei Parti; era dunque davvero essenziale che la coorte sviluppasse robuste difese prima che il nemico decidesse di passare in azione contro di essa. Per diversi giorni gli ausiliari avevano spianato il terreno e preparato le fondamenta per le mura e le torri della nuova fortezza. Poi i muratori avevano rapidamente squadrato e rifinito le lastre di pietra, estratte dagli affioramenti geologici del circondario e poi trasportate in cantiere con i carri. Le mura di contenimento arrivavano gi allaltezza della vita e le fessure fra le pietre erano state riempite di ghiaia e detriti; mentre osservava il sito nella luce morente del giorno, il centurione Castore annu soddisfatto. Entro cinque giorni le mura difensive sarebbero giunte ad altezza sufficiente perch lui e i suoi uomini potessero trasferire laccampamento allinterno della fortezza. Da allora in poi avrebbero avuto modo di sentirsi pi al sicuro dai Parti. Ma fino a quel momento, gli uomini avrebbero dovuto sfruttare tutte le ore di luce a disposizione per proseguire i lavori.
Il sole era ormai tramontato e allorizzonte non rimaneva che una stretta striscia di luce rosseggiante. Castore si rivolse al suo secondo, il centurione Settimo.  tempo di chiudere la giornata di lavoro.
Settimo annu, prese fiato e accost la mano alla bocca per annunciare a gran voce la fine della giornata lavorativa a tutti gli uomini del cantiere.
Coorte! Deporre gli attrezzi e tornare al campo!.
Attraverso il cantiere, Castore vide le sagome indistinte degli uomini che deponevano picconi, pale e ceste di vimini, prima di raccogliere i loro scudi e le lance e mettersi stancamente in riga allesterno dellapertura che presto avrebbe costituito lentrata principale del forte. Mentre lultimo di loro si metteva in posizione inizi ad alzarsi un forte vento dal deserto; scrutando verso ovest, Castore vide una massa compatta che rotolava decisa nella loro direzione.
Sta arrivando una tempesta di sabbia, borbott, rivolto a Settimo. Meglio raggiungere laccampamento, prima che ci venga addosso.
Laltro annu. Per gran parte della sua carriera militare, Settimo aveva prestato servizio sulla frontiera orientale e sapeva fin troppo bene quanto fosse facile, per gli uomini, perdere il senso dellorientamento, una volta invischiati nella sabbia soffocante e abrasiva sollevata dai venti che flagellavano quelle terre.
Quei fortunati bastardi gi allaccampamento se la scampano.
Castore sorrise lievemente. Una mezza centuria di soldati era stata lasciata di guardia al campo, mentre i compagni erano impegnati a costruire il forte sulla scogliera. Gi immaginava quei fortunati ritirarsi allinterno delle loro torrette di guardia, al riparo dal vento pungente di sabbia. Forza, allora, muoviamoci.
Diede lordine di avanzare e gli uomini si avviarono compatti gi per il tortuoso sentiero che conduceva allaccampamento, a poco pi di un chilometro e mezzo dal cantiere della fortezza. Il vento aument dintensit e loscurit simpadron gradualmente del paesaggio; le ampie mantelle sventolavano sbattendo sui corpi dei soldati impegnati nella discesa lungo il viottolo roccioso.
Non mi dispiacer lasciare questo posto, signore, mormor Settimo. Avete idea di quando ci rimpiazzeranno? A Emesa c un bellalloggio caldo che aspetta me e i ragazzi.
Castore scosse la testa. Non ne ho idea. Sono ansioso quanto te di venir via di qui. Tutto dipende dalla situazione a Palmira e da quel che i nostri amici Parti decidono di fare.
Maledetti Parti, sbott Settimo. Bastardi guerrafondai. Cerano loro, no, dietro quel pasticcio in Giudea dellanno scorso?.
Castore annu ricordando la sommossa che aveva infiammato il lato orientale del Giordano. I Parti avevano rifornito i ribelli di armi e di una piccola armata di arcieri a cavallo. Era stato soltanto grazie ai valorosi sforzi della guarnigione del forte Bushir che ai ribelli e ai loro alleati parti era stato alfine impedito di trascinare lintera Giudea in una rivolta contro Roma. Ora lattenzione dei Parti era rivolta sulloasi cittadina di Palmira: un punto nodale delle vie commerciali verso loriente e uno Stato cuscinetto fra lImpero Romano e la Partia. Palmira godeva di considerevole indipendenza ed era da considerarsi pi un protettorato che uno Stato suddito. Ma il re di Palmira stava invecchiando e i membri rivali della casa reale stavano sgomitando per accaparrarsi la successione al trono. Uno dei pi potenti principi di Palmira non aveva tenuto nascosto il suo intento di allearsi con i Parti, se fosse diventato il nuovo sovrano.
Castore si schiar la gola. Spetta al governatore della Siria convincere i Parti a tenere gi le mani da Palmira.
Il centurione Settimo inarc un sopracciglio. Cassio Longino? Pensate che ne abbia intenzione?.
Castore rimase un momento in silenzio, riflettendo su cosa rispondere. Longino pu farcela. Non  un lacch dellimpero; ha ben guadagnato le sue promozioni. Se non riuscir a vincere il confronto diplomatico, sono certo che li sbaraglier in battaglia. Sempre che si arrivi a tanto.
Vorrei condividere la vostra fiducia, signore. Settimo scosse il capo. Da quel che ho sentito, Longino se l data a gambe piuttosto in fretta, lultima volta che si  trovato nei guai.
Chi ti ha detto una cosa del genere?, lo riprese Castore.
Un ufficiale della guarnigione gi a Bushir, signore. Sembra che Longino fosse al forte quando c stata la rivolta. Il governatore  stato pi rapido a montare in sella e a fuggire di l di quanto non lo sia una meretrice di Subura a svuotarvi le tasche.
Castore scroll le spalle. Sono certo che avr avuto i suoi motivi.
Oh, certamente.
Castore si volt verso il suo subordinato con aria accigliata. Le ragioni del comportamento del governatore non sono affari nostri, comunque. Specialmente quando siamo a portata dorecchio dei nostri uomini. Quindi, tientelo per te, intesi?.
Il centurione Settimo arricci le labbra per un istante, poi annu.
Come desiderate, signore.
La colonna di soldati continu la sua discesa e con lalzarsi del vento il sentiero fu attraversato dalla prima raffica di sabbia. In pochi istanti non si vide pi nulla e Castore rallent il passo per assicurarsi di stare ancora conducendo i suoi uomini lungo il sentiero e verso laccampamento. Avanzarono con le spalle incurvate, facendo del loro meglio per proteggersi dalla sabbia dietro i loro scudi. Finalmente il sentiero si fece di nuovo pianeggiante: avevano raggiunto la base del promontorio. Per quanto il forte distasse solo poche centinaia di metri, la sabbia e loscurit crescente lo nascondevano ormai completamente alla vista.
Ci siamo quasi, mormor Castore.
Settimo lo ud. Bene. La prima cosa che far quando avr raggiunto la mia tenda sar sciacquarmi la gola con un bel bicchiere di vino.
Ottima idea. Ti secca se ti faccio compagnia?.
Settimo strinse i denti a quella richiesta inaspettata, rassegnandosi a dividere lultima fiasca di vino che aveva portato con s attraverso il deserto di Palmira. Si schiar la gola e annu. Sar un vero piacere, signore .
Castore scoppi a ridere e gli diede una forte pacca sulla spalla. Bravo ragazzo! Quando torneremo a Palmira, il primo bicchiere di vino te lo offrir io.
S, signore. Gra.... Allimprovviso Settimo raddrizz la schiena e scrut lungo il sentiero davanti a loro. Poi sollev la mano per segnalare alla colonna di fermarsi.
Che succede?, domand Castore sottovoce, trovandosi a una sola spanna di distanza dal suo sottoposto. Che c?.
Settimo annu in direzione del forte. Ho visto qualcosa. Proprio davanti a noi. Un uomo a cavallo.
Entrambi gli ufficiali fissarono lo sguardo nel turbine di sabbia, aguzzando la vista e ludito, ma non videro anima viva, n a cavallo n a piedi.
Solo le sagome di qualche cespuglio rachitico che cresceva lungo il sentiero. Castore deglut, cercando di rilassare i muscoli tesi. Cosa hai visto, esattamente?.
Settimo gli lanci unocchiata rabbiosa, risentito dei dubbi che il suo superiore nutriva verso di lui. Come ho detto, un uomo a cavallo. A circa cinquanta passi di distanza. La sabbia s diradata un attimo e lho visto, ma solo per un breve istante.
Castore annu. Sicuro che non fosse un gioco di luci? Potrebbe anche essersi trattato di uno di quei cespugli agitati dal vento.
Vi sto dicendo che era un cavallo, signore. Ne sono sicuro. Lo giuro su tutti gli di. Lass, davanti a noi.
Castore stava per replicare, quando entrambi udirono un leggero tintinnio metallico al di sopra del muggito del vento. Era un suono inconfondibile per qualsiasi soldato: lo schianto di due spade incrociate. Un attimo dopo ci fu un grido soffocato, poi pi nulla, a parte il rumore del vento. Castore sent il sangue ghiacciarsi nelle vene, mentre si voltava verso Settimo per parlargli in tono sommesso e controllato.
Passa parola agli altri ufficiali. Fai posizionare gli uomini attraverso il sentiero, a ranghi serrati. Cerca di non fare rumore.
S, signore. Il centurione Settimo salut militarmente e indietreggi per passare parola lungo la linea di soldati. Mentre gli uomini si aprivano a ventaglio sui lati del sentiero, Castore fece qualche altro passo in direzione dellaccampamento. Uno spostamento di corrente nel vento gli permise di scorgere vagamente lingresso del campo con la casupola di guardia e un corpo accasciato contro lintelaiatura di legno, trafitto da diverse frecce. Poi un velo di sabbia torn a nascondere laccampamento. Castore torn indietro, verso i suoi uomini. Gli ausiliari serano disposti in una fila che attraversava il sentiero, con gli scudi alzati e le lance inclinate in avanti, lo sguardo ansioso puntato sullaccampamento. Settimo stava aspettando il suo comandante a capo della centuria sul fianco destro. Accanto a questa, il promontorio risaliva in un groviglio di rocce e sterpaglia.
Avete individuato qualcosa, signore?.
Castore annu e attese di essere molto vicino allaltro ufficiale, prima di mormorare: Laccampamento ha subito un attacco.
Un attacco?. Settimo sollev le sopracciglia. Chi  stato? I Parti?
E chi altri?.
Settimo annu e la sua mano scese ad afferrare lelsa della sua spada. Quali sono i vostri ordini, signore?
Sono ancora nelle vicinanze. In questa tempesta di sabbia potrebbero essere ovunque. Dobbiamo cercare di rientrare nellaccampamento, scacciarli di l e chiudere il cancello.  la migliore possibilit che abbiamo .
Settimo sorrise cupamente. La nostra unica possibilit, vorr dire, signore.
Castore non rispose, limitandosi a rovesciarsi allindietro le falde della mantella e a sfoderare la spada. La sollev alta sulla testa e scrut la linea armata alle sue spalle per assicurarsi che gli altri ufficiali stessero seguendo il suo esempio per passare il segnale dattacco anche agli altri. Castore non aveva idea di quanti nemici dovessero affrontare. Se erano stati abbastanza audaci da assaltare e occupare laccampamento, allora dovevano essere in molti. La bruma sul fiume e la tempesta di sabbia ne avevano evidentemente coperto lavanzata. Castore non trasse eccessivo conforto dallidea che ora la stessa tempesta di sabbia avrebbe provveduto a nascondere larrivo del resto della coorte romana. Con un po di fortuna, gli ausiliari avrebbero persino potuto sorprendere a loro volta il nemico. Abbass lentamente il braccio con la spada, puntando questultima verso il forte. Il segnale fu ripetuto lungo tutta la linea, fino agli uomini alla sua sinistra, nascosti dalloscurit e dalla sabbia.
Castore ritir la spada fino ad appoggiare il lato della lama sul bordo dello scudo, poi inizi ad avanzare. La prima linea di ausiliari lo segu alla spicciolata, trotterellando decisa sul sentiero sconnesso e verso laccampamento. Gli ufficiali mantennero un passo pi lento, che permetteva loro di mettere in riga le fila durante lavanzamento. Sulla destra il pendio roccioso fu sostituito da uno spiazzo aperto, mentre la centuria di fiancheggiamento si allontanava dalla scogliera. Castore scrut davanti a s con gli occhi socchiusi, in cerca di un segno della presenza nemica o delle fortificazioni dellaccampamento. Poi la vide, la forma massiccia dellentrata principale che emergeva dal mulinare di polvere e sabbia. La sagoma della palizzata eretta su entrambi i lati del cancello si fece sempre pi nitida, man mano che gli ausiliari si avvicinavano al campo. A parte il cadavere accasciato contro la guardiola, non cera unanima, viva o morta che fosse.
Il suono degli zoccoli gli arriv scuotendo il terreno alla sua destra e Castore si volt a guardare, proprio mentre uno dei suoi uomini, allestremit della fila, mandava un grido afferrando limpugnatura di una freccia conficcata nel torace. Forme confuse affiorarono attraverso la cortina della tempesta di sabbia mentre un gruppo di arcieri a cavallo parti si dirigeva al galoppo verso gli ausiliari scoccando frecce mirate al fianco scoperto, quello destro, della compagine romana. Altri quattro uomini caddero a terra colpiti dai dardi, mentre un altro si piegava in due cercando per di rimanere in piedi mentre lottava con una freccia che gli aveva trapassato la coscia, inchiodandola allaltra gamba. I Parti voltarono i cavalli e si allontanarono velocemente, lasciandosi alle spalle gli ausiliari sopraffatti dalla sorpresa e dal terrore.
Poco dopo, ecco provenire un grido dal lato sinistro, dove il nemico aveva sferrato un ulteriore attacco.
Muovetevi!, grid Castore disperato, udendo il suono di altri cavalli che passavano alle spalle della coorte. Correte, ragazzi!.
Le fila ordinate della coorte si dispersero in una folla confusa di uomini che correvano verso lentrata principale, fra cui anche Castore.
Poi questi vide i cancelli richiudersi, mentre sopra la palizzata spuntavano dozzine di volti. Apparvero anche gli archi e il sibilo delle frecce torn a imperversare nellaria. Altri ausiliari colpiti caddero a terra mentre cercavano disperatamente di raggiungere lentrata dellaccampamento.
La pioggia di frecce era incessante e si abbatteva fragorosamente sugli scudi, mentre i dardi che andavano a segno laceravano le carni con un tonfo molle. Da tutte le parti si alzavano grida disperate e con una sensazione di terribile vuoto allo stomaco, Castore comprese che i suoi uomini erano ormai spacciati, a meno che non riuscisse a fare qualcosa allultimo momento.
A me!, grid Castore. Avvicinatevi a me!.
Un gruppetto di uomini obbed allordine e alz gli scudi attorno a Castore e al vessillo della coorte. Altri uomini si unirono a loro, sotto le approssimative direttive di Settimo, intento a raggiungere il proprio comandante. Una volta formatosi un fitto cerchio composto da una cinquantina di soldati con gli scudi sollevati, Castore impart lordine di ritirata lungo il sentiero che conduceva alla scogliera. Pian piano, il gruppo scomparve nelloscurit, lasciandosi alle spalle i compagni feriti che imploravano disperati di non essere lasciati in mano ai Parti. Castore dovette farsi coraggio. Non cera nulla che potesse fare per quegli sventurati. Lunico rifugio che rimaneva ai sopravvissuti della coorte era la fortezza in costruzione, sulla scogliera. Se fossero riusciti a raggiungerla, avrebbero avuto maggiori possibilit di opporre resistenza al nemico. La coorte era ormai spacciata, ma i suoi uomini avrebbero portato con s il maggior numero di Parti possibile.
La piccola compagine di ausiliari raggiunse le pendici dellaltopiano prima che il nemico ne indovinasse le intenzioni e decidesse di seguirli. Uomini a cavallo sbucavano dal buio per scoccare i loro dardi, ma poi, accortisi che la tattica a sorpresa era ormai obsoleta, tiravano le redini per ricaricare gli archi con precisione e ricominciare a colpire. La coorte in risalita lungo lo stretto sentiero rappresentava un bersaglio ridotto per il nemico, e il retro della piccola compagine di sopravvissuti diretto verso il cantiere edile era protetto inoltre da un solido muro di scudi. I Parti li seguirono pi vicino possibile, scoccando le loro frecce ogniqualvolta vedevano aprirsi un varco fra gli scudi. Quando capirono che era inutile cercare di colpirli attraverso quella solida difesa, puntarono sulle gambe scoperte delle loro prede, costringendole ad acquattarsi e a procedere pi lentamente lungo il sentiero. Anche cos, ci furono altri cinque feriti prima che il terreno si spianasse e la piccola colonna di ausiliari riuscisse a raggiungere il perimetro del sito. In cima alla scogliera il vento era ancora forte, ma almeno erano fuori dalla nube di polvere e riuscivano ad avere una buona visuale, al di sopra delle ondate di sabbia che oscuravano il terreno sottostante.
Lasciando Settimo al comando della retroguardia, Castore condusse gli altri allinterno delle fondamenta della nuova costruzione, oltre lentrata principale. Le mura erano troppo basse per tenere i Parti fuori dal forte e lunico punto dal quale gli ausiliari potevano tentare unazione difensiva era la torre di guardia quasi completata che si ergeva sullangolo opposto della fortezza, a picco sulla scogliera.
Da questa parte!, grid Castore. Seguitemi!.
Si precipitarono attraverso il labirinto di linee rette di massi che segnavano le zone in cui sarebbero sorte le varie costruzioni e i futuri passaggi del forte. Su in alto, la sagoma massiccia della torre di guardia si stagliava contro il cielo stellato. Non appena ebbero raggiunto la struttura con lintelaiatura di legno, Castore si posizion accanto allentrata facendo cenno ai suoi uomini di introdursi nelledificio. Erano poco pi di una ventina, quelli che lo avevano seguito, e sapeva che sarebbero stati fortunati se fossero riusciti a vedere la prossima alba. Chinandosi per entrare a sua volta, Castore ordin agli uomini di prendere posto sulla piattaforma in cima alla torre e presso le feritoie al piano sopraelevato. Tenne quattro soldati con s a difesa dellentrata stessa, in attesa dellarrivo di Settimo e della retroguardia. Non ci volle molto perch alcune sagome confuse irrompessero attraverso laccesso non ancora completato del forte per dirigersi verso la torre di guardia. Pochi attimi dopo, unondata di guerrieri nemici si materializz davanti a loro, assaltandoli con grida trionfali.
Castore avvicin la mano alla bocca e grid: Sono arrivati! Correte!.
Gli uomini della retroguardia, appesantiti dalla loro armatura e gi esausti per la lunga giornata di lavoro, si mossero goffamente attraverso il cantiere. Uno di essi inciamp in una roccia e piomb a terra con un urlo acuto, ma nessuno dei suoi compagni si diede la briga di fermarsi ad aiutarlo; pochi secondi dopo linfelice fu circondato dai Parti che si stavano precipitando verso la torre di guardia. Si buttarono sopra lausiliario caduto e in un attimo lo fecero a pezzi con le loro lame ricurve. La sua morte permise ai suoi compagni di raggiungere in tempo la torre, dove si assieparono, abbassando gli scudi e riprendendo un po di fiato. Settimo si lecc le labbra e raddrizz le spalle, facendosi forza per fare rapporto con il respiro ansimante.
Abbiamo perso due uomini, signore... Uno sul sentiero, e uno appena adesso.
Ho visto. Castore annu.
E ora che facciamo?
Li teniamo a bada il pi a lungo possibile.
E poi?.
Castore scoppi a ridere. E poi moriremo. Ma non prima di aver spedito almeno una quarantina di loro ad aprirci la strada degli Inferi.
Settimo si costrinse a sorridere, a beneficio degli uomini che stavano assistendo a quello scambio di parole. Poi guard oltre le spalle di Castore e la sua espressione sirrigid. Arrivano, signore.
Castore si volt e sollev lo scudo. Dobbiamo trattenerli qui! In posizione! .
Settimo rimase al suo fianco e i quattro uomini sollevarono le loro lance, pronti a scagliarle oltre le teste dei due ufficiali. Davanti allentrata, la massa oscura dei Parti stava assalendo la torre a passo di carica attraverso il terreno ghiaioso, e lanciandosi contro gli scudi sollevati che bloccavano lingresso. Castore si puntell un attimo prima che la parte interna del suo scudo lo colpisse per la forza dellimpatto. Poi affond le calzature ferrate nel terreno e rispose al colpo, spingendo con tutto il peso contro la borchia dello scudo. Ci fu un singulto esplosivo, quando il suo colpo arriv a destinazione. Sopra la sua spalla, la punta acuminata e limpugnatura della lancia di uno dei suoi ausiliari sibil nellaria e fuori dalla torre si ud un grido di agonia. Quando la lancia fu ritirata, gli occhi di Castore furono colpiti da uno spruzzo di sangue caldo. Li strinse per ripulirli, mentre una spada colpiva la parte esterna del suo scudo. Al suo fianco, il centurione Settimo spingeva lo scudo in avanti, nella folla di nemici che gremiva lentrata, affondando la sua lama in ogni porzione esposta di carne umana che riusciva a individuare fra il bordo dello scudo e lo stipite della porta.
Fin quando i due ufficiali avessero resistito e fossero stati appoggiati dagli uomini alle loro spalle, pronti a usare le loro lance, il nemico non sarebbe riuscito a oltrepassare la soglia dellentrata. Per un istante Castore si sent rassicurato: per la prima volta, la battaglia stava prendendo una piega favorevole per i suoi.
Troppo tardi percep un movimento veloce ai suoi piedi, proprio davanti allentrata: uno dei Parti sera intrufolato allinterno procedendo carponi e aveva infilato la sua spada sotto lo scudo di Castore. La lama affilata affond nella sua caviglia, tranciando cuoio, carne e muscolo prima di cozzare contro losso. Il dolore fu immediato, come una sbarra incandescente scagliata contro larticolazione. Castore barcoll allindietro con un urlo lacerante di dolore e rabbia.
Settimo si guard rapidamente alle spalle, scorgendo il comandante che si accasciava al suolo accanto allentrata. Il prossimo! In linea!.
Chinandosi a terra, lausiliario pi vicino si spinse in prima linea, accanto a Settimo, mentre i suoi compagni scagliavano le loro lance contro il nemico tempestandolo di colpi per farlo allontanare dallingresso.Poi, allimprovviso. Si ud un grido dallarme provenire dalloscurit, seguito dal rumore di mura crollate allesterno della torre di guardia. Quando Castore si sporse dallo stipite della porta per capire cosa stesse accadendo, vide un masso levigato che si abbatteva sui Parti, schiacciando la testa di un uomo che aveva colpito e trascinato con s. Gli assalitori furono colpiti da altri massi e grossi ciottoli, che ne uccisero e schiacciarono un gran numero, prima che potessero portarsi a distanza di sicurezza sul terreno del cantiere.
Stupendo, mormor Settimo, deliziato da quello spettacolo. Ora sanno cosa significa essere attaccati senza la possibilit di opporre resistenza. Bastardi.
Quando il nemico si fu portato fuori tiro, la pioggia di sassi diminu dintensit e il rumore della battaglia fu rimpiazzato dalle grida esultanti e dai fischi degli ausiliari nella torre di guardia, nonch dai lamenti e dalle grida dei feriti davanti allentrata. Settimo lanci unultima occhiata allesterno prima di ordinare a uno degli uomini di prendere il suo posto. Dopo aver appoggiato lo scudo contro la parete, si chin ad esaminare la ferita di Castore, strizzando gli occhi per riuscire a vedere meglio sotto la pallida luce del cielo stellato che penetrava dallentrata. Le sue mani si posarono delicatamente sulla ferita, percependo le schegge dosso nella carne lacerata. Castore trasal e risucchi violentemente aria, stringendo i denti per impedirsi di urlare di dolore.
Settimo lo guard negli occhi. Mi spiace dovervelo dire, ma questa  stata la vostra ultima battaglia.
Dimmi qualcosa che non so gi, sibil Castore.
Settimo sorrise debolmente. Devo bloccare lemorragia. Datemi la vostra sciarpa, signore.
Castore si tolse lindumento, lo srotol e lo porse al suo sottoposto.
Settimo ne premette unestremit dietro la caviglia del comandante, poi torn a guardarlo in volto. Far male. Siete pronto?
Fai quel che devi fare.
Settimo avvolse la sciarpa attorno alla gamba, sulla ferita, poi lannod strettamente attorno alla caviglia. Mai in vita sua Castore aveva provato un dolore pi bruciante e nonostante il freddo notturno, quando Settimo ebbe finito di bendargli la gamba e si fu rialzato in piedi, si ritrov in un bagno di sudore.
Dovrai aiutarmi a salire le scale, quando sar il momento di passare di nuovo alla nostra ultima manovra di difesa.
Ci penser io, signore.
I due ufficiali si fissarono lun laltro per qualche secondo, valutando leffettivo significato di quello scambio di parole. Ora che avevano accettato linevitabile, Castore si sentiva stranamente sollevato dallansia che lo aveva attanagliato pensando al destino che li attendeva. Nonostante il dolore alla gamba, sentiva nel cuore una calma rassegnazione e la ferma determinazione a combattere fino allultimo sangue. Settimo distolse lo sguardo, orientandolo oltre la porta, e scorse il nemico disposto a gruppetti sullo spiazzo del cantiere, fuori dalla portata dei sassi e ciottoli che gli ausiliari avevano scagliato dalla torre di guardia.
Mi chiedo quale sar la loro prossima mossa, disse. Che vogliano prenderci per fame?.
Castore scosse il capo. Aveva servito abbastanza a lungo nelle legioni orientali per conoscere lindole e le abitudini del vecchio nemico di Roma. Non aspetteranno che moriamo di fame. Non c onore in questo.
E allora?.
Castore si strinse nelle spalle. Lo sapremo presto.
Ci fu un attimo di silenzio, prima che Settimo distogliesse gli occhi dallentrata. Ma di che si tratta? Di unincursione? Dellapertura di una nuova campagna contro Roma?
Ha forse importanza?
Vorrei conoscere la ragione della mia morte.
Castore arricci le labbra, considerando la situazione. Potrebbe trattarsi di unincursione. Forse hanno pensato che la costruzione della fortezza fosse un atto di provocazione. Ma  altrettanto possibile che vogliano aprire una strada attraverso lEufrate perch le loro truppe possano attraversarlo. Potrebbe essere la prima mossa per assumere il controllo su Palmira.
Le considerazioni di Castore furono interrotte da un grido proveniente dallesterno.
Romani! Ascoltatemi!, disse una voce in greco. La Partia vi invita a deporre le armi e ad arrendervi!.
Balle!, sbott Settimo.
Luomo allesterno non rispose alla provocazione e continu in tono pacato: Il mio comandante vi invita ad arrendervi. Se deporrete le vostre armi, sarete risparmiati. Vi d la sua parola.
Risparmiati?, ripet sottovoce Castore, prima di gridare la propria risposta. Ci risparmierete e ci permetterete di tornare a Palmira?.
Ci fu una breve pausa, prima che la voce riprendesse. Le vostre vite saranno risparmiate, ma sarete fatti prigionieri.
Schiavi, vorrai dire, rugg Settimo, sputando a terra. Non morir da fottuto schiavo!. Si volt verso Castore. Signore? Che facciamo? 
Digli di andare agli Inferi.
Settimo fece un breve sorriso, i denti che brillavano sotto la luce lunare. Si volt verso lentrata e grid la propria risposta. Se volete le nostre armi, venite a prenderle!.
Castore ridacchi. Poco originale, ma ben detto!.
I due ufficiali si scambiarono un ghigno e gli altri uomini ridacchiarono nervosamente, finch la voce da fuori non li raggiunse per lultima volta.
Come volete. Allora questo luogo sar la vostra tomba. O piuttosto... la vostra pira funeraria.
Dal lato opposto del cantiere era apparso un tenue bagliore e davanti agli occhi di Settimo apparve una piccola fiamma, nella cui luce si stagliava la sagoma del guerriero accovacciato sulla scatola contenente esca, acciarino e pietra focaia. Il fuoco era ben alimentato e divamp velocemente trasformandosi in una vivida fiammata, mentre gli uomini vi si accostavano rapidi per accendere le torce raccolte dal terreno circostante. Poi si appropinquarono alla torre di guardia e, sempre sotto gli occhi di Settimo, la prima freccia infuocata fu accostata alla torcia perch gli stracci imbevuti dolio prendessero fuoco. Larciere imbracci rapido il suo arco e scagli il dardo infuocato contro la torre. Questo attravers il buio come una cometa e and a cozzare contro limpalcatura, sprigionando una piccola pioggia di scintille. Altre frecce di fuoco seguirono rapide la prima, andando a conficcarsi nellintelaiatura di legno, sollevando schegge e appiccando il fuoco alla struttura.
Merda!. Settimo strinse il pugno intorno allelsa della sua spada. Vogliono darci fuoco.
Castore sapeva che non cera acqua, allinterno della torre, e scosse il capo. Non possiamo farci niente. Chiama gli uomini e falli scendere dalla torre di guardia.
S, signore.
Poco dopo, mentre lultimo dei superstiti si accalcava nella piccola sala della guardiola alla base della torre, Castore si iss in piedi appoggiandosi alla parete per poter rivolgere loro la parola.
Per noi  finita, ragazzi. O restiamo qui a bruciare vivi, o usciamo fuori e portiamo con noi nella tomba qualcuno di quei bastardi. Questi sono i fatti. Quindi, al mio ordine seguirete il centurione Settimo fuori dalla torre. Rimanete uniti e assaliteli senza paura. Capito?.
Una manciata di uomini annu, mentre alcuni riuscirono persino a pronunciare qualche parola di approvazione. Settimo si schiar la gola. E voi, signore? Voi non potete venire con noi.
Lo so. Rimarr qui a difendere lo stendardo. Non possiamo permettere che ce lo portino via. Castore allung la mano in direzione delle insegne della coorte. Consegnatemelo.
Il porta-stendardo esit un istante, poi fece un passo avanti e deposit lasta nella mano del suo comandante. Abbiatene cura, signore.
Castore annu, afferr saldamente lo stendardo con la mano e lo impieg per sostenere il peso sulla gamba ferita. Intorno a lui il crepitio delle fiamme riempiva laria ormai rovente, mentre il terreno circostante la torre di guardia veniva illuminato da un cupo colore arancione. Castore arranc verso la stretta scala in legno posta in un angolo. Una volta arrivato in cima, dar lordine di partire alla carica. Fate che ogni vostro colpo di lancia e di spada vada a segno, ragazzi.
Sar fatto, comandante, rispose Settimo in tono pacato ma fermo.
Castore annu e afferr brevemente il braccio del centurione, poi, stringendo i denti, si accinse a raggiungere la cima della torre, arrampicandosi faticosamente sulla scala di legno, mentre laria intorno a lui si faceva sempre pi calda e irrespirabile, e volute di fumo sinnalzavano nella luce arancione che filtrava dalle finestre e dalle fessure aperte dalle frecce. Il tempo di raggiungere il tetto, ed ecco che tutto il lato della torre esposto al nemico era gi in fiamme. Castore individu diversi gruppi di Parti in attesa nel buio rischiarato a tratti dalla luce irrequieta e rossastra delle fiamme; fece un respiro profondo.
Centurione Settimo! Allassalto! Adesso!.
Dalla base della torre gli giunse il suono di uno sparuto grido di guerra e Castore vide i Parti sollevare gli archi e prendere la mira. Subito dopo laria fu invasa da uno sciame di frecce. Da sopra il parapetto, vide la piccola massa compatta dei suoi uomini che si lanciava allassalto attraverso il terreno del cantiere. Le loro spalle erano curve sotto gli scudi e correvano dritti incontro al nemico, seguendo Settimo che urlava improperi contro i Parti. Gli arcieri non indietreggiarono e cominciarono a scagliare le loro frecce il pi velocemente possibile contro il bersaglio mobile. Chi aveva ancora delle frecce infuocate a disposizione, le us, e gli ausiliari si videro venire incontro delle lucenti palle di fuoco. Alcune andarono a colpire gli scudi e rimasero a bruciare su di essi mentre i loro proprietari continuavano a correre. Poi Castore vide Settimo trasalire e bloccarsi allimprovviso, mentre la spada gli cadeva dalla mano, adesso stretta attorno alla punta di una freccia che gli aveva trapassato il collo. Il suo ultimo grido di guerra echeggiava ancora nellaria. Poi il centurione cadde in ginocchio e si accasci a faccia avanti, con il corpo scosso da un leggero sussulto mentre si dissanguava.
Gli ausiliari gli si strinsero intorno sollevando gli scudi. Castore li osserv, in preda a un senso di amara frustrazione. Lo slancio impetuoso di quella carica sera spento insieme a Settimo, e ora gli uomini venivano colpiti uno dopo laltro dalle frecce dei Parti che riuscivano a intrufolarsi fra gli scudi, conficcandosi nelle carni degli sventurati soldati. Castore non aveva alcuna intenzione di assistere alla fine di quello spettacolo. Appoggiandosi allo stendardo, attravers la piattaforma raggiungendone il lato opposto e si affacci dalla scogliera, con gli occhi rivolti sul fiume sottostante. Laggi in fondo la bruma sera diradata e la luce lunare increspava il nastro dacqua come se questo scorresse tra le rocce. Castore sollev il mento e fiss lo sguardo nelle serene profondit dei cieli inspirando lunghe boccate daria notturna.
Un improvviso fragore di legno infranto, proveniente dallaltra estremit della torre, lo costrinse a voltarsi e seppe che non cera pi tempo da perdere, ormai, se voleva assicurarsi che lo stendardo non cadesse in mano nemica. Attraverso la cortina ondeggiante di fiamme e di fumo, riusciva a scorgere i ranghi scintillanti dei Parti. Sapeva che quello era soltanto linizio. Ben presto unondata di fuoco e distruzione si sarebbe riversata su tutto il deserto minacciando di inghiottire le province orientali dellImpero Romano. Castore afferr lasta dello stendardo con entrambe le mani e zoppic fino allorlo estremo della piattaforma. Fece un ultimo lungo respiro, strinse i denti e si lanci nel vuoto.
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CAPITOLO DUE.
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Questa s che  vita. Macrone sorrise appoggiandosi al muro dellAnfora Generosa, la sua bettola abituale, e stese le gambe davanti a s. Finalmente sono stato assegnato in Siria. Sai una cosa, Catone?
Che cosa?. Il suo compagno si scosse e sbatt le palpebre, aprendo gli occhi.
 proprio bello come pensavo. Macrone chiuse gli occhi per godere del calore del sole sul viso segnato dalle intemperie. Ottimi vini, meretrici belle e prosperose che sanno fare diversi giochetti e un clima secco e gradevole. C persino una biblioteca decente.
Non pensavo tinteressassero i libri, disse Catone. Negli ultimi mesi Macrone era quasi riuscito a saziare i suoi appetiti epicurei e aveva incominciato a leggere. Le sue preferenze andavano dichiaratamente alle commedie oscene e alla letteratura erotica ma, riflett Catone, perlomeno leggeva qualcosa e cera la lontana possibilit che un giorno sarebbe passato a un genere pi impegnativo. Macrone sorrise. Per il momento  un ottimo posto, direi. Clima caldo e donne calde. Credimi, dopo quella campagna in Britannia non voglio vedere pi Celti per il resto della mia vita.
Hai ragione, mormor il centurione Catone con autentica partecipazione, ricordando il freddo, lumidit e le paludi ammantate di bruma attraverso i quali lui e Macrone, e gli uomini della Seconda Legione, serano fatti strada combattendo sulle terre di pi recente acquisizione romana. In estate, per, non era poi tanto male.
Estate?, fece Macrone, aggrottando le sopracciglia. Ah, immagino tu intenda quella manciata di giornate che cerano fra linverno e lautunno .
Aspetta a dirlo. Qualche mese di campagna nel deserto e il tempo passato in Britannia ti sembrer il paradiso.
Pu anche darsi, concesse Macrone, ricordando lincarico precedente che avevano avuto, ai confini della Giudea, nel bel mezzo delle terre riarse dal sole. Scacci quel ricordo. Per il momento, comunque, ho una coorte da comandare, la paga di un prefetto e la prospettiva di un considerevole periodo di riposo prima di tornare a rischiare la pelle per limperatore, il Senato e il popolo di Roma, pronunci la tiritera ufficiale in tono sarcastico, mi riferisco ovviamente a quel bastardo viscido e connivente, Narciso.
Narciso.... Nel ripetere il nome del segretario privato dellimperatore Claudio, Catone drizz la schiena e si volt a guardare il suo amico. Abbass la voce. Non ha ancora risposto. Ormai dovrebbe aver letto il nostro rapporto.
Gi, rispose Macrone, stringendosi nelle spalle. E allora?
Cosa pensi che far col governatore?
Cassio Longino? Oh, andr tutto per il meglio. Longino ha provveduto molto bene a nascondere le proprie tracce. Non vi  alcuna prova certa di un suo legame con qualsiasi tipo di tradimento e puoi star sicuro che far del suo meglio per dimostrarsi il pi fedele servitore dellimperatore, adesso che sa di essere sotto sorveglianza.
Catone lanci unocchiata ai clienti del tavolo pi vicino, poi accost la bocca allorecchio di Macrone. Dal momento che siamo noi quelli che Narciso ha incaricato di sorvegliare Longino, dubito fortemente che il governatore verserebbe calde lacrime nel caso di una nostra dipartita. Dobbiamo fare molta attenzione.
Difficile che ci faccia ammazzare, rispose Macrone tirando su col naso. Risulterebbe troppo sospetto. Rilassati, Catone, siamo in una botte di ferro. Stiracchi le braccia e si port le mani dietro la testa sbadigliando soddisfatto.
Catone lo osserv per qualche istante, augurandosi che non stesse sottovalutando il pericolo costituito da Longino. Pochi mesi prima il governatore della Siria aveva richiesto il trasferimento sotto il suo comando di altre tre legioni per contrastare lincombente minaccia di una rivolta in Giudea. Con alle spalle una potenza di quella portata Longino avrebbe potuto costituire una seria minaccia per limperatore. Catone era convinto che Longino si stesse preparando a conquistare il trono imperiale. Grazie a Macrone e Catone, per, la rivolta era stata soffocata prima che potesse espandersi per tutta la provincia, e Longino era stato privato della necessit di quelle legioni in pi. Un uomo potente come lui non avrebbe facilmente perdonato coloro che avevano osato frustrare le sue ambizioni, e per qualche mese Catone aveva vissuto in angosciata attesa della sua vendetta. Ma ora il governatore stava affrontando una minaccia ben pi reale, quella sempre pi crescente della Partia, con soltanto la Terza, la Sesta e la Decima Legione e le loro coorti ausiliarie ad affrontare il nemico. Se si fosse arrivati alla guerra nelle province orientali, ogni uomo a disposizione sarebbe stato chiamato ad affrontare i Parti. Catone sospir. Ironia della sorte, quella minaccia proveniente dalla Partia era provvidenziale. Distraeva la mente del governatore dai pensieri di vendetta, almeno per il momento. Catone svuot la sua coppa e torn ad appoggiarsi alla parete, lasciando vagare lo sguardo sulla citt.
Il sole era vicino allorizzonte e i tetti di tegole e le cupole di Antiochia scintillavano nel riverbero della luce morente. Il centro abitato, come gran parte delle citt finite sotto il controllo romano, e prima ancora nelle mani degli eredi greci delle conquiste di Alessandro Magno, era pieno di quel tipo di edifici pubblici comuni in tutto limpero. Al di l delle alte colonne dei templi e dei portici, la citt dava spazio a un guazzabuglio di eleganti residenze cittadine e a disordinate distese di bassi edifici piatti e squallidi. In quelle strade laria era carica degli odori di umanit concentrata. Era l che la maggior parte dei soldati in licenza passava il suo tempo. Ma Catone e Macrone preferivano le relative comodit offerte dallAnfora Generosa che, con la sua posizione leggermente elevata, traeva vantaggio dalla brezza sia pur leggera che ogni tanto passava sopra la citt.
Era ormai tutto il pomeriggio che bevevano e Catone inizi ad abbandonarsi al caldo abbraccio del suo pigro appagamento. Erano ormai due mesi che si dedicavano alladdestramento costante della coorte ausiliaria, la Seconda Illirica, nellenorme accampamento militare allestito fuori dalle mura di Antiochia. La coorte era la prima che Macrone comandava in qualit di prefetto, ed era deciso a far s che gli uomini che la componevano divenissero i pi astuti strateghi, i pi rapidi marciatori e i guerrieri pi imbattibili di tutte le altre coorti nellesercito dellImpero dOriente. Il compito di Macrone era pi arduo del normale, visto che quasi un terzo degli uomini erano nuove reclute: i rimpiazzi dei caduti durante la battaglia del forte di Bushir. Quando lesercito era stato messo sul piede di guerra, ogni singolo comandante di coorte sera messo a rastrellare la regione alla ricerca di uomini perch le unit tornassero al loro pieno regime numerico.
Mentre Catone aveva provveduto alladdestramento della coorte e alla riorganizzazione dellequipaggiamento e delle provviste necessari, Macrone aveva percorso in lungo e in largo tutta la costa, da Pieria a Cesarea, alla ricerca di reclute. Aveva portato con s dieci fra i suoi soldati pi valorosi, nonch lo stendardo della coorte. Nel foro di ogni citt e in ogni porto che aveva incontrato, Macrone aveva allestito una sorta di banchetto dal quale aveva apostrofato con la sua parlantina da imbonitore la solita compagine di uomini pigri e annoiati abitualmente presente in tutte le piazze dellimpero. Con la sua voce stentorea dagli accenti drammatici aveva promesso loro un premio darruolamento, una paga decente, pasti regolari, una vita avventurosa e, se fossero sopravvissuti abbastanza, lonore della cittadinanza romana al momento del congedo, dopo aver espletato la piccola formalit di venticinque anni di servizio. Dopo un adeguato addestramento, avrebbero acquisito lo stesso aspetto minaccioso e formidabile dei soldati che accompagnavano Macrone. Alla fine del discorso, una ciurma eterogenea di uomini si avvicinava al banchetto e Macrone sceglieva gli esemplari migliori, scartando tutti quelli che gli sembravano deboli, poco intelligenti o troppo vecchi. Nelle prime citt aveva trovato qualcosa di buono, ma poi, proseguendo il suo giro, aveva scoperto che altri ufficiali lo avevano preceduto, prendendosi gli uomini migliori e lasciando solo gli scarti. Nonostante questo, al suo ritorno aveva portato con s abbastanza reclute alla coorte da ricostituirne il numero, e disponeva inoltre del tempo sufficiente per addestrarle a dovere, prima dellinizio di qualsiasi campagna.
Macrone aveva trascorso i lunghi mesi invernali ad addestrare le nuove reclute, mentre Catone aveva costretto gli altri uomini a lunghe e sfiancanti marce e a severe esercitazioni con le armi. Mentre la Seconda Illirica saddestrava, ad Antiochia cera stato un regolare afflusso di altre unit, che andavano ad aggiungersi al sempre crescente accampamento allestito fuori dalla fortezza della Decima Legione. Con esse giungevano anche orde di varia umanit al seguito degli accampamenti militari e le strade e i mercati di Antiochia avevano iniziato a risuonare delle voci e dei richiami dei venditori ambulanti. Tutte le locande traboccavano di soldati, e code interminabili di uomini si formavano davanti ai variopinti bordelli, da cui provenivano nauseabondi miasmi di sudore misto a incenso da quattro soldi.
Guardando il tramonto sulla citt, Catone pensava a tutto questo, ma senza alcuno spirito critico. Pur avendo da poco superato i ventanni, aveva gi prestato ben quattro anni e mezzo di servizio nellesercito ed era abituato ai comportamenti dei soldati e agli effetti che il loro arrivo sortiva sulle citt che attraversavano. A dispetto di un inizio poco promettente, Catone sera rivelato un buon soldato, persino al di l delle sue stesse aspettative. La pronta intelligenza e uno spirito coraggioso avevano contribuito a trasformarlo da bamboccio viziato proveniente dalla corte imperiale qual era stato, a valoroso comandante dellesercito. Ma era stato anche fortunato a ritrovarsi assegnato alla centuria di Macrone quando sera unito alla Seconda Legione, ammise fra s e s. Se il centurione Macrone non avesse individuato un certo potenziale in quella recluta magra e nervosa appena arrivata da Roma, e non lavesse presa sotto la sua ala protettrice, quasi certamente Catone non sarebbe sopravvissuto a lungo sulla frontiera germanica, n avrebbe resistito durante la successiva campagna britannica. Dopo quelle battaglie, i due avevano lasciato la Seconda Legione e avevano prestato un breve servizio nella flotta romana, prima di venir destinati in oriente, presso lattuale comando di Macrone. Nella prossima campagna avrebbero di nuovo combattuto in seno allesercito e Catone si sentiva leggermente sollevato allidea che fossero finalmente dispensati dalla responsabilit del comando indipendente: sollievo moderato dallistintiva preoccupazione di dover affrontare i pericoli di un ulteriore conflitto.
Soldati ben pi validi di Catone erano stati abbattuti da una freccia, da un colpo di frombola o di spada che non erano riusciti a schivare. Fino ad ora gli era andata bene, e sperava che la fortuna avrebbe continuato ad assisterlo, se fosse iniziata una guerra contro i Parti. Aveva combattuto contro di essi per un breve periodo di tempo, lanno precedente, e sapeva bene quanto fossero abili con larco e le frecce, rapidi nellattacco a sorpresa e nella ritirata prima che i Romani potessero contrattaccare. Era uno stile di combattimento che metteva a dura prova persino i legionari, figurarsi gli uomini della Seconda Illirica. Ma forse non era giusto dire cos, riflett Catone. In realt, invece, contro i Parti gli uomini della sua coorte avevano pi probabilit di quante non ne avessero i legionari. La loro armatura era pi leggera e ben un quarto di essi era a cavallo; i Parti avrebbero dovuto usare molta pi cautela con loro, di quanto non fosse accaduto in occasione degli assalti contro la lenta e pesante fanteria delle legioni. Cassio Longino avrebbe dovuto procedere con circospezione, contro i Parti, se non voleva subire la stessa sorte toccata quasi un secolo prima a Marco Crasso e le sue sei legioni. Crasso aveva fatto lerrore grossolano di avventurarsi alla cieca nel deserto e, dopo diversi giorni di ripetuti attacchi sotto un sole impietoso, il suo esercito era stato fatto a pezzi insieme al suo generale.
Quando il sole finalmente si ecliss allorizzonte, si ud un lontano squillo di buccine dallaccampamento militare: annunciava la prima guardia notturna. Macrone si riscosse, scostandosi dal ruvido intonaco della parete.
Meglio tornare allaccampamento. Domani porto i novellini nel deserto.  la prima volta, per loro. Sar interessante vedere come se la cavano .
Meglio non strapazzarli troppo, sugger Catone. Non possiamo permetterci di perdere uomini prima dellinizio della campagna.
Non strapazzarli troppo?, Macrone aggrott le sopracciglia. Col cavolo. Se non resisteranno ora, non ce la faranno mai quando inizier la vera battaglia.
Catone si strinse nelle spalle. Pensavo ci servissero pi uomini possibile .
Il pi possibile, certo. Ma non i pesi morti.
Catone rimase in silenzio per qualche istante. Questa non  la Seconda Legione, Macrone. Non possiamo aspettarci troppo dagli uomini di una coorte ausiliaria.
Dici davvero?. Lespressione di Macrone si fece pi dura. La Seconda Illirica non  una coorte qualsiasi.  la mia coorte. E se voglio che i miei uomini marcino, combattano e muoiano esattamente come i legionari, lo faranno. Capito?.
Catone annu.
E tu contribuirai affinch questo accada.
Catone raddrizz la schiena. Naturalmente, signore. Vi ho forse mai deluso?.
Si guardarono un istante negli occhi, poi Macrone scoppi a ridere, appioppando allamico una sonora pacca sulla spalla. Non ancora, no. Hai le palle di ferro massiccio, tu, ragazzo mio. Spero soltanto che gli altri ti somiglino un poco.
Lo spero anchio, rispose Catone in tono pacato.
Macrone si alz in piedi strofinandosi i glutei, leggermente intorpiditi dopo diverse ore passate sulla dura panca di legno della bettola e afferr la sua bacchetta di legno di vite da centurione. Andiamo.
Attraversarono il foro, che si stava gi riempiendo di lenoni e venditori di ninnoli, nonch dei primi soldati fuori servizio provenienti dallaccampamento. Reclute ancora imberbi si riunivano in gruppetti chiassosi, dirette verso le pi vicine osterie, dove si sarebbero fatte spellare da esperti truffatori e imbroglioni che sapevano bene con chi avevano a che fare, e conoscevano ogni genere di giochetti e di trucchi. Catone prov un moto di compassione per le povere reclute, ma sapeva che avrebbero imparato a vivere soltanto attraverso lesperienza diretta. Un paio di risse e la perdita dei borsellini avrebbero garantito una maggiore prudenza in futuro, sempre che avessero vissuto abbastanza da arrivarci.
Come di consueto, cera una severa linea di divisione fra gli uomini delle legioni e quelli delle coorti ausiliarie. I legionari erano pagati molto meglio e tendevano a considerare i soldati non-cittadini imperiali con una sorta di disprezzo professionale: un atteggiamento che Catone riusciva a comprendere e che Macrone condivideva appieno. La cosa andava oltre i confini dellaccampamento e si estendeva fin nelle strade di Antiochia, dove gli uomini delle coorti si tenevano generalmente a rispettosa distanza dai legionari. Ma non tutti, a quanto pareva. Mentre Catone e Macrone svoltavano in una delle strade che dal foro portavano fuori citt, udirono un violento alterco scoppiato a breve distanza da loro. Sotto il chiarore di una grande lampada di rame appesa sullentrata di unosteria, una piccola folla sera radunata intorno a due uomini rotolati fuori dalla porta e ora impegnati in un serrato corpo a corpo nel sudiciume di una fogna.
Ci sono guai, mormor Macrone.
Proviamo a farli smettere?.
Macrone osserv la lotta per qualche secondo, mentre si avvicinavano, poi scroll le spalle. Non vedo perch dovremmo immischiarci.
Lascia che se la sbrighino da soli. In quel momento qualcosa scintill nella mano di uno dei litiganti e qualcuno mand un grido. Ha un coltello!.
Merda, grugn Macrone. Ora s che dobbiamo immischiarci. Vieni!.
Affrett il passo e spinse da parte alcuni degli avventori dellosteria, usciti per assistere alla rissa.
Ahi!. Un uomo grassoccio intabarrato in una tunica rossa si volt irritato verso Macrone. Attento a dove metti i piedi!.
Chiudi il becco!. Macrone sollev la sua verga da centurione in modo che luomo, e tutti gli altri presenti, potessero vederla e si fece largo tra la folla fino ai due uomini impegnati nella lotta. Dividetevi subito, voi due! Questo  un ordine!.
Ci fu un ultimo breve tafferuglio, poi si ud una sorta di brontolio cupo e i due si separarono, rotolando sul selciato. Uno dei due, un tipo magro e asciutto con la tunica da legionario, si mosse come un gatto rimettendosi in piedi e assumendo subito la posizione di lotta per continuare eventualmente la rissa. Macrone gli si avvicin, brandendo la sua bacchetta di legno di vite.
Basta cos, ho detto.
Poi Catone vide la piccola lama che luomo stringeva nella mano. Non scintillava pi, era coperta da uno strato scuro di sangue che gocciolava dalla punta. A terra, laltro uomo sera issato su un gomito, con laltra mano premuta su un fianco. Respirava a fatica e mandava gemiti di dolore.
Malediz... oh, merda, se fa male... Quel bastardo mi ha pugnalato.
Fiss il legionario per qualche istante, poi emise un grido strozzato e si accasci a terra, sotto la pallida luce della lampada sopra di lui.
Lo conosco, disse piano Catone.  uno dei nostri. Gaio Menato, di uno squadrone di cavalleria. Singinocchi accanto alluomo e gli tast la ferita. La tunica dellausiliario era inzuppata di sangue, uscito in grande quantit quando la lama era stata ritirata e Catone guard gli uomini raccoltisi attorno a loro.
State indietro!, ordin. Fate spazio!.
Catone aveva lasciato la sua verga allaccampamento e, vedendolo cos giovane, alcuni veterani esitarono a obbedire ai suoi ordini. Ma gli uomini della Seconda Illirica, i compagni di Menato, lo riconobbero come il loro ufficiale e indietreggiarono immediatamente. Dopo qualche istante anche gli altri li imitarono e Catone riport la propria attenzione sulluomo ferito. Lo squarcio nella stoffa era piccolo, ma il sangue scorreva copioso, e Catone sollev rapidamente la tunica, scoprendo il torace imbrattato di rosso delluomo. Una ferita leggermente increspata, come una piccola bocca, scintillava sotto la luce della lampada; da essa scaturiva un fiotto pulsante e regolare di sangue. Catone appoggi la propria mano sulla ferita e premette forte, sollevando la testa per rivolgersi agli uomini pi vicini.
Prendete un asse di legno, o qualcosa del genere, per trasportarlo! E tu, corri subito allaccampamento a chiamare un chirurgo, che vada allospedale e si tenga pronto per larrivo del ferito. Digli che Menato  stato pugnalato.
S, signore!. Lausiliario scatt sullattenti e si volt, iniziando a correre verso le porte della citt.
Mentre Catone si voltava di nuovo verso Menato, Macrone si diresse con circospezione verso il legionario che aveva ancora in mano il coltello.
Luomo sera allontanato dalla folla, dirigendosi verso la parte opposta della strada ed era ancora in posizione di combattimento, le spalle ricurve e gli occhi rivolti minacciosamente verso Macrone che gli stava andando incontro.
Macrone sorrise tendendo una mano. Basta guai, per stasera, figliolo. Dammi quel coltello, prima di peggiorare le cose.
Il legionario scosse il capo. Quel bastardo se l voluta.
Non ne dubito. Ne discuteremo pi tardi. Ora dammi il coltello.
No. Voi mi farete arrestare. La voce delluomo era impastata dallalcool.
Arrestare?, Macrone sbuff dal naso. Questo  lultimo dei tuoi problemi, amico. Butta a terra quel coltello, prima di cacciarti in guai ancor pi grossi.
Voi non capite. Il legionario agit il coltello in direzione delluomo accasciato a terra. Mi ha ingannato. Al gioco dei dadi.
Stronzate!, url uno. Ha vinto lealmente.
Segu un coro di irosi consensi, seguito a ruota da furiose smentite.
SILENZIO!, rugg Macrone.
Gli uomini ammutolirono di botto. Macrone li squadr uno a uno, poi torn a concentrarsi sulluomo col coltello in mano. Come ti chiami? E a che rango e unit appartieni, legionario?
Marco Metello Crispo, optio, quarta centuria, seconda coorte, Decima Legione, signore!, recit automaticamente luomo. Accenn persino a mettersi sullattenti mentre parlava, ma dopo un secondo barcoll di nuovo di lato.
Optio, consegnami il coltello.  un ordine.
Crispo scosse il capo. Non finir in prigione per colpa di quel bastardo di un imbroglione!.
Macrone arricci le labbra meditabondo, quindi annu. E va bene, ma sar la prima cosa di cui ci occuperemo domattina. Dovr parlare col tuo centurione.
Inizi a voltarsi per andar via e Crispo si rilass allistante, abbassando la guardia per la prima volta. In quel momento ci fu uno scatto improvviso. La verga di Macrone si sollev sibilando, mentre lui si voltava di nuovo verso Crispo, brandendola contro di lui. Ci fu uno schiocco secco quando la bacchetta colp in pieno la testa delluomo, che si accasci a terra. Il coltello cadde tintinnando sul selciato, fermandosi a breve distanza dal suo proprietario. Macrone incombeva su di lui, col braccio alzato, ma quello non si muoveva: era fuori combattimento. Macrone annu soddisfatto e abbass la verga.
Voi quattro. Indic un gruppetto di uomini della Seconda Illirica. Raccogliete questo pezzo di merda e schiaffatelo in cella. Potr marcire l dentro finch non avr chiarito le cose col suo comandante.
Aspetta. Un uomo si fece avanti e si avvicin a Macrone, incombendo su di lui. Era pi alto di una testa circa e anche molto pi robusto. Sotto la luce arancione della lampada, i suoi lineamenti erano duri e come scolpiti nella roccia. Riporter questuomo alla Decima. Ci penseremo noi, a lui.
Macrone gli tenne testa, squadrandolo da capo a piedi. Ho gi impartito lordine. Questuomo  in arresto.
No, verr con me.
Macrone sorrise debolmente. E tu chi saresti?
Il centurione della Decima Legione che sta per dirti cosa fare, rispose quello sorridendo a sua volta. Non un misero centurione di una piccola coorte ausiliaria. E adesso, se ai tuoi ausiliari non dispiace....
Com piccolo il mondo, rispose Macrone. Neanchio sono il centurione di una coorte ausiliaria. Per tua informazione, sono il prefetto della Seconda Illirica. Conservo la mia verga da centurione in onore dei vecchi tempi, quando ero centurione della Seconda Legione.
Laltro ufficiale fiss Macrone per un lungo istante, prima di irrigidirsi in un saluto militare.
Cos va meglio, annu Macrone. E tu chi diavolo saresti?
Il centurione Porzio Cimbro, signore. Seconda centuria, terza coorte.
Va bene, allora, Cimbro. Questuomo ora  sotto la mia custodia. Vai dal tuo legato e spiegagli lintera situazione. Il suo uomo subir sanzioni disciplinari per aver usato un coltello contro uno dei miei.
Macrone venne interrotto da un grugnito proveniente da terra: Menato si stava divincolando e si era liberato dalla stretta di Catone. Il sangue aveva ripreso a scorrere a fiotti.
Quando diavolo arriva lasse per trasportarlo?, grid Catone, tornando a premere le mani sulla ferita e trasferendo tutto il proprio peso su Menato. Stai fermo, tu!.
Merda... ho freddo, mormor Menato, roteando gli occhi e sbattendo le palpebre.. Oh... merda, merda... se fa male.
Resisti, Menato, disse Catone in tono fermo. Cureremo la ferita. Guarirai.
La piccola folla di soldati e la manciata di cittadini che sera radunata intorno a loro rimase a fissare la scena senza dire pi nulla. Menato inizi a rantolare, il respiro ormai soltanto un sibilo roco. Poi fu pervaso da un tremito violento, il corpo ebbe degli spasmi e per un istante ogni sua fibra fu tesa e dura come la roccia; poi si accasci sul selciato e un ultimo, lungo respiro gli sfugg dalle labbra socchiuse. Catone premette lorecchio contro il torace insanguinato delluomo, poi lo ritir, scostando le mani dalla ferita.
 andato.
Per un istante, la folla rimase muta. Poi uno degli ausiliari rugg: Quel bastardo lha ammazzato. Deve morire anche lui.
Segu un coro di consensi irati e dun tratto la folla si divise in due gruppi: legionari e ausiliari si fronteggiarono. Catone vide alcune mani stringersi a pugno, uomini incurvare la schiena e piegare le gambe pronti a caricare, ma poi Macrone si mise fra loro e sollev le braccia verso il cielo.
Adesso basta! Davvero! Non vi avvicinate!. La sua espressione era di autentica furia e non smetteva di spostare lo sguardo da una fazione allaltra, sfidando gli uomini a contrastarlo. Poi fece un cenno col capo al centurione Cimbro. Riporta i tuoi uomini allaccampamento. Subito!.
S, signore. Cimbro scatt sullattenti e spinse quelli che gli stavano accanto lungo la strada, verso le porte della citt. Muovetevi, bastardi! Lo spettacolo  finito.
Continu a spingere e trascinare i legionari infuriati, allontanandoli dallosteria e dal corpo accasciato in mezzo alla strada. Uno degli ausiliari grid loro dietro: La cosa non finisce qui! C un conto da saldare per Menato!.
Silenzio!, gli intim Macrone. Chiudi quella bocca! Centurione Catone?
S, signore?. Catone si alz in piedi, pulendosi le mani insanguinate sui lati della tunica.
Dai del vantaggio a Cimbro e poi riconduci i nostri allaccampamento.
Assicurati che il prigioniero non corra rischi.
Che facciamo con Menato?
Porta con te anche lui. Fa in modo che allospedale lo preparino per il funerale.
Mentre aspettavano che i legionari raggiungessero la distanza di sicurezza, Catone si avvicin al suo comandante e disse in tono sommesso: Non ci voleva. Lultima cosa di cui abbiamo bisogno  che i nostri uomini inizino una campagna in disaccordo con quelli della Decima.
Hai ragione, borbott Macrone. E adesso che il nostro uomo  morto, non c futuro nemmeno per Crispo.
Che cosa gli accadr?
Dopo aver accoltellato un proprio collega?. Macrone scosse la testa sconsolato. Non ho dubbi. Sar condannato a morte. E non credo che lesecuzione di Crispo metter fine alla faccenda.
Davvero?
Sai bene quanto sappiano serbare rancore i soldati.  gi abbastanza grave quando gli uomini appartengono alla stessa unit. Ma questa storia condurr a una faida fra la Seconda Illirica e la Decima, te lo garantisco . Macrone fece un sospiro profondo. E adesso dovr buttar gi un maledetto rapporto per il governatore e parlarci subito, domattina. Meglio che vada. Dammi un momento, poi fai muovere i nostri.
S, signore.
Ci vediamo dopo, Catone.
Mentre Macrone si allontanava a grandi passi, Catone rivolse lo sguardo al cadavere ai suoi piedi. La campagna bellica non era ancora iniziata e avevano gi perso due uomini. Peggio ancora, se Macrone non si sbagliava, il danno provocato da una semplice rissa fra ubriachi si sarebbe inasprito nei cuori di tutti gli uomini coinvolti. Proprio adesso che per sconfiggere i Parti cera bisogno di tutta la loro lucidit mentale.
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CAPITOLO TRE.
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I compagni dellausiliario avevano deposto il cadavere su un catafalco per trasportarlo alla pira funeraria prima dellalba. La pira era stata allestita a breve distanza dalle porte dellaccampamento. Era stata la centuria del soldato morto a montare la guardia donore, ma quasi tutti gli uomini della coorte si erano recati a rendere omaggio al feretro. Macrone aveva notato il loro umore tetro e vendicativo durante il breve discorso funebre che aveva tenuto per Menato e mentre si accingeva ad accendere la pira. Gli uomini rimasero a fissare il fuoco che divampava sul legno imbevuto dolio per poi prendere vita scoppiettando e innalzando frenetici vortici di fumo e scintille nel cielo sereno. Pi tardi, quando la pira inizi a crollare su se stessa, Macrone fece cenno a Catone di dar ordine agli uomini di rientrare allaccampamento; poi anche lui si mise lentamente in marcia.
Lo stato danimo non  dei migliori, a quanto pare, mormor Catone.
No. Sar meglio che trovi loro qualcosa con cui distrarsi. Tienili occupati mentre vado a parlare con Longino.
E come?
Non saprei, ribatt seccamente Macrone. Sei tu quello furbo. Decidi tu.
Catone lo guard sorpreso, ma tenne la bocca chiusa. Sapeva che Macrone aveva trascorso lintera nottata a stilare un rapporto e a occuparsi dei preparativi del funerale, e questo dopo aver alzato un po il gomito la sera precedente. Era inevitabile che fosse di cattivo umore. Cos Catone si limit ad annuire.
Esercitazioni con le armi. Le spade da addestramento. Dovrebbero riuscire a stancarli.
Un paio dore alle prese con le spade di peso doppio e con gli scudi di vimini avrebbero sfiancato il pi robusto dei soldati; il volto di Macrone fu solcato da un sorrisetto divertito.
Pensaci tu.
Catone salut il suo superiore e si volt per seguire gli uomini che stavano dirigendosi verso la porta pincipale. Macrone rimase un istante a guardarlo chiedendosi quando Catone si sarebbe finalmente dimostrato padrone della tecnica daddestramento che a lui era costata tanti anni di esercizio. Laddove Macrone era in grado di impartire le sue istruzioni, e non poche invettive, con voce abbastanza stentorea da arrivare dallaltra parte del campo daddestramento per ore e ore di seguito, Catone non era ancora riuscito a sviluppare i suoi polmoni allo stesso modo e tendeva a somigliare pi a un maestro di scuola che non al centurione da prima linea che aveva dimostrato pur sempre di essere. Qualche altro annetto sotto la sua guida, riflett Macrone, e il ragazzo ci sarebbe riuscito con la naturalezza di qualsiasi altro ufficiale. Ma fino a quel giorno? Macrone sospir. Fino a quel giorno, Catone non avrebbe dovuto far altro che continuare a dimostrarsi degno della carica che ben pochi altri erano riusciti a conquistare in cos giovane et.
Macrone si volt verso le porte di Antiochia. Il governatore aveva requisito una delle pi belle case della citt per farne il suo quartier generale. Niente pretorio di costruzione spartana per Cassio Longino. N la relativa scomodit dei tendoni da marcia, sia pure ben allestiti e arredati. Macrone sorrise tetramente. Se cera una cosa sicura, nella incombente campagna, era che il generale dellesercito avrebbe viaggiato nel genere di lussi che i suoi uomini potevano soltanto permettersi di sognare, mentre marciavano con larmatura completa e sotto il peso del pesantissimo equipaggiamento.
Amo chi sa dare il buon esempio, borbott fra s, dirigendosi allappuntamento con Longino.
Il governatore della Siria alz gli occhi dal rapporto che stava esaminando e si appoggi allo schienale della sua sedia. Dallaltra parte del tavolo sedevano Macrone e il legato Amazio, comandante della Decima Legione. Longino li scrut in silenzio per qualche secondo, poi inarc le sopracciglia.
Non posso certo dirmi contento della situazione, signori. Un uomo morto, un altro che sta per essere punito. Immagino che questo provocher non pochi risentimenti fra i vostri due comandi. Preparare lesercito alla battaglia  gi abbastanza impegnativo, e come se non bastasse, ora devo occuparmi anche di questo!.
Nelludire il tono daccusa del suo superiore, Macrone sent montare la propria rabbia. Non era certo colpa sua, se Menato era morto. Se lui e Catone non fossero intervenuti, impedendo che la situazione sfuggisse ulteriormente di mano, quella stessa mattina ci sarebbero state molte altre pire funerarie a sollevare la loro tetra nube di fumo contro il cielo al di l dellaccampamento. Era poco probabile che Crispo fosse lunico legionario che avesse con s un coltello, davanti a quella bettola, la notte precedente. O che nessuno degli uomini di Macrone fosse altrettanto armato. In unatmosfera inasprita dallalcool la rissa avrebbe potuto degenerare, diventando di gran lunga pi disastrosa. Macrone rispose cercando di non far trasparire la propria irritazione.
 stato davvero spiacevole, signore, ma avrebbe potuto andare molto peggio, credetemi. Dobbiamo fare in modo che gli animi si plachino e che gli uomini dimentichino lepisodio al pi presto. I miei e quelli della Decima, signore.
Sono daccordo. Il legato Amazio annu. La... questione va risolta con la massima velocit, signore. Il mio uomo va processato e punito.
Punito.... Longino si sfreg il mento. Mi chiedo quale possa essere la punizione adatta a questo Crispo... Dovr evidentemente essere esemplare, se vogliamo evitare il ripetersi di incidenti simili a quello della scorsa notte.
Amazio annu. Naturalmente, signore. Bisogner almeno farlo bastonare. E degradarlo a soldato semplice. I miei uomini non lo dimenticheranno tanto facilmente.
No!. Macrone scosse il capo deciso. Non funzioner. Un uomo  morto inutilmente per colpa di Crispo e del suo coltello. Avrebbe potuto combattere lealmente, ma non lha fatto. Ora deve affrontare tutte le conseguenze del suo atto. Il regolamento parla chiaro. Era fra le vostre disposizioni permanenti, signore. A ogni soldato fuori servizio  vietato portare armi allinterno delle mura cittadine. Immagino che questa norma sia nata proprio in seguito a un incidente simile a quello della notte scorsa. Non credete anche voi, signore?
S, immagino di s. Longino rivolse il palmo della mano verso Macrone. E come pensate che debba essere punito, allora?.
Macrone scacci ogni sentimento di piet. Non provava alcuna soddisfazione nel condannare Crispo a morte, ma era perfettamente consapevole del fatto che se cos non fosse stato, la disciplina dellesercito ne avrebbe risentito pesantemente. Guard il governatore dritto negli occhi. Lesecuzione capitale, eseguita dagli uomini della sua centuria, davanti al resto della sua coorte.
A proposito, chi  il comandante della sua coorte?
Il centurione Castore, signore, rispose secco Amazio. Guard il governatore negli occhi. In sua assenza, posso assicurarvi che gli uomini non accondiscenderanno a impartire la punizione suggerita dal prefetto Macrone. E perch dovrebbero? Dopotutto, quello che egli ha ucciso era un semplice ausiliario. Ne compiango la morte nella stessa misura in cui la compiange il prefetto Macrone, ma la vita di quelluomo non vale certo quella di un legionario cittadino di Roma. Soprattutto quando si  trattato solamente delle conseguenze di una rissa da strada fra ubriachi. Si rivolse a Macrone. So bene cos accaduto, Macrone, ho fatto le mie indagini. Sembra che il vostro uomo abbia imbrogliato il legionario al gioco dei dadi.
Non  quello che sostengono i miei uomini, signore.
Be, perch dovrebbero? Vogliono la pelle del mio uomo. Sosterrebbero qualsiasi cosa, pur di ottenerla.
Proprio come i vostri farebbero di tutto per salvarla, fu la gelida risposta di Macrone. Penso che dobbiamo dare per scontato che i resoconti dei nostri uomini sono di parte. Io per ero l. Ho visto cos accaduto. Col massimo rispetto, signore, ma voi non ceravate. Crispo  colpevole. E deve essere punito secondo le leggi militari.
Amazio si accigli per qualche secondo, poi rispose con forzata cordialit: Vedete, prefetto, io comprendo i vostri sentimenti in proposito.  pi che naturale che condividiate il desiderio di vendetta dei vostri uomini.
Non si tratta di vendetta, signore, ma di giustizia.
Chiamatela come volete, ma statemi a sentire. Se fosse stato un vostro uomo a brandire il coltello, vorreste che fosse risparmiato, non  vero?
Quel che io voglio  irrilevante, signore, fu la ferma risposta di Macrone. La punizione per un crimine di quel tipo  chiarissima.
Sentite, insistette Amazio, un tempo voi eravate un legionario, vero?
S, signore. E allora?
Dovreste dunque provare un sentimento di lealt nei confronti dei vostri compagni delle legioni. Non vorrete che un vostro compagno sia giustiziato per la morte di un semplice coscritto di provincia?.
Macrone avvert il sangue pulsare forte nelle vene mentre la sua rabbia aumentava nel sentir definire i suoi uomini dei coscritti di provincia. Erano gli uomini della Seconda Illirica. Gli uomini che avevano respinto un esercito ribelle affiancato dalla Partia e soffocato linsurrezione in Giudea lanno precedente. Uomini forti e coraggiosi, valorosamente affermatisi in battaglia. Macrone era orgoglioso di ognuno di loro. E il suo orgoglio era tale da porre la sua lealt verso di essi al di sopra di qualsiasi sentimento di fratellanza delle legioni. La consapevolezza di ci lo sopraffece in un istante, cogliendolo quasi di sorpresa. Si rese conto che le cose stavano esattamente cos. Il suo nuovo comando lo aveva coinvolto pi di quanto avesse immaginato. Macrone provava un forte senso di responsabilit e del dovere nei confronti dei suoi e per nulla al mondo avrebbe permesso che un aristocratico viziato come Amazio finisse per creare tensioni fra lui e gli uomini della Seconda Illirica.
Prima di rispondere, Macrone fece un respiro profondo per calmarsi. Nessun legionario di mia conoscenza si abbasserebbe al punto da fare questo genere di appello... signore.
Con un forte risucchio di fiato, Amazio raddrizz di colpo la schiena, fissando Macrone. Questa  insubordinazione grave, prefetto. Se foste nella mia legione, vi sospenderei per una cosa del genere.
Longino si schiar la voce. Ma non  nella vostra legione, Gallo Amazio, e perci nemmeno sotto la vostra giurisdizione. Tuttavia, Longino sorrise,  sotto il mio comando e io non sono disposto a tollerare simili dissensi fra i miei ufficiali. Perci, prefetto, vi chiedo di ritirare la vostra ultima affermazione e di presentare le vostre scuse.
Macrone scosse il capo. Andate agli Inferi, signore.
Sono sicuro che prima o poi ci andr. Ma non quando lo dite voi. Ora vi scuserete o dovr cercare qualcuno che vi sostituisca al comando della Seconda Illirica.
Sono certo che qualcuno dei miei ufficiali adorerebbe rimettere in riga quegli ausiliari a suon di frustate, aggiunse Amazio con gusto.
Magari uno dei miei tribuni.
Macrone strinse forte le mascelle. Questo era davvero intollerabile. I due aristocratici lo stavano usando per divertirsi, ma, per quanto gli sarebbe piaciuto mostrare apertamente il proprio disprezzo per loro e per tutta la loro categoria  politici che giocano a fare i militari , non poteva permettere che la sua dignit prevalesse sugli interessi personali dei suoi uomini. Un saccente e vanaglorioso tribuno della Decima Legione era lultima cosa che potesse servire alla coorte, al momento di affrontare i Parti. Macrone inghiott il boccone amaro e si rivolse ad Amazio con espressione glaciale.
Le mie scuse, signore.
Amazio sorrise. Cos va meglio. Un uomo deve saper rimanere al suo posto.
Esatto, aggiunse Longino. La questione  sistemata. Ora non rimane che decidere cosa fare con quel vostro legionario.
S, signore. Amazio irrigid i lineamenti. Una punizione sul genere da me suggerito mi sembra pi che sufficiente, date le circostanze. Bench possa comprendere i sentimenti del prefetto a tale proposito, non dobbiamo dimenticare che dopotutto stiamo parlando di un cittadino romano.
Macrone decise di fare un ultimo tentativo col governatore, chinandosi verso di lui nel parlare. Signore, non potete permettere che quelluomo scampi alla punizione che merita. Pensate a come lepisodio possa essere interpretato da tutto lesercito. Se non chiarirete bene una volta per tutte a quali conseguenze si va incontro infrangendo le regole e portandosi dietro dei coltelli fuori servizio, gli uomini continueranno a farlo, e stando le cose come stanno, questa non sar certo lultima rissa mortale che avr luogo per le strade di Antiochia. Credetemi, signore, non mi fa certo piacere invocare la morte di un uomo, ma dovete considerare il danno che potreste provocare risparmiandolo.
Longino si accigli, poi si alz in piedi di scatto, attravers la stanza e raggiunse il balcone sovrastante il giardino nel cortile del palazzo. Al di l dei tetti di tegole degli alloggi della schiavit, la cui parte posteriore si affacciava sul giardino, il suo sguardo si pos sulla citt, oltre le sue mura e sulla lunga palizzata che circondava laccampamento della milizia sul terreno in salita a breve distanza. Una tenue nube di polvere su un lato dellaccampamento stava a indicare lo svolgersi di unattivit: una pattuglia, oppure una delle unit che stava allenandosi sullappezzamento di terra che era stato ripulito e spianato per le esercitazioni e per qualche parata occasionale. Fiss quel punto per qualche attimo ancora, poi torn a voltarsi verso i due ufficiali seduti davanti al suo tavolo.
Molto bene. Ho preso la mia decisione.
Catone si avvi lentamente lungo la linea di pali da esercitazione allestita su un lato dellenorme campo di addestramento. Il contingente di fanteria della Seconda Illirica era disposto in una fila ordinata davanti a ogni singolo palo, e ogni elemento era dotato di una spada da esercitazione in legno, con un grosso peso di piombo nel pomo e un peso altrettanto grande proprio davanti allampio bordo del ponticello. Nella mano sinistra gli uomini stringevano limpugnatura dei loro scudi di vimini, anche questi progettati per risultare pi pesanti dei loro equivalenti da battaglia. Se durante gli allenamenti un uomo imparava a destreggiarsi con facilit con un simile equipaggiamento, in occasione della vera battaglia sarebbe stato in grado di combattere contro il nemico con maggiore efficacia e sicurezza. Per il momento, comunque, gli ausiliari si limitavano a caricare il palo che avevano davanti con un urlo selvaggio, riempiendolo poi di colpi di spada, fin quando Catone non dava un colpo di fischietto perch si ritirassero e riprendessero posto in coda alla fila, lasciando spazio al compagno successivo.
Si stavano davvero impegnando, not Catone, e poteva immaginare che ognuno di loro avesse mentalmente collocato Crispo su quel palo. Comunque fosse, serano esercitati per la maggior parte della mattinata sotto un sole cocente senza mai lasciarsi sfuggire un lamento. Decise di farli continuare fino a mezzogiorno, prima di rispedirli alle loro tende per riposare. Il pomeriggio lavrebbe dedicato al contingente a cavallo, che avrebbe dovuto esercitarsi con quegli stessi pali, attaccandoli direttamente e con manovre di aggiramento pi sofisticate, che avrebbero impegnato non poco i cavalieri. Grazie allindefesso allenamento, Catone era certo che la Seconda Illirica avrebbe fatto unottima figura, quando i Romani avessero iniziato la loro marcia di guerra contro la Partia. Sorrise fra s e s. Stava gi dando per scontato che quella guerra ci sarebbe stata.
Lidea dellimminente campagna bellica non abbandonava mai la sua mente e nonostante la fiducia che riponeva nei suoi uomini, Catone provava una certa ansia allidea di combattere contro i Parti. Aveva unidea piuttosto chiara delle difficolt che i soldati romani avrebbero dovuto affrontare nel confronto diretto con le loro tattiche. Il nemico aveva sviluppato la propria abilit nella battaglia equestre nel corso dei secoli, e attualmente disponeva di uno degli eserciti pi forti del mondo conosciuto. Il loro era un metodo semplice e immutato. Il primo attacco sarebbe stato sferrato da arcieri a cavallo che avrebbero tempestato i nemici di frecce, cercando di romperne la formazione; poi le piccole compagini di catafratti pesantemente armati avrebbero attaccato con la lancia in resta, facendo a pezzi gli avversari. Queste tattiche avevano funzionato al meglio contro quasi tutti i loro nemici e avevano provocato la distruzione dellesercito di Crasso qualche decennio prima. Ora un altro esercito romano si stava preparando ad affrontare la formidabile armata dei Parti, e non senza trepidazione.
Signore!. Uno degli optiones assistenti di Catone negli addestramenti lo chiam, puntando la sua asta in direzione delle colline, ad est. Catone si volt e scrut il vicino orizzonte, costituito da pendii rocciosi punteggiati da gruppetti di cedri. Poi qualcosa brill nella forra poco profonda, in direzione di Antiochia. Socchiuse gli occhi e sollev una mano per schermarli dal sole, cercando di cogliere maggiori dettagli. Dallimboccatura della forra stava emergendo una carovana di figure a cavallo. Loptio si avvicin a Catone ed entrambi gli uomini rimasero a fissare la scena, mentre dietro di loro continuavano a risuonare gli incessanti colpi sordi delladdestramento.
Chi diavolo sono?, mormor loptio.
Catone scosse il capo. Non c modo di saperlo, per ora. Potrebbe trattarsi di una carovana da Calcide, Beroea, o forse addirittura Palmira.
Una carovana? Non credo, signore. Non vedo cammelli.
Questo  vero. Lo sguardo di Catone rimaneva fisso sulla fila incessante di uomini a cavallo che usciva dalla forra, finch non stim che ve ne fossero almeno un centinaio. Quando i raggi del sole colpirono le armi e le corazze, percep il primo brivido di paura scendergli lungo il collo e la spina dorsale. Abbassando la mano, impart i suoi ordini alloptio con la massima calma: Fai rientrare gli uomini al campo e allerta quelli della cavalleria. Li voglio qui, pronti allazione. Fai avvertire il generale che abbiamo avvistato una colonna di uomini a cavallo ad est.
Chi devo dire che sono?.
Catone scroll le spalle. Non  dato saperlo, per adesso. Ma non c motivo di correre rischi. E ora vai.
Loptio scatt sullattenti e si volt, ordinando a gran voce agli ausiliari di sospendere lallenamento e di disporsi in formazione. Gli uomini obbedirono stancamente e quando ebbero formato i ranghi, la piccola colonna di militari attravers a passo di marcia il campo desercitazione, uscendo dai cancelli e lasciando Catone da solo a osservare la compagine di uomini a cavallo in arrivo.
Quando anche lultimo dei cavalieri ebbe oltrepassato limbocco della forra, stim che fossero circa duecento. E alla loro testa, nellaria sfolgorante, sventolava la sottile striscia rossa e dorata del loro vessillo. I soldati a cavallo proseguirono il loro lento e misurato avvicinamento ad Antiochia e allaccampamento dellesercito, allestito davanti alle mura della citt. Non si trattava certo di un tentativo di attacco a sorpresa nei confronti delle pattuglie romane, ragion Catone. Quegli uomini erano certamente intenzionati a farsi vedere.
Dallinterno dellaccampamento provenne lacuto stridore delle note delle buccine e poco dopo il primo degli squadroni a cavallo della Seconda Illirica usc al trotto dal recinto posizionandosi in due colonne sul bordo del campo desercitazione, in attesa che gli uomini degli altri tre squadroni si schierassero alla sua destra. Quando anche lultimo dei cavalieri ebbe messo in riga il proprio animale strattonandone le briglie, e tutto il contingente a cavallo della coorte ebbe stretto in pugno le lance scrutando i cavalieri che si avvicinavano, un gruppetto di ufficiali di stato maggiore emerse dalle porte della citt e si diresse al galoppo verso Catone e i suoi uomini. Catone riconobbe allistante la vermiglia cresta fiammeggiante del personaggio alla testa del gruppo, e si sent leggermente rassicurato dal fatto che il governatore della Siria intendesse prendere in mano la situazione. Il drappello di ufficiali si ferm in un turbinio di polvere e terriccio e Catone not che assieme al governatore e al suo gruppo cerano anche Macrone e il legato della Decima. Longino sporse il braccio verso Catone.
Centurione! A rapporto.
 come potete vedere anche voi, signore. Catone fece un cenno con la testa verso la colonna in avvicinamento. Sono armati, ma finora non hanno manifestato intenzioni ostili.
Longino rimase per qualche istante a fissare gli uomini a cavallo. La colonna, ancora piuttosto distante, sera arrestata formando una linea attraverso la pista che riconduceva alla forra, e un piccolo drappello di cavalieri, dispostosi intorno allo stendardo che Catone aveva notato in precedenza, sera distaccato dal corpo principale del gruppo e stava attraversando al galoppo la distesa pianeggiante che si estendeva fra le colline e laccampamento. Mentre il gruppo si avvicinava, i Romani udirono il suono piatto e cupo di un corno.
Longino si rivolse al legato Amazio, a cavallo accanto a lui. Sembra che qualcuno desideri una tregua.
Tregua?. Amazio scosse la testa, stupito. Ma chi diavolo sono?.
Catone scrut i cavalieri in avvicinamento, ormai a non pi di ottocento metri di distanza. La polvere sollevata dai loro destrieri formava uno sfondo scuro che rendeva pi facile definire i dettagli dei loro elmi conici, dei manti sollevati dal vento e delle faretre appese alle selle. Abbass la mano e si rivolse al suo comandante.
Sono Parti, signore.
Parti?. La mano di Longino scivol sullelsa della spada. Parti... Che diavolo ci fanno, qui? Proprio sotto i nostri nasi?.
I cavalieri tirarono le redini a non pi di cento passi di distanza da Catone e dagli altri ufficiali e, dopo un attimo di pausa, uno di essi fece fare qualche passo avanti al proprio cavallo, avvicinandosi lentamente ai Romani.
Devo ordinare agli uomini di avanzare, signore?, domand Macrone, indicando gli squadroni della Seconda Illirica.
No, non ancora, rispose Longino con calma, gli occhi puntati sul cavaliere in avvicinamento.
Parti, Amazio si gratt nervosamente il mento. Cosa vorranno mai?.
Longino strinse le dita intorno allimpugnatura della propria spada e mormor: Lo scopriremo presto.
...
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CAPITOLO QUATTRO.
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...
Il Parto si ferm a breve distanza dagli ufficiali romani e chin il capo. Si tir via la sciarpa di seta dal volto per rivelare le proprie fattezze brune. Catone not che aveva gli occhi bistrati di nero e che portava barba e baffi ben curati. Luomo sorrise appena, prima di parlare in un latino dal leggero accento straniero.
Il mio padrone, il principe Metassa, vi manda i suoi saluti e vi fa sapere che desidera parlare con il governatore della provincia della Siria . Spost lo sguardo sugli ufficiali romani. Immagino che uno di voi ufficiali elegantemente abbigliati possa andare a riferirlo alluomo che sto cercando.
Longino gonfi il petto in un sospiro irritato. Sono Cassio Longino, governatore della Siria e comandante dellesercito dellImpero dOriente. Cosa desidera da me il vostro padrone?
Il principe Metassa  stato mandato dal nostro sovrano a discutere su certe dispute in atto fra la Partia e Roma, nella speranza che le due potenze possano risolvere le questioni senza dover ricorrere alla forza. Il nostro re non desidera causare inutili perdite di vite umane nelle fila delle vostre valorose legioni.
Ma davvero?, rispose piccato il legato Amazio. Ebbene, vediamo allora come riuscir a cavarsela la sua piccola, ridicola cavalleria quando si scontrer con la Decima.
Silenzio!, Longino rimprover il suo sottoposto. Lanci unocchiata ad Amazio, poi torn a rivolgere la propria attenzione allemissario parto. Parler col vostro padrone. Conducetelo qui.
Il Parto fece balenare un sorriso. Purtroppo il mio padrone ha sentito dire che i Romani non sempre hanno tenuto fede ai tradizionali accordi per una tregua.
Lespressione di Longino soscur di colpo, mentre rispondeva freddamente: Osate forse accusarmi di una simile infamia?
Naturalmente no, mio signore. Non voi personalmente.
Allora portate qui il vostro padrone perch parli con me. Se ne ha il fegato, ovviamente.
Il fegato?. Il Parto sembrava confuso. Perdonatemi, signore, ma non capisco questa espressione.
Dite al vostro padrone che non parler col suo schiavo. Ditegli che parler con lui personalmente, qui e ora, sempre che abbia il coraggio di esporsi oltre la protezione della sua scorta.
Glielo direi volentieri, ma vi posso anticipare che risponder alla vostra offerta allo stesso modo. Il Parto indic gli altri ufficiali e la cavalleria della coorte di Macrone. Sono certo che un generale della vostra grandezza sia abbastanza coraggioso da avventurarsi al di l della protezione di una guardia del corpo dallaspetto cos formidabile. Ma in considerazione delle vostre comprensibili ansiet, il mio padrone mi ha permesso di suggerire che voi e lui vincontriate a met strada.
Longino lanci una breve occhiata al terreno aperto che si estendeva fra laccampamento e i cavalieri riccamente abbigliati. Da soli, volete dire?
S, mio signore.
Non fatelo, signore, mormor Amazio. Deve trattarsi di una specie di barbaro trucco. Non avete idea di quali inganni siano capaci, questi individui.
Macrone si schiar la voce. Non saprei. Dubito che questo principe Metassa possa essere pericoloso, se preso da solo.
Amazio si volt verso Macrone. Come diavolo fate a saperlo, prefetto? I Parti potrebbero colpire a morte il governatore ancor prima che abbia raggiunto il punto dellincontro.
Macrone scroll le spalle. Non lo escludo, signore. Ma rischierebbero di colpire anche il loro uomo. Fra laltro,  una questione donore.
Se il governatore si ritirasse... Be, sono certo che almeno la gente di Roma comprenderebbe.
Miei signori!. Il Parto sollev una mano. Perdonatemi se interrompo la vostra disputa, ma se temete che tale incontro comporti un rischio eccessivo, suggerirei che entrambe le compagini militari arretrino al di l della portata delle frecce, e che il mio principe e il governatore sincontrino con, diciamo, tre accompagnatori a testa? Questo servirebbe a ridimensionare i vostri sospetti e le vostre paure?
Paure?, scatt Longino. Non ho paura, Parto. I Romani non temono nessuno, men che mai i barbari dalloriente.
Sono lieto di sentirvelo dire, mio signore. In tal caso, posso informare il mio padrone che voi e i vostri accompagnatori acconsentite a incontrarlo? .
Catone cerc di nascondere il proprio divertimento allidea che il governatore si fosse lasciato indurre con tanta facilit ad acconsentire allofferta dei Parti. Longino, invece, era furioso e ci mise un poco a riacquistare il controllo. Guardandosi intorno, scorse per un attimo lespressione divertita di Catone e gli punt contro il dito. Centurione Catone, visto che siete di umore cos buono, sarete voi ad accompagnarmi. Voi, il vostro amico Macrone e il legato Amazio. Voialtri unitevi a questi cavalieri. Rimarrete qui. Se vi chiamer, accorrerete in nostro aiuto il pi velocemente possibile. Andate!.
Torn a voltarsi verso il Parto e rugg: Dite al vostro padrone che cincontreremo... non appena il resto dei suoi uomini si sar ritirato a distanza di sicurezza.
Molto bene, mio signore. Il Parto chin il capo e in un solo gesto fluido volt la propria cavalcatura e la lanci al galoppo verso i suoi compagni, prima che il governatore avesse la minima possibilit di modificare le condizioni di quellincontro. Mentre lo osservavano, Macrone si rivolse a Catone in tono pacato.
Ti ringrazio molto per avermi coinvolto.
Mi dispiace, signore. Catone indic lo squadrone a cavallo con un gesto della mano. Ehm... Sar meglio che mi procuri un cavallo.
Ottimo. Procedi. Prima che tu possa causare guai maggiori.
Mentre Catone seguiva gli altri ufficiali, Amazio, Macrone e il governatore rimasero a guardare i Parti che voltavano i cavalli e si allontanavano, lasciandosi alle spalle lemissario, il porta-stendardo e altri due uomini. Macrone sbuff.
Avete idea di che cosa possano volere, signore?
No, nessuna idea. Prima di continuare, Longino rimase un attimo in silenzio. Non capisco come abbiano potuto avvicinarsi tanto allesercito senza essere notati. Le nostre pattuglie e sentinelle di frontiera debbono essere cieche. Qualcuno pagher per questo, concluse astioso.
Sentendo avvicinarsi un cavallo, i tre ufficiali si voltarono: Catone li aveva raggiunti e stava tirando le redini del suo cavallo. Longino scocc unocchiata ai suoi compagni. Tenete gli occhi bene aperti. Al primo segnale di pericolo, gridate un avvertimento e attaccate quei bastardi. Ma ricordate che questa  una tregua. Ci muoveremo soltanto se saranno loro a iniziare le ostilit. Perci tenete le mani lontane dalle armi e in piena vista.
Amazio tir su col naso. Speriamo che il loro principe gli abbia ordinato di fare lo stesso.
Gi. Longino annu, poi tir un lungo respiro per calmare i nervi. Sar meglio procedere, allora. Coraggio, andiamo.
Premette dolcemente i tacchi degli stivali in pelle di vitello contro i fianchi della sua cavalcatura per spronarla a procedere. Gli altri lo seguirono a ruota e il gruppetto di Romani si avvi lentamente attraverso il campo per raggiungere i Parti. Mentre procedeva un po arretrato e di fianco al suo comandante, Catone dovette reprimere limpulso di appoggiare la mano sul pomo della propria spada. Decise allora di afferrare le redini con entrambe le mani e di raddrizzare la schiena, per apparire pi imponente e impavido agli occhi dei Parti. Ma nello stomaco sentiva come un nodo di paura e il cuore gli batteva forte nel petto. Provava disprezzo per se stesso, nonostante gli sforzi di mantenere quella facciata di spavalderia e coraggio. Diede unocchiata di lato e scorse Macrone che fissava intensamente i Parti con espressione curiosa e valutativa, piuttosto che tesa e spaventata. Catone si aggrapp alla confortante convinzione che il suo valoroso amico sarebbe stato un osso pi che duro per qualsiasi guerriero parto che fosse mai esistito, se il nemico avesse tentato di ingannarli.
I due gruppetti di uomini a cavallo si accostarono luno allaltro, il silenzio e la quiete del mezzogiorno interrotti solamente dal suono degli zoccoli dei cavalli sul terreno irregolare. Catone scorse le elaborate decorazioni sulle faretre dei Parti e la raffinatezza del loro abbigliamento. I loro cavalli erano pi piccoli di quelli romani e sembravano ben curati, muscolosi e dotati di una grazia fluida nei movimenti. Nellequipaggiamento, i Parti si distinguevano poco gli uni dagli altri, escludendo il portatore di stendardo, che teneva appeso alla sella un grosso cesto di vimini. In mutuo consenso, le due fazioni si portarono a distanza di una lancia e per qualche secondo non fecero altro che scambiarsi occhiate valutative. Poi, allimprovviso, il pi alto dei Parti si scopr il viso e inizi a parlare.
Lemissario ascolt attentamente, poi chin il capo e si volt verso i Romani.
Il principe vi augura salute e prosperit sempiterne. A voi, al vostro imperatore e al vostro popolo. Desidera anche congratularsi con voi per le pregevoli terre che avete acquisito per conto di Roma. Dice di essere profondamente colpito dalle vostre torri di guardia e dagli avamposti incontrati durante lavvicinamento ad Antiochia.  stata una vera impresa, per noi, avvicinarli e oltrepassarli senza essere individuati.
Longino strinse le labbra nelludire quelle ultime parole e la mano libera gli si contrasse per un attimo in un pugno. Poi, allimprovviso, la sollev.
Basta coi convenevoli. Immagino che non siamo qui per discutere i dettagli di una visita di piacere. Arriviamo al punto. Cosa desidera il principe da noi?.
Ci fu un breve scambio di parole fra il principe e lemissario, prima che questultimo tornasse a parlare. La Partia chiede che Roma desista da ogni tentativo di espandere ulteriormente la propria influenza nei territori dellEufrate.
Roma ha tutto il diritto di proteggere le proprie frontiere, rispose Longino in tono fermo e deciso.
Ah, ma le vostre frontiere sembrano avere la tendenza a espandersi, come ladri verso le abitazioni di nuove vittime da depredare.
Cosa intendete dire? Stiamo tuttora onorando il trattato esistente.
Fra la Partia e Roma, certo, ammise lemissario. Ma che dire del vostro accordo con Palmira? Impiegate le sue terre come fossero vostre e i vostri soldati marciano fino ai limiti estremi dei confini con la Partia.
Il re Vabato ha sottoscritto un trattato con Roma, ribatt freddamente Longino. Quando la frase gli venne tradotta, il principe sbuff attraverso il naso con aria sprezzante. Poi si produsse in una lunga e animata risposta, la cui natura polemica risult chiara ai Romani gi molto prima che lemissario riprendesse a parlare a nome del suo padrone. Macrone guard Catone e alz gli occhi al cielo. Catone non rispose. Il suo amico era un vero professionista come soldato, ma odiava la politica e la diplomazia in ogni loro aspetto; la presenza di Macrone a quel delicato incontro costituiva un grosso inconveniente per i Romani. Catone strabuzz gli occhi, facendo del suo meglio per indirizzare unocchiata di avvertimento allamico. Macrone sollev un attimo un sopracciglio, poi, mentre lemissario traduceva le parole del principe, scroll impercettibilmente le spalle.
Il principe Metassa sostiene che il vero intento del vostro trattato non  un segreto per nessuno. Tutti sanno infatti che si tratta di una semplice mossa tattica per arrivare allannessione territoriale di Palmira.
Il re Vabato ha aderito volontariamente al trattato.
E se il re, o un suo successore, dovesse decidere linterruzione dellaccordo? Che cosa accadrebbe allora?.
Longino aveva gi abboccato una volta allamo, perci si ferm per ponderare la risposta pi adatta. Ma questo non  possibile. Palmira e Roma sono alleate.
Il principe parto esplose in una risata sarcastica puntando il dito verso il governatore romano, mentre rispondeva nella sua lingua.
Alleate?, tradusse lemissario. Gli unici alleati che avete sono Vabato e i suoi accoliti. Le grandi dinastie aristocratiche di Palmira osteggiano apertamente il trattato. A palazzo reale si vocifera persino che il re non sia altro che un volgare traditore. Il vostro trattato  fittizio e ben presto il re sar costretto a rinunciarvi. E se non lo far, potete star certi che sar il suo successore a spezzare le catene che tengono Palmira avvinta a Roma. Se Roma tenter di immischiarsi con la forza negli affari politici di Palmira, la Partia far tutto ci che  in suo potere per proteggere i propri vicini dallaggressione romana.
Ora tocc a Longino scoppiare a ridere. La Partia un protettore? Questa s che  nuova! Il vostro desiderio di conquista su Palmira  pi che evidente! Cosa vi fa pensare che il popolo di Palmira accetterebbe di buon grado un intervento dei Parti?
Abbiamo le nostre ragioni per crederlo. Abbiamo reso nota la nostra ferma intenzione di difendere la loro indipendenza. Da Roma e da qualsiasi altro intruso.
E siete convinti che vi credano? Perch dovrebbero riporre una maggiore fiducia nelle vostre buone intenzioni che non nelle nostre?
Perch noi non abbiamo mandato i nostri soldati nelle loro terre a costruire fortificazioni che pian piano si trasformeranno nelle sbarre della loro gabbia. Avete gi tentato di costruire una fortezza sulle sponde dellEufrate, e fra non molto gli accampamenti dellesercito romano si espanderanno sulle rive del fiume, come coltelli puntati alla gola della Partia.
Macrone si sporse verso Catone e sussurr: Questi farabutti di Parti sembrano avere una vena poetica, non ti pare?
Sssshh!, fece Catone, cercando di non farsi sentire troppo. Ci fu un momento di silenzio in cui lemissario parto, Longino e il legato della Decima si voltarono a guardare Macrone e Catone prima che lemissario riprendesse a riferire la diatriba del suo padrone.
La Partia non tollerer una simile, evidente aggressione. La fortezza era un segno evidente delle vere intenzioni dei Romani e noi vi avvertiamo: non tentate altre incursioni del genere.
Era?, lo interruppe Longino. Perch, cosa  successo alla fortezza? 
 stata rasa al suolo.
E la coorte ausiliaria incaricata di costruirla? Che ne  dei suoi uomini? 
Sono stati sterminati.
Sterminati?. Longino era sbalordito. E i prigionieri? Dove sono?
Purtroppo non sono stati fatti prigionieri.
Bastardi, borbott il legato Amazio. Porci assassini.
Lemissario si strinse nelle spalle. Non hanno voluto arrendersi. I nostri uomini non hanno potuto fare altro che ucciderli.
Longino rimase un attimo in silenzio, prima di replicare. Cinquecento uomini e uno dei pi valorosi ufficiali superiori dellesercito. Il centurione Castore.... Punt lo sguardo sul principe dei Parti. Riferite al vostro capo che questo  un atto di guerra.
Metassa sorrise mentre lemissario traduceva la risposta. Quale delle due? La distruzione della vostra coorte o la minaccia che questa costituiva per la nostra sovranit?
Non provate a cambiare le carte in tavola!, scatt Longino. Lui sa benissimo cosa intendo. Quando questi fatti arriveranno alle orecchie dellimperatore, non ci sar nulla al mondo che potr impedirgli di scatenare la sua terribile vendetta sulla Partia! E non si potr dire che non ve la siate cercata.
Non abbiamo nessun desiderio di scatenare una guerra, mio generale .
Balle!, ribatt Amazio. Sterminate una delle nostre coorti e sostenete di non voler scatenare una guerra!. La mano del legato scivol verso limpugnatura della sua spada e i Parti non mancarono di notare quel gesto. Con un movimento improvviso, un uomo della scorta del principe sguain la propria spada e la lama ricurva scintill sotto i raggi del sole. Il principe Metassa gli impart un secco ordine e il soldato, sia pure con riluttanza, reinser la spada nella guaina.
Signore, Catone si rivolse al legato in tono sommesso, fossi in voi, toglierei la mano dalla spada.
Le narici di Amazio vibrarono mentre fissava Catone negli occhi. Poi batt le palpebre, annu e lasci la presa. E va bene. Ma gli uomini della coorte e il centurione Castore saranno vendicati. Prima o poi.
Lemissario non sembr lasciarsi impressionare da quelle parole. Pu darsi, ma non in questa vita. Non se Roma attribuisce il giusto valore alla pace sulle sue frontiere orientali. Il mio padrone dice che dovete ritirare le vostre milizie dai territori di Palmira. Inoltre non dovrete intervenire sulla sua politica interna. Il mancato rispetto di queste condizioni costringer la Partia a intraprendere delle azioni militari. Per quanto il principe e suo padre, il re Gotarze, anelino alla pace, saranno costretti a dichiarare guerra a Roma. Una guerra che coster moltissimo ai Romani. Molti altri vostri compatrioti subiranno la sorte di Crasso e delle sue legioni. Questo  quanto afferma il mio padrone, concluse lemissario. Siete stato avvertito, mio signore, e non c altro da aggiungere.
Il principe parto disse ancora qualcosa al suo emissario, poi fece un cenno alluomo con la cesta di vimini appesa alla sella. Questi la stacc dal pomello della sella e la fece cadere pesantemente accanto al proprio cavallo. Poi i Parti voltarono i cavalli e lemissario si rivolse unultima volta ai Romani.
Il mio padrone vi prega di accettare questo dono. Un dono raccolto lungo le sponde dellEufrate. Consideratelo come un anticipo di ci che vi aspetta se decideste di sfidare il regno di Partia.
I Parti spronarono i loro cavalli al galoppo, diretti verso la linea lontana dei loro compagni, che stavano gi sciogliendo le formazioni per volgere le spalle ad Antiochia e tornare a scomparire allinterno della forra. Per qualche attimo i Romani rimasero a guardarli mentre si allontanavano fra le nuvole di polvere sollevate dai loro cavalli. Poi Longino pos lo sguardo sul cesto di vimini abbandonato sul terreno roccioso. Lo indic con un cenno della mano.
Centurione Catone.
Signore?
Scoprite cosa contiene.
S, signore. Catone fece scivolare una gamba al di l della sella e salt a terra. Si avvicin al cesto con una certa cautela, come se potesse contenere serpenti o scorpioni. Deglutendo a fatica, si abbass e ne scost i manici. Conteneva un semplice vaso di terracotta grande quanto una grossa anguria. Il fondo sera spaccato quando il cesto era stato lasciato cadere a terra e alle narici di Catone arriv lodore dellolio doliva, che lentamente stava colando dalle fibre del cesto. In cima al vaso si vedeva luccicare una massa scura e intricata che sembrava prendere una forma sempre pi definita, man mano che lolio colava via dal fondo.
Che cos?, fu la secca domanda di Amazio. Avanti, fateci vedere!.
Catone sent la bile salirgli fino in gola mentre si chinava in avanti e afferrava le ciocche scure e untuose. Digrignando i denti, sollev il pesante fagotto dal vaso, estraendolo dal cesto. Lolio scorreva sulla pelle cinerea della testa mozzata, e dalle labbra socchiuse col sul terreno arido sotto di essa.
A quel macabro spettacolo, il legato Amazio reag con una smorfia di disgusto. Il centurione Castore.
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CAPITOLO CINQUE.
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Signori. Cassio Longino abbracci con sguardo solenne la sala per banchetti dei suoi alloggiamenti. Dal podio su cui si trovava, riusciva a scorgere le espressioni dei centurioni, dei tribuni e dei legati riunitisi al suo cospetto. Siamo in guerra con la Partia.
Gli ufficiali si scambiarono sguardi costernati e un mormorio di stupore serpeggi per la sala; poi questo si spense e gli sguardi ansiosi di tutti i presenti si puntarono sul governatore della Siria. La notizia del drappello di cavalieri parti apparso davanti alle mura di Antiochia il giorno precedente sera sparsa per laccampamento e per le strade della citt. Le malelingue serano date un gran da fare, al punto che levento sembrava presagire di tutto: da una storica alleanza fra Roma e la Partia, fino al terrore mortale suscitato dalleventualit di un enorme esercito parto a non pi di un giorno di marcia di distanza, e intenzionato a sterminare chiunque, che si trattasse di uomini, donne o bambini, entro le mura di Antiochia. Le parole con cui Longino aveva esordito erano servite a eliminare alcune delle ipotesi pi fantasiose e ora i suoi ufficiali attendevano ulteriori dettagli con la pi intensa partecipazione. Il governatore attese che fosse tornato il massimo silenzio, prima di continuare.
Qualche giorno fa i Parti hanno assaltato di sorpresa uno dei nostri avamposti, uccidendone la guarnigione. I nostri visitatori ci hanno fatto dono della testa del comandante romano, il centurione Castore delle Decima Legione.
Gli uomini accanto a Macrone e Catone borbottarono frasi rabbiose; Macrone diede di gomito allamico e mormor: Non invidio i Parti che ci dovranno affrontare. Sembra che sar una bella battaglia.
Una bella battaglia?. Catone aggrott le sopracciglia. Non sono certo di condividere il tuo entusiasmo per questa campagna. I Parti venderanno cara la pelle.
Oh, avanti! Abbiamo visto di peggio.
Sul serio? Illuminami.
Macrone fiss lamico per un attimo, poi arricci le labbra. Daccordo, i Parti sono degli ossi duri e dei gran bastardi, ammise, sfregandosi poi le mani. Sar una noce molto dura da schiacciare.
Catone lo osserv per qualche secondo, poi scosse il capo. Certe volte giurerei che sei convinto si tratti soltanto di un gioco.
Un gioco?. Macrone sembrava sorpreso. Ma no,  qualcosa di molto meglio.  una vocazione.  la ragione di vita dellautentico soldato. Ma ovviamente tu non puoi capire. Sei un filosofo.
Catone sospir. Per Macrone, la vasta educazione che Catone aveva ricevuto prima di unirsi alle legioni era pi una maledizione che un vantaggio, come non si stancava mai di sottolineare. Da parte sua, Catone considerava ormai lesercito come la propria famiglia e, fin quando avesse fatto il proprio dovere nel modo pi professionale possibile, il suo bagaglio culturale era irrilevante, se non nelle rare occasioni in cui le sue conoscenze esoteriche potevano effettivamente trovare una loro applicazione pratica. In quei casi persino Macrone sembrava placarsi, pur cercando di nascondere la minima scintilla di ammirazione che poteva provare per lerudizione di Catone.
Longino sollev le mani per frenare le lingue colleriche dei suoi ufficiali. Signori! So bene cosa provate nelludire una simile notizia. Condivido appieno il vostro dolore e la vostra rabbia e giuro su Giove onnipotente che vendicheremo il centurione Castore e i suoi uomini. Metteremo la Partia a ferro e fuoco; non oseranno mai pi disturbare la pace delle nostre terre e quella dei nostri alleati. Il nostro obiettivo  leliminazione totale della Partia come potenza militare, e non ci fermeremo fino a quando il loro re non singinocchier davanti allimperatore implorando piet!.
Gli ufficiali batterono i piedi in segno di approvazione e Macrone diede di nuovo di gomito a Catone. Ora s che ci siamo. Longino  il mio tipo, come generale!.
Catone si accigli. Hai dimenticato la ragione principale per la quale ci hanno mandati in oriente?. Abbass la voce. Quelluomo stava complottando contro limperatore. Non ne abbiamo le prove.
No, ammise Catone. Nessuna prova decisiva, certo. Ma sappiamo cosa stava tramando. Conosciamo la natura di quelluomo, Macrone. Io non mi fido di lui. E neanche tu dovresti.
Macrone ci riflett su un attimo, poi si gratt il mento con le nocche piene di cicatrici. Magari questa  la sua occasione di riscatto.
Oppure sta ancora cercando di crearsi una buona reputazione e di procacciarsi dei seguaci, fino a diventare abbastanza potente da sfidare limperatore. Sia in un caso che nellaltro, dobbiamo stare in guardia. Se ha intenzione di buttarsi in questa guerra a capofitto, siamo in grave pericolo. Catone inclin il capo in direzione degli altri ufficiali presenti in sala. Tutti lo siamo. Ci serve un generale che sappia guidarci contro i Parti, non un politico ambizioso. Fra laltro, questa campagna gli offrir ampie opportunit per sbarazzarsi di noi. Cerca di starmi a sentire. Dobbiamo stare attenti.
Macrone annu con aria pensosa. Daccordo.
Sul podio, Longino chiese di nuovo che fosse fatto silenzio. Ho mandato a dire ai legati della Terza e della Quinta Legione di raggiungerci qui. Non appena lesercito sar riunito, inizieremo la nostra marcia verso oriente e sgomineremo i Parti. Prima di allora, amici e compagni, dobbiamo impegnarci e preparare i nostri uomini alla guerra. Ogni ufficiale stiler un inventario complessivo del proprio equipaggiamento, richiamer ogni soldato che sia stato assegnato a incarichi distaccati e far tutte le requisizioni necessarie.  mia intenzione far s che lesercito levi il campo non appena tutto sar pronto. Nel giro di pochi giorni riceverete gli ordini relativi alla prossima campagna bellica. Terminerei con questa riflessione: negli anni a venire, quando saremo tutti vecchi, la gente ci guarder con ammirazione e dir: Ecco gli uomini che hanno sgominato il pi antico e mortale nemico di Roma. Se trionferemo  no, quando trionferemo, come certo accadr  ci saremo aggiudicati qualcosa che vale molto pi di una semplice vittoria. Le nostre imprese ci frutteranno un pezzetto dimmortalit, e nessun Romano che possa dirsi tale potrebbe desiderare di meglio. Longino brand la spada e la punt verso il cielo. Per Roma e per la vittoria!.
Intorno a Catone e Macrone tutti gli ufficiali rivolsero i pugni chiusi al cielo, ripetendo quel grido. Dopo una rapida occhiata a Catone, anche Macrone si un al coro con entusiasmo. Catone sospir e scosse il capo, prima di imitarlo con riluttanza. Non era la prima volta che, nonostante la dura lotta sostenuta con se stesso per considerarsi parte dellesercito, si sentiva escluso, distaccato dallintrepida professionalit degli altri ufficiali. Sul podio, Cassio Longino era intento a creare latmosfera marziale, per quel che poteva valere, rivolgendosi a una sezione del pubblico alla volta e sollevando in continuazione la spada. Alla fine ringuain larma e si fece indietro, mentre il centurione anziano della Decima Legione avanz scaraventando la sua bacchetta di legno di vite sulla lastra di pietra e urlando: Rompete le righe!.
Gli ufficiali si voltarono e iniziarono ad avviarsi verso le porte, parlando animatamente della nuova campagna militare. Sarebbe stata la prima vera azione cui molti di loro avrebbero partecipato dal loro arrivo nella provincia della Siria. Il precario equilibrio di potere costituitosi fra la Partia e Roma fin dai giorni del primo imperatore, Augusto, aveva finito per spezzarsi. Lincessante gioco di diplomazia e sotterfugi che gli agenti dei due imperi avevano intessuto era ormai giunto alla fine e ora sarebbe stato lo scontro fra i due eserciti nemici a decidere lesito del conflitto.
Prefetto Macrone! Centurione Catone!.
Catone si blocc a quel richiamo che echeggiava sulle pareti e insieme a Macrone si volt, scorgendo il centurione anziano che li fissava.
Aspettate!.
Merda, mormor Macrone, mentre gli ufficiali pi vicini si voltavano a scoccare occhiate incuriosite. E adesso che c?.
Catone si strinse nelle spalle e inizi a risalire la corrente della folla diretta verso luscita, per tornare verso il podio. Catone not che Longino e il legato Amazio li stavano guardando avvicinarsi. Raggiunsero la base del podio mentre lultimo ufficiale lasciava la sala. Longino annu, rivolto al centurione anziano.
 tutto. Potete andare.
S, signore!. Il centurione scatt sullattenti e si volt per raggiungere i suoi compagni facendo risuonare gli stivali chiodati sulla pietra lastricata del pavimento. Lasci la sala chiudendosi la porta alle spalle; poi Longino si rivolse a Macrone e Catone.
C una questione da risolvere, prima che il mio esercito entri in guerra. Ho deciso la sorte del legionario Crispo.
I tre sottoposti fissarono intensamente il loro comandante. Longino prosegu: In considerazione della gravit del crimine commesso e dellestrema necessit di preservare la disciplina nelle attuali circostanze, ho deciso che Crispo venga condannato a morte.
No!. Amazio scosse la testa. Signore, io protesto. Voi mi avevate fatto intendere che lo avreste risparmiato.
Non ho mai detto una cosa del genere, ribatt Longino. O forse s?.
Amazio inspir con forza fra i denti digrignati. No, signore. Ma sembrava implicito.
Non  la stessa cosa. Longino lanci unocchiata esplicita a Macrone e Catone, prima di proseguire. Crispo verr giustiziato dagli uomini della sua centuria, di fronte ai ranghi riuniti della Seconda Illirica. Domattina allalba. Sarete voi a comunicare la notizia al prigioniero, legato, e ad accertarvi che venga tenuto sotto stretta sorveglianza fino ad avvenuta esecuzione. Ho sentito parlare di incresciosi incidenti grazie ai quali i condannati sono riusciti a fuggire, in passato. Se Crispo riuscisse in qualche modo a scappare, saranno gli uomini incaricati della sua sorveglianza ad essere uccisi al suo posto. Fate in modo che ne siano informati a dovere. Chiaro?.
Amazio soffoc la propria rabbia e si rivolse a Macrone con espressione amareggiata. Immagino che la notizia vi faccia un immenso piacere .
Macrone gli restitu locchiata prima di rispondere: Se pensate una cosa del genere, signore, temo che non comprenderete mai i soldati al vostro comando.
Amazio lo fiss per un istante, poi torn a guardare Longino e raddrizz la schiena.  tutto, signore?
 tutto. Voglio i compagni di Crispo a rapporto al campo delle esercitazioni davanti allaccampamento per le prime luci dellalba. Che indossino soltanto le tuniche e che rechino con s le loro mazze.
S, signore.
Il tono di Amazio era sottomesso e Catone capiva bene il perch. I superbi legionari si sarebbero sentiti umiliati ad apparire davanti agli ausiliari della Seconda Illirica senza le loro corazze e le armi. Ma era stato fatto intenzionalmente. La disciplina dellesercito richiedeva che i compagni di un condannato condividessero la sua vergogna, a garanzia della punizione che dovevano impartirgli, resa pi aspra e certa dallumiliazione che avevano dovuto subire per colpa sua. In futuro sarebbero stati pi attenti a che un uomo non commettesse un crimine che poi si sarebbe ripercosso su tutti loro. Visto che Amazio aveva lobbligo di guidare il drappello della Decima e di assistere allesecuzione, anche lui avrebbe condiviso in parte quellonta; a questo era dunque dovuto lodio bruciante nei suoi occhi quando fiss Catone e Macrone poco prima di uscire dalla sala, sbattendo la porta dietro di lui.
Per qualche attimo ci fu un totale silenzio, poi Macrone abbass la testa per ringraziare Cassio Longino.
Grazie, signore. Avete preso la giusta decisione.
Non c bisogno che me lo diciate voi, ribatt acido Longino.
Molto bene, signore. Ma grazie comunque. Macrone fece una pausa.
C qualcosaltro?
No. Assicuratevi soltanto che non succeda mai pi. Ne ho abbastanza di voi due e delle vostre continue interferenze nei miei affari in Siria. Se non fosse stato per i Parti, mi sarei gi sbarazzato di voi. A questora sareste sulla via del ritorno per Roma a fare rapporto a quella serpe di Narciso. Ora come ora, per... ho bisogno di riunire ogni singolo uomo, per affrontare i Parti. Se ottenessi i rinforzi che ho chiesto, non avrei dubbi sulla mia vittoria. Ma per ora abbiamo soltanto tre legioni e una manciata di unit ausiliarie. Le probabilit di vittoria sono scarse. Longino sorrise freddamente. Cos, se vincer lo stesso, la gloria sar maggiore. Ma se ne uscir sconfitto, mi consoler sapendo che voi due morirete con me.
Catone rimase stupito dal cambiamento di umore di Longino, rispetto al trionfalismo dimostrato di fronte agli ufficiali convenuti. Poi si rese conto che era questo lo scopo di anni e anni di addestramento per gli aristocratici romani: la messa in scena perfetta per aggiudicarsi il favore del pubblico, a dispetto di qualsiasi loro previsione infausta sulla causa che stavano promuovendo. E Longino era stato davvero convincente, riflett Catone. Forse era lui, Catone, il solo a non essersi lasciato trascinare dallonda della sua retorica. Persino Macrone, che era al corrente delle subdole manovre politiche del governatore, si era fatto provvisoriamente abbindolare dalla prospettiva dellazione guerresca e della gloria.
Lasciatemi, ora, ordin Longino. Occupatevi dei preparativi per lesecuzione.
Fece un gesto casuale verso la porta. Macrone e Catone scattarono sullattenti, fecero il saluto militare e si voltarono, procedendo a passo di marcia e lasciando il governatore romano della Siria solo nella sua improvvisata sala delle udienze.
Nella luce tenue che precede lalba gli uomini della Seconda Illirica vennero strappati al sonno e alle loro tende dalle grida severe dei loro optiones e centurioni che passavano di tenda in tenda, scostando violentemente i lembi dellingresso e urlando i loro ordini con rude fermezza. Infilando in fretta le loro tuniche di lana grezza, gli stivali e i corsaletti in maglia di ferro, emersero nellaria gelida del mattino, prima ancora di indossare gli zucchetti e gli elmetti e di stringerne il sottogola. Da ultimo, raccolsero scudi e giavellotti e presero posizione allinterno delle centurie in formazione davanti alle tende. Gli squadroni di cavalleria, con le spade pi lunghe e le lance, andavano formandosi ai lati. Non era necessario che anche le loro cavalcature fossero presenti allesecuzione, cos le bestie rimasero legate nei loro ricoveri, a ruminare soddisfatte lorzo contenuto nei sacchi che erano stati loro portati non appena i soldati avevano ricevuto la sveglia nelle loro tende. Macrone, affiancato da Catone, procedeva lungo le fila per ispezionare i suoi uomini. Lesecuzione di Crispo avrebbe seguito un protocollo formale. Nonostante il legionario fosse un assassino condannato a morte, era pur sempre un soldato e gli sarebbe stato accordato il dovuto rispetto, persino nel momento della sua morte. Bench luomo che aveva ucciso fosse uno di loro, gli uomini della Seconda Illirica avrebbero tributato a Crispo gli onori dovuti a un compagno che stava oltrepassando la soglia di questo mondo per andare nelloltretomba. I soldati si erano abbigliati con cura e ogni uomo aveva avuto laccortezza di lucidare il proprio elmo fin dalla sera precedente, insieme alle finiture e alle borchie dello scudo e a ogni fibbia e mostrina decorativa della guaina. Macrone li contempl con orgoglio. Non avrebbe potuto desiderare di meglio, come corpo militare da avere sotto il proprio comando, nemmeno nelle legioni, ammise suo malgrado, anche se non avrebbe mai espresso una simile opinione in pubblico. Il sangue che aveva versato nella Seconda Legione e i compagni che aveva perso in quegli anni avevano suscitato in lui un radicato e incondizionato amore per le Aquile cui per tanto tempo era appartenuto.
Mentre passava in rassegna anche lultimo dei suoi, Macrone si volt verso Catone, che era lufficiale direttamente responsabile della presenza degli uomini in parata, nonch dei numerosi dettagli dellamministrazione dellaccampamento.
Bellissimo corpo militare, centurione Catone!. La voce da parata di Macrone, al suo meglio, raggiunse anche i pi lontani uomini della coorte. Neanche la Guardia Pretoriana avrebbe potuto fare una figura migliore!.
Era il genere di semplice retorica calcolata per sollevare gli animi dei soldati e, mentre distribuiva le sue lodi a voce alta, Macrone strizz locchio a Catone. Entrambi sapevano che, per quanto ingenue, quelle parole funzionavano sempre a dovere e che per tutta la giornata a seguire gli uomini si sarebbero comportati con un pizzico di orgoglio e fierezza in pi. O almeno, fin quando avessero assistito a quellesecuzione, immagin Catone con leggero sconforto. Comprendeva bene il ragionamento alla base di quella punizione, ma cera ancora una parte di lui che rifiutava lidea di condannare a morte un uomo con tanta brutalit. Al contrario di Macrone, egli non traeva alcun piacere dai giochetti che i politici ambiziosi architettavano in ogni citt e villaggio dellimpero. Se un uomo doveva morire, era meglio che lo facesse perseguendo uno scopo ben preciso. Sarebbe bastato mettere Crispo in prima linea quando avessero affrontato i Parti. In quel modo, almeno sarebbe morto impugnando la spada contro il nemico, per lonore di Roma e per il suo personale riscatto agli occhi dei suoi compagni.
Catone fece un respiro profondo, prima di rispondere al commento di Macrone. S, signore! Nessuno pu mettere in dubbio che la Seconda Illirica sia la miglior coorte al servizio dellimperatore!.
Rivolto agli uomini, grid: Fatevi sentire!.
I soldati emisero un boato assordante; per un attimo batterono le loro lance contro gli scudi, poi le posarono a terra nello stesso istante. Limprovviso silenzio strapp a Macrone una risatina di orgoglio e piacere.
Pi cattivi che mai, centurione Catone. Solo gli di sanno cosa faranno ai Parti, ma una cosa  certa: mi spaventano a morte!.
Catone, e molti degli uomini, non poterono fare a meno di sorridere. Poi Macrone sollev la sua bacchetta per tornare ad attirare la loro attenzione.
Portateveli via, centurione.
S, signore. Catone inal un altro profondo respiro. Seconda Illirica, fianco dest!.
Le dieci centurie di fanteria e i quattro squadroni di cavalleria imbracciarono le lance e si voltarono sul posto.
Macrone e Catone si portarono alla testa della colonna e occuparono le loro postazioni davanti allo stendardo della coorte e ai due suonatori di buccine con i loro ottoni ricurvi. Macrone si ferm un attimo, poi diede lordine: Avanzata!.
Con una ritmica cadenza di stivali chiodati, la coorte si mise in marcia verso le porte dellaccampamento, fino al campo di Marte. Allaltra estremit di questultimo si trovava larea adibita allesecuzione, dove si succedevano due file di pali posti a circa due metri di distanza fra loro. Macrone condusse la Seconda Illirica attraverso la piana polverosa, poi ferm la colonna.
Catone, falli disporre sui tre lati della pista.
S, signore. Catone scatt sullattenti e si volt per eseguire gli ordini ricevuti. Macrone prese il suo posto allinizio delle file di pali, sul lato lasciato libero dalla coorte. Quando lultimo dei suoi uomini ebbe finito di disporsi come una scatola dai lati aperti intorno alla pista, Macrone vide una piccola colonna di soldati in tunica rossa lasciare laccampamento e marciare nella loro direzione. Una sagoma, strettamente incastrata fra due uomini, si trascinava e talvolta veniva trascinata al centro di quella colonna. Ognuno dei suoi compagni impugnava un robusto bastone di legno: manici di piccone presi dai magazzini. In coda alla colonna cavalcavano il governatore e il legato della Decima. Mentre si avvicinavano, Macrone chiam i suoi sullattenti e la coorte present le armi a Longino, che stava tirando le redini del suo cavallo e si era fermato. Amazio si occup dei suoi legionari assegnando un uomo a guardia di ogni palo, mentre Crispo fu trascinato verso la fine della pista. Quando ognuno fu finalmente al suo posto, sulla scena cal il silenzio; poi Longino sollev una mano.
Per il potere conferitomi dallimperatore, dal Senato e dal popolo di Roma, confermo la condanna a morte inflitta a Tito Crispo. Il prigioniero vuol dire qualcosa, prima che la sentenza sia eseguita?. Si rivolse verso Crispo, ma il legionario stava ansimando e tremando di terrore alla vista delle due file di suoi compagni. Poi il senso delle parole del governatore si fece strada attraverso il terrore e alz lo sguardo implorante su Longino.
Mio signore, vi scongiuro! Risparmiatemi.  stato un incidente! Lo giuro!. Le gambe gli cedettero e croll nella polvere. Lasciatemi vivere! .
Longino ignor quelle preghiere e annu in direzione di Amazio. Procedete .
Crispo distolse gli occhi dal governatore e si gett ai piedi del legato.
Signore, imploro la vostra piet, sono un buon soldato! Conoscete il mio stato di servizio. Risparmiatemi! Non potete farmi questo.
In piedi!, grid Amazio. Non avete dunque nessuna dignit?  cos che un legionario della Decima affronta la morte? In piedi. Sferr un calcio a Crispo, colpendolo sul costato.
Aaah!, url questi, premendo le mani sul fianco. Amazio lo afferr per un braccio e lo sollev rudemente da terra, trascinandolo verso lestremit della pista, dove lo attendevano i suoi compagni con le mazze strette in pugno. Per qualche attimo vi fu un gran silenzio sul terreno da parata, un silenzio rotto soltanto dai gemiti soffocati di Crispo. Poi Longino si schiar la voce.
Eseguite la sentenza!.
Amazio sguain la spada, spingendo Crispo in avanti. Il legionario punt i talloni a terra e arretr barcollando, fin quando il legato non lo pungol dolorosamente nella schiena. Crispo grid e le due file di suoi compagni iniziarono a sferrargli colpi di mazza.
Mentre seguiva i preparativi, Catone aveva sentito crescere langoscia dentro di s; sussurr, rivolto a Macrone: C qualche possibilit che ce la faccia ad arrivare dallaltra parte?
Una probabilit c sempre, rispose Macrone laconico.
Hai mai visto un uomo sopravvivere alla pista?
No.
Amazio sferr un altro colpo di spada nella schiena di Crispo, che url e lo guard da sopra la spalla.
Vai!, lo esort Amazio rabbioso. Prima di umiliarci tutti!.
Alla fine Crispo dovette sentire il richiamo dellorgoglio e del coraggio, perch allimprovviso scatt in avanti, precipitandosi lungo la pista delimitata dai pali e dai suoi compagni. Nel primo tratto si mosse veloce e abbassando la testa, sicch il primo paio di soldati non riusc a colpirlo con le mazze. Ma uno della terza coppia ebbe tutto il tempo di prendere la mira e di cogliere nel segno; un colpo tremendo sulla spalla di Crispo. Questi barcoll di lato, finendo direttamente a tiro del soldato successivo, che lo colp al bacino. Crispo strill, ma si trascin verso la coppia successiva. Il primo lo colp allavambraccio, mentre laltro gli fracass le costole, strappandogli di bocca un esplosivo urlo di dolore. Arranc in avanti, sotto una pioggia di colpi, fino a un quarto circa del percorso. Poi un colpo basso gli spappol uno stinco e Crispo piomb al suolo con un ululato di dolore. Il legionario pi vicino fece un passo avanti e con una mazzata decisa gli frattur la mandibola. Sangue e denti volarono sulla sabbia e Crispo rotol di lato, rannicchiato in posizione fetale e con le braccia incrociate sulla testa ormai malconcia. I legionari pi prossimi lo guardarono, poi spostarono lo sguardo verso il legato.
Finitelo!. Amazio punt il dito contro la figura accartocciata a terra. Finitelo!.
I legionari si strinsero intorno a Crispo e Catone vide le loro mazze sollevarsi e ricadere in una folle frenesia di colpi. I bastoni di legno spruzzavano sangue nellaria e avevano le estremit intrise di sangue, mentre calavano spietatamente sul condannato. Fortunatamente, dopo una prima manciata di secondi, dal condannato non provennero altri suoni o lamenti. Amazio lasci che i suoi uomini continuassero per quel che a Catone parve uneternit; per tutto il tempo gli altri spettatori rimasero a guardare impassibili.
Alla fine Amazio ferm quel massacro e i legionari, tutti macchiati di sangue, arretrarono ansimando per la fatica. A terra, circondato da larghe pozze di sangue assorbito dalla sabbia, giaceva la figura quasi irriconoscibile di un corpo umano. Gli avevano rotto quasi tutte le ossa e il cranio era stato ridotto in poltiglia; frammenti dossa e di materia grigia erano sparsi allintorno, in un disgustoso ammasso color rosso-vino e grigio. Catone deglut la bile che gli stava salendo in bocca e allontan lo sguardo da quello spettacolo orribile, fissando un punto in lontananza sul campo da parata. I suoi occhi catturarono un movimento lontano; li socchiuse leggermente e vide un uomo a cavallo che svoltava attorno allangolo della fortezza e che si precipitava attraverso il campo, in direzione del drappello desecuzione e della Seconda Illirica. suono sempre pi vicino degli zoccoli, gli ufficiali e gli altri uomini cominciarono a rivolgere la loro attenzione verso luomo in arrivo.
Guai in vista, mormor Macrone, scorgendo la benda sudicia stretta attorno alla testa del cavaliere in avvicinamento. Questi tir le redini alla disperata e allultimo momento, sollevando polvere e ciottoli. Fece un saluto militare e infil subito una mano allinterno della propria tunica, annaspando alla ricerca di qualcosa.
Chi diavolo siete?, domand Longino.
Prima di rispondere, luomo si lecc le labbra riarse. Tribuno Gaio Carinio, distaccato della Sesta Legione, signore. Vengo da Palmira. Trov quel che stava cercando ed estrasse dalla tunica una tavoletta di cera, porgendola al governatore. Un dispaccio dallambasciatore Lucio Sempronio, a Palmira, signore.
Longino prese la tavoletta. Guard il cavaliere. Cos accaduto?.
Luomo deglut a fatica, col fiato corto. C stata una rivolta a Palmira, signore. Simpatizzanti dei Parti. Hanno intenzione di spodestare il re e di rompere il trattato con Roma.
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CAPITOLO SEI.
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Catone osserv il tribuno accomodarsi su una delle poltrone disposte ad arco nello studio del governatore e spost lo sguardo sugli altri ufficiali fatti convenire da Cassio Longino. Oltre ad Amazio e ai comandanti delle altre coorti ausiliarie dellaccampamento, cerano lui e Macrone. Catone si chiese come mai era stato incluso nel gruppo.
Longino fece un cenno in direzione del tribuno, che era ancora tutto sporco e impolverato per la lunga cavalcata. Aveva avuto appena il tempo di rinfrescarsi, mentre gli ufficiali erano stati convocati durgenza nellalloggiamento del governatore. Carinio, se non ti dispiace. Di loro quel che mi hai riferito mentre stavamo aspettando.
Carinio annu e si schiar la voce. Cinque giorni fa il figlio pi giovane di re Vabato, il principe Artasse, ha annunciato alla corte di Palmira la sua imminente successione al padre. Il tribuno Carinio si ferm per concedersi un breve sorriso. Il problema  che Artasse  il pi piccolo dei tre figli maschi, quindi non certo il primo in linea di successione. Tuttavia il figlio maggiore, Ameto, non  portato per la politica e il secondogenito, Balto, trascorre le sue giornate fra battute di caccia, bevute e belle donne. Artasse  decisamente il pi intelligente, in famiglia, e costituisce la maggiore minaccia per Roma. Da bambino  stato mandato in oriente perch fosse educato alla corte dei Parti. Sembra che in qualche modo abbia imparato a odiare Roma con accanimento, e che abbia convinto molti dei nobili di Palmira a pensarla come lui.
Capisco. Amazio annu. Ma immagino che il re non sia disposto a tollerare una simile sfida alla sua autorit.
Longino tamburell con le dita sulla tavoletta di cera spedita dal questore di Roma, che prestava servizio come ambasciatore presso la corte del re Vabato. Il re  anziano. E Artasse  il figlio prediletto. Lunica cosa che divide il suo animo  la lealt nei confronti di Roma. Ma quanto potr resistere tale lealt, nella situazione attuale? Sempronio afferma che Termone, il ciambellano del re, agisce in suo nome. Lui, almeno,  affidabile.  a lui che dovremmo dare la cifra che gli paghiamo di nascosto. Secondo lambasciatore, Artasse ha preteso limmediata consegna della corona. Il ciambellano glielha rifiutata e fra i sostenitori delle due fazioni sono iniziati aspri scontri. Artasse era riuscito a portare dalla sua parte uno dei generali del re e adesso ha il controllo su pi di mille uomini. Termone poteva contare soltanto sulle guardie del corpo del sovrano e sui domestici e seguaci di quei pochi nobili rimasti fedeli al re. E su Sempronio e la sua scorta, ovviamente. Si sono ritirati nella cittadella, insieme al sovrano e al figlio maggiore di questultimo.
E laltro figlio, il cacciatore?, sinform Catone. Che fine ha fatto?.
Longino si volt verso il tribuno. Allora?
Balto era a caccia sulle colline del Nord, quando Artasse ha deciso di agire. Quando lambasciatore mi ha mandato da voi, signore, ancora non se ne aveva notizia.
Peccato, fu il commento di Macrone. Ora come ora, il suo appoggio ci sarebbe prezioso.
Non ne sarei tanto sicuro, disse il tribuno. Balto non  un grande estimatore di Roma. Siamo fortunati che nutra un odio particolare per i Parti, mentre per noi prova soltanto antipatia.
Macrone inclin il capo di lato. Be, come si dice: il nemico del mio nemico eccetera eccetera. Potrebbe sempre rivelarsi utile.
Forse, valut Longino. Ma lo sfrutteremo solo se costretti. Lultima cosa di cui Roma ha bisogno  eliminare una minaccia e sostituirla con unaltra. In ogni caso, per quanto ne sappiamo, il re e i suoi alleati si sono barricati nella cittadella di Palmira. Secondo quanto afferma Sempronio nel suo messaggio, hanno una riserva adeguata di cibo e acqua e fin quando Artasse non si procurer un equipaggiamento dassedio, dovrebbero essere in grado di mantenere il controllo della cittadella fortificata ancora per qualche tempo. Ovviamente, possiamo ipotizzare che i nostri amici Parti abbiano ricevuto qualche anticipazione sulle intenzioni di Artasse. E se cos non fosse, la notizia li avr raggiunti pochi giorni dopo aver raggiunto noi. Nella migliore delle ipotesi, abbiamo un vantaggio minimo, signori. Dobbiamo inviare degli aiuti al re Vabato.
Amazio scosse la testa. Ma signore, lesercito non  ancora pronto. Le altre legioni non hanno ancora lasciato le loro basi. Nemmeno la Decima  pronta a marciare. Molti dei miei uomini sono in servizio distaccato e ci vorranno ancora diversi giorni per concentrare le legioni. Lo stesso vale per la maggior parte delle coorti ausiliarie. Alcuni di quegli uomini sono appena arrivati.
C una coorte pronta a partire, rispose Longino. La Seconda Illirica.Non  cos, prefetto?.
Macrone sussult, poi si sporse un poco in avanti e annu. I miei ragazzi potrebbero mettersi in marcia per Palmira nel giro di unora, signore. Potremmo raggiungere la citt in una decina di giorni, se procedessimo senza soste.
Bene. Allora faremo cos, decise Longino. La Seconda Illirica partir immediatamente per Palmira, mentre il resto dellesercito si preparer alla marcia. Le altre legioni ci seguiranno quando saranno pronte.
Un ottimo piano, signore, disse Catone, ma cosa dovr fare esattamente la Seconda Illirica quando raggiunger Palmira? Saremo in netta minoranza numerica e ci sono forti probabilit che i ribelli difendano le mura esterne. Come faremo ad aiutare i barricati nella cittadella?
Il vostro compito  fornire rinforzi, centurione. Aiutate Vabato a tener duro fino allarrivo delle forze principali.
Ma signore, anche se riuscissimo a entrare in citt, ci dovremo far strada fra i vicoli stretti e ostili che conducono alla cittadella.
Gi. Immagino di s.
Catone lanci unocchiata smarrita al governatore. Evidentemente quelluomo non aveva idea di cosa stava pretendendo dalla Seconda Illirica.
Macrone gli venne in aiuto. Ha ragione, signore.  unimpresa impossibile, per una singola coorte.
Longino sorrise. E infatti  per questo che non invio soltanto la Seconda Illirica. Non sono pazzo, Macrone. So quanto sia difficile questa impresa. Non ho intenzione di mandare nessuno in una missione suicida. A Roma non lo approverebbero. Perci, oltre alla Seconda Illirica, invier anche una coorte della Decima Legione, insieme alla cavalleria da ricognizione. Dal momento che il centurione Castore  stato ucciso in servizio distaccato, la sua coorte ha bisogno di un nuovo comandante. E ho deciso che luomo adatto per questo ruolo siete voi. Comanderete anche le truppe di soccorso.
E chi guider la Seconda Illirica?, chiese Macrone.
Longino indic Catone. Il vostro assistente. Far da prefetto fino al termine della situazione di crisi.
Lui?. Amazio inarc le sopracciglia. Ma  troppo giovane. Troppo inesperto. Lasciate che Macrone resti al comando dei suoi ausiliari, signore, e io trover un ufficiale della legione che possa sostituire il centurione Castore. No, ormai ho deciso. Macrone  il miglior uomo che abbiamo a disposizione. Fra laltro, non abbiamo tempo da sprecare in inutili discussioni. La coorte di Castore e la Seconda Illirica partiranno immediatamente. Questi sono gli ordini, miei signori. I miei commessi vi consegneranno le istruzioni prima che lasciate laccampamento, Macrone. Gli altri riceveranno i loro ordini non appena saranno redatti. Siete congedati.
Che ne pensi di tutto ci?. Macrone rivolse il pollice alle proprie spalle, in direzione degli alloggi del governatore, mentre si allontanava insieme a Catone. Spedire una colonna davanguardia per salvare il culo al re di Palmira  lidea pi stuipida che abbia mai sentito!.
E allora perch non lhai detto?.
Macrone scocc unocchiata dura allamico. Noi non facciamo politica, Catone, ci limitiamo a obbedire agli ordini. Fra laltro, potrebbe anche funzionare. Se riusciamo a inoltrarci fino alla cittadella.
Se?. Catone scosse il capo. Un se grosso come una casa.
Macrone rimase in silenzio per qualche secondo, poi eruppe in una risata forzata. Be, lhai sentito anche tu, Catone. Se c qualcuno che potr riuscirci, quello sono io. Il miglior uomo a disposizione. Sue testuali parole.
Ne sei davvero convinto?.
Macrone arricci le labbra. Sarebbe bello. Forse Longino pensa che sia cos.
Forse, rispose Catone laconico. O forse Longino pensa che questa sia la migliore occasione che gli si sia mai presentata per sbarazzarsi definitivamente di noi.
Eh?
Bisogna ammirare la sua astuzia, prosegu Catone. Sarebbe stato facile condannarci a morte certa, spedendo soltanto la Seconda Illirica a Palmira. Ma come ha giustamente detto, Narciso lo avrebbe smascherato in un attimo. Leliminazione deliberatamente pianificata dei suoi due agenti in Siria avrebbe confermato i suoi sospetti nei confronti di Longino. Cos, invece, potr sempre dire di aver spedito un contingente commisurato allincarico da svolgere. Chi, a Roma, oserebbe dubitare che una coorte di legionari non sia allaltezza del compito? Se riusciremo nellintento, lui si guadagner le lodi per aver agito in maniera tempestiva e decisiva. Se invece falliremo, saremo noi a fare la figura degli incapaci. Persino se riusciremo a sopravvivere. E ovviamente la nostra distruzione servir da incentivo per farsi spedire quei rinforzi che richiede da un pezzo. Oh,  un furbacchione, quel Longino.
Macrone si blocc allimprovviso, voltandosi a guardare negli occhi il suo compagno. Lhai davvero pensata per bene, Catone.
Catone sembr divertito. Be, mi sembra che abbia un senso, no? Tu dici?. Macrone sospir. Sai,  possibile anche che Longino pensi davvero che tutto ci possa funzionare. Che noi possiamo arrivare con un numero duomini sufficiente a salvare il re e a resistere fino allarrivo del resto dellesercito.
Ammesso che Longino e il suo esercito partano in tempo per soccorrerci .
Al diavolo, Catone!, grid Macrone esasperato. Perch mai vedi delle cospirazioni dappertutto? Per quale motivo secondo te chiunque possieda un grado superiore a quello di centurione trama per diventare imperatore?.
La gente per la strada si girava a guardarli e Catone sibil: Abbassa la voce!.
Altrimenti che succede? Qualcuno ci denuncer agli agenti di Narciso? Catone, siamo noi i suoi maledetti agenti! Perci dico quello che cavolo mi pare. Perch pensi che ogni singolo componente del Senato di Roma sia coinvolto in una qualche cospirazione?
Chi ti dice che non sia cos?
Oh, avanti!. Macrone fece un gesto di stizza e riprese a camminare. Non abbiamo tempo per simili sciocchezze. Andiamo.
Proseguirono in silenzio per qualche secondo, poi Macrone fece schioccare le dita. Va bene, e allora che mi dici di Vespasiano?.
Catone ricordava il legato che avevano servito nella Seconda Legione, durante linvasione della Britannia. La famiglia di Vespasiano era stata elevata al rango senatoriale soltanto in anni recenti, perci lui era in grado di capire gli uomini che comandava. Ebbene? Che vuoi dire?
Era un osso duro. Un soldato fin nel midollo. In lui non cera nemmeno una briciola del politicante.
Catone riflett un attimo, poi scosse la testa.  un aristocratico, lui, come tutti gli altri. Quelli la politica lhanno succhiata insieme al latte materno. Ma sono daccordo con te. Sembrava abbastanza leale. Ciononostante, non mi stupirei se anche lui, alla fine, ci facesse qualche bella sorpresina.
Macrone fece un verso sarcastico, poi i due proseguirono in silenzio fino allaccampamento.
Appena vi furono giunti, Macrone riun i suoi centurioni e spieg loro la situazione, confermando la carica temporanea di Catone come prefetto.
Ci vediamo sul sentiero appena fuori dellaccampamento. Falli viaggiare leggeri. Armi, attrezzatura indispensabile e razioni di cibo. Nientaltro. Le altre razioni possono viaggiare sui carri leggeri.
S, signore, ho capito. Avranno quanto necessario.
Bene allora. Macrone diede allamico unamichevole pacca sulla spalla.  tempo che vada a ricongiungermi alle Aquile.
Lasci il suo sottoposto a impartire gli ordini agli uomini, perch si preparassero a lasciare laccampamento, e and ad assumere il comando della coorte di Castore nella Decima Legione. Il commesso del governatore lo stava aspettando davanti alla tenda del quartier generale. Aveva corso a perdifiato dagli alloggi del generale, in citt, e ansimava esausto mentre consegnava a Macrone la tavoletta cerata sigillata.
La vostra autorizzazione ad assumere il comando, signore... e gli ordini del generale.
Macrone annu seccamente ed entr nella tenda. Allinterno, un paio di veterani erano seduti alle loro scrivanie e quando videro entrare lufficiale, fecero subito finta di avere un gran daffare. Macrone indic luomo pi vicino.
Tu! Vai a chiamare i miei ufficiali. Li voglio qui subito. Di loro che la coorte ha un nuovo comandante. E tu informa i loro optiones, di che preparino i loro uomini per una marcia durissima e..., sogghign, una battaglia ancor pi dura.
Non appena gli uomini furono pronti e in formazione, Catone procedette a unispezione accurata di ogni centuria. Luomo che aveva scelto come proprio aiutante, il centurione Parmenione, il pi anziano e pi esperto degli ufficiali ausiliari, gli marciava alle spalle con in mano una tavoletta e uno stilo, pronto a prendere nota per il suo comandante. Era buffo, pens Catone. Solo quella mattina era stato lui a fare il lavoro di Parmenione, e conosceva bene gli oneri che il suo rimpiazzo aveva dovuto assumersi. Ma non erano nulla rispetto alle responsabilit che ora gravavano sulle spalle di Catone. Pi di ottocento uomini lo stavano guardando in quel momento, e il giudizio che avrebbero dato di lui sarebbe stato il frutto di un confronto diretto con Macrone. Difficile mantenersi allaltezza di un simile modello, riflett desolato. Eppure non poteva certo considerarsi un novellino, appena arrivato alla coorte e ansioso di mettersi alla prova. Aveva prestato servizio nella Seconda Illirica per quasi un anno e aveva combattuto al fianco della maggior parte di quegli uomini. Perci lo conoscevano bene e lo accettavano. Ma sapeva che lo avrebbero valutato con nuovi criteri e che lo avrebbero tenuto docchio da vicino, ora che era il prefetto della coorte, sia pure provvisorio.
Lo sguardo di Catone cadde su un uomo che aveva proprio di fronte e che vacillava leggermente nello stare in riga. Affrett il passo e si present improvvisamente davanti allausiliario.
Nome?.
Lausiliario, un uomo piuttosto attempato che Catone riconobbe come una delle nuove reclute inserite di recente da Macrone, sirrigid cercando di reggersi in piedi nella maniera pi salda possibile, ma venne tradito dallodore acre di vino da quattro soldi che emanava la sua persona.
Publio Galeno, signore.
Allora, Galeno, sembra che tu non sia del tutto sobrio.
No, signore.
Sai che essere ubriachi in servizio  una grave colpa.
S, signore.
In tal caso, farai dei lavori pesanti extra per una settimana e ti verranno tolti dieci giorni di paga.
Non  giusto, signore, borbott Galeno. Non ero in servizio, unora fa. Nessuno di noi lo era. Stavamo tutti pensando di passare una bella serata in citt e io ho pensato di bere un pochino anche prima  sa bene quanto sono imbroglioni i mercanti di vino di qui  poi ci avete fatto chiamare alle armi e... be..., diede unocchiata di traverso a Catone, eccoci qui, signore.
Difatti.
Per un attimo, Catone fu tentato di cancellare la punizione inflitta a quelluomo. Galeno non aveva tutti i torti. Non era colpa sua se i tempi militari erano cos imprevedibili. Ma ormai aveva gi parlato e cambiare idea, a quel punto, sarebbe stato un chiaro indice di indecisione e debolezza. Si chiese brevemente cosa avrebbe fatto Macrone al suo posto, e la risposta arriv chiarissima.
Parmenione. Metti questuomo di corv e comminagli la multa. Lubriachezza in servizio  un reato, in qualsiasi circostanza.
Galeno aggrott le sopracciglia e torn a protestare: Ma non  giusto, signore.
Catone continu a rivolgersi al centurione Parmenione: Aggiungi dieci nottate di doppio turno di guardia per insubordinazione.
Galeno spalanc la bocca costernato, poi gli venne in soccorso una qualche riserva nascosta di autocontrollo, perch la richiuse di scatto mentre Parmenione prendeva nota sulla tavoletta di cera con rapidi tratti del suo stilo. Catone prosegu la sua marcia. Complet lispezione constatando soddisfatto che ogni uomo aveva con s soltanto lo stretto necessario, in quanto a equipaggiamento e provviste, cos come era stato ordinato. Poi mont sul cavallo che uno scudiere gli aveva portato e, al trotto, si port alla testa della colonna.
Seconda Illirica!, grid, fermandosi un attimo per realizzare che ora lui era il prefetto Catone, pronto a condurre i suoi uomini in battaglia. Avanzata!.
La coorte ausiliaria avanz marciando fuori dallaccampamento e imbocc la strada che conduceva a Palmira. Non era ancora mezzogiorno, ma i raggi del sole si abbattevano impietosi sul suolo inaridito mentre gli stivali chiodati dei soldati e gli zoccoli dei cavalli sollevavano nuvole di polvere appiccicosa che fluttuava nellaria come una fine nebbiolina.
Quando svoltarono langolo della fortezza, Catone vide che la coorte di Macrone era gi disposta in formazione sul sentiero, in attesa. Mentre la Seconda Illirica avanzava a passo di marcia per congiungersi con essa allestremit della colonna, Macrone, in sella al suo cavallo, si avvicin a Catone e sollev una mano in segno di saluto.
Che cosa vi ha trattenuti?.
Catone sollev le sopracciglia e rispose divertito: Abbiamo fatto pi in fretta possibile, signore.
Macrone sincup nel sentirlo parlare in quel tono e Catone si rese conto che, di fronte allazione guerresca, il suo amico si trasformava ancora una volta nel consumato professionista bellico che era.
Mi dispiace, signore. Cercheremo di non trattenervi pi, in futuro.
Fate in modo che non succeda pi. Macrone si volt e annu in direzione del sentiero, ponendosi di fronte alla colonna. Sar una marcia durissima, terminata la quale dovremo affrontare un combattimento, Catone. Cerca di non fare errori; questa sar la campagna pi dura cui abbiamo mai partecipato.
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CAPITOLO SETTE.
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Macrone e le sue due coorti procedevano instancabili verso le colline brulle che si ergevano a est di Antiochia. Durante il giorno il sole picchiava implacabile sulla sparuta colonna di soldati, mentre di notte la temperatura precipitava, facendo tremare gli uomini riuniti intorno ai bivacchi da campo, intenti a masticare carne e pane secchi. La prima sera gli uomini si erano lamentati non poco di dover dormire allaperto, e dopo una notte dinferno si erano ritrovati sulla strada, con le stelle che brillavano nelloscurit vellutata del cielo. Per i primi due giorni Macrone aveva concesso loro di riposarsi soltanto lo stretto necessario, a mezzogiorno, e quando la colonna si era dovuta arrestare per scarsit di luce, gli uomini erano ormai troppo stanchi per lamentare la mancanza delle tende. Si erano semplicemente limitati a disporsi in file approssimative, ad abbandonare a terra il loro equipaggiamento e a raggomitolarsi sul terreno, addormentandosi immediatamente. E l rimanevano, fin quando qualcuno non li svegliava per farsi sostituire nel turno di sorveglianza notturna.
Gli ordini di Longino erano perentori: era necessario sbrigarsi. Macrone doveva marciare pi a lungo possibile, senza perdere tempo ad allestire un accampamento alla fine di ogni giornata. Da soldato con molti anni di esperienza alle spalle, Macrone era assai contrariato dallidea di dover sacrificare la sicurezza alla velocit. Per compensare la mancanza di bastioni e trincee, aveva raddoppiato i turni di guardia notturni e appostato delle vedette a cavallo, per ogni evenienza. Lonere dei turni aggiuntivi si aggiungeva allo sfinimento della marcia quotidiana e dopo il terzo giorno un gruppetto di uomini aveva iniziato a rimanere indietro, non riuscendo a ricongiungersi al corpo principale prima del calar delle tenebre.
Questa storia non mi piace, mormor Catone, osservando le sagome scure degli ultimi arrivati arrancare fra le file di soldati sdraiati sul terreno roccioso, in cerca della loro unit. Fra un giorno o due non riusciranno pi a raggiungerci. Si disperderanno lungo la strada. Facili prede dei banditi, o del nemico.
Non possiamo farci nulla, rispose Macrone, interrompendosi per sbadigliare; poi accomod la testa sulla bisaccia e si copr con la mantella. Ogni coorte  destinata ad avere i suoi scansafatiche. Bastano pochi giorni di marcia per smascherarli.
Scansafatiche?. Catone scosse il capo. Ho visto degli ottimi elementi abbandonare la colonna, oggi pomeriggio. Se manterremo questo ritmo, quei pochi che arriveranno a Palmira non avranno pi la forza di combattere.
Oh s che combatteranno, rispose Macrone fiducioso. Ne va della loro vita.
Vorrei tanto condividere il tuo ottimismo.
Macrone si volt verso Catone e nella luce fioca delle stelle questi pot scorgere lespressione divertita dellamico.
Cosa c di tanto divertente?
Chi ha mai parlato di ottimismo? Ti ho soltanto detto come stanno le cose. Come  sempre stato per ogni soldato che abbia partecipato a una campagna. Pensi che in Britannia sia stata dura? In confronto al deserto,  stata una passeggiata al foro. Questa terra ci  ostile tanto quanto il nemico. Una volta raggiunta Calcide, dovremo percorrere almeno altri centosessanta chilometri, prima di arrivare a Palmira. Macrone rotol sulla schiena e infil un braccio sotto la testa. Questa  la parte pi facile, Catone. Aspetta di arrivare nel cuore del deserto. Allora s che tu e gli uomini avrete di che lamentarvi veramente. Abbiamo scarsissime possibilit di rifornirci dacqua durante il tragitto, come invece ci ha detto di fare il governatore. Gli uomini dovranno trasportare scorte dacqua sufficienti per cinque, forse sei giorni, quando lasceremo Calcide. Non ho idea delle condizioni in cui verseranno allarrivo a Palmira. Ma so che dovranno affrontare la battaglia pi dura della loro vita.
Allora sar bene dar loro qualche opportunit di riposo, prima di combattere, insist Catone. Questi turni doppi non migliorano certo la situazione. Siamo ancora molto lontani da Palmira.
Catone, hai visto anche tu con quanta facilit quel principe parto e i suoi hanno eluso la sorveglianza dei nostri avamposti, presentandosi sui gradini di casa del governatore. Macrone punt il pollice verso lorizzonte. Chi ci dice che non siano l fuori e che non ci stiano guardando, proprio in questo istante? In attesa delloccasione giusta per attaccarci? Non correr un simile rischio. In realt, riflett, sarebbe meglio che dora in poi non accendessimo nemmeno pi i fuochi dei bivacchi. Nel caso il nemico sia l fuori e possa individuarci. Meglio stanchi e infreddoliti, che morti, no? Fra laltro..., sinterruppe per sbadigliare ancora, abbiamo problemi pi immediati da risolvere.
Tu dici?
S. Gli ufficiali e i ragazzi della mia coorte non sono entusiasti del mio nuovo ruolo di comandante. Come se lesecuzione di Crispo non fosse bastata, si sono visti affibbiare come capo lex comandante della vittima di Crispo stesso. Un vero schiaffo morale. Mi chiedo se il governatore non abbia voluto causarci ancor pi problemi, durante la spedizione a Palmira.
Non mi sorprenderebbe, rispose Catone con aria cupa. Unulteriore seccatura. Che ti hanno detto, allora, i tuoi uomini? A viso aperto, ancora nulla.  pi il tono dei loro commenti e latmosfera generalmente tesa che si crea quando sono fra loro. Ovviamente, me ne infischio altamente di quel che possono pensare di me, almeno fin quando fanno ci che gli dico di fare. Tuttavia, sar bene controllare che non si creino altre tensioni fra i legionari e gli ausiliari.
Lultima cosa di cui abbiamo bisogno  che debbano guardarsi le spalle invece di concentrarsi sul nemico.
Altroch. Catone scrut unultima volta il territorio allintorno, prima di sistemarsi a terra e cercare di ripararsi sotto la mantella. Ma nonostante la calura del giorno, le notti erano gelide e non pot fare a meno di tremare e battere i denti. Sapeva che ci sarebbe voluto un bel po, prima di addormentarsi, se mai avesse avuto quella fortuna.
Macrone?
Mmm?, fece questi, quasi nel dormiveglia. Allora? Che c?
Che progetti hai, una volta arrivati a Palmira?
Progetti?. Macrone fece una pausa, prima di rispondere. Longino non mi ha saputo dire molto, in proposito. Solo che dobbiamo farci strada fino alla cittadella e resistere fino al suo arrivo.
Questo, supponendo che Artasse e i suoi seguaci non labbiano gi conquistata.
Gi.
E se invece fosse cos?
Allora siamo fritti. Per allora le nostre scorte dacqua saranno terminate e la ritirata sar impossibile. Dovremo conquistare Palmira da soli, oppure arrenderci. Macrone ridacchi. Sempre la stessa storia, in fondo: o la morte o il disonore. Bella alternativa, eh?
Bella davvero, convenne Catone.
E comunque, ripeto, non possiamo farci nulla, concluse Macrone.
Perci fammi il favore: chiudi quella bocca e dormi. Abbiamo bisogno di riposare il pi possibile.
Macrone volt la schiena a Catone e si strinse la mantella attorno al corpo massiccio. Poco dopo dormiva della grossa e il suo fragoroso russare si andava ad aggiungere al coro distante degli altri uomini, rotto qua e l dalle voci sommesse di chi non trovava sonno e dalloccasionale sbuffare e nitrire proveniente dalle fila dei cavalli. Ma Catone non riusciva a dormire: la sua mente continuava a rimuginare sulla situazione in cui si trovavano. Avevano pochissime probabilit di farcela e mentre comprendeva la necessit, da parte del governatore, di spedire una compagine dappoggio a Palmira, a Catone sembrava che quella missione fosse poco pi di un gesto disperato. Il re Vabato poteva essere gi morto, ormai, insieme allambasciatore e al suo piccolo gruppo di seguaci. In quel momento Artasse poteva gi essere salito al trono, pronto ad aprire le porte del suo reame alla Partia. Se cos fosse stato, il delicato equilibrio di potere che aveva mantenuto la pace nella parte orientale dellimpero sarebbe saltato. La Partia sarebbe stata in grado di portare il suo veloce esercito fino ai confini della Siria, minacciando il territorio romano dallArmenia allEgitto. Limperatore Claudio sarebbe stato costretto a rinforzare i suoi eserciti orientali a caro prezzo, smantellando alcune legioni dalla frontiera del Reno, peraltro gi scarsamente fornita; oppure lasciare ampie zone di territorio alla Partia, rischiando di attirarsi lira del popolo e dei rivali politici a Roma.
Tutto questo avrebbe potuto essere evitato, riflett Catone. Se solo Roma si fosse accontentata di lasciare Palmira come Stato cuscinetto fra limpero e la Partia, la pace, per quanto instabile e scomoda, si sarebbe mantenuta. Ma nel momento stesso in cui era stato firmato un trattato col re Vabato, il confronto con la Partia era diventato inevitabile. Catone si sent pervadere da una fredda rabbia al pensiero dei politici di Roma, che vivevano fra i lussi, ben lontani dalle conseguenze dei loro giochi di potere. Forse avevano stimato che i loro progetti su Palmira giustificavano il rischio di provocare i Parti, come quando si fa una puntata alta al gioco dei dadi. Ma l al confine la puntata consisteva nelle vite di tutti gli uomini che in quel momento stavano dormendo intorno a Catone. Uomini la cui resistenza sarebbe stata portata ai limiti estremi nei giorni a venire, prima ancora che avessero modo di scontrarsi col nemico. Se avessero vinto, sulla mappa dellimpero custodita nel palazzo di Claudio a Roma, un segno sarebbe stato spostato di qualche centimetro; se avessero perso, quello stesso segno sarebbe stato cancellato dalla mappa e dimenticato.
Le labbra di Catone si distesero in un sorriso amaro a quellidea, ed egli si maledisse per quella sua vena di crudele distacco, che gli dava modo di considerare le proprie azioni nel pi ampio contesto possibile. Per qualche momento osserv con invidia la sagoma del corpo beatamente addormentato di Macrone. Poi, finalmente, quando tutti gli altri si furono addormentati, anche Catone scivol in un sonno inquieto, abbandonando le membra su quel terreno duro e gelido.
Il giorno dopo la colonna lasci la zona delle colline, apparendo sulla polverosa piana della strada per Calcide. Nonostante i timori espressi da Macrone, incontrarono soltanto le solite carovane di mercanti, dai quali gli uomini si affrettarono ad acquistare frutta e vino a prezzi ampiamente gonfiati. Il numero di coloro che rimanevano indietro continuava ad aumentare e quando giunsero a Calcide, tre giorni dopo aver lasciato Antiochia, dal resoconto degli effettivi, Catone apprese che otto uomini della Seconda Illirica non erano giunti allaccampamento in tempo per lappello del mattino. Era seduto allombra delle palme che delimitavano il laghetto ai margini del quale sorgeva la citt di Calcide. Come le altre citt fondate sulle antiche vie del commercio, Calcide prosperava sullimposizione di un dazio alle carovane di cammelli che ne attraversavano il territorio, e i suoi abitanti godevano di un invidiabile tenore di vita. Ma ora, le notizie di una rivolta a Palmira e le voci su un inevitabile conflitto fra Roma e la Partia avevano sparso il malumore e il nervosismo fra la gente, che, radunandosi in piccoli gruppi, si avvicinava alla colonna di soldati romani in arrivo, intenta a far sosta per riempire le borracce e le ghirbe con lacqua del lago.
Catone comprendeva bene la loro preoccupazione. Lisolamento, che aveva reso tanto proficua la pace a Calcide, rendeva la citt altrettanto vulnerabile in tempo di guerra, e la sua importanza strategica la metteva in condizione di essere contesa da entrambe le parti. Le entrate dovute al commercio si sarebbero interrotte e la citt avrebbe dovuto affrontare tempi duri, sempre se fosse sopravvissuta. Catone focalizz i propri pensieri sul resoconto degli effettivi sulla tavoletta cerata che gli aveva portato il centurione Parmenione.
Otto uomini, adesso. Quanti altri ne perderemo prima di arrivare a Palmira?
Volete che invii uno squadrone di cavalleria a recuperarli, signore?.
Catone consider la possibilit per un attimo, poi scosse la testa. Se ce la faranno, ci troveranno. Ma non voglio rischiare di perdere altri uomini per andare alla ricerca dei dispersi. Segnali come assenti senza licenza. non ci raggiungeranno entro domattina, segnali come disertori.
Molto bene, signore. Parmenione annot qualcosa sulla sua tavoletta e Catone lo osserv per qualche istante prima di rivolgerglisi a voce bassa.
Di che umore sono i nostri soldati?.
Parmenione alz gli occhi sul suo comandante, poi si guard intorno per assicurarsi che non li sentisse nessuno. Non dei peggiori, date le circostanze.
In che senso?.
Parmenione accenn con il capo ai legionari seduti sotto le palme, a breve distanza dagli uomini e dai cavalli della Seconda Illirica. Corre ancora cattivo sangue per quel che  accaduto ad Antiochia. I legionari punzecchiano i nostri ragazzi non appena gli si presenta loccasione. A dirla tutta, mi sembra che vogliano attaccar briga per forza.
Chi, i nostri uomini o quelli di Macrone?
Sia gli uni che gli altri. Parmenione si pass stancamente la mano fra i radi peli della barba. Non ci vorr molto perch si saltino alla gola.
Dobbiamo fare in modo che non accada, disse Catone in tono fermo. Desidero che tu passi parola agli altri centurioni e ai loro optiones. Non possiamo permetterci nessun tipo di complicazione. Travolger come una maledetta valanga chiunque provochi una rissa. Accertati che tutti lo comprendano bene.
S, signore.
Molto bene, allora, Parmenione. Procedi.
Il suo aiutante chiuse le tavolette cerate, scatt sullattenti, quindi si avvi in direzione della manciata di carretti trainati dai muli che trasportavano i documenti della coorte, la cassa contenente le paghe, e una piccola quantit di armi e razioni di riserva. Un gruppetto di ausiliari era intento a caricare le ghirbe e le ceste di frutta e carne essiccata acquistate al mercato di Calcide. Catone li osserv per qualche breve istante, chiedendosi se aveva autorizzato un numero sufficiente di provviste perch i suoi uomini potessero attraversare il deserto di Palmira. Era stato un calcolo molto complicato. Di tutti i rifornimenti che un comandante doveva garantire ai suoi uomini, lacqua era il pi oneroso, per via del suo peso e perch spesso si rovesciava o disperdeva attraverso una falla. Se avessero caricato troppa acqua sui carretti, questi avrebbero rallentato la loro avanzata. Ma se ne avessero caricata troppo poca e la colonna fosse stata ostacolata da una tempesta di sabbia, o avesse dovuto sostare per affrontare un qualsiasi attacco nemico, lacqua sarebbe finita e gli uomini avrebbero sofferto lagonia della sete, che le condizioni del deserto rendevano pi acuta e insopportabile.
Colse un lampo rossastro e vide Macrone emergere dalle porte della citt e dirigersi a passo veloce verso la colonna dei suoi uomini. Quando raggiunse i carretti, Macrone scorse Catone e si diresse subito verso di lui.
Non alzarti!, grid, quando Catone fece per sollevarsi e mettersi formalmente sullattenti. Un attimo dopo si accovacci pesantemente accanto a Catone slacciando il sottogola dellelmo, che sfil con un sospiro di sollievo.
Era proprio necessario?. Catone fece un cenno col capo. Lelmo, intendo.
Penso di s. Macrone si asciug la fronte madida di sudore con il dorso dellavambraccio. A Calcide potrebbero esserci dei ragazzini dotati di fionda e simpatizzanti dei Parti. Perch rischiare?
Pi che giusto. Notizie da Palmira?.
Per prima cosa Macrone aveva voluto far visita al consiglio amministrativo di Calcide non appena la colonna era giunta in citt. Abbass il braccio e annu.
Allalba  arrivato un mercante greco con la famiglia. La situazione a Palmira non ci  propizia. Il re e i suoi seguaci sono ancora nella cittadella, mentre Artasse controlla le strade circostanti. Sembra che non abbia il pieno controllo dei suoi uomini. Hanno iniziato a saccheggiare la citt.  per questo che il mercante se n andato. Ha delle figlie giovani.  stata la cosa pi saggia da fare.
Catone annu.
Mi ha anche fornito una mappa della citt, continu Macrone, estraendo un rotolo appiattito di papiro dalla corazza. Lo srotol e lo appoggi a terra, piazzando quattro ciottoli pesanti su ogni angolo, mentre Catone si sporgeva in avanti per dare unocchiata alla piantina.
Era stata disegnata in fretta e mancava di qualsiasi dettaglio. Erano stati raffigurati soltanto il perimetro delle mura e alcuni dei quartieri pi importanti.
Non  granch, comment Catone.
Be, per ora  tutto ci che abbiamo. Il mercante greco ha fatto del suo meglio. Macrone alz gli occhi con un sorriso tirato. Prima che me lo chieda, gli ho detto che ci serve qualcuno che conosca la zona e che possiamo impiegare come guida.
E lui che ha risposto?
Qualcosa di particolarmente colorito. Per quanto negli ultimi mesi io sia stato molto diligente nei miei studi linguistici, ha detto una parola che non sono riuscito a riconoscere. Comunque, la sua risposta  stata no.
Peccato.
Ma mi ha spiegato un po di cose sul territorio. Macrone indic il semicerchio appiattito delle mura di Palmira. Le difese sono in ordine, dice, quindi dovremo cercare di entrare da una delle porte. La cittadella  qui. Macrone indic un mucchietto di cubi neri sulla destra della mappa.
Dunque possiamo aggirare il centro citt ed entrare direttamente nella cittadella, osserv Catone, speranzoso.
Mi spiace, bello mio. Non sar cos facile. La cittadella si erge su un basso promontorio roccioso sulle mura. Non c via daccesso, da l.
Solo unentrata che si raggiunge dallinterno di Palmira. Secondo quel mercante, il modo migliore per entrare in citt  questo, una porta sul lato est di Palmira.  la via pi diretta allentrata della rocca.
Ci significa dover percorrere le strade interne. Catone scosse il capo, allidea. Se saremo costretti a farci strada combattendo, i ribelli potranno colpirci da ogni lato, persino dai tetti. Se poi qualcuno li avvertisse in anticipo, potrebbero bloccarci la strada. Se poi perdiamo lorientamento....
I dettagli riesco a immaginarmeli da solo, grazie, rispose secco Macrone. Ma per il momento questo  lunico piano che abbiamo. Prendere o lasciare.
Catone sollev le sopracciglia rassegnato, poi continu: Il tuo mercante ti ha detto altro?
Gli ho estorto pi informazioni che potevo. La cittadella  solidamente fortificata e le guardie del corpo del re sono il fior fiore del suo esercito. Tipi tosti, ognuno di loro. Cos almeno sostiene il Greco, ma lui non  un soldato, quindi questa sua dichiarazione lascia il tempo che trova. Ma c una buona notizia. Le armi dassedio di Palmira sono custodite in un recinto allinterno della cittadella. Artasse perci dovr ricominciare da zero, con lattrezzatura bellica, prima di poter tentare lassalto. Se non altro, ci d un altro po di tempo.
Si sa nulla della sua potenza numerica? Il Greco sapeva quanti uomini ha?
Dice che Artasse dispone di un esercito molto numeroso. Macrone sput in segno di disprezzo. Probabilmente  la prima compagine militare che il Greco abbia mai visto in vita sua. Non ha saputo dirmi se gli uomini fossero mille o diecimila. Non ne aveva la pi pallida idea. Ma ha detto che Artasse sta diffondendo la voce secondo la quale un esercito di Parti starebbe accorrendo in suo aiuto, e che quando questo arriver, tutti coloro che si trovano nella cittadella e chiunque non sia disposto a giurare eterna lealt a lui e ai suoi verr condannato a morte.
Possiamo supporre che sia vero, riflett Catone. Dopo tutto, Longino ha messo in campo una compagine armata nel momento stesso in cui  stato messo al corrente della situazione. Abbiamo tutti i motivi di credere che i Parti abbiano fatto altrettanto. Nel qual caso, tutto dipende da quale dei due eserciti raggiunger Palmira per primo.
Proprio quel che pensavo anchio. Macrone annu e riavvolse la mappa. Perci sar meglio che ci rimettiamo in cammino al pi presto .
Poco tempo dopo, la colonna riprese la sua marcia e agli uomini non rimase altra scelta che lanciare qualche ultima occhiata di rimpianto alla scintillante superficie del lago, mentre ne percorrevano le sponde. Avevano avuto solo una brevissima opportunit di riempire le borracce e riposarsi allombra delle palme, mentre erano davvero una manciata coloro che avevano anche avuto modo di immergersi nellacqua fresca, prima che arrivasse loro lordine di raccogliere lattrezzatura e di prepararsi a proseguire, strappandoli alla rinfrancante ombra degli alberi. I cittadini di Calcide rimasero a guardarli per un poco, prima di tornare alla spicciolata alle loro case e affrontare le preoccupazioni di un futuro incerto.
Dalla parte opposta del lago la strada per Palmira si diramava bruscamente attraverso una striscia di terra coltivata e irrigata, poi proseguiva verso il deserto. Catone sent una stretta al cuore nel contemplare la spianata di sabbia e rocce giallo pallido che si estendeva in lontananza, dove lorizzonte si perdeva in un nastro scintillante daria calda simile ad argento fuso. La colonna avanz nella calura pomeridiana, lasciandosi gradualmente alle spalle la striscia sottile di verde bordato di palme che caratterizzava il lago, finch anche quella non venne inghiottita dallaria soffocante e rovente che sinnalzava ondeggiando in ogni direzione.
Parmenione si guard unultima volta indietro, prima di voltarsi verso Catone e borbottare: Almeno cinque giorni di questa roba, prima di raggiungere Palmira. Quando ci arriver, per, quei ribelli bastardi dovranno pagare per ogni passo di strada che mi hanno fatto fare.
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CAPITOLO OTTO.
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Ogni giornata iniziava con lo stesso rituale. Al primo vago chiarore che appariva allorizzonte il centurione in servizio presso ogni coorte svegliava gli altri ufficiali. Questi a loro volta percorrevano le file di uomini addormentati, intimando lordine di alzarsi e di prepararsi alla marcia, e fermandosi qua e l a far assaggiare la punta dello stivale a chiunque si mostrasse troppo lento a obbedire. Fra lamenti e sbadigli, e stiracchiando le membra irrigidite dal freddo, gli uomini si alzavano in piedi e si scrollavano di dosso la sabbia che il vento notturno aveva depositato sui loro corpi addormentati. Assicuravano il loro equipaggiamento ai gioghi da marcia e poi facevano una rapida colazione a base di carne essiccata e pane duro presi dalle razioni che portavano nella bisaccia, innaffiandoli con un paio di sorsi dacqua. Ogni centurione ed optio era ben consapevole della necessit di far durare lacqua il pi a lungo possibile e controllava da vicino ogni uomo che avvicinava la bocca alla propria borraccia.
Una volta formata la centuria, si provvedeva a un rapido appello, poi Macrone annunciava linizio della giornata di marcia. Quando laurora schiariva il cielo, laria era ancora fresca e le coorti riuscivano a marciare a ritmo sostenuto e stabile; il pesante rimbombo degli stivali chiodati era accompagnato dallo sbattere e tintinnare sregolato dellequipaggiamento e dalla conversazione smorzata dei soldati. Le prime ore del mattino erano le pi adatte alla marcia e in quel lasso di tempo Macrone teneva un ritmo intenzionalmente intenso, prima che la calura meridiana avvolgesse il deserto nel suo torrido abbraccio. Prima di questa campagna Catone era stato convinto che lalba fosse il momento pi bello della giornata. Adesso, invece, quando il sole si innalzava sullorizzonte proiettando lunghe ombre sulla piana desertica, aveva cominciato a considerarlo un vero tormento.
Pian piano, le ombre si accorciavano e la luce si intensificava in un riverbero abbagliante che costringeva gli uomini a strizzare le palpebre e a tenere gli occhi bassi, mentre procedevano sul terreno brullo e sabbioso. Poi arrivava la calura vera e propria. Inghiottendo rapidamente lultimo refolo di aria fresca del mattino, si avvolgeva impietosa intorno ai soldati delle due coorti. Ora sia i veterani esperti che le reclute dai visi quasi imberbi cominciavano a patire il peso dellattrezzatura e dei gioghi che premevano loro sulle spalle; i loro volti assumevano espressioni di sofferenza e fatica, mentre mettevano un piede davanti allaltro, cercando di non pensare alla lunga giornata che ancora li aspettava. Col sole sempre pi alto nel cielo, il sudore ricopriva tutta la loro pelle, che sentivano pizzicare e prudere sotto le pesanti tuniche militari, sempre pi insopportabili con lavanzare della giornata.
Poi, quando il sole era quasi allo zenit, Macrone comandava una sosta e gli uomini deponevano i gioghi con esclamazioni e sospiri di stanchezza, prima di accasciarsi al suolo e bere il loro sorso dacqua meridiano dalle borracce. Si riparavano come potevano allombra dei loro scudi e mantelle e riposavano fino allo scemare della calura di mezzogiorno, quando veniva dato lordine di rimettersi in marcia. Di nuovo in piedi, gli uomini tornavano a sollevare i gioghi e si disponevano ancora in formazione sulla strada. Poi, dopo averne ricevuto lordine, riprendevano stancamente a marciare a passo pesante per tutto il pomeriggio, finch il sole non calava allorizzonte. La marcia terminava solo quando non cera pi luce.
La terza notte dopo aver lasciato Calcide Catone organizz i turni di notte, poi and a far rapporto da Macrone. Diversi altri suoi uomini erano rimasti indietro durante la marcia di quel giorno, e tre cavalcature serano azzoppate. In circostanze normali, le bestie sarebbero state macellate e la loro carne distribuita agli uomini, perch la cucinassero. Ma dal momento che non allestivano mai accampamenti, Macrone aveva proibito laccensione di fuochi  non che si sarebbe potuto accendere granch, con quei quattro arbusti rinsecchiti che avevano trovato ai lati della strada  e cos gli animali vennero uccisi e le loro carcasse lasciate alle spalle delle due coorti.
Macrone era in piedi su un piccolo promontorio, a breve distanza dai suoi, intento a scrutare il territorio al calare della sera. Si volt udendo il rumore degli stivali di Catone. Sforzandosi di simulare un sorriso con le labbra secche e screpolate, Macrone sollev la mano in segno di saluto.
Altri due giorni ed  finita, Catone. Solo due giorni ancora.
Finir comunque, in un modo o nellaltro.
Questo  certo. Ma ci occuperemo della situazione a Palmira quando saremo l.
Catone intu che il suo amico era esausto, e annu. Naturalmente. Limportante, per ora,  arrivarci.
Macrone lo osserv per qualche istante, poi rise della preoccupazione che sentiva nella sua voce. Sembri mia madre. Va tutto bene, credimi . Torn a scrutare in lontananza, nel deserto. Mi stavo semplicemente chiedendo perch qualcuno dovrebbe combattere per il possesso di terre di questo tipo.  una piana desolata, arida.
Una piana desolata con una citt appollaiata sopra una preziosissima via del commercio e posta proprio accanto a unoasi, rispose Catone.
Macrone annu lentamente, poi arricci le labbra. Be, se la metti cos...
.
Delle inaspettate urla rabbiose li fecero voltare di scatto verso limprovvisato accampamento. Cerano alcuni uomini radunati intorno al carretto dove si riempivano le borracce. Mentre i due ufficiali scrutavano la scena, altri uomini sbucarono dal buio circostante.
Dannazione! Altri guai, sospir Macrone udendo il coro di voci alterate. Andiamo. Il suono delle voci si sentir per tutto il deserto.
Scesero dal basso promontorio e corsero verso il carretto.
Fate largo, laggi!, fece Macrone, cercando di non gridare troppo forte. Nel buio gli uomini avevano difficolt a riconoscere il suo grado, mentre si faceva largo a spintoni tra la folla. Catone afferr un braccio e stratton via un soldato dalla traiettoria di Macrone. Fai largo al tuo comandante, disgraziato!.
Davanti a loro, una manciata di uomini stava ingaggiando una rissa selvaggia a pugni e calci. Macrone sollev la sua bacchetta di legno di vite, le fece compiere un arco e con uno schiocco la sent colpire un uomo, che cadde allindietro con un urlo e si appoggi le mani sulla testa.
Smettetela subito con queste maledette stupidaggini!, grid Macrone, sempre brandendo la bacchetta e calandola con forza su due uomini che stavano ancora facendo a pugni. Immediatamente!.
I contendenti smisero subito di lottare e tutti gli uomini coinvolti si tirarono indietro, mentre Macrone si disponeva sul lato posteriore del carretto e scrutava la folla di soldati, un misto di ausiliari e legionari.
Che diavolo sta succedendo? Dov loptio incaricato di distribuire lacqua?
Qui, signore. Un ufficiale degli ausiliari si alz da terra, traballando.
A rapporto, soldato! Che significa tutto questo?.
Loptio scatt sullattenti. Scocc unocchiata veloce agli uomini che lo circondavano e deglut nervosamente. Signore, c stato un malinteso .
Macrone fece una risata sarcastica. Direi proprio! Allora, si pu sapere cos successo?.
Loptio si rese conto che non cera modo di sfuggire a una spiegazione, lasciando che lepisodio rimanesse nellambito della truppa e prosegu in tono piatto:
Ero in servizio, signore. Supervisione delle razioni idriche. Toccava a quelli della Seconda Illirica, con le loro borracce. Erano qui prima degli uomini della Decima. Inizio a riempire una borraccia ed ecco che un legionario passa avanti e pretende che la sua sezione venga servita prima che io abbia finito coi miei ragazzi. Gli ho detto di attendere il suo turno. Lui ha risposto che i legionari hanno diritto di precedenza e che i miei dovevano farsi da parte e lasciare il passo a dei... be, a dei veri soldati, ha detto.
Chi ha detto questo?.
Loptio guard oltre la spalla di Macrone, ma prima che potesse identificare luomo, questi si fece avanti da solo.
Sono stato io, signore.
Macrone si volt a guardare luomo che aveva parlato, scrutandolo velocemente da capo a piedi.
E tu saresti?
Decimo Tadio, signore. Sesta Centuria.
E cosa pensavi di fare, esattamente, soldato?
Signore,  andata come ha detto lui. Le legioni hanno sempre la precedenza in qualsiasi distribuzione.
Questa regola  applicata alla distribuzione del bottino, Tadio, dovresti saperlo. Non al razionamento del cibo e dellacqua. Soprattutto in una situazione come la nostra in questo momento. Finch al comando ci sar io, ogni uomo avr la sua giusta porzione di ogni cosa, nel pieno rispetto dei turni. Che si tratti di un ausiliario o di un legionario. Macrone si avvicin a Tadio e batt la bacchetta sullarmatura segmentata del soldato. Capito? S, signore.
Bene, perch se mi procurerai altri guai, ti sbatter fuori dalla mia coorte e dovrai servire nella Seconda Illirica. Cos magari imparerai qualcosa.
Tadio apr la bocca per protestare.
Non ci provare!, lo ammon Macrone. E adesso voialtri, rimettetevi in fila e prendete la vostra acqua, rispettando i turni. Muovetevi!.
Aspetta!, intervenne pacato Catone, rivolto a Tadio, mentre gli altri ricomponevano la coda davanti al carretto. Tu no, Tadio. Fermo qui.
Macrone brontol. Che stai facendo, Catone? La faccenda  risolta.
Non ancora, signore. Questuomo ha disobbedito agli ordini delloptio.
Si tratta di vera e propria insubordinazione alle regole.
Macrone si guard intorno e not che gli uomini pi vicini li stavano osservando con una certa curiosit, anche se tentavano di far finta di niente. Si avvicin maggiormente a Catone e prosegu sottovoce: Ascolta,  tutto sistemato. Nessuno s fatto male. Non c bisogno di farne una questione.
Non possiamo passarci sopra, signore. Questuomo ha disobbedito a un ufficiale suo superiore di fronte a testimoni. Non possiamo permettere che la passi liscia. Devessere punito.
Macrone sospir esasperato. Stammi a sentire, Catone. Non ho tempo per questo tipo di cose. E abbiamo gi tutti abbastanza problemi senza doverci preoccupare anche di questioni di disciplina sul campo.
Nondimeno, insisto perch questuomo venga punito, come da regolamento .
Macrone si sfreg un sopracciglio con fare irritato, poi sibil: E va bene, allora. Si volt verso Tadio e alz la voce. Legionario Tadio!.
S, signore.
Macrone riflett rapidamente. Una multa, la corv o le frustate sarebbero state assurde, l nel deserto. Cera una sola punizione adatta alla situazione, ed era un provvedimento che Tadio non avrebbe certo gradito. Verrai privato della razione dacqua, per oggi. Torna alla tua centuria.
Tadio deglut a fatica e rispose a denti stretti: S, signore. Poi scatt sullattenti e passandosi la cinghia della borraccia sulla spalla, si volt e si allontan, rivelando a ogni rigido passo di marcia tutta la sua rabbia per lingiustizia subita. Macrone fece un cenno del capo alloptio accanto al carretto dellacqua.
Prosegui pure.
Quando le scarse razioni dacqua furono riversate nelle borracce, Macrone fece un cenno a Catone e inizi ad allontanarsi dalla fila di uomini. Una volta fuori portata dorecchio, si ferm e affront lamico con espressione irritata.
Che diavolo pensavi di fare?
Impartire la disciplina, signore.
Puoi smetterla, col signore, quando gli uomini non ci sentono, Catone .
Va bene, allora. Catone annu. Non riesco a comprenderti. Quando mai hai lasciato correre, in casi come questi? Se fossimo allaccampamento, avresti condannato Tadio a spalare merda nelle latrine per il resto dei suoi giorni.
Pu anche darsi, ammise Macrone. Ma qui non siamo allaccampamento.
Siamo nel bel mezzo del nulla. C gi abbastanza astio fra i tuoi e i miei ragazzi, senza che qualcuno vada a soffiare sul fuoco.
I tuoi e i miei ragazzi?, ripet Catone. A sentirti, sembrerebbe che non stiamo dalla stessa parte.
 proprio questo il punto. Se questi uomini finiscono per considerarsi dei nemici gi fra di loro, quando avremo di fronte il nemico vero saremo in grossi guai. Le scaramucce da quattro soldi sono un lusso che non possiamo permetterci.
E la disciplina dove la mettiamo?
A volte bisogna scendere a compromessi. Comunque, alla disciplina ci hai pensato tu, a quanto pare. Macrone sospir. Se Tadio sopravvivr a una giornata senzacqua, ti sarai fatto un nemico per la vita. Congratulazioni.
Catone stava per ribattere, quando dal bivacco arriv un richiamo.
Pattuglia a cavallo in avvicinamento!.
Macrone scosse stancamente la testa. Riuscir mai a riposare, stanotte? Andiamo, sta succedendo qualcosa.
Il rumore di zoccoli sulla piana desertica annunciava il ritorno di una delle pattuglie a cavallo di Catone e i due ufficiali si precipitarono incontro al decurione e ai suoi uomini, che stavano tirando le redini ai bordi della fila di soldati gi coricatisi a terra per dormire.
Dov il prefetto?, chiese ansiosamente il decurione.
Catone sollev una mano. Eccomi. Che succede?
Mi permetto di informarvi che abbiamo avvistato un nutrito contingente di uomini a cavallo, signore. Il decurione respirava a fatica mentre cercava di tener fermo il cavallo, anche lui ansimante dopo la galoppata fino al campo. A sud.
A che distanza da qui?, intervenne secco Macrone.
Non pi di tre chilometri e mezzo, signore. Sembravano diretti verso di noi.
Sei riuscito a identificarli?
Troppo buio, signore. Ho guardato abbastanza a lungo da valutare la loro destinazione, poi sono venuto a fare rapporto. Sono sicuro che non ci hanno visti.
Catone lo interruppe. Uomini a cavallo, hai detto? Cavalli o cammelli? .
Il decurione fece una breve pausa. Gli uni e gli altri, signore.
Allora potrebbe essere un contingente proveniente da Palmira, piuttosto che un gruppo di Parti. I Parti di solito preferiscono i cavalli. Catone guard Macrone. Secondo le mie fonti, signore.
Le tue fonti?
Quel che ho letto nella biblioteca di Antiochia.
Allora sar vero, borbott Macrone sarcastico. Ora come ora, non abbiamo pi il tempo di andar via di qui per evitarli. Quindi meglio stare zitti e buoni finch non saranno passati.
E se verranno proprio qui?, chiese Catone.
Allora avranno una sorpresa che ricorderanno per tutta la vita.
Catone radun le pattuglie a cavallo e le sped indietro lungo il sentiero, a nascondersi in una piccola depressione del terreno che la colonna romana aveva attraversato poco prima di fermarsi per la notte. Se ci fosse stata battaglia, i Romani non potevano rischiare di confondere la propria cavalleria con i cavalieri in avvicinamento nel buio. Quando avessero udito il segnale di una buccina, si sarebbero dovuti ricongiungere alla colonna. Intanto la fanteria ausiliaria e legionaria infilava le corazze e sguainava le spade, prima di coricarsi accanto agli scudi. Se si fosse dovuto combattere, si sarebbe trattato sicuramente di una lotta confusa, praticamente un corpo a corpo. I giavellotti erano troppo ingombranti, mentre la spada corta tipica dellesercito romano sarebbe servita egregiamente allo scopo. Camminando curvi, gli ufficiali si aggiravano fra le linee di uomini, sussurrando di stare fermi e zitti e di non muovere un muscolo fino a quando non fosse stato loro ordinato espressamente. Macrone e Catone si posizionarono a breve distanza, pi avanti, in direzione dei cavalieri in avvicinamento, e si accovacciarono, aguzzando la vista nel buio del paesaggio quasi totalmente piatto che si estendeva sotto i loro occhi.
Se si tratta del nemico, sussurr Macrone, avremo ununica possibilit di colpire nel segno. Se riescono ad allontanarsi da noi in buon ordine, la colonna dei nostri finir in pasto alle loro frecce appena spunter la prima luce del giorno.
Lo so.
Perci, se arriva il momento di colpire, tu e i tuoi dateci dentro.
Credimi, Macrone. So cosa fare.
Lufficiale pi anziano si volt verso il suo giovane amico e sorrise. Alla luce fioca delle stelle i suoi denti sembravano sorprendentemente bianchi, nelle vacillanti ombre scure della notte. Diede a Catone una pacca sulla spalla. Ma certo che sai cosa fare. Hai avuto il migliore dei maestri.
Ridacchiarono entrambi per qualche secondo e Catone sent che parte della tensione nervosa che aveva attanagliato il suo corpo si stava sciogliendo. Se si fosse giunti alla battaglia, non cera un compagno migliore del centurione Macrone da avere al fianco. Poi sirrigid, scrutando il deserto.
Laggi!. Si avvicin ancora di pi a Macrone, perch questi potesse seguire la direzione indicata, e punt un dito verso lorizzonte. Allinizio Macrone non vide nulla. Sbatt le palpebre per schiarire la vista e torn a scrutare in lontananza.
Non vedo niente. Sei sicuro?
Certo che sono sicuro, Catone rispose piccato. Usa gli occhi.
E stavolta Macrone li vide, o meglio vide una macchia scura emergere dal buio ancor pi fitto a non pi di un chilometro di distanza. Quando i dettagli si fecero pi chiari, riusc persino a vedere la vaga penombra della sabbia sollevata dagli zoccoli dei cavalli. Mentre la colonna si avvicinava, Macrone si accorse di unaltra cosa ancora.
Sono silenziosi, sussurr. Si muovono come fantasmi.
A quellidea, Macrone sent un brivido gelido percorrergli la schiena, anche se solo per un breve attimo. Quelle terre erano state certamente bagnate dal sangue di molti uomini e non sarebbe stato strano che fossero percorse dagli spiriti dei morti.
Calma. Sono vivi e vegeti, almeno per il momento, rispose piano Catone. Sono molto silenziosi, questo s. La questione , cosa diavolo ci fanno da queste parti? E perch muoversi di notte? Non fanno parte di una carovana, questo  assodato. Considerata la situazione,  quasi certo che ci siano ostili.
Come facciamo a esserne sicuri?
Siamo gli unici Romani, quaggi, e ho idea che tutti gli amici che abbiamo siano intrappolati nella cittadella di Palmira. Fra laltro..., un pensiero molesto lo sopraffece.  quasi come se stessero cercando qualcosa o qualcuno. Forse noi. Nel qual caso, dubito siano amici.
Noi? E come potrebbero star cercando noi? Non possono sapere che siamo qui. Non ancora, almeno.
Perch no? Qualcuno a Calcide avrebbe potuto benissimo aver preso un cavallo ed essersi precipitato a dare lallarme.
Merda, hai ragione. Macrone affond il pugno nella sabbia. Poi guard Catone. Se stanno cercando noi, perch non vedo ricognitori in avanscoperta?.
Catone riflett un attimo. Magari non immaginano che siamo gi avanzati fino a questo punto. Comunque, Catone gli diede di gomito, stanno venendo da questa parte. Dobbiamo tornare alla nostra colonna .
I due ufficiali si sollevarono appena sulle gambe e sgattaiolarono verso i loro uomini, attenti a non sollevare troppa sabbia, tradendo cos la loro presenza. Macrone arretr dai suoi legionari e Catone si acquatt accanto al suo porta-stendardo, sguain la spada e sollev lo scudo contro il fianco. Si guard intorno e vide che i suoi uomini si erano appiattiti al massimo sul terreno ed era molto probabile che al buio non venissero notati dai cavalieri, ammesso che questi non passassero troppo vicino o, peggio ancora, non finissero per incespicare nei Romani nascosti. Il cuore di Catone batteva come un martello e i suoi sensi sovreccitati erano sopraffatti dalle visioni, i suoni e gli odori della fredda notte del deserto. Per un attimo non si ud nulla, poi ci fu il lontano rumore attutito degli zoccoli, prima che la testa della colonna di cavalieri divenisse visibile contro lorizzonte leggermente pi chiaro.
Uno dei suoi mormor qualcosa l vicino e Catone gir di scatto la testa per guardare in quella direzione, lasciandosi sfuggire un sibilo dalle labbra socchiuse. Ssshh!. Se in seguito avesse scoperto chi era stato a parlare, si disse furioso, lo avrebbe fatto bastonare. Sempre che sia lui che il colpevole fossero sopravvissuti a quella nottata.
Ora Catone riusciva a sentire il cigolio delle selle e dei finimenti e gli sbuffi e il masticare dei cavalli, mentre i cavalieri si avvicinavano ai Romani secondo una certa angolazione di traiettoria. Catone cerc affannosamente di calcolarne la direzione e comprese, con angosciosa sicurezza, che stavano puntando alla sua sinistra, dritti su Macrone e la sua coorte.
Merda, mormor fra i denti, poi se la prese con se stesso per aver fatto rumore. Serr le labbra e rinsald la presa sulla spada e sullo scudo. Ed ecco che arrivavano, sbucando dal buio; ormai riusciva a distinguere i singoli dettagli di elmi, lance e scudi. Poteva persino udirli parlare fra loro, mentre si avvicinavano sempre pi ai Romani in attesa.
Un cavallo in testa alla colonna nitr improvvisamente e arretr scartando, rischiando di disarcionare il suo cavaliere. Il buio fu attraversato da un grido di dolore e Catone si accorse che il cavallo aveva calpestato un Romano.
Alzatevi e uccideteli!, grid Macrone, e allimprovviso unondata scura di uomini armati e corazzati si sollev dalla sabbia del deserto e part alla carica dei cavalieri con un boato assordante.
...
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CAPITOLO NOVE.
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Catone si sollev da terra e riemp i polmoni daria. Seconda Illirica! Allattacco!.
Non provarono nemmeno a combattere come coorte. Gli ausiliari sciamarono in avanti, scagliandosi contro i cavalieri confusi, ben sapendo che non bisognava dar loro il tempo di riprendersi dalla sorpresa. Per un attimo, i nemici rimasero immobili sulle loro selle, a guardare increduli i Romani che sembravano essere usciti dal suolo del deserto e che venivano loro incontro da davanti e dai lati. Catone si dette una rapida occhiata intorno per assicurarsi che il suo porta-stendardo e gli altri uomini fossero ancora con lui, poi si scagli contro il pi vicino cavaliere. Era a poca distanza, tanto da riuscire a scorgere il volto scuro e barbuto delluomo che guardava in basso verso di lui. Poi questi imprec nella sua lingua e sollev la sua lancia, impugnandola alta sopra la spalla. Con un ultimo slancio, Catone avanz, ponendosi a tiro della lancia, e spinse lo scudo contro il fianco delluomo, mentre con la spada lacerava il ventre del cavallo. Quando la ritir, dalla ferita usc un torrente di sangue che nel buio sembrava nero come la pece. Per un attimo, il cavaliere vacill, poi fu disarcionato e cadde a terra, mentre lanimale ferito guizzava e saltava in agonia, per allontanarsi da Catone.
I cavalli!, grid Catone. Uccidete i cavalli!.
Era infuriato con se stesso per non aver dato prima quellordine, mentre gli uomini si preparavano allattacco. Se questi erano Parti, o ribelli di Palmira, nella battaglia a terra si sarebbero trovati svantaggiati. Se invece fossero riusciti ad allontanarsi e a usare i loro archi, sarebbe stato diverso. Alcuni degli uomini pi vicini a Catone seguirono il suo consiglio e infilzarono le loro spade negli organi vitali degli animali che capitavano loro a tiro, oppure mozzavano loro i tendini delle zampe, facendoli cadere nella polvere e nella sabbia che si sollevava in grossi nuvoloni intorno a quel groviglio di membra e di armi. Catone avanzava con cautela, dandosi rapide occhiate intorno per accertarsi di non venire colpito o calpestato. Percep un improvviso sbuffo daria calda e si volt appena in tempo per vedere una testa di cavallo incombere sopra la sua spalla. Il cavaliere si stava chinando in avanti sulla sella, con la spada sollevata. Catone gir su se stesso, spingendo il bordo dello scudo sul muso del cavallo. Mentre la bestia arretrava, la lama del cavaliere sibil nellaria sopra la testa di Catone, frusciando nel toccare la cima della cresta di crine di cavallo dellelmo. Catone spinse la sua spada verso lalto, a unangolatura che permise alla lama di attraversare gli indumenti del nemico e di piantarsi nel suo fianco, spezzandogli una costola prima che la punta penetrasse in un polmone e infine nel cuore. Luomo grid e si accasci sulla sella, mentre le redini gli scivolavano di mano e il cavallo si allontanava da Catone con unimpennata, reinserendosi nella mischia degli altri cavalli e dei loro cavalieri.
Catone arretr di qualche passo e scorse la sagoma vaga dello stendardo a breve distanza, sopra le teste dei suoi uomini.
Porta-stendardo! A me!. In attesa che luomo lo raggiungesse, Catone si guard intorno per verificare landamento della battaglia. Da quel poco che pot capire, i Romani stavano avendo la meglio. Macrone e la sua coorte si erano scagliati contro la testa della colonna, facendola arretrare, mentre la Seconda Illirica aveva attaccato di fianco. Assaliti su due fronti, i cavalieri non avevano avuto modo di preparare una formazione di contrattacco, e stavano semplicemente cercando di sopravvivere al furibondo assalto degli uomini della fanteria che sciamavano intorno ai fianchi dei loro cavalli, massacrando con le spade uomini e bestie che capitavano loro a tiro. Non era il genere di battaglia cui erano abituati, o che avrebbero lontanamente desiderato di ingaggiare. Erano in svantaggio e se non avessero trovato il modo di sfuggire ai Romani, sarebbero stati fatti a pezzi. Da parte loro, gli uomini della fanteria stavano sfruttando appieno loccasione di annientare questi arcieri a cavallo il cui metodo di battaglia preferito sembrava loro disumano e sleale.
Catone guard alla propria destra e vide che la coda della colonna nemica stava sfuggendo ai suoi uomini, galoppando veloce nella notte.
Inseguiteli!, grid. Forza, dateci dentro, ragazzi!.
Con un cenno della testa al porta-stendardo, prese fiato a pieni polmoni, digrign i denti e si butt ancora una volta in battaglia. Gli ausiliari lo seguirono a ruota, andando ad aggiungersi alla prima ondata dei loro compagni. La rinnovata carica si apr un nuovo varco tra i cavalieri nemici, sparpagliandoli in piccole compagini che venivano attaccate da tutti i lati. Da qualche parte alla sua sinistra Catone ud Macrone che urlava ai suoi:
Finiteli! Finite quei bastardi! Non lasciateveli scappare!.
Catone si fece strada fra i corpi distesi al suolo. Alcuni cavalli erano morti, ma molti erano soltanto feriti e scalciavano con gli zoccoli riempiendo laria di acuti nitriti di terrore e agonia, che andavano ad aggiungersi allo stridore e al clangore delle armi e alle urla degli uomini. Davanti a s, Catone vide i suoi attaccare un gruppo di cavalieri e si lanci in avanti per raggiungerli. Facendosi spazio a spintoni, si accovacci per abbassare il proprio baricentro e avanz al riparo dello scudo, con la spada sguainata stretta sul fianco. I cavalieri rimasti serano ripresi dalla sorpresa iniziale e impugnavano scudi e spade, pronti a difendersi dagli assalitori. Proprio davanti a Catone, un uomo a cavallo, pi grosso e potente degli altri, se la stava cavando egregiamente, colpendo qualunque ausiliario savventurasse nel suo raggio dazione. Mentre Catone tendeva i muscoli e savvicinava sempre pi a lui, il cavaliere si chin di lato e la sua spada form un arco nellaria, sibilando ferocemente prima di colpire il braccio sollevato di uno degli uomini del prefetto, mozzandolo proprio sotto il gomito. Luomo cadde indietro con un grido disumano mentre il braccio, che stringeva ancora la spada, piombava a terra ai suoi piedi.
Il cavaliere nemico grid un ordine da sopra la spalla e diversi suoi compagni girarono i loro cavalli e li spronarono al galoppo, puntando dritti su Catone e il suo porta-stendardo.
Oh merda!, ebbe appena il tempo di dire questultimo, prima che il nemico li sopraffacesse. Catone sollev lo scudo e un istante dopo fu scagliato di lato dal petto dellenorme cavallo che vi era andato a sbattere contro. Il colpo risal lungo il braccio sinistro, fino alla spalla, e lo scudo gli scivol dalle dita. Lo scontro fece scartare un secondo anche il cavallo, e un secondo fu sufficiente. Alle spalle di Catone, il portastendardo si pieg su un ginocchio e abbass la punta acuminata dellinsegna verso di esso. La bestia non ebbe pi modo di evitarla e vi and a finire contro, finendovi impalata attraverso il petto. Il suo corpo sussult violentemente, poi cadde riverso nella sabbia. Imprecando, il cavaliere si liber delle redini e, rimessosi in piedi, si gett su Catone. Caddero tutti e due pesantemente a terra e limpatto fu talmente violento che il Romano sent il fiato uscirgli di botto dai polmoni con un suono esplosivo. Attorno a loro, gli altri cavalieri stavano cercando disperatamente di condurre i loro animali attraverso le fila ormai sciolte degli ausiliari; nessuno not il prefetto che stava lottando nella polvere con un cavaliere nemico.
Catone si sentiva il fiato delluomo in faccia, mentre questi cercava di respingerlo premendo con lavambraccio sul suo petto; laltra mano stava abbandonando la spada e si avvicinava al fianco per sfilare il pugnale dalla cintola. La mano destra di Catone impugnava ancora la spada, ma non riusciva a puntarla adeguatamente, mentre il pomo dellelsa premeva contro il fianco delluomo. Per la prima volta si accorse che il nemico portava una sorta di copricapo, invece dellelmo, e not che i suoi occhi erano pieni di odio e di desiderio di uccidere il nemico romano. Il pugnale venne estratto con uno stridore di ferro e Catone seppe di avere non pi di un istante a disposizione per salvarsi. Tendendo i muscoli del collo, sollev la testa pi che pot. Gli occhi delluomo si dilatarono per la sorpresa e il suo ringhio gli mor sulle labbra: il bordo di ferro dellelmo di Catone gli frattur il naso e gli spappol un occhio. Luomo ulul di dolore e diminu istintivamente la pressione dellavambraccio. Catone sollev di scatto il ginocchio destro e sferr anche un pugno sulla guancia delluomo, tanto per essere sicuro. Sferr il suo colpo di spada. Ci fu un rumore sordo e il cavaliere rotol di lato emettendo un verso di profonda agonia. Catone se lo tolse di dosso con una spinta e si rimise in piedi. Il cuore gli batteva selvaggiamente nel petto e non riusciva pi a pensare con chiarezza. Listinto di lottare e uccidere aveva avuto la meglio su di lui. Si avvicin alluomo rantolante accasciato a terra e ritir la spada dalla ferita mortale. In quel mentre percep pi che vedere un movimento con la coda dellocchio: una sagoma che lo stava caricando, il debole scintillio di una lama sotto la luce delle stelle e un ruggito ferino nella gola delluomo. Catone si volt di scatto verso la nuova minaccia, puntandogli contro la spada. La punta della lama lo colp in alto, appena sopra il bordo della cotta di ferro, frantumandogli la clavicola e trapassandogli la carne fino a fuoriuscire dalla spalla.
Ci fu unorribile pausa mentre il prefetto fissava il volto delluomo, che ricambiava il suo sguardo con gli occhi spalancati per lo shock, dallinterno di un elmo romano. Catone sussult ed estrasse immediatamente la spada, come se muovendosi abbastanza in fretta avesse potuto richiudere anche la ferita. La lama usc di scatto, con un risucchio terribile e uno spruzzo di sangue, e lausiliario cadde in ginocchio, fissandolo con aria esterrefatta. Scosse lentamente la testa e si lasci cadere a terra.
Catone rimase in piedi a guardarlo, con la spada che gocciolava in una mano, mentre laltra era salita al volto, come per proteggerlo. Poi quel momento di panico pass e cominci a guardarsi affannosamente intorno. Gli ausiliari pi vicini gli volgevano le spalle: stavano afferrando un cavaliere per tirarlo gi dalla sua sella. Nessuno si era accorto di nulla, quindi. Catone deglut a fatica e singinocchi conficcando la sua spada nella sabbia, dove avrebbe potuto recuperarla in fretta, in caso di bisogno. Con gesti concitati, sciolse la sciarpa che luomo aveva intorno al collo e la premette contro la ferita da cui sgorgava un torrente di sangue. Luomo grid nel sentire la pressione e la sua mano si chiuse intorno al polso di Catone come una manetta di ferro.
Dannazione, se fa male, mugol a denti stretti.
Lasciami, rugg Catone. Sto cercando di aiutarti. Sei ferito. Se non riesco a tamponare la ferita, morirai dissanguato.
Luomo annu e allent la presa, ma subito dopo i suoi occhi si spalancarono; fiss Catone e sibil: Sei stato tu....
Zitto, fece lui concitato. Risparmia il fiato.
Sei stato tu, ripet luomo, poi gli occhi si chiusero di scatto e con un gemito svenne. Catone si chin su di lui, premendo la sciarpa sulla ferita con una mano e tenendo pronta la spada con laltra. Guardandosi attorno vide che i cavalieri superstiti erano in piena fuga, solo una manciata di loro era ancora trattenuta dagli ausiliari e stava disperatamente manovrando i cavalli da ogni parte per cercare di parare i colpi dei Romani tutto intorno. Era una lotta impari e lultimo cavaliere fu falciato pochi attimi pi tardi. Gli ausiliari sollevarono le loro spade ed esultarono, mentre il rumore degli ultimi zoccoli si perdeva nella notte.
Qui!, grid Catone al pi vicino dei suoi. A me!.
Diversi soldati si affrettarono verso di lui e Catone indic loro luomo disteso a terra.  ferito. Portatelo ai carri.
S, signore.
Quando lausiliario depose le armi per prendersi cura del suo compagno, Catone si alz in piedi e si allontan in tutta fretta. Attorno a lui il resto della coorte stava finendo i nemici feriti e stava depredando i cadaveri. Poi si port la mano a coppa alla bocca.
Centurione Parmenione!.
Dovette chiamarlo unaltra volta, prima che Parmenione rispondesse e lo raggiungesse correndo. Quando arriv da Catone, il centurione stava sbrigativamente arrotolandosi una striscia di stoffa intorno al braccio che impugnava la spada.
Ferita grave?, gli chiese Catone.
Superficiale, signore. Posso ancora brandire la spada. Pi di quanto possano fare quei maledetti cavalieri. Sono scappati come conigli.
Per il momento, concesse Catone. Non  detto che non ci procurino altri guai.
Credete davvero, signore?.
Il tono sorpreso aveva una vena dincredulit e Catone sospir con una certa irritazione. Meglio non correre il rischio, no? Ora voglio che i nostri uomini feriti vengano raccolti e assistiti al meglio. La coorte dovr serrare i ranghi attorno a loro. Capito?
S, signore.
Hai notizie del centurione Macrone?
Non lho visto, signore. Ma lho sentito. Parmenione punt il dito oltre la propria spalla.
Difficile evitarlo, borbott Catone e batt la mano sulla spalla del suo sottoposto. Forza, procedi.
Si avvi attraverso il campo di battaglia, aggirando i corpi degli uomini e dei cavalli che ingombravano il terreno. I primi sparuti legionari che incontr erano ancora disorientati e confusi per via degli scontri cos rapidi e violenti e non avevano idea di dove fosse il loro comandante. Con crescente frustrazione, Catone procedette fino a quando non trov uno dei centurioni di Macrone.
Che diavolo sta succedendo?, chiese infuriato. Perch non state rimettendo in formazione i vostri?
Li abbiamo battuti, signore. Non vedo la necessit....
Dov Macrone?
Accanto al vessillo, signore. Laggi.
Bene. Catone annu, scorgendo la sagoma del porta-stendardo della coorte. E ora serrate i ranghi, centurione. Il pi rapidamente possibile . Catone pass oltre luomo e si avvi.
Centurione Macrone? Siete l, signore? Catone!. Dal buio emerse una sagoma massiccia, come quella di un grosso orso; Macrone si avvicin al compagno. Per gli di, gli abbiamo dato una bella lezione! Dobbiamo averne eliminati almeno la met! .
Pu darsi, ma  laltra met che mi preoccupa.
Se la sono data a gambe, amico!. Macrone scoppi in una risata trionfante. E dubito che si fermino prima dellalba.
Si fermeranno molto prima di allora, fu la pacata replica di Catone.
Indic uno dei corpi dei cavalieri che giaceva accanto al proprio cavallo, a pochi metri di distanza. Guarda. Quello ha una faretra. E l fuori ce ne sono molti altri.
Macrone si avvicin al corpo, lo esamin e gli diede un calcetto con la punta dello stivale. Sono Parti?.
Catone valut con lo sguardo il cadavere e i suoi ampi vestiti. Un elmo di forma conica e bordato di stoffa giaceva accanto alla testa. Pu darsi. Ma mi sembra pi probabile che si tratti di uno dei ribelli di Palmira. I Parti non possono essere ancora arrivati, aggiunse cauto, no?.
Macrone inclin la testa di lato. Forse... Spero di no, o siamo davvero nella merda fino al collo.
In un caso o nellaltro, abbiamo a che fare con lo stesso tipo di uomini a cavallo e con le stesse tattiche. Possiamo anche averli colti di sorpresa, ma nel momento in cui raggiungeranno una distanza di sicurezza e si rimetteranno in formazione, torneranno allattacco.
Ci attaccheranno?. Macrone scosse il capo. Dopo la batosta che gli abbiamo dato? Non credo.
Macrone, ora che lelemento sorpresa  andato, possono usare gli archi e infilzarci a loro piacimento. Catone si batt una mano contro la coscia. Se solo li avessimo ammazzati tutti.
Abbiamo fatto un buon lavoro, insist Macrone. Comunque,  meglio che vada a dire ai miei di serrare i ranghi. Per sicurezza. Meglio riformare le coorti, con i feriti al centro.
Penso che sarebbe molto saggio, signore. Chiamo i miei.
E la nostra cavalleria?.
Catone riflett un attimo. Per il momento, meglio lasciarli dove sono. C sempre il rischio di confonderli con quegli arcieri a cavallo. Se ne avremo bisogno, faremo sempre in tempo a chiamarli.
Bene. Muoviamoci, allora.
I centurioni e gli optiones riunirono i loro soldati e i ranghi tornarono a formarsi dietro i rispettivi stendardi, mentre chi era stato incaricato di portare in salvo i feriti li trasport verso la leggera piega del terreno che Macrone aveva scelto come luogo in cui le due coorti avrebbero atteso la luce del giorno. Se avesse attaccato, il nemico avrebbe dovuto avvicinarsi molto per poter individuare lobiettivo. Avrebbe persino potuto avventurarsi a tiro dei giavellotti e delle fionde della coorte, e avrebbero avuto subito modo di pentirsene, riflett Macrone scuro in volto. Mentre i feriti venivano depositati al centro della bassa conca di rocce e terra, altri andavano a prendere i carri con gli approvvigionamenti. Poi le due coorti formarono una sorta di grossa scatola difensiva riparandosi dietro gli scudi, mentre gli uomini scrutavano il deserto ancora ammantato dalloscurit.
Macrone e Catone erano in piedi sul lato esposto in direzione della ritirata nemica, condividendo la tensione e il nervosismo di coloro che avevano intorno. Gli uomini avevano ricevuto lordine di rimanere in piedi e in silenzio; gli unici rumori provenivano dai feriti che non riuscivano a sopportare il dolore. Ogni tanto dei gemiti pi forti o addirittura delle grida di agonia andavano a logorare i nervi tesi degli altri, che finivano per maledire i loro compagni feriti.
Riflettendo su questo inconveniente, Catone ripens allausiliario che aveva colpito, sentendosi immediatamente assalire dal senso di colpa. Si domand se fosse opportuno confessare laccaduto a Macrone. Era stato un incidente, cerc di rassicurarsi. Comunque, si era trattato di un tragico errore, un errore che non poteva essere perdonato a un ufficiale con tanto di esperienza in battaglia. Dopo un po, Catone si chiese se quelluomo fosse ancora vivo. Se era cos, chiss se aveva gi raccontato ai suoi compagni dellufficiale che, in preda al panico, lo aveva infilzato con la spada? Per un istante, Catone desider che fosse morto. Ma subito dopo si maledisse per averlo anche solo pensato. Lurgenza di informarsi sulle condizioni delluomo, per, si fece irresistibile e nellora che precede lalba, si volt verso Macrone.
Signore, se permettete, vorrei andare a vedere come stanno i miei feriti .
Macrone gli scocc unocchiata incuriosita. Adesso? Perch?.
Catone si sforz di rimanere pi calmo possibile. In qualit di prefetto, ho il dovere di assicurarmi che gli uomini dispongano di ci di cui hanno bisogno. E questo include il loro benessere quando sono feriti, signore.
S... Immagino sia giusto. Vai, allora, ma fai presto.
Catone cerc di nascondere il proprio sollievo mentre sgattaiolava via da Macrone e si dirigeva silenziosamente verso i feriti, adagiati in file regolari accanto ai carri.
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CAPITOLO DIECI.
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Allora, qual  il conto delle vittime?, domand Catone al chirurgo della coorte, un Greco minuto a pochi mesi dal congedo e con davanti a s la prospettiva di un bel pensionamento. Temocrite si alz in piedi pulendosi le mani insanguinate con uno straccio, prima di fare il saluto militare al suo prefetto.
Quattro morti finora, signore. Il chirurgo indic gli uomini che lo circondavano. Diciotto feriti. Tre di loro quasi certamente moriranno, ma gli altri ce la faranno. La maggior parte potr marciare, anche se feriti .
Capisco, annu Catone. Mostrami gli uomini con le ferite mortali.
S, signore. Temocrite batt le palpebre stupito. Poi fece un cenno a Catone. Da questa parte.
Condusse Catone verso la fine della fila di uomini distesi sulla sabbia. La maggior parte stava zitta e buona, ma alcuni si lamentavano o mandavano grida di dolore. Gli infermieri che facevano parte della piccola compagine di aiutanti del chirurgo se ne stavano accovacciati fra i feriti, a fare del loro meglio per bendare, fissare delle assicelle alle ossa rotte e tamponare il flusso di sangue dalle ferite sanguinanti. I pi gravi erano stati distesi a una certa distanza dagli altri. Tra questi c chi se ne stava in silenzio, respirava a fatica e a intermittenza. Uno degli aiutanti di Temocrite stava vegliando gli altri due. Non appena si accorse dellarrivo degli ufficiali, scatt in piedi.
A rapporto, disse Catone.
Ne abbiamo perso uno poco fa, signore. Dissanguato. Laltro non rimarr a lungo in questo mondo.
Indic luomo sdraiato ai suoi piedi e nelloscurit Catone riusc appena a riconoscere i lineamenti delluomo che aveva ferito. Il suo cuore perse un colpo e si sent arrossire, sopraffatto dalla vergogna e dal senso di colpa; ringrazi il cielo segretamente che fosse ancora notte e che alla pallida luce stellare la sua espressione non si potesse notare. Era conscio del fatto che linfermiere lo stesse fissando.
Si schiar la voce e continu: Come si chiama questuomo?.
Linfermiere attese un attimo prima di rispondere: Gaio Primo, signore .
Catone si accovacci accanto al ferito ed esit un attimo, prima di toccargli la spalla non ferita. Il soldato sussult e sollev di scatto la testa da terra; poi i suoi occhi spalancati si posarono su Catone.
Catone si sforz di sorridere. Non preoccuparti, Primo. Ci prenderemo cura di te. Te lo giuro.
Nelludire quelle parole, lausiliario si divincol dal tocco del suo superiore. Catone fu invaso da unondata di furia cieca, mentre malediceva la propria sconsideratezza. Potevo scegliere parole migliori. Tent di assumere un tono pi rassicurante, mentre continuava: Verrai seguito e curato.
Voi..., mormor Primo, poi rabbrivid mentre veniva attraversato da unondata di agonia e dolore che gli fece digrignare i denti nel tentativo di resistere. Allimprovviso la sua mano afferr il polso di Catone e le dita si chiusero attorno alla carne come una morsa. Mentre lausiliario resisteva allondata di dolore, Catone tent di liberarsi, ma era impossibile riuscirci senza dover impiegare la forza, e ci gli parve inappropriato sotto gli occhi dellinfermiere. Cominci ad aprire delicatamente le dita delluomo, uno dopo laltro, sempre pi sorpreso dalla forza di quel moribondo.
Ci fu un sibilo improvviso, e qualcosa atterr nella sabbia accanto a Catone con un tonfo sordo. Volt la testa e vide lasticciola di una freccia sbucare dal terreno a non pi di una spada di distanza dal suo piede.
Linfermiere arretr spaventato e Catone si rese conto allistante del pericolo in cui ora tutti si trovavano. Non cera pi tempo da dedicare a Primo; Catone liber la mano con uno strattone e balz in piedi.
Frecce in arrivo! Mettetevi al riparo!.
Laria si riemp di colpo di un rumore simile al fruscio delle foglie scosse dal vento, mentre gli uomini correvano disordinatamente a ripararsi dietro i loro scudi. Catone afferr il proprio e lo sollev allistante sopra la testa, senza smettere di gridare ordini a destra e a manca. Tuttintorno a lui, le frecce scure e sottili sembravano sbocciare dal suolo come germogli di grano, alcune andavano a colpire gli scudi con un clangore spezzato. Un grido acuto rivel che un ausiliario non aveva fatto in tempo a ripararsi. Catone si guard intorno e vide che i feriti e gli infermieri erano inermi e vulnerabili, sotto quel nugolo di dardi. Mentre guardava, due feriti vennero colpiti dalle frecce: uno in fronte, con la punta che, trapassato il cranio, si era conficcata nel cervello, mettendo fine ai suoi lamenti; Catone fece un cenno agli uomini pi vicini.
Voi! Mettete al riparo i nostri feriti! Sbrigatevi!.
Con riluttanza, gli uomini strisciarono verso la fila di feriti e di morti, coprendo se stessi e un compagno ferito con lo scudo, meglio che potevano.
Una volta assicuratosi che gli infermieri e i loro assistiti erano protetti, Catone torn dai suoi uomini. Erano gi in formazione, quando era stato impartito lordine, e avevano obbedito prontamente, inginocchiandosi e riparandosi dietro gli scudi.
Centurione Parmenione!.
Signore?, risuon dappresso la voce dellaiutante.
A me!.
Una sagoma scura attravers veloce la sabbia, diretta verso di lui.
Parmenione. Prendi il mio posto. Vado a cercare Macrone. Dobbiamo raggruppare gli uomini. Costituire un bersaglio pi piccolo. Tu prendi il mio posto, qui.
S, signore.
Catone percorse a schiena curva le file dei suoi uomini, fino a raggiungere il primo dei legionari di Macrone, poi segu la fila di questi ultimi verso linterno, in direzione dello stendardo. I primi nugoli separati di frecce erano divenuti una pioggia costante che martellava come grandine: gli arcieri a cavallo, infatti, infilavano, prendevano la mira e scoccavano le frecce in tempi e velocit diversi. Sopra gli scudi e gli elmi dei legionari Catone riusciva appena a scorgere le sagome indistinte dei nemici, che cavalcavano lungo la facciata del quadrato romano, scoccando i loro dardi. Not che avrebbero potuto anche rimanere sulle proprie posizioni, o persino scendere da cavallo, per mirare alle due coorti. Evidentemente combattevano nellunico modo che conoscevano, riflett. Ma finch fossero rimasti fuori portata di giavellotti, la situazione non era critica. Non appena se ne fossero resi conto, i Romani sarebbero stati nei guai e quando, dopo poche ore, fosse spuntata lalba, gli arcieri a cavallo avrebbero avuto a disposizione un bersaglio ancor pi facile.
Quando raggiunse Macrone, accovacciato accanto allo stendardo, Catone lo salut militarmente.
Situazione scottante!, disse Macrone con un sorriso mesto. Pare tocchi a loro, ora, affondare la lama.
S, signore. Dobbiamo fare qualcosa, prima che si rendano conto del vantaggio che hanno.
Fare qualcosa?. Macrone arricci le labbra per un attimo. Molto bene. Raddoppieremo i ranghi.
S, signore.  sicuramente la cosa migliore, convenne Catone annuendo in direzione dei carri. Potremmo impiegare qualche colpo di frombola per scoraggiarli un po.
S. S, buonidea. Mando qualcuno dei miei.
Per quanto pensate possano continuare a sommergerci di frecce?, chiese Catone, mentre un dardo rimbalzava sul suo scudo con un rumore metallico.
Fin quando non le esauriranno, immagino.
Questo lo sapevo anchio.
Se fai domande stupide..., Macrone scosse il capo con aria di scherno. Comunque, conosci il gioco. Gli arcieri cercano di indebolirci. Fin quando manterremo la formazione, sopravvivremo. Se invece non lo faremo, ci assalteranno e ci faranno a pezzi.
Devo ordinare alla cavalleria di farsi avanti, signore?
Non ancora. Aspettiamo che ci sia abbastanza luce perch riusciamo a distinguere gli uni dagli altri. Non voglio che qualcuno di noi ammazzi un compagno per errore.
S, signore. Catone annu. Giusto. Ora  meglio che torni dai miei uomini.
Non appena tornato alla sua coorte, Catone pass gli ordini ricevuti e una volta formate quattro file di uomini, le centurie si ritirarono lentamente a comporre una fitta muraglia di scudi attorno ai carri e ai feriti, il cui numero cresceva gradualmente con lavanzare della nottata. Macrone assegn le frombole a una sezione di soldati per ognuna delle sue centurie e i legionari, non avendo una visione chiara degli arcieri a cavallo, cominciarono a roteare le cinghie di cuoio e a far partire i colpi lungo una traiettoria piuttosto bassa, sulle teste dei loro compagni in direzione generale del nemico. Nel buio era impossibile capire dove atterrasse il proiettile di piombo, o se qualcuno dei cavalieri fosse stato colpito, ma Catone sperava che la cosa sarebbe servita almeno a tenerli a distanza e a ostacolare la loro mira. La barriera di dardi cominci a diradarsi; il nemico aveva evidentemente deciso di tenere in serbo le ultime frecce per momenti pi critici, ed entrambe le fazioni si scambiarono colpi occasionali, mentre la notte strisciava lentamente verso le prime luci dellalba.
Quando il pallido azzurro perla cominci a baluginare lungo lorizzonte orientale, gli acuti occhi di Catone sbirciarono sopra il bordo dello scudo, scandagliando il deserto circostante. Ora gli arcieri a cavallo erano ben visibili, e con laumentare della luce riusc a cogliere ulteriori dettagli nella compagine sparpagliata di cavalieri che circondava le due coorti. Catone poteva notare come il loro abbigliamento e il loro equipaggiamento fossero molto diversi da quelli dei Parti contro cui aveva combattuto lanno precedente. Si trattava dunque di soldati di Palmira.
Sent un crampo nervoso allo stomaco mentre si domandava se potesse trattarsi di lealisti inviati dal re per chiedere aiuto ai Romani. Se fosse stato cos, Catone si disse con ansia crescente, nella confusione di quello scontro notturno era stato perpetrato un tragico errore. Luomo che aveva ferito sarebbe stato soltanto uno dei tanti che quella notte erano stati inutilmente uccisi o feriti. Lorribile pensiero si dilegu con la stessa velocit con cui sera materializzato. Era davvero raro che la fanteria romana si sbagliasse su certe cose, e poi i cavalieri non avevano fatto alcun tentativo di sospendere il loro attacco. Erano chiaramente ostili: seguaci del traditore Artasse e dei Parti suoi alleati.
Mentre la luce pallida del giorno cominciava a riversarsi sul deserto, i cavalieri cominciarono a scoccare altre frecce, puntando in alto perch i dardi salissero dritti verso il cielo, rimanessero un attimo sospesi e poi tornassero verso terra con unangolazione diretta sulle teste dei Romani. Bench ausiliari e legionari fossero ben protetti dai loro scudi, i muli dei carri non lo erano, e Catone li vide cadere a terra uno dopo laltro, mandando terribili versi di paura e dolore, mentre le frecce gli trapassavano la pelle, andandosi a conficcare nella carne sottostante. Il nemico, comunque, non aveva vita facile, not Catone, scorgendo un arciere a cavallo che allimprovviso si piegava allindietro sulla sella e lasciava cadere larco, mentre una palla di piombo andava a colpirlo direttamente al centro della fronte, uccidendolo allistante. Il cadavere scivol dalla sella e piomb a terra in una piccola esplosione di sabbia e polvere; i Romani che assistettero allepisodio mandarono brevi grida di giubilo.
Bel colpo!, grid Macrone dallaltra estremit del quadrato. Un denaro per quelluomo e per ogni altro che abbatterete!.
Lofferta di una ricompensa sort subito i suoi effetti e i colpi dei soldati dotati di frombola cominciarono a farsi pi fitti, costringendo i cavalieri ad arretrare a una distanza dalla quale la loro mira non poteva pi essere tanto precisa. Catone not che la barriera nemica sera molto diradata, fino a quando non vide che fra una scarica e laltra di frecce vi erano anche dei brevi intervalli. Quando finalmente il sole si alz allorizzonte proiettando lunghe ombre sul deserto, gli arcieri nemici smisero del tutto di tirare i loro dardi e arretrarono ancora un poco per smontare e far riposare i cavalli, nonch mangiare in fretta qualcosa che estraevano dalle bisacce attaccate alla sella.
Sembra che siamo a un punto morto, mormor Parmenione. Non riescono a sfondare le nostre difese e noi non riusciamo a raggiungerli. Almeno fin quando non faremo avanzare la nostra cavalleria.
Gi, sarebbe ora, credo. Catone si volt verso Macrone e agit un braccio per attirare lattenzione dellamico. Non appena lo vide, Macrone fece segno di approvare. Catone indic i due suonatori di buccina in piedi dietro lo stendardo della Seconda Illirica e Macrone annu con forza, intuendo le intenzioni di Catone. Catone si rivolse ai due suonatori, ma prima che potesse impartire lordine Parmenione lo afferr per un braccio.
Signore! Si stanno muovendo.
Catone si volt di scatto e vide che i cavalieri nemici avevano gettato a terra le loro razioni di cibo e stavano risalendo in sella in fretta e furia e tornavano a imbracciare gli archi.
Sembra che dopotutto abbiano deciso di attaccarci.
Lasciate che ci provino, borbott il centurione Parmenione. Non riusciranno a sfondare il quadrato. Non in un combattimento leale.
Catone accenn un sorriso. Parmenione apparteneva evidentemente alla schiera di militari romani che sosteneva che gli arcieri erano dei codardi. Da parte sua, Catone li considerava semplicemente un altro strumento bellico. Gli arcieri avevano i loro limiti, come del resto i loro vantaggi. Sfortunatamente, le attuali circostanze favorivano i loro lati vantaggiosi.
Chiudetevi!, grid Catone. Prima linea! Presentare i giavellotti! Prepararsi a ricevere la cavalleria!.
Attorno a lui, gli ausiliari e i legionari si serrarono ed assunsero unespressione truce nel fissare il nemico, che stava ancora affannandosi a salire a cavallo e a formare gruppetti sparsi di uomini circondati da mulinelli di polvere. Una volta che i cavalieri nemici si furono riuniti dietro i loro stendardi con linsegna del drago, Catone si accigli.
Che diavolo...?.
Parmenione sbirci al di sopra dei ranghi di ausiliari che sostavano in silenzio davanti ai due ufficiali. Stanno guardando dallaltra parte. Perch mai?.
Catone scosse il capo. Questa era davvero strana! Si stavano rapidamente preparando alla carica, ma non in direzione delle due coorti romane. Cosa stava succedendo? Proprio in quel momento il suono debole di un corno riecheggi a media distanza, oltre lo schieramento di cavalieri nemici.
Rinforzi?, si domand speranzoso Parmenione. Per loro o per noi?
Non sono i nostri. Siamo lunica compagine di soldati romani nel raggio di centottanta chilometri!.
Si udirono altri corni, poi vi fu una risposta dagli uomini che un momento prima stavano attaccando le due coorti: unalta e squillante nota di sfida. I cavalieri partirono allattacco, dando le spalle ai Romani e lasciandoli in una nuvola di polvere sollevata dagli zoccoli possenti delle loro cavalcature. I soldati romani li seguirono con lo sguardo, attoniti. Macrone attravers il quadrato per raggiungere Catone.
Che diamine sta succedendo?
Non ne ho idea, signore. So solo che l fuori i cavalieri sono aumentati. Forse si tratta di altri nemici, e quelli di prima sono andati a raggiungerli; oppure, se siamo fortunati, qualcuno  giunto in nostro aiuto. In entrambi i casi, faremmo meglio a far intervenire la nostra cavalleria.
Hai ragione. Fallo subito.
S, signore. Catone si volt a impartire lordine ai suonatori di buccine con i loro grossi corni di ottone a tracolla. Quelli presero fiato, gonfiarono le guance e un attimo dopo il segnale sonoro part. Lo ripeterono altre due volte, prima di abbassare gli srumenti; poi tutti gli occhi si puntarono di nuovo sullorda in ritirata dei cavalieri nemici. Grazie alla nube rossastra di polvere che avevano sollevato era difficile cogliere i dettagli e solo ogni tanto le sagome indistinte affioravano da quel turbine di sabbia. Ma il suono dei corni e il lontano sferragliare di armi che cozzavano luna contro laltra, accompagnato dalle urla guerresche che giungevano alle orecchie dei Romani, erano pi che eloquenti.
Chi diamine li sta attaccando?, chiese Macrone. Pensavo fossimo gli unici Romani da queste parti.
Forse Longino ha spedito una colonna di cavalleria, sugger speranzoso il centurione Parmenione.
Pu essere, disse Catone. Ma ne dubito.
E allora di chi si tratta, signore? Lo sapremo quanto prima.
Mentre i tre ufficiali e i loro uomini continuavano ad assistere in silenzio alla battaglia, questa non accennava a scemare. Ogni tanto una sagoma usciva dalla mischia, emergendo dal turbinio di sabbia per fuggire nel deserto. Qua e l un cavallo senza pi cavaliere emergeva anchesso e trottava via senza una meta, spaventato e disorientato. Alla fine, per, i suoni della battaglia sembrarono diminuire dintensit e poi ci fu il silenzio, mentre il sole ancora basso cominciava a innalzarsi nel cielo e i suoi raggi color sangue si allungavano sul paesaggio desolato.
Parmenione si volt e grid: Ecco i nostri ragazzi!.
I quattro squadroni di cavalleria della Seconda Illirica galoppavano in direzione delle due coorti, con le corazze che scintillavano nella luce mattutina. Catone rivolse loro una breve occhiata, poi si volt. Respir profondamente.
Guardate!.
Macrone e Parmenione seguirono con la testa la direzione indicata dal dito di Catone.
Dalla nuvola di polvere che stava pian piano dissolvendosi era emerso un cavaliere. Era vestito di nero e i primi raggi del sole nascente producevano giochi di luce sullargento della bardatura e del suo elmo a cono. Tirando le redini del suo destriero, si arrest per esaminare i soldati romani che aveva di fronte, ancora in formazione a quadrato. Poi altre sagome emersero dalla polvere alle sue spalle: altri cavalieri. E altri ancora ne giunsero, finch alla fine Catone calcol che luomo dovesse avere almeno un centinaio di seguaci. Si avvicinarono e si fermarono dietro al loro capo, fissando i Romani.
Grandioso, borbott Macrone. E adesso? Saranno nemici?.
Catone si sfreg il mento. Da queste parti? Pi che probabile. Comunque, hanno eliminato quegli arcieri a cavallo. Speriamo che il nemico del mio nemico sia davvero mio amico.
Un attimo dopo, il loro capo sollev un braccio, segnalando ai suoi di seguirlo, mentre si avvicinava deciso alle due coorti romane.
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CAPITOLO UNDICI.
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Macrone accost alla bocca la mano a coppa e grid in greco al di l dello spazio che li divideva: Vi siete avvicinati abbastanza! Fermatevi dove siete!.
Il capo dei cavalieri in avvicinamento sollev una mano per fermare i suoi uomini e poi continu a procedere da solo, con aria di sfida, verso la fila di scudi romani. Per un attimo Macrone si domand se luomo non conoscesse il greco. Era improbabile, si disse, dal momento che era una lingua comunemente impiegata in tutto loriente, persino l dove la lingua madre era laramaico. Accanto a Macrone, uno dei legionari armati di frombola inizi a rotearla, lasciando che la cinghia di cuoio e il sacchetto carico del suo peso formassero un arco sopra le loro teste.
Abbassa quella frombola!, lo invest Macrone. Nessuno deve colpirlo senza un mio ordine! La taglia di un denaro  temporaneamente sospesa.
Quasi tutti gli uomini scoppiarono a ridere a quella battuta, soprattutto coloro che non avevano avuto lopportunit di scambiare lo scudo con una frombola. Catone sera spesso meravigliato del godimento che certi soldati sembravano trarre dalla frustrazione dei loro compagni, e scosse il capo con espressione di disgusto. Il legionario abbass di colpo il polso e il proiettile della fionda cadde a terra con un tonfo. Il silenzio torn a regnare tra le fila dei Romani, mentre il cavaliere solitario si avvicinava sempre pi, con evidente disprezzo per le istruzioni impartite precedentemente da Macrone.
Ha una bella faccia tosta, la canaglia, che ne dici?
Be, almeno non ha ordinato ai suoi di attaccarci.
Macrone indic col pollice la cavalleria che si stava avvicinando dallaltra direzione. E perch avrebbe dovuto, con i nostri in arrivo?
Non sembra il tipo duomo che si lascia spaventare dalla cavalleria romana .
Macrone scroll le spalle. Questo  da vedere.
Fece un passo avanti, uscendo dai ranghi del quadrato, e punt il dito contro il cavaliere, che ora si trovava a non pi di una quindicina di metri.
Fermatevi l! Non lo ripeter unaltra volta!.
Finalmente il cavaliere tir le redini e blocc il suo destriero. Per qualche istante il silenzio fu completo, mentre scrutava i soldati di Roma con sguardo fiero. Catone not che i suoi indumenti scuri erano fatti di un materiale nobile, forse seta, che sincresp e ondeggi dolcemente, mentre il cavallo piantava una zampa nel terreno. Sotto quegli abiti sembrava esserci un uomo robusto; il volto era largo e dai lineamenti duri, ornato da una barba scura ben curata. Aveva forse qualche anno meno di Macrone. I suoi occhi scintillarono nel fissarsi sul massiccio e nerboruto ufficiale romano.
E chi siete voi?, grid in greco. Oltre a essere Romani.
La voce era densa e profonda, completamente priva di accenti.
Centurione Macrone, Quarta Coorte, Decima Legione. Comandante della colonna di soccorso inviata in aiuto di sua maest il re Vabato, alleato di Roma.
Alleato di Roma?. Il cavaliere sollev le sopracciglia con fare sardonico. Cagnolino di Roma, piuttosto.
Macrone ignor la frecciata. E voi invece chi sareste, raggio di sole?
Raggio di sole?. Luomo fu momentaneamente spiazzato da quellespressione. Io sono Balto, principe di Palmira, e questi.... Fece un ampio gesto in direzione dei suoi seguaci in attesa alle sue spalle. Questo  il mio seguito, composto perlopi da cacciatori. Meno di un mese fa cacciavamo cervi e lupi sulle colline. Oggi diamo la caccia ai traditori e ai nemici di Palmira. Come i cani che abbiamo lasciato sulla sabbia l dietro. Con un cenno della testa, indic il deserto alle sue spalle.
Macrone tese una mano. Allora siamo amici, principe.
Amici?. Balto fece un verso di gola e sput a terra. Roma non  amica di Palmira.
Catone toss e disse ad alta voce: Ma non  nemmeno sua nemica. Al contrario della Partia e di coloro che, nella vostra citt, intendono vendere Palmira al dominio dei Parti.
Ci fu una pausa e Balto scrut Catone da cima a fondo, prima di rispondere: Questo  da vedere, Romano. Tutti sanno che il vostro imperatore non vede lora di mettere le mani su Palmira, come un ladro concupisce le propriet altrui.
Macrone scosse il capo. Su, avanti, amico. Noi non siamo ladri. Siamo qui per aiutare il vostro re. Per salvarlo da coloro che vogliono tradirlo e consegnarlo ai Parti.
Davvero?. Il volto di Balto fu attraversato da un ghigno di scherno. E come pensate di salvarlo, con cos pochi uomini?.
Macrone gonfi il torace. Siamo pi che sufficienti.
Non credo, centurione. Eravate voi ad aver bisogno daiuto, un momento fa. Se non fossi intervenuto, sarebbe stata solo una questione di tempo, poi quei traditori vi avrebbero massacrato.
No. La situazione era sotto controllo. Stavamo solo aspettando le prime luci dellalba, per far intervenire la nostra cavalleria. Macrone indic con la mano gli uomini della Seconda Illirica che stavano avvicinandosi al galoppo.
Dietro la prima linea del quadrato, Catone si volt verso Parmenionee e mormor: Meglio spedire un messaggero al centurione Aquila. Non voglio che la nostra cavalleria rischi di prendere lucciole per lanterne.
S, signore.
Mentre Parmenione correva a impartire lordine, Catone emerse dalle fila dei suoi ausiliari e raggiunse Macrone; Balto stava ridendo e scuoteva il capo.
Cavalleria romana... Non credo che avrebbero cambiato di molto la situazione.
Ferito nellorgoglio, Macrone avvamp di rabbia e fece un passo verso Balto. Volete che vi dimostri come avremmo saputo difenderci?.
Per quanto si sentisse umiliato quanto il suo amico, Catone sapeva che quello non era il momento n il luogo per adombrarsi cos e si schiar la gola in maniera forte e insistente. Tanto insistente che sia Macrone che Balto si voltarono di scatto a guardarlo.
Avete finito?, rugg Macrone.
Scusate, signore.  la polvere. In ogni modo, mi sembra appurato che siamo dalla stessa parte del principe.  arrivato il momento di discutere con lui della situazione a Palmira.
Davvero?
S. Catone annu rapido. Decisamente, signore.
Macrone fiss Catone per qualche secondo, poi torn a rivolgersi al principe Balto. Molto bene. Se ordinerete ai vostri seguaci di smontare da cavallo, io ordiner ai miei uomini di rompere le righe; poi parleremo con pi calma.
Balto annu.  la miglior cosa da fare, centurione.
Si volt e disse qualcosa ai suoi. Un secondo pi tardi i cavalieri scivolarono gi dalle loro selle e si accovacciarono tranquilli accanto ai cavalli, pronti a rimontarvi nellattimo stesso in cui il loro capo avesse loro ordinato di farlo. Comunque, si disse Macrone, stavano agendo in buona fede, perci si volt verso i suoi uomini e grid loro di sciogliere la formazione. I soldati abbassarono scudi e giavellotti, continuando a tenere sottocchio i Palmireni, intenti a estrarre dalle loro bisacce qualche tozzo di pane o qualche pezzo di carne essiccata da sgranocchiare in attesa di ulteriori ordini. A breve distanza dal quadrato, il centurione Aquila aveva fatto fermare i suoi uomini e anchessi smontarono da cavallo, riunendosi ai loro compagni della fanteria. La tensione fra le due piccole compagini era ancora palpabile. Catone azzard un debole sorriso. Perlomeno, serviva ad attenuare le continue ostilit fra i legionari e gli ausiliari, almeno per il momento.
Il principe Balto scese dal suo cavallo e fece cenno a uno dei suoi di badare alla bestia, prima di voltarsi e attraversare il tratto sabbioso che lo separava dai due ufficiali romani. Si ferm davanti a loro e li scrut attentamente coi suoi occhi scuri, poi si accovacci, invitandoli a fare altrettanto. Macrone aggrott le sopracciglia, non aduso e non incline a farsi comandare da chiunque non fosse romano. Catone si abbass fino a terra, incroci le gambe e con un sospiro rassegnato Macrone lo imit.
Dunque, inizi Balto,  cos che Roma onora il trattato stipulato con mio padre. Nel momento del bisogno, il vostro governatore gli invia una misera manciata di uomini per salvare il suo regno. Glielavevo detto di non fidarsi di Roma.
Siamo in avanscoperta, spieg Macrone in tono secco. Il generale Longino marcer su Palmira non appena il resto del suo esercito si sar formato.
E a quali scopi sarebbe destinata, di preciso, questa guarnigione in avanscoperta?
Abbiamo ricevuto lordine di entrare nella cittadella e di proteggere il re e i cittadini romani che sono allinterno, in attesa dei rinforzi.
Capisco. Balto annu. Roma  dunque ben meritevole della sua reputazione di pianificatrice meticolosa.
Catone sussult nel percepire lironia di quella osservazione, mentre Macrone si accigli ancor di pi.
Come pensate di penetrare in citt?, prosegu Balto. Che percorso avete pensato di seguire, per le vie che conducono alla rocca?
Ci penseremo quando saremo l.
Anche se, intervenne Catone, vi saremmo molto grati se poteste darci un consiglio, o magari un aiuto, nelleseguire i nostri ordini.
Sono certo che si possa fare affidamento sulla gratitudine dei Romani almeno tanto quanto ci si pu fidare della loro promessa daiuto. Prima che Macrone potesse reagire, Balto continu: Vi aiuter a raggiungere la cittadella. Ma pongo delle condizioni.
Condizioni?, disse Macrone, diffidente. Quali condizioni?
Per prima cosa, dovr essere io a guidare la colonna di soccorso, fino a quando non lavr condotta sana e salva allinterno della cittadella.
Macrone scosse il capo. No. Il comando  mio. Non lo ceder,  fuori questione.
Centurione, in questo momento voi avete pi bisogno del mio aiuto di quanto io ne abbia del vostro. Senza i miei uomini, non riuscireste nemmeno a raggiungere Palmira, figuriamoci ad aprirvi la strada per la cittadella! Se incontrerete altri arcieri a cavallo, temo proprio che sia voi che i vostri uomini finirete per soccombere al destino dal quale vi ho appena salvati.
Fece una pausa perch le sue parole risultassero pi incisive e i due ufficiali romani avessero il tempo di capire che stava dicendo la verit. Poi prosegu.
Dunque sar io a guidare la colonna. Voi obbedirete ai miei ordini e quando raggiungeremo la cittadella potrete nuovamente assumere il comando dei vostri uomini.
Macrone sorrise. Sono certo che vostro padre apprezzer molto il vostro gesto. Il fedele figliolo che accorre in aiuto del genitore, al comando dei miei uomini. Questo vi metter sicuramente in ottima luce, ai suoi occhi.
Naturalmente. Avr bisogno delle insegne della lealt, se vorr adempiere al meglio alla mia carica di suo successore.
Suo successore?. Macrone sembrava spiazzato. Ma voi siete il secondogenito. Non siete il suo delfino.
Non ancora. Balto sorrise.
Immagino che questa sia unaltra delle vostre condizioni?, domand Catone in tono pacato. Volete che Roma vi confermi come suo successore.
S. E non  tutto. Abbass la voce. Voglio che Artasse venga giustiziato nel momento stesso in cui la rivolta sar sedata, ammesso che cada prigioniero.
Dubito che a Roma troverete chi si opponga a tale richiesta, disse Macrone.
E voglio anche che mio fratello pi grande sia mandato in esilio.
Esilio?. Catone inarc le sopracciglia. Perch? Vostro fratello maggiore  nella cittadella insieme al re.  un lealista.
S,  un vero peccato. Ma Ameto  anche uno sciocco.
Macrone scosse il capo. Non saprei. A quanto mi risulta, la stupidaggine non  mai stata dostacolo alla carica di regnante. Anche se vi sono delle eccezioni.
Eccome. Io non sono uno sciocco, centurione, e nellinteresse sia di Roma che di Palmira,  molto meglio che sia io a succedere a mio padre . Gli occhi del principe si riempirono di una luce famelica. Una volta sedata questa rivolta, sar io a salire al trono. Ovviamente onorer il suo trattato con Roma, anche se con alcune modifiche.
Oh s, naturalmente.
Balto ignor il tono sarcastico di Macrone e sembr rilassarsi un pochino. Queste sono le mie condizioni. E non sono negoziabili.
Macrone arricci le labbra, considerando lofferta. Poi intervenne Catone: Sembrano pi che giuste, signore.
Macrone riflett un attimo, prima di rispondere: Forse. Ma non posso prendere accordi di questo genere senza lapprovazione di Longino. Tutto quel che posso garantirvi  la mia parola che far presente la vostra offerta ai miei superiori. Accettate?.
Balto si strinse nelle spalle. Ho la vostra parola, centurione. La parola di un ufficiale romano mi basta. In cambio i miei uomini ed io vi scorteremo a Palmira e vi guideremo fino alla cittadella, poi riprenderete il comando.
Daccordo. Macrone annu e gli tese la mano. Accetto. Le labbra del principe Balto furono attraversate da un rapido sorriso, mentre afferrava la mano dellufficiale romano e stringeva il patto. Poi si alz in piedi con uno scintillio dei suoi abiti scuri e lucidi. Allora far bene a preparare i suoi alla marcia, centurione. Lalba  gi spuntata e prima di mezzogiorno dobbiamo coprire pi chilometri possibile.
Macrone e Catone si alzarono in piedi e salutarono con un cenno del capo il principe di Palmira che tornava dai suoi. Macrone attese che Balto fosse abbastanza lontano da non udirlo, poi disse quasi in un sussurro: Allora? Che ne pensi?
 laccordo migliore che potevamo fare, date le circostanze.
Macrone scrut lamico in volto. Ma?
Non mi fido di lui.
Neanchio. Macrone segu Balto con lo sguardo per qualche altro secondo, poi sbuff, gonfiando le guance. Bene, andiamo a mettere gli uomini in formazione per la marcia quotidiana.
Dopo un breve riposo destinato anche al consumo delle razioni mattutine, i feriti vennero caricati sui carretti e i muli scampati alle frecce attaccati ai gioghi. Molti erano stati uccisi o azzoppati in battaglia e cos fu deciso di sostituirli con dei cavalli presi dalle colonne di cavalleria. Il principe Balto e i suoi serano gi appropriati della manciata di cavalcature nemiche rimaste sul campo di battaglia, considerandole come loro bottino di guerra. I morti furono frettolosamente sepolti in fosse poco profonde e coperte da rocce e sassi, per risparmiare ai corpi dei caduti loltraggio di essere divorati dalle cornacchie e da altri animali che si cibavano di carogne. Poi le due coorti si disposero in formazione: i legionari in testa, seguiti dai carretti, e poi gli ausiliari con gli squadroni di cavalleria che procedevano su entrambi i lati, coprendo i fianchi al drappello. Quando tutti furono ai loro posti, Macrone scrut lintera colonna e mormor: Sono bravi ragazzi. Non diresti mai che sono appena usciti da una battaglia. Quando raggiungeremo Palmira dimostreremo al principe di cosa sono capaci dei veri soldati.
S, signore, rispose Catone. Poi continu: Nel frattempo, serviamoci di lui e dei suoi uomini. Costituiscono la nostra migliore occasione per compiere la nostra missione.
Macrone scosse il capo. Catone, ragazzo mio, la situazione mi  chiara quanto lo  per te. Mi comporter bene.
Oh, non mi riferivo a voi, signore. Catone era imbarazzato. Era agli uomini che stavo pensando. Dovremo sorvegliarli per bene. Assicurarci che non ci procurino guai con gli autoctoni. Se non mi sbaglio su Balto, non potremo contare sul pi caloroso dei benvenuti quando arriveremo a Palmira, che siano nostri alleati o no.
No, Macrone sospir profondamente. E su questa nota consolante, mettiamoci pure in marcia.
La colonna si mosse, procedendo in direzione dei cavalieri di Palmira. Un attimo dopo, Balto impart un ordine e i suoi uomini si disposero a copertura davanti alla loro colonna, procedendo nel deserto, in direzione della citt ancora molto distante. Passarono attraverso il punto in cui, allalba, sera svolta la battaglia fra gli arcieri e i cavalieri palmireni, e i Romani osservarono incuriositi i resti di corpi umani ed equini che punteggiavano il terreno roccioso.
Catone rabbrivid, mentre scrutava il campo di battaglia e i suoi miseri resti umani. Strano, non ti pare?
Che cosa?. Macrone si volt verso lamico. Cosa  strano?
Non sono stati fatti prigionieri. Nessuna traccia di feriti gravi fra gli uomini di Balto.
E allora? Li hanno presi alla sprovvista e gli hanno impartito una buona lezione.
Lo so, convenne Catone. Ma di certo qualcuno dei ribelli si sarebbe arreso, ed  impossibile che non vi sia nemmeno un morto o un ferito fra gli uomini di Balto. Dove li hanno nascosti?.
Entrambi gli ufficiali si voltarono a guardare i morti che giacevano sotto il sole del mattino appena spuntato. Macrone fu il primo a parlare.
Sembra che il nostro amico Balto sia un bastardo pi spietato di quanto abbiamo immaginato.
Catone annu. Fin quando  il nostro spietato bastardo....
E se non lo fosse?
Allora la situazione a Palmira ha tutta laria di poter diventare il peggiore dei nostri incubi, rispose Catone con la sua solita calma.
...
.
...
CAPITOLO DODICI.
...
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...
Che bella veduta, disse Macrone prendendo la sua borraccia per bere un piccolo sorso dacqua.
Balto e Catone erano sdraiati accanto a lui, allombra di un arbusto nano che cresceva lungo la cresta collinosa che dominava Palmira. Sotto di essi, il pendio roccioso scendeva ripido fino alla piana che si estendeva alloasi che alla citt dava il nome e anche la ricchezza. Oltre labitato si stagliava una fitta cintura di palme e appezzamenti di terreno irrigato. Verso sud si poteva scorgere una valle poco profonda costellata di tombe a forma di piccole torri. Le mura scintillanti della citt avvolgevano le numerose cupole e i tetti di tegole delle abitazioni e degli edifici pubblici, costruiti nel consueto stile greco. La piazza del mercato, i palazzi dei nobili e i templi sorgevano nella zona occidentale della citt, mentre nellestremit orientale un enorme muro di cinta dominava gli edifici circostanti dallalto di uno spiazzo sopraelevato.
Catone lindic.
Quella  la cittadella?.
Balto annu.
Qual  la via migliore per conquistarla?
La porta orientale. L, vedete?
S.... Catone strizz gli occhi. S, ho capito.
La porta si apriva lungo un muro senza torri e la sua presenza era rivelata soltanto dal sottile nastro di visitatori mattutini della citt. Una difesa tuttaltro che sicura, si disse Catone. Oltre la porta orientale gli edifici erano bassi; si trattava chiaramente del quartiere pi povero di Palmira. Catone si fece subito sospettoso.
Non saranno un po strette, le strade, l? S, ammise Balto. Ma  la via pi diretta alla cittadella e i principali palazzi e caserme si trovano dallaltra parte della citt. Se riusciremo a entrare dalla porta orientale prima che venga dato lallarme, e se saremo veloci, dovremmo riuscire a sfondare la linea di ribelli che circonda la rocca e raggiungerla.
Se riusciremo a entrare, sottoline Catone. Quando la colonna sferrer lattacco, dovremo assicurarci che ci siano meno uomini possibile a difesa della porta cittadina. Il che significa che dovremo creare un diversivo. La guarnigione allinterno della cittadella dovr fare una sortita.
Una sortita?. Macrone si volt a guardare Catone. Hai dimenticato che sono in minoranza e sotto assedio?
Lo so. Ma dovranno distogliere lattenzione del nemico dalla porta, se vogliamo che la colonna di soccorso abbia il modo di farsi strada fino alla cittadella.
Balto annu. Ha ragione, centurione Macrone. La guarnigione dovr aiutarci.
Davvero?. Macrone sinumid le labbra. A sentir voi, sembra facile.
Balto gli sorrise. Non vorrete dirmi che i soldati dellImpero Romano sono tipi da esitare di fronte a una quisquilia come questa?
Certo che no, fu la decisa risposta di Macrone. Allora, come faremo ad avvicinarci alla porta senza dare nellocchio? Gi in pianura c ben poca copertura. Dovremo avvicinarci col favore delle tenebre.
Ma naturalmente, centurione. Il volto del principe si adombr per un attimo. Come stavo appunto per dire. Seguiremo la cresta della collina fino a quel punto l. Indic un basso contrafforte che si affacciava sulla pianura sottostante, a non pi di tre chilometri dalla curva delle mura sulla parte nord della citt. Silenzieremo gli zoccoli dei cavalli con degli stracci e lasceremo qui i vostri carretti. Non possiamo rischiare di farci scoprire dal rumore di ruote o dallo scricchiolio di un asse.
E i nostri feriti?, domand Catone. Non abbiamo certo intenzione di abbandonarli.
Ci rallenterebbero. E se uno di essi dovesse gridare di dolore? Rischiereste la vita degli altri uomini per salvare quella di un inutile soldato ferito?
Non li abbandoneremo, ripet Catone con forza. E poi non metterebbero mai a rischio la vita dei loro compagni. Non faranno alcun rumore.
Balto spost lo sguardo su Macrone.  anche il tuo volere, centurione?  S. Proprio come ha detto Catone.
Molto bene. Ma se ci scopriranno e dovremo fuggire, io e i miei uomini saremo costretti a provvedere a noi stessi.
Non mi aspetto nulla di diverso, principe.
Vedo che ci siamo capiti, Romano.
Non credo ci siano dubbi in proposito, concluse Macrone rialzandosi da terra a avvicinandosi al pendio che avevano alle spalle. Forza, sar meglio riunirci alla colonna. I tre uomini si portarono fuori dalla vista della citt e scesero verso gli uomini appostati dietro il crinale. Alla fanteria era stato consentito di rompere le righe e i soldati stavano riposando in ogni pezzo dombra che erano riusciti a trovare, oppure serano costruiti delle tende con le loro mantelle appese sui gioghi e sui giavellotti. Gli uomini a cavallo, sia romani che palmireni, sedevano allombra delle loro cavalcature, con le redini strette in una mano. Avevano raggiunto il crinale di mattina presto e serano fermati quando i tre comandanti lo avevano risalito per la ricognizione. Quando questi ebbero raggiunto i loro uomini, la colonna riprese ad avanzare, procedendo dietro la linea del crinale fino a raggiungere il contrafforte, dove si arrestarono poco prima di mezzogiorno.
Perch ci fermiamo?, chiese Macrone.
Guardate. Balto indic la nuvola di polvere che incombeva sopra la colonna. Non possiamo rischiare di dar segno della nostra presenza. Il crinale  abbastanza alto da nasconderci alla vista delle sentinelle sulle mura della citt, ma se lo scaliamo e lo superiamo, vedranno tutta la polvere che alziamo. Perci dobbiamo fermarci e attendere limbrunire, prima di avanzare ulteriormente.
Molto bene, concesse Macrone. Fino allimbrunire.
Una volta posta una sentinella sul crinale, si concessero un lungo riposo sotto il solleone di mezzogiorno, e quando finalmente la sfera incandescente si fu allontanata sufficientemente dallo zenit, Macrone ordin agli uomini di prepararsi alla marcia notturna verso la porta orientale. Tutto lequipaggiamento trasportabile fu rimosso dai carretti e distribuito a legionari e ausiliari. La piccola riserva di legna da costruzione e di aste di giavellotti fu impiegata per costruire delle barelle per i feriti e qualche scala destinata allassalto. Nel frattempo, Catone diede ordine agli uomini della cavalleria romana di fasciare gli zoccoli dei loro cavalli con strisce di stoffa strappata dalle mantelle.
Stanotte non vi serviranno. Si sforz di sorridere al centurione Aquila e agli altri ufficiali di cavalleria. Se ce la faremo, nella cittadella di Palmira vi aspetta un caldo alloggio nelle case private. Se invece falliremo, be, non credo che nellAde servano le mantelle.
Una battuta scadente, lo sapeva, ma i suoi ufficiali sorrisero comunque, mostrando di apprezzarla. Nonostante la giovane et, Catone aveva comandato soldati abbastanza a lungo da sapere quanto potessero essere incoraggianti quelle piccole leggerezze e lapparente sprezzo del pericolo. Lasci Aquila intento a eseguire le sue istruzioni e torn da Macrone. Cera unultima incombenza. Bisognava inviare un messaggio attraverso le linee nemiche, perch il re e i suoi seguaci fossero pronti a ricevere la colonna di soccorso allinterno della cittadella. Ovviamente sarebbe stato uno degli uomini di Balto a dover fare da corriere, e ancora una volta i due ufficiali romani provarono unistintiva diffidenza nei confronti del loro nuovo alleato.
Non mi piace, borbott Macrone. Lo so che ci ha aiutato con quegli arcieri a cavallo, ma ho ancora serie difficolt a dargli le spalle. E non appena ci muoveremo verso la porta, saremo nelle sue mani. Se dovesse tradirci, sarebbe la fine.
 vero, convenne Catone annuendo. Ma non c motivo perch debba tradirci.  interessato quanto noi a placare la rivolta. Quel che mi preoccupa  leventualit che i Parti possano stringere con lui un patto pi conveniente di quanto non abbia fatto Roma. Penso tu abbia ragione. Dobbiamo guardarci le spalle.
Tra il dire e il fare, Catone... Cosa possiamo farci?.
Catone riflett qualche secondo e quel che alla fine gli parve il miglior modo di agire non gli piacque affatto. In realt, quel che stava per suggerire lo spaventava a morte. Eppure, allo stesso tempo, quel rischio gli metteva in corpo una strana eccitazione e si rese conto  allimprovviso  di starci prendendo gusto. Cera un lato perverso del suo carattere che amava il pericolo e si chiese se talvolta quel desiderio fosse talmente intenso da minacciare la sua razionalit. Si sent pervadere da unondata di repulsione e di odio verso se stesso. Se le cose stavano realmente cos, non aveva alcun diritto di comandare altri uomini, di essere responsabile delle loro vite. Sarebbero stati pi al sicuro con un altro comandante. Quellidea agevol non poco la sua decisione.
Se non ci fidiamo di Balto, facciamo accompagnare il suo corriere da un nostro uomo. Tanto per accertarci che non se ne vada a zonzo e che i difensori della cittadella siano pronti ad accoglierci.
Macrone consider il suggerimento per qualche secondo, poi si rivolse a Catone con unespressione triste e ansiosa. So cosa stai per dire. Lo sapevo prima ancora che aprissi bocca per parlare. Non ci andrai. I tuoi uomini hanno bisogno di te. E sinceramente, anchio. Stanotte accadranno molte cose e sar molto pi tranquillo sapendo che la Seconda Illirica  al sicuro, sotto il tuo comando.
Catone osserv lamico per un attimo, col cuore gonfio daffetto per quelluomo burbero e sincero che gli aveva insegnato a fare il soldato prima, e il comandante militare poi. Macrone era il modello ideale di Catone. Ai suoi occhi era lessenza stessa del soldato romano, e lidea che Macrone contasse su di lui era il pi grande elogio che avesse potuto ricevere da quel veterano. Catone cerc di nascondere lorgoglio che provava in quel momento, oltre che laffetto per lamico.
Il centurione Parmenione  in grado di comandare le truppe quanto me.
No. Macrone scosse il capo e sorrise maliziosamente. Sa farlo meglio. Il fatto  che non voglio sfigurare. Meglio avere te come termine di paragone.
Risero, poi Catone continu: Devo andare. Per far s che dallaltra parte sia tutto pronto. Se dovessero tradirci, meglio perdere me che entrambe le coorti.
Come far a capire che possiamo procedere senza rischi col piano di Balto?
Ci ho pensato. Mi introdurr nella cittadella, poi far in modo che accendano un fuoco di segnalazione sulla torre pi alta della fortezza. Non appena lo vedrete, voi e Balto assalterete la porta cittadina. Se alle prime luci dellalba non avrete visto alcun segnale, dovrete accettare il fatto che ho fallito la missione. Siete daccordo, signore?. Il tono deferente era intenzionale. Catone sapeva che la decisione finale spettava esclusivamente a Macrone e, se lui avesse rifiutato quella proposta, non ci sarebbero state ulteriori discussioni.
Macrone si sfreg i peli ispidi della barba sulla guancia. E va bene. Impartisci i tuoi ordini a Parmenione, poi torna a fare rapporto. Sar col nostro amico principe, a preparare il messaggio per il re.
Quando Catone torn da Macrone, il sole era ormai basso allorizzonte e le ombre della sera si stavano allargando sulla piana desertica. Uno degli uomini di Balto era accanto al suo principe e a Macrone, con degli indumenti scuri drappeggiati su un braccio.
Questo  Carpete, uno dei miei schiavi domestici, spieg loro Balto.  luomo pi fidato che ci sia.
Per uno schiavo, ribatt Macrone.
S, ma gli affiderei la mia stessa vita, disse Balto.
Ottimo, perch  proprio questo che gli stiamo affidando. La vostra, e la mia.
Rivolgendosi a Catone, Carpete indic gli indumenti che aveva sul braccio. Dovrete indossare questi, signore. Meglio che vi togliate larmatura e che teniate nascoste le armi. Il resto dellequipaggiamento dovrete lasciarlo qui.
Come faremo ad arrivare alla cittadella?, disse Catone.
Un modo c, rispose Balto. Una galleria che da una delle fogne cittadine conduce fino alle antiche stalle della cittadella. Ora quelledificio  stato adibito a caserma, ma Carpete e io labbiamo scoperto da ragazzi; ci nascondevamo sempre l, quando volevamo sfuggire a qualche punizione.
Che furbetti, disse Macrone. E quand stata lultima volta che avete usato la galleria?
Dieci anni fa. Balto arricci le labbra. O forse pi.
Capisco. Quindi nessuno ci garantisce che non sia stata bloccata o riempita?
Per quanto ne so, esiste ancora.
E se cos non fosse?, chiese Catone.
Allora dovremo tentare unaltra via.
Giusto, Catone annu. Ci occuperemo del problema se e quando dovesse presentarsi.
Macrone scosse il capo.  una follia.
Forse, ammise Catone. Ma a volte la follia  tutto ci che ci rimane .
Oh, molto saggio!.
Catone si strinse nelle spalle e torn a rivolgersi allo schiavo del principe. Dov il messaggio?.
Balto sfil da una tasca una tavoletta cerata e la consegn a Catone.
Eccolo.
Ed ... ehm... abbastanza chiaro?, volle sapere Catone da Macrone.
Il suo amico sorrise. Dice tutto quel che serve. Niente sorprese.
Bene, rispose Catone e infil la tavoletta nella bisaccia. Poi si tolse lelmo, la mantella, la corazza e le armi e consegn tutto a Macrone, prima di chinarsi a togliere anche gli schinieri argentati. Quando ebbe infilato gli abiti orientali ed ebbe avvolto la fascia intorno alla testa, non sembrava neanche pi un Romano; sper ardentemente di poter passare per un Palmireno... almeno, al buio. Quando il sole cominci a scendere allorizzonte, Catone e Macrone si sedettero sul pendio del crinale, lontano dagli altri. Non appena si fu appoggiato contro un masso, Macrone si addorment. La testa gli ricadde in avanti, sul petto, e inizi a russare. Catone non pot fare a meno di sorridere. Per quanto stanco fosse, non riusciva mai a dormire alla vigilia di unazione bellica, e la sua mente cominci a rincorrere i pi disparati pensieri. Ora che leccitazione iniziale per quella pericolosa missione aveva iniziato a scemare, Catone saccorse che stava tremando e che un ginocchio sussultava a ritmo frenetico. Lo guard costernato e dovette costringersi con la forza a controllare il tic nervoso.
Poi, per chiss quale motivo, gli balen nella mente limmagine delluomo che aveva ferito. Riusciva a distinguere ogni particolare dellespressione spaventata e sorpresa di Primo, con la lama conficcata a fondo nella spalla. Primo aveva perso conoscenza ed era morto il giorno precedente; era stato sepolto nel deserto, sotto un cumulo di sassi per impedire che gli animali profanassero il suo corpo. Catone non laveva pi visto dalla notte della battaglia, eppure si sentiva ossessionato dallimmagine delluomo che aveva ferito. Alla fine non riusc pi a sopportare quella sensazione e and a scuotere Macrone.
Ehi, sveglia.
Mmm?, borbott Macrone, schioccando le labbra e scostandosi un poco da Catone. Non rompere, sto dormendo.
No che non state dormendo. Avanti, svegliatevi. Ho bisogno di parlare. Signore?. Catone gli scosse dolcemente la spalla.
Macrone sobbalz, sbatt pi volte le palpebre e si sollev dalla roccia, gemendo per lirrigidimento alla schiena. Che c? Che succede, Catone?.
Ora che aveva ottenuto lattenzione dellamico, Catone non sapeva bene da dove incominciare. Deglut nervosamente. Laltra notte  successa una cosa. Quando abbiamo teso quellimboscata agli arcieri a cavallo. Una cosa che non vi ho detto.
Davvero? E cosa?.
Catone fece un respiro profondo e si costrinse a confessare. Durante la battaglia, io... io ho ferito uno dei miei uomini. Lho infilzato con la spada.
Macrone lo guard attonito per qualche secondo, poi si sfreg gli occhi. Tu cosa?
Ho ferito uno dei miei ausiliari.
Ed  morto?
S.
Ti ha riconosciuto?
S. Catone riport alla mente lo sguardo daccusa delluomo e scacci quel ricordo con estrema difficolt. Ne sono certo.
Lha detto a qualcuno?
Non lo so.
Mmm. Imbarazzante. Normalmente la si potrebbe considerare una cosa che capita. Un incidente occorso nella foga della battaglia, di notte poi... Ma bisogna che tu ne subisca le conseguenze. Sarebbe una macchia nella tua carriera, se dovesse seguire uninchiesta. E anche se questinchiesta non ci fosse, la voce potrebbe spargersi, ammettendo che lui labbia detto a qualcuno. Sai come funziona la macina dei pettegolezzi, nellesercito. I tuoi uomini non la prenderebbero bene. E nemmeno i miei, se  per questo. Soprattutto adesso, che hanno ancora fresco in mente il fatto accaduto gi ad Antiochia.
Ma  stato un incidente, si giustific Catone. Era buio. E stavamo combattendo. Non avrei mai voluto....
Lo so, ragazzo mio. Il problema  che quelli della Decima Legione non la vedranno cos. Diranno che anche Crispo ha ammazzato il suo compagno senza volere, ma che lui per questo  stato giustiziato. Si chiederanno perch anche tu non debba subire la stessa sorte. So che le circostanze sono ben diverse, ma questo  il genere di dettagli che gli uomini tendono a trascurare quando serbano rancori e vogliono vendicarsi .
Catone rimase in silenzio per qualche istante, poi fiss il proprio sguardo in quello dellamico. Cosa posso fare?
Non hai molta scelta. Se Primo  morto senza vuotare il sacco, sei fuori dai guai. Macrone fece una pausa e sorrise. No, non credo. Da come ti conosco, ti porterai il senso di colpa fin nella tomba. Se Primo ha parlato, invece, verrai trattato come un lebbroso. O peggio, sarai costretto a guardarti sempre le spalle.
Catone si sent morire allidea di essere un reietto fra i suoi compagni dellesercito. Deglut. Sar meglio che mi lavi la coscienza, prima che comincino a girare delle voci. Per il bene della coorte.
Merda, Catone, non c bisogno che ti metta a fare il martire eroico, almeno non ancora, rispose lamico, irritato. Aspetta un pochino.
Scoprirai quanto prima se ha parlato o no. Nel frattempo, faresti meglio a non tormentarti con questa faccenda. Macrone riflett un attimo poi punt il dito contro Catone.  per questo che lo fai?
Che cosa?
Offrirti volontario per portare il messaggio al re.
No. Non centra niente con tutto ci.
Macrone lo fiss per qualche istante, poi scroll le spalle. Se lo dici tu. Solo, non andare a farti ammazzare per il perverso desiderio di raddrizzare un torto. Ti conosco, sai, Catone.
Non temere. Non ho intenzione di buttare via la mia vita cos.
E va bene, allora. Macrone non era ancora del tutto convinto. Cerca di fare attenzione, eh?.
Catone stava osservando due figure che risalivano il pendio, nella loro direzione: Balto e Carpete. I due Romani si alzarono in piedi e piegarono la testa in segno di saluto.
 ora di andare, annunci Balto, rivolto a Catone. Dovete seguire il mio uomo e fare esattamente come dice. C un modo per entrare nella cittadella, ma dovete fidarvi di lui e obbedirgli ciecamente. Non parlate, nemmeno in greco, perch il vostro accento vi tradirebbe. E non dimenticate il segnale. Non entreremo in citt, se non lo vedremo.
Ho capito.
Bene, allora, per quanto mi dolga dirlo, Romano, vi auguro buona fortuna.
Grazie. Catone si rivolse a Macrone. Ci vediamo pi tardi alla cittadella, signore.
Naturalmente. Macrone sorrise e gli assest una pacca sulla spalla. Come ha detto il principe, buona fortuna.
Grazie, signore, rispose Catone in tono solenne; poi si volt per seguire Carpete verso la cima del crinale.
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CAPITOLO TREDICI.
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Attraversarono la cresta della collina e scesero lungo il lato opposto, mantenendosi dietro lo sperone roccioso che sporgeva sulla piana di Palmira. Il sole tramont dietro il crinale e i due proseguirono in silenzio mentre alle loro spalle le ombre andavano infittendosi nelloscurit che avanzava. Catone seguiva Carpete da vicino, senza perdere di vista il terreno davanti a loro, in cerca di segni di abitazioni umane o pattuglie nemiche. Ma su quel lato rivolto alla citt il paesaggio era praticamente deserto e arido, e poche erano le creature del deserto che lo abitavano. Uno sciacallo, spaventato dai due uomini, si nascose in un cespuglio basso, emettendo un breve guaito. Sopra di loro, un avvoltoio compiva lente e pigre spirali nel cielo e Catone non pot fare a meno di pensare che i due animali si sarebbero presto rifocillati con le carni dei loro morti, nei giorni a venire.
Quando anche lultimo barlume di luce sbiad nel cielo, raggiunsero lestremit dello sperone roccioso e si fermarono come per catturare il luccichio delle lampade appese lungo le mura cittadine e di quelle che brillavano fioche alle finestre e sui tetti piatti degli altri edifici al di l della cinta. Alcuni fuochi erano stati accesi fuori dalle varie porte delle mura, dove viaggiatori e mercanti si erano accampati per la notte, decisi a portare avanti i loro affari, nonostante la lotta di potere che si stava svolgendo dentro Palmira.
La sagoma imponente della cittadella incombeva sulla parte occidentale della citt e Catone tocc una spalla al suo compagno.
E ora da che parte si va?.
Carpete indic una bassa depressione che si snodava dalle colline, attraversando la pianura e dirigendosi in citt. Nei pochi giorni dellanno in cui pioveva quello era uno dei torrenti che irrigavano le alture e andavano a sfociare nelloasi. Ora per era a secco e forniva una valida copertura al loro avvicinamento.
Rimanete dietro a me, padrone. Se incontriamo qualcuno, non dite nemmeno una parola, daccordo?
Lo so. Andiamo.
Procedettero a passo veloce verso largine dello stretto letto fluviale e vi scivolarono dentro. Il fondo era liscio e duro e mentre lo percorrevano non fecero quasi alcun rumore. Seguirono cos il corso del canale. Una volta Catone ebbe limpressione di aver udito delle voci e blocc Carpete finch non fu certo di essersi sbagliato, poi i due procedettero di nuovo con la massima cautela. Dopo quelli che secondo i calcoli di Catone potevano essere stati circa cinque chilometri di cammino, il corso sempre pi stretto del torrente in secca si esaur ed emersero sulla piana, a non pi di ottocento metri circa dalle mura della citt. Proprio davanti a loro, un gruppo di palme segnava il punto in cui il corso dacqua terminava il suo viaggio dalle colline, e Carpete fece cenno a Catone di seguirlo fino ai fusti alti e sottili che si curvavano verso le fronde lanceolate sulla cima. Le lunghe foglie delle palme furono scosse dalla lieve brezza della sera e frusciarono dolcemente quando i due uomini penetrarono nella loro ombra, facendosi cautamente strada fra i tronchi e dirigendosi dallaltra parte del boschetto.
Allimprovviso Carpete si accovacci a terra e fece segno a Catone di fare altrettanto. Mentre questultimo gli si affiancava, Carpete si volt a guardarlo con aria truce e gli pos un dito sulle labbra. A non pi di trenta passi di distanza, dove le palme erano pi basse e rade, si potevano scorgere le sagome inconfondibili di alcuni cammelli accovacciati a terra. A pochi passi da questi, cera un gruppo di uomini seduti a parlare in aramaico e a voce attutita sotto il cielo stellato.
Ribelli?, sussurr Catone.
Carpete scosse il capo. Mercanti. Inclin un attimo la testa di lato per ascoltare meglio, prima di continuare. Si stanno lamentando di come la rivolta stia interferendo con i loro commerci.
Catone grugn. Vorrei averli io, i loro problemi. Che facciamo? Dobbiamo aggirarli.
S. Da questa parte. Carpete si abbass fin quasi a toccare terra e sgattaiol lungo il margine alberato procedendo carponi, attento a non calpestare le fronde secche cadute dalle palme. Si ferm a guardare Catone che lo seguiva, sussurrando: Stai attento, Romano. Potrebbero esserci degli scorpioni o dei serpenti che cacciano di notte.
Serpenti?
S, vipere. Andiamo, adesso.
Catone lo segu, cercando di non vacillare anche soltanto al pensiero dei rettili o degli insetti letali che avrebbe potuto incontrare sulla sua strada. Lanci occhiate caute verso gli animali e gli uomini poco pi avanti. Rimase paralizzato quando un cammello si gir di scatto verso di lui ruminando ed emettendo un basso grugnito. Ma la bestia perse subito interesse, tornando a voltarsi e continuando a ruminare soddisfatta. Non appena furono a distanza di sicurezza dai mercanti, si rialzarono in piedi e proseguirono in direzione della citt. Alla loro sinistra cera il sentiero che conduceva a est, verso la Partia, e Carpete pieg in quella direzione. Catone lo afferr per un braccio.
Perch prendi questo sentiero? Ci vedranno.
Ovviamente. In questo modo potremo sembrare dei viandanti qualsiasi, diretti a Palmira. Se ci avessero visti arrivare dalle colline a nord si sarebbero insospettiti. Fidatevi di me, padrone.
Catone respir a fondo e annu. Non credo di avere altra scelta.
Gi. E adesso, per favore, basta parlare.
Non appena raggiunsero il sentiero, cominciarono a percorrerlo in direzione della citt. Dopo un poco incrociarono una carovana che procedeva nella direzione opposta, approfittando della fresca aria notturna per iniziare il suo viaggio. Carpete scambi qualche breve commento con alcuni dei capi carovana e, una volta che la coda di questultima fu dietro le loro spalle, si rivolse a Catone.
Sembra che i mercanti stiano spedendo le loro merci pi preziose fuori citt. Molte delle famiglie pi facoltose se ne sono gi andate. Temono che ci sar una grande battaglia, padrone. Che abbiano gi sentito dire che il vostro governatore Longino sta arrivando con le sue legioni?.
Catone annu. Se si fosse giunti a una battaglia, o a un assedio, sarebbe stato il popolo di Palmira a rimetterci. Comprendeva il loro desiderio di allontanarsi finch le tensioni non fossero finite. Come sempre accadeva, i poveri, che non avevano unaltra casa n i mezzi di sostentamento necessari, erano condannati a rimanere e ad affrontare luragano di sangue che stava per investire la loro citt.
Mentre si avvicinavano alla porta orientale, Catone vide che cera ancora una manciata di persone sedute o sdraiate a terra, su entrambi i lati della strada. Nonostante la rivolta, alcuni abitanti del luogo osavano ancora entrare e uscire di citt, per accudire i loro piccoli poderi o assicurarsi che le loro capre fossero sane e salve. La porta stessa era spalancata, ma ben sorvegliata da guardie pesantemente armate che impedivano laccesso durante le ore notturne. Alla luce delle torce appese su entrambi i lati, Catone vide che indossavano armature a piastre sopra delle ampie tuniche e pantaloni molto larghi. Ognuno portava un elmo conico ed era dotato di lancia e scudo rotondo. Sbarravano laccesso alla citt.
E adesso?, mormor Catone.
Farete come dico io, padrone. Ricordate?.
Catone annu.
Seguite le mie direttive in perfetto silenzio. Quando raggiungeremo la porta, dar loro le mie generalit. Probabilmente mi riconosceranno comunque. Dir loro che voi siete un altro schiavo che  fuggito insieme a me dal gruppo al seguito del principe Balto. Gli far credere che laccampamento del mio padrone si trova qui vicino, verso est. Prometter di dire dove si trova esattamente, ma soltanto se mi sar data una ricompensa per linformazione che devo riferire al principe Artasse. Ci faranno entrare e ci scorteranno oltre la porta per accompagnarci dal principe. Una volta entrati, ci troveremo nel quartiere povero della citt. Le strade sono strette e contorte. Quando ve lo dir, ci metteremo a correre. Seguitemi dappresso. Li semineremo facilmente, ma non dovete perdermi mai docchio, padrone, o vi smarrirete e finirete per cadere nelle loro mani.
Sarebbe questo il tuo piano?, sussurr Catone, furioso. E se qualcosa andasse storto?
Avete forse unidea migliore, padrone?, fu la stizzosa replica di Carpete.
Catone annu vigorosamente. Dovremmo toglierci immediatamente di qui e preparare un nuovo piano. Ma ormai era troppo tardi. Non cera pi tempo per fare altro. E se invece di scortarci in citt mandassero a chiamare qualcuno? Cosa accadrebbe allora?
Cosa accadrebbe, padrone?. Carpete sembrava stupito di quella domanda. Verremmo smascherati, immagino, e poi giustiziati.
Catone scosse il capo, esasperato dal temerario espediente escogitato dal suo compagno e dalla certezza che ormai non cera altra via duscita. Erano abbastanza vicini alle sentinelle perch le loro sagome scure venissero scorte alla luce delle torce, e se si fossero voltati per tornare indietro avrebbero sicuramente suscitato i loro sospetti. Catone deglut nervosamente e sper che il copricapo fosse sufficiente a nascondere i suoi lineamenti romani, almeno al buio.
Carpete acceler il passo e guardandosi le spalle con fare nervoso si avvicin alla porta orientale, con Catone che lo tallonava.
Furono subito individuati dalle sentinelle, che abbassarono le lance, puntandole contro le due sagome in avvicinamento. Il buio fu squarciato da un grido rauco e potente e le altre guardie si affrettarono ad alzarsi in piedi e a imbracciare le armi, mentre Carpete e Catone si bloccavano a breve distanza. Uno dei ribelli si fece avanti, gridando qualcosa. Carpete sollev entrambe le mani, cadde in ginocchio e inizi a parlare in tono spaventato. Catone singinocchi dietro di lui, a capo chino, adottando quella che sperava somigliasse alla postura sottomessa degli schiavi. Lo scambio di parole fra Carpete e la sentinella continu per un po e il tono di voce dellaltro uomo mut ben presto da ostile a sorpreso, per poi apparire persino eccitato, mentre faceva cenno a Carpete di alzarsi e seguirlo. Catone si rialz in piedi e rimase pi vicino possibile allo schiavo, mentre venivano condotti allinterno della porta cittadina, oltrepassando le altre guardie.
Una volta dentro, alla luce delle torce, scorse una strada antica, cosparsa di rifiuti, che si snodava fra edifici fatiscenti. Dopo tutti quei giorni passati nel deserto, il fetore ravvicinato e terribile della citt lo colp alle narici come un pugno. Arricci istintivamente il naso. Lufficiale di sentinella accese una piccola torcia e li precedette a passo veloce lungo la strada. Carpete e Catone lo seguirono senza esitare, e a un certo punto a loro si unirono altri due uomini armati di lancia e muniti di elmi e armature a piastre. Tutto stava, si disse Catone, nello scappar via a velocit sufficiente da tenersi fuori dalla portata delle lance, sia di quelle da urto che addirittura di quelle da getto, se le guardie avessero avuto la prontezza di spirito di reagire. La strada curvava attorno a un pozzo pubblico, poi iniziava a salire dolcemente in direzione di quello che Catone immaginava dovesse essere il sito della cittadella. Non smetteva un attimo di guardare Carpete, coi muscoli tesi e pronti a scattare per la fuga. A una ventina di passi di distanza, un vicolo stretto si apriva alla loro sinistra e Carpete scart lievemente verso quella parte della strada, mentre vi si avvicinavano. Allaltezza del vicolo, Carpete cadde a terra carponi, con un grido di dolore. La sentinella che li guidava si volt, aggrott le sopracciglia e chiam i suoi uomini, continuando sempre a risalire la strada. Una delle guardie super lo schiavo e si blocc pochi passi pi avanti per controllare Catone. Laltra guardia si chin e afferr rudemente Carpete, rimettendolo in piedi.
Carpete si rialz di scatto, scagliandogli una manciata di ghiaia e polvere negli occhi. Luomo indietreggi istintivamente, annaspando dalla sorpresa.
Corriamo!, grid Carpete in greco e balz verso limbocco del vicolo, mentre Catone lo seguiva di volata. Nellattimo in cui uscirono dallalone luminoso proiettato dalla torcia dellufficiale, piombarono nel buio pi assoluto. Il vicolo era stretto, appena sufficiente al passaggio di due uomini affiancati, e lintensit del tanfo di cibi marciti, feci e sudore era insopportabile, mentre Catone e Carpete si precipitavano in avanti alla cieca, superando portoncini bui e finestre sprangate. Dietro di loro, lufficiale stava gridando ordini ai suoi uomini, poi alle loro spalle comparve un lontano bagliore: le guardie si stavano lanciando allinseguimento nel vicolo.
Muovetevi!. Carpete trascin Catone, mentre continuavano a correre. Guardandosi alle spalle, Catone vide lufficiale alla testa degli inseguitori con in mano la torcia, che in quello spazio angusto illuminava le pareti allintorno, spandendo un alone rossastro sulla testa della guardia e sulle squallide case del vicolo. Lufficiale grid e punt il braccio verso i due fuggitivi.
Rimanetemi accanto!, sibil Carpete, e proseguirono, cercando di tenersi al centro del vicolo per evitare eventuali ostacoli posti contro le pareti che li affiancavano. Dietro di loro, Catone poteva udire il clangore e i tonfi degli stivali delle guardie intente a inseguire le loro prede. Carpete scivol e perse lequilibrio; stava per cadere a terra, ma riusc a proseguire, mentre Catone quasi gli veniva addosso da dietro.
Stanno guadagnando terreno!, disse Catone a denti stretti. Dobbiamo fare qualcosa.
Continuate a correre!, ansim Carpete. Li semineremo, credetemi! .
Ma Catone era ormai certo che quel tentativo di distanziare il nemico fosse destinato a fallire. Cerano troppi ostacoli, sulla loro strada. Prima o poi sarebbero caduti e avrebbero finito per catturarli. Davanti a s scorse appena un cambiamento nelle ombre, dove il vicolo curvava bruscamente a sinistra. Quando vide Carpete precipitarsi dietro quellangolo, Catone seppe di dover agire, o ne sarebbe andato della loro vita, e di quella delle due coorti che avevano appena lasciato. Afferr Carpete per un braccio. Tu aspetta qui!. Indic il centro del vicolo, pochi passi da dove avevano svoltato. Poi, scostandosi di dosso le vesti ampie e ingombranti, Catone impugn la spada e si acquatt nel portone pi vicino. Il cuore gli batteva talmente forte che non riusciva quasi a udire i passi degli inseguitori in avvicinamento. Sapeva di avere ununica possibilit e di non dover fallire. Catone avrebbe dovuto sferrare un colpo forte e rapido, proprio come avrebbe fatto Macrone al suo posto. Fece un bel respiro profondo riempiendosi i polmoni, poi finalmente scorse il bagliore instabile della torcia che si rifletteva sulla parete prima di girare.
Dopodich loscurit del vicolo fu illuminata quasi a giorno: la torcia aveva superato langolo e la sua luce rischiarava tutto il muro, compreso il portoncino in cui Catone sera acquattato. Lufficiale che la impugnava scorse immediatamente Carpete e mand un grido di trionfo nel correre verso lo schiavo. Il primo dei suoi apparve un attimo dopo, proprio mentre lufficiale passava oltre Catone. Con un urlo terribile, il Romano salt fuori dal portone, brandendo la spada e tenendola puntata contro il viso della guardia. Spinse in avanti il braccio e colp luomo proprio sulla guancia, sotto locchio sinistro. La lama attravers la carne e il muscolo prima di frantumare losso sottostante e insinuarsi profondamente nel cranio. Catone ritir la lama allistante e senza interrompere la fluidit del movimento, piroett su se stesso, sempre urlando con quanto fiato aveva in gola. Lufficiale ribelle si gir a guardare, il volto una maschera di stupore e di terrore nel bagliore rossastro della torcia. In quel momento la lama della spada di Catone si abbatt sul suo collo, nella fessura fra il bordo della maglia di ferro e quello dellelmo. Il colpo era stato sferrato a tutta forza e penetr diagonalmente attraverso il collo, frantumando la clavicola prima di raggiungere le vertebre, dove la spada si blocc. Le gambe dellufficiale cedettero e questi cadde in ginocchio, con unespressione di stupore sul volto; subito dopo spir.
Un tonfo alle sue spalle fece voltare Catone di scatto, liberando la spada dal collo del nemico appena abbattuto. Il corpo della prima guardia era appena caduto a terra, con le gambe che ancora si agitavano in uno spasmo selvaggio, quando ecco arrivare anche la seconda guardia. Si blocc mentre imboccava il vicolo, ma la vista dei suoi due compagni colpiti a morte e di Catone chino su di loro, leggermente accovacciato e pronto a scattare come una molla dopo aver sollevato la lama grondante sangue, fu troppo per lui. Indietreggi freneticamente, tornando a girare langolo e sparendo dalla vista di Catone, che ne ud i passi che si allontanavano di corsa e la voce allarmata e spaventata che chiamava disperatamente aiuto.
Non cera tempo di compiacersi di quella piccola vittoria. Catone pul rapidamente la lama della spada con un angolo della sua mantella, poi fece cenno a Carpete di avvicinarsi.
Spogliati e indossa la corazza dellufficiale.
Che cosa?. Carpete sembrava ancora attonito alla luce della torcia che giaceva a terra fra la spazzatura.
Indossala, ho detto, insistette Catone in tono di comando, mentre si toglieva la lunga tunica e si chinava a sua volta sul corpo della guardia. Slacci la fibbia del sottogola e sfil lelmo e la calotta dalla testa del morto, poi gli slacci anche il cinturone della guaina. Guardandosi attorno, not che Carpete sera inginocchiato e che, dopo una breve pausa di riluttanza, stava iniziando a fare lo stesso col corpo dellufficiale ribelle. La guardia indossava una maglia di ferro e come sempre fu difficile sfilare quel groviglio di anelli metallici dal torace, dalle braccia e dalla testa; Catone dovette faticare non poco per riuscirci. Quando lebbe finalmente fra le mani, se linfil dalla testa, facendosela scivolare lungo il torace. Raccolse la calotta dellelmo e la piazz bene sulla testa prima di indossare lelmo conico e stringere le cinghie del sottogola. Carpete stava ancora lottando per entrare nella maglia di ferro e Catone si affrett ad aiutarlo. Un attimo dopo raccolse la torcia e la pass allo schiavo, prima di chinarsi a prendere anche la lancia della guardia. Perlomeno, cos non dovremmo attirare troppo lattenzione. E ora dirigiamoci verso quel tunnel, Carpete.
Lo schiavo gir su se stesso e si affrett lungo il vicolo. Catone lo segu, rimanendo ben vicino al compagno, per poter vedere la via rischiarata dalla torcia. Carpete lo guid attraverso lintrico di vecchie stradine senza mai esitare, nonostante il buio della notte. Non incontrarono pi anima viva e Catone immagin che gli abitanti dovessero essere ben trincerati nelle loro case, a pregare che i ribelli ignorassero la loro presenza. Finalmente imboccarono un passaggio leggermente pi ampio che dava su una piazza di mercato punteggiata dai banchetti vuoti dei mercanti. Dallombra arriv un brontolio, e quando Catone e Carpete si girarono in quella direzione, scorsero una sagoma a breve distanza da loro. Prima che potessero reagire, luomo si volt e scomparve. Il suono dei suoi passi si perse nella notte.
Devessersi trattato di un mendicante, ipotizz Carpete, sussurrando. A volte dormono nei mercati. In ogni modo, guardate qui, padrone . Indic una struttura di pietra al centro della piazza, con un basso portoncino ad arco.
Che cos?
Uno degli ingressi alle fogne cittadine. Ogni tanto viene usato dagli ingegneri, ma quasi sempre  sbarrato. Carpete sorrise. O almeno, cos credono.
Sbarrato?. Catone scosse il capo, frustrato, mentre si avvicinavano alla porticina massiccia inserita nellarcata di pietra. E adesso?
State a vedere, disse Carpete, esaminando la staffa di ferro dove la sbarra sinfilava nel legno. Con la punta del pugnale gratt via un po di sporcizia dai bordi delle pietre, poi inser la lama nello spazio dove avrebbe dovuto esserci la malta. Rigir la lama per qualche istante finch non inizi a uscire un quadratino di pietra. Non appena fu in grado di afferrarne i bordi, Carpete lo tir fuori e lo pos a terra con cura. Ora il paletto era scoperto e pot aprire la porta non pi sbarrata. Il bordo inferiore del portoncino raschi il lastricato, poi ci fu un cigolio di protesta da parte dei cardini. Entrambi gli uomini sussultarono, attesero un attimo che ci fosse una qualsiasi reazione, poi scivolarono allinterno.
Come sapevi della porta?, chiese Catone, appena furono al riparo.
Sono stato io ad escogitare quel meccanismo, in modo che il principe ed io potessimo entrare e uscire a nostro piacimento dalle gallerie delle fogne senza che nessuno ci scoprisse. Se non guardi bene e da vicino quel pezzetto di pietra, non scopriresti mai che pu essere rimosso. Andiamo, ora.
Carpete si pieg sotto il soffitto basso, illuminandosi la strada con la torcia che teneva davanti a s. Catone lo seguiva passo passo. Allinterno cera una piccola piattaforma di pietra dotata di diversi scalini sudici che conducevano gi, verso la galleria.
Meglio chiudere la porta, padrone.
Catone la rimise a posto, facendola scorrere lentamente per cercare di limitare al massimo il rumore dei cardini. Poi annu, rivolto a Carpete. Fatto. Adesso andiamo.
Gli scalini erano asciutti in cima, ma gli ultimi erano scivolosi di melma e Catone procedette con grande cautela nella discesa che attraverso un piccolo arco conduceva nella galleria. Arricci il naso per lorrendo fetore mentre si fermavano un attimo alla luce della torcia. La fogna si estendeva su entrambi i lati, per quanto Catone era in grado di vedere alla luce incerta e irrequieta della piccola fiamma. I gradini scomparivano nella corrente densa e lenta di acqua fetida, e dopo una breve esitazione Carpete entr in acqua. Gli arrivava a met polpaccio e si diresse verso destra, in direzione della corrente. Catone lo segu con una smorfia di disgusto. Laria densa e umida era satura del tanfo di feci e orina, e Catone dovette deglutire pi volte per combattere i conati di vomito.
Quanta strada dobbiamo percorrere?
Poche centinaia di passi, padrone. Poi saremo sotto la cittadella.
Non avevano percorso nemmeno cinquanta metri, quando udirono entrambi il cigolio lontano di cardini di ferro. Si fermarono per guardarsi alle spalle, nel buio del tunnel. Un suono di voci echeggi sulle mura di pietra grezza e un attimo pi tardi un bagliore rossastro si riflett sulla bassa arcata dove i gradini conducevano allentrata.
Merda, borbott Catone. Il mendicante deve aver trovato qualcuno. E in fretta, anche. Laltra guardia deve aver messo in allarme lintera citt.
Che facciamo?
Saresti in grado di trovare la strada al buio, da questo punto in poi?
No.
E allora proseguiamo! Sbrighiamoci!.
Proseguirono, sollevando spruzzi dacqua dal fetido canale, sempre guidati dal vivido bagliore della torcia di Carpete. Poi udirono un grido alle loro spalle, che sembr aspro e vicinissimo nel chiuso della galleria, e infine lo scalpiccio di diversi uomini allinseguimento dei due fuggitivi.
Quanto manca ancora?, ansim Catone.
Non molto. Fra poco il tunnel si dirama sulla destra.
Catone alz gli occhi, scrutando la parete della galleria. Gli sembr di scorgere unapertura buia proprio al limite dellalone arancione proiettato dalla torcia.
Lo vedo!.
Raggiunsero la diramazione e svoltarono nella galleria laterale.
E adesso?
Avanti per un breve tratto, fino a una curva, poi troveremo un contrafforte che si estende in direzione delle antiche stalle della cittadella.
Bene. Catone segu lo schiavo, che avanzava a balzi. Per qualche istante gli inseguitori furono fuori vista e persino il rumore dei loro passi sembr attutirsi, ora che Catone e Carpete erano nel nuovo tratto di galleria. Ma prima che potessero rallegrarsene, lentrata alle loro spalle si riemp di luce e un attimo dopo i ribelli avevano imboccato la loro stessa via. Catone poteva scorgere davanti a s linizio di una curva nel tunnel, come Carpete gli aveva anticipato. Mentre superavano la curva sollevando spruzzi di melma, persero di nuovo di vista i loro inseguitori. Poi lo schiavo indic qualcosa: Laggi! Vedete!.
Uno stretto passaggio conduceva al canale fognario principale, a mezza altezza circa del tunnel che stavano percorrendo. Scrutando allinterno, Catone not che il contrafforte era leggermente in salita.
Dove porta?
Direttamente alla caserma, padrone. Finisce proprio sotto una grata.
Bene. Catone tolse la torcia di mano allo schiavo e lo spinse nella stretta apertura. Vai avanti tu. Pi veloce possibile. Ma fermati non appena sentiremo i ribelli.
Carpete annu e si chin per infilarsi nel tunnel. Catone fece oscillare la torcia dal basso e la lanci pi lontano possibile, nel tunnel. La torcia attravers il buio, urt la parete liberando una pioggia di scintille e cadde nel torrentello fetido; sibil per qualche istante, poi si spense, lasciando la galleria nel buio pi completo.
Catone annasp alla ricerca del bordo dellentrata del cunicolo laterale e si chin a sua volta per infilarsi dentro. Non era possibile camminare, nemmeno accovacciati, cos si mise carponi. Sul pavimento in pendenza scorreva soltanto un rivolo di liquame, ma il fondo era ricoperto di melma e di sassolini. Davanti a s, sentiva Carpete che grugniva e ansimava per la fatica della salita. Aveva il fiato corto e affaticato e si sentiva stanchissimo per il peso aggiuntivo della maglia di ferro. Avevano percorso circa una decina di metri, quando Catone ud di nuovo il suono dei loro inseguitori.
Carpete!, sibil. Fermati!.
Nello stretto cunicolo cadde il silenzio pi totale. Rimasero come paralizzati e Catone lott per controllare anche il respiro, mentre i ribelli si avvicinavano allestremit del passaggio. Lentrata sillumin brevemente, poi gli inseguitori passarono oltre. Catone aspett ancora un poco, poi sussurr: Vai!.
E avanzavano, risalendo il contrafforte nel buio totale, finch Catone non ud i ribelli che tornavano indietro lungo la galleria. Una voce chiam gli altri e poi seguirono i rumori di diversi uomini che risalivano a loro volta lo stretto passaggio alle loro spalle. Non cera pi alcun bisogno di rimanere in silenzio, e Catone chiam Carpete: Ci sono addosso! Muoviti!.
Si mossero freneticamente in avanti, ignorando totalmente il fetore e la melma che avevano sotto le mani e le gambe mentre procedevano carponi. Dietro di loro gli inseguitori, aiutati dalla luce proiettata dalle loro torce, avanzavano veloci, preceduti dai loro sbuffi e dai respiri affannosi, tanto che a Catone parve di aver gi il fiato del nemico sul collo. Poi per cominci a scorgere i piccoli dettagli sui muri davanti a s e cap che i ribelli si stavano davvero avvicinando troppo. Se li avessero raggiunti prima che fossero riusciti ad arrivare alla fine del cunicolo, non avrebbero avuto modo di voltarsi e cercare di resistere. Catone aveva soltanto una spada. Aveva scorto almeno una lancia fra le mani degli inseguitori. Avrebbero potuto facilmente spingerla in avanti e lui non avrebbe avuto modo di evitarla.
La salita ora era meno ripida e Catone ud delle voci sopra di s. Ci siamo quasi!, grid Carpete.
Catone si guard alle spalle e a circa quindici passi di distanza vide la torcia del primo dei loro inseguitori e lespressione feroce e determinata delluomo, impegnato ad avanzare con vigore.
Le voci sopra di loro aumentavano rapidamente di volume, poi Catone vide un debole raggio di luce scendere dal soffitto del tunnel, poco pi avanti. Carpete si affrett a coprire gli ultimi metri, poi si sollev, afferr le sbarre di ferro della grata che lo sovrastava e spinse. La grata non si mosse di un millimetro, e quando Catone lo raggiunse aiut lo schiavo, spingendo con tutte le sue forze, tagliandosi anche una mano con una sbarra rotta. Furono investiti da una piccola pioggia di calcinacci, poi, con un improvviso stridore, la grata cedette, salt verso lalto e ricadde con fragore sul pavimento della stanza disopra. Carpete si iss attraverso lapertura, aggrappandosi al bordo della botola e rotolando da una parte. Catone lanci unocchiata nel tunnel e vide che il ribelle pi vicino lo aveva quasi raggiunto: aveva abbandonato la torcia e sguainato la spada e procedeva digrignando i denti, pronto a ghermire la sua preda.
Nella stanza si ud un improvviso scoppio di voci sbigottite e Carpete mand un grido. Ma Catone si iss a sua volta attraverso la botola, ignorando leventuale pericolo, troppo intento a sfuggire alluomo che stava arrivando dal tunnel per ucciderlo. Con uno sforzo supremo che gli strapp un grugnito, si iss attraverso lapertura. Sporgeva gi fino a met torace, quando vide Carpete riverso sul pavimento, proprio accanto a lui. Lo schiavo aveva unespressione attonita e gli usciva sangue dalla bocca. Attorno a loro, vide appropinquarsi un gruppo di persone urlanti, in tunica azzurra. Alcuni erano armati e uno balz in avanti brandendo la spada, pronto a conficcarne la lama nella testa di Catone.
Fermo!, grid il prefetto in latino, sollevando un braccio nel tentativo di ripararsi, mentre la lama scendeva su di lui. Sono un Romano!.
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CAPITOLO QUATTORDICI.
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Non appena fu calata la notte, Macrone e il principe Balto guidarono la loro colonna di soldati lungo una via meno diretta rispetto a quella presa da Catone e Carpete. La cavalleria romana e i cavalieri palmireni procedevano a piedi, conducendo le loro cavalcature, i cui zoccoli erano stati fasciati con strisce di indumenti, per le redini. Ai fanti era stato imposto di lasciare fardelli e altri pesi in una caverna alla base della collina e stavano marciando alla spicciolata, con addosso soltanto le corazze e le armi. Tutti gli ammennicoli che potevano tintinnare o far rumore erano stati legati ai corpi, in modo che la marcia fosse pi silenziosa possibile, ed era stato proibito di parlare. I centurioni e gli optiones marciavano di fianco ai loro uomini, con le orecchie tese a cogliere la pi piccola infrazione agli ordini impartiti, che sarebbe sfociata in una punizione a base di bastonate.
Mentre la colonna procedeva silenziosa, Macrone non pot fare a meno di inorgoglirsi per le imprese compiute finora dai suoi uomini. Avevano attraversato un territorio desolato e riarso, combattuto contro un drappello di nemici per arrivare sin l, e ormai il loro obiettivo era in vista.
Tuttavia, se Catone non ce lavesse fatta a raggiungere la guarnigione della cittadella, convincendo quegli uomini a creare un diversivo perch Macrone e gli altri potessero entrare in citt indisturbati, non avrebbero potuto avvicinarsi pi di cos allagognata meta. Pensando al suo giovane amico, Macrone si pent per lennesima volta di avergli consentito di accompagnare lo schiavo di Balto. Cerano molti altri ufficiali che avrebbero potuto svolgere altrettanto bene quellingrato compito, e Catone era necessario agli uomini della sua coorte. In realt, si disse Macrone riflettendo sulla sua decisione, anche lui aveva bisogno di Catone in situazioni come quella, dove il tempismo, la capacit di giudizio e quella di pensare in fretta erano essenziali. Macrone si sentiva a proprio agio nel confronto diretto col nemico e cerano ben pochi uomini, nelle legioni, che nel comandare i soldati in battaglia potevano ritenersi alla sua altezza. La sua forza e brutalit si equiparavano al suo coraggio, e quando sentiva scorrere come fuoco nelle vene la voglia di combattere, era abbastanza franco da ammettere senza mezzi termini che non vedeva lora di cominciare. Al contrario di Catone, che considerava la battaglia solo come un mezzo necessario per raggiungere un fine.
O almeno cos era fino a poco tempo fa, consider Macrone, assumendo unaria preoccupata. Per la prima volta, poche ore prima, aveva scorto negli occhi di Catone una scintilla di eccitazione: quando aveva insistito per accompagnare lo schiavo di Balto a Palmira. Era un compito assurdamente pericoloso per il quale offrirsi volontari, e Macrone non pot fare a meno di preoccuparsi per lincolumit dellamico. Non solo perch Catone si stava avventurando nel cuore di una citt controllata dal nemico, ma soprattutto perch non lo riteneva un guerriero nato. Quel ragazzo era un pensatore, un intellettuale, si disse Macrone con qualche rimpianto. Riempirsi la testa di strane filosofie lette nei libri non serviva certo a risolvere i problemi pratici, e poi non era nemmeno divertente, a meno che non si trattasse delle commedie che tanto piacevano a Macrone.
Da quando, anni prima, Catone gli aveva insegnato a leggere, Macrone aveva sfruttato quella sua nuova capacit soprattutto nel campo della burocrazia militare. Ma nei mesi pi recenti, grazie alla tranquilla e piacevole assegnazione ad Antiochia, Macrone aveva iniziato a leggere per diletto. Mettendo nascostamente da parte le traduzioni in latino di Socrate e Aristotele, che Catone aveva scelto per lui nella biblioteca locale, aveva dedicato ore di lettura alle commedie e ad altro materiale pi scabroso e, poco prima del recente scoppio della crisi con la Partia, che lo aveva condotto qui a Palmira, aveva iniziato a familiarizzare anche con le opere di Plauto.
Macrone torn bruscamente al presente: uno dei ricognitori si stava avvicinando, strisciando carponi lungo il bordo dello sperone che aggettava sulla pianura sottostante. Sollev la mano per arrestare gli uomini al suo seguito e nel buio il drappello si blocc, sia pure con qualche difficolt e sbilanciamento. Il ricognitore apparteneva a uno degli squadroni di cavalleria della Seconda Illirica e prima di fare rapporto, si mise sullattenti e salut. Macrone lo interruppe subito.
Parla in greco, fece cenno con la testa verso Balto. Cos capiremo tutti e due.
S, signore. Il ricognitore, come la maggior parte dei soldati di stanza nellImpero orientale, parlava principalmente in greco, e in latino solo per quanto concerneva le operazioni militari. Indic lestremit della sporgenza rocciosa. Abbiamo incrociato una pattuglia nemica in quella direzione, signore. A meno di un chilometro dalla punta dello sperone. Accanto ad alcune palme.
In quanti sono?
Non pi di venti, signore.
Da che parte stanno andando?
Da nessuna parte, signore. Devono essersi fermati per la notte. Molti sembrano addormentati, ma ce ne sono due di guardia.
Dannazione, mormor Macrone. La pattuglia di ribelli sera accampata proprio sulla sulla loro linea davanzata.
Potremmo aggirarli, sugger Balto. Lasciare il sentiero per circa un chilometro e cercare di fare il giro.
Macrone scosse il capo. Ci metteremmo troppo. Dobbiamo entrare in citt prima che faccia giorno. Fra laltro, si volt a guardare la pianura che si estendeva oltre la punta dello sperone, dovremmo andare ancora pi avanti, per essere certi che non ci vedano. Se cos fosse, potete star sicuro che la prima cosa che farebbero sarebbe avvertire i loro amici a Palmira. E anche se non ci individuassero, dovremmo fare un lungo tragitto, prima di poter riprendere lavvicinamento alla porta orientale. Ci saranno dei pastori, dei mercanti o dei viandanti, l sulla pianura. Qualcuno di loro potrebbe dare lallarme.
Ben detto, centurione. Cosa suggerite di fare, allora?.
Macrone riflett un istante. Meglio prendere la strada pi diretta.  il metodo pi veloce e pi sicuro, sempre che riusciamo a eliminare quella pattuglia, per.
Eliminare la pattuglia?. Il tono del principe era di evidente sorpresa.
S. Dobbiamo agire velocemente. Possiamo sorprenderli e ucciderli tutti prima che abbiano modo di spedire qualcuno a dare lallarme. Ed  qui che intervengono i suoi ragazzi, principe.
Ma di che cosa state parlando?
Li spediamo su entrambi i lati dellaccampamento. Quando saranno posizionati, monteranno a cavallo, partiranno allassalto e stermineranno i ribelli, prima che questi abbiano avuto il tempo di saltare in sella. Non dovr sfuggirgliene nemmeno uno. Siate perentorio, mi raccomando .
Non temete, Romano. So qual  la posta in gioco. Balto fece una piccola pausa, prima di proseguire. Ma se qualcuno ci sfuggisse e desse lallarme? Cosa faremo in quel caso?
Dovremo decidere se tornare verso le colline e attendere unaltra occasione per entrare in citt, cosa che, francamente, dubito che riusciremo a fare, una volta che i ribelli saranno stati allertati della nostra presenza nei pressi di Palmira. Con tutta probabilit, il loro principale obiettivo diventer quello di scovarci e sterminarci. Oppure, Macrone guard il principe direttamente negli occhi, proseguiamo nellattacco e piombiamo sui ribelli prima che abbiano grosse possibilit di reagire. Ovviamente, se riusciranno a difendere la porta, sar stato tutto inutile. Questa  dunque la scelta che abbiamo, se qualcuno della pattuglia riuscir a sfuggire dalle maglie della nostra rete. Voi che fareste?.
Macrone ormai aveva gi deciso, ma era curioso di sapere cosa avrebbe fatto Balto. Il principe di Palmira avrebbe combattuto, o sarebbe fuggito? Balto rispose senza alcuna esitazione: Se qualcuno riuscisse a sfuggirci, suggerisco di avanzare verso Palmira pi velocemente possibile . Poi si batt vigorosamente il petto. E visto che al comando per adesso ci sono io,  proprio questo quel che faremo.
Macrone sorrise. Un uomo tutto dun pezzo. Bene, immagino vogliate impartire ai vostri uomini lordine di attaccare la pattuglia.
Balto annu e si volt, attraversando a lunghe falcate la striscia di deserto che lo separava dai suoi uomini, allineati a breve distanza dalla colonna di Romani. Macrone lo osserv per qualche secondo, poi torn alla testa dei suoi soldati e prelev la centuria di prima linea della sua coorte, quella comandata dal centurione Orazio, perch il ricognitore la conducesse verso la pattuglia nemica, raccomandando agli uomini di muoversi il pi silenziosamente e furtivamente possibile. Alla sua sinistra i cavalieri di Palmira cominciarono ad allontanarsi dal sentiero, uscendo nel deserto, per accerchiare i ribelli. Alla destra di Macrone il crinale dello sperone digradava lentamente sulla piana sottostante e terminava con un gruppo di massi sulla punta. Al di l di questi massi, a breve distanza, scorse la sagoma scura delle palme contro il cielo stellato.
Fermatevi qui, sussurr Macrone al centurione alle sue spalle, e si sporse in avanti, mentre lordine veniva silenziosamente passato lungo la fila di soldati. Raggiunse il ricognitore e gli batt leggermente la mano sulla spalla. Siamo abbastanza vicini.
Luomo annu e si sdrai a terra. Un attimo dopo Macrone si appost accanto a lui e scrut attentamente nel buio. Gli alberi erano abbastanza evidenti, come i cavalli che erano legati ai loro tronchi. Attorno ad essi, raggruppati sul terreno, cerano i ribelli. Come aveva detto il ricognitore, la maggior parte era coricata a dormire, ma una manciata di uomini era rimasta seduta a parlare e Macrone poteva udire brani della loro conversazione. Sembravano abbastanza di buon umore, chiaramente ignari del pericolo. Due uomini erano appostati sui due lati dellaccampamento, evidentemente come sentinelle notturne.
Macrone si accomod meglio e sussurr piano al ricognitore: Torna dal centurione Orazio e digli che va tutto bene. I nemici sono ancora qui e Balto dovrebbe riuscire a coglierli di sorpresa. Digli anche che voglio che i suoi uomini siano pronti a intervenire non appena inizier lassalto.
S, signore.
Vai adesso.
Il ricognitore annu e sgusci tra i massi, lasciando Macrone da solo a guardia del nemico. Il ritardo nella loro avanzata era frustrante, ma sperava che non sarebbe stato eccessivo. Altrimenti Catone avrebbe potuto dare il suo segnale luminoso, facendo s che la guarnigione sferrasse un inutile quanto dispendioso attacco diversivo. Sempre ammesso che Catone ce lavesse fatta a raggiungere la guarnigione, si disse Macrone. Torn a sdraiarsi per osservare con calma la pattuglia di ribelli, scoccando ogni tanto delle occhiate nella notte alleventuale ricerca di Balto e dei suoi uomini. Ma non si vedeva nulla. Dopo un po, Macrone sinnervos e sibil impaziente fra i denti serrati: Avanti... avanti. Non abbiamo tutta la notte a disposizione. Dove diavolo siete?.
Mentre imprecava contro il principe di Palmira, uno dei ribelli ancora svegli e impegnati a conversare si alz di scatto e cominci a camminare lentamente verso Macrone.
Ah, fantastico, mormor questi. Hai scelto proprio un buon momento per farla.
La sua iniziale irritazione si trasform per in ansia, nel vedere che la sagoma continuava ad avanzare, avvicinandosi sempre di pi. Se avesse continuato in quella direzione, avrebbe finito per inciampare su di lui. Macrone si appiatt sul terreno e abbass la mano per impugnare la spada. Ormai riusciva a sentire i passi delluomo. Qualcuno lo chiam dallaccampamento; quello rispose in maniera stizzita e i suoi compagni scoppiarono a ridere. Macrone era sdraiato fra un grosso masso e un arbusto nano e mentre luomo si avvicinava lo osserv fra lintrico di rametti secchi. Il ribelle si guard intorno un attimo, poi scelse una roccia a non pi di dieci passi da Macrone, dietro la quale si ferm senza essere visto dai suoi compagni. Sollevando gli indumenti, si accovacci, dando le spalle a Macrone. Con un grugnito, inizi levacuazione e Macrone desider che luomo avesse seguito unaltra dieta. Un lezzo insopportabile riemp subito laria e il Romano arricci il naso, disgustato. Svuotati finalmente gli intestini, luomo si guard intorno alla ricerca di qualcosa per pulirsi. Si volt verso Macrone e rimase come paralizzato.
Ci fu un momento in cui nessuno dei due si mosse, poi con un balzo il ribelle si alz in piedi, sempre con lo sguardo fisso in direzione di Macrone. Senza osare nemmeno respirare, questultimo lasci limpugnatura della spada e afferr la pi vicina pietra adatta allo scopo che si era prefisso. Le sue dita ne trovarono una perfetta per la sua mano e si strinsero intorno ad essa, mentre il ribelle compiva qualche passo esitante verso di lui, con unesclamazione incredula.
Macrone balz fuori dal suo nascondiglio, lanciando la pietra con tutte le forze che aveva, poi sguain la spada e si lanci contro il ribelle.
La pietra colp luomo sul lato della mandibola e rimbalz, ma limpatto lo stord per un istante, che Macrone sfrutt per abbattersi su di lui e infilzarlo con la spada allaltezza dello stomaco, mentre entrambi piombavano a terra avvinghiati. Macrone cadde pesantemente sul ribelle, schiacciandogli il torace e togliendogli il fiato. La lama si fece strada sotto le costole delluomo, lacerando gli organi vitali. La vittima si contorse annaspando per incamerare aria, e Macrone temette che potesse gridare mettendo in allarme i suoi compagni, prima di morire. Ah no, non lo farai, sibil, tappandogli la bocca con una mano e premendo forte. Con le ultime forze rimaste, il ribelle si dimen e divincol, cercando di liberarsi del Romano, ma Macrone resistette, affondando furiosamente la lama nel torace delluomo. Finalmente il ribelle si accasci inerte, con gli occhi ormai privi despressione che fissavano le stelle. Macrone lo tenne fermo ancora per qualche secondo, finch non fu sicuro che fosse morto, poi allent la presa, togliendo la mano dalla mandibola ormai afflosciata. Rotol di lato, allontanandosi dal cadavere ed estraendo la spada dal corpo, per poi sdraiarsi a riprendere fiato. Ci volle un poco prima di accorgersi del fetore, poi vide che si trovava proprio nel punto in cui poco prima luomo sera accovacciato per defecare.
Merda, imprec. Ma che meraviglia!.
Si chin sul cadavere, strapp una striscia di stoffa dalla tunica delluomo e fece del suo meglio per togliere la sporcizia, sempre continuando a tenere docchio i dintorni in attesa dellarrivo di Balto e dei suoi. La cosa si stava facendo preoccupante, pens amareggiato. Se Balto non avesse agito subito, non avrebbero fatto in tempo a raggiungere la porta orientale col favore delle tenebre. Dallaccampamento arriv un richiamo. Macrone rimase immobile, finch non giunse un altro richiamo. Era un guaio, si disse. Se non avessero ottenuto risposta dalle rocce, i ribelli avrebbero sicuramente mandato qualcuno a cercare il compagno. Macrone si slacci velocemente lelmo e lo appoggi a terra. Poi si sollev con cautela, rivolto verso laccampamento. Quando il ribelle chiam per la terza volta, stavolta in tono pi ansioso, Macrone si sollev ancora un poco e agit un braccio. Con suo sommo sollievo, gli uomini in attesa del ritorno del compagno scoppiarono a ridere e tornarono alla loro conversazione.
Macrone aveva appena ripreso il suo posto dietro il masso, quando ud un improvviso rumore di zoccoli e delle sagome scure emersero dalla notte, dirette al galoppo verso laccampamento dei ribelli. Il rumore ovattato delle frecce che colpivano il bersaglio sovrastava quello degli zoccoli e degli sbuffi e nitriti dei cavalli spaventati. Poi le urla dei feriti e le grida dallarme squarciarono la notte, mentre le prime lame si scontravano fra loro con una serie di schianti metallici. Nascondersi ormai non aveva pi senso, e Macrone spunt da dietro le rocce, rimanendo a guardare da una distanza di sicurezza, mentre Balto e i suoi si avventavano fra le palme, abbattendo ogni uomo che trovavano sulla loro strada.
Signore?, chiam il centurione Orazio, diretto verso Macrone alla testa dei suoi uomini. Signore, siete l?
Da questa parte!. Macrone sollev un braccio e il centurione e i suoi legionari gli si avvicinarono rapidamente. Disponetevi su due file. Non parteciperemo a questazione. Siamo qui soltanto per impedire che qualche ribelle se la svigni in questa direzione.
S, signore. Orazio annus laria, poi fece una smorfia prima di scattare sullattenti e tornare indietro a passare gli ordini alla sua centuria. Macrone si volt a guardare lassalto contro i ribelli. Era praticamente terminato. I cavalieri non stavano pi caricando il nemico nellaccampamento, ma piuttosto stavano passando in rassegna i morti e i feriti per finire questi ultimi insieme a quelli che si acquattavano a terra per la paura e cercavano di arrendersi. Niente prigionieri, stavolta. Avrebbero soltanto rallentato la marcia della colonna e provocato disagi e inconvenienti, come la necessit di doverli sorvegliare, per non parlare della rischiosa eventualit che qualcuno di loro potesse dare lallarme mentre la pattuglia raggiungeva la citt e si appostava in attesa del momento pi propizio per dare lassalto alla porta orientale.
Bene,  finita, annunci Macrone. Invia un messo perch avvisi il resto della colonna.  ora che riprendiamo a muoverci.
Un cavaliere si avvicin dal rado boschetto di palme e Macrone immagin che fosse Balto.
Abbiamo campo libero, centurione. Nessun ribelle  riuscito a sfuggire ai miei uomini. Sono tutti morti.
Ottimo lavoro, ammise Macrone. Suggerisco di proseguire immediatamente con la nostra avanzata, principe.
Era la prima volta che dava un accenno di deferenza nei confronti di Balto, che fece una breve pausa, mostrando di accettare e gradire le lodi e il rispetto impliciti nel commento del Romano. Annu rivolto a Macrone. Concordo. Ora che abbiamo raggiunto la pianura, i miei uomini si sparpaglieranno, schermando la nostra avanzata verso la porta cittadina. Non dovrebbero esserci ulteriori inconvenienti.
Bene, disse Macrone. Non potremo pi fermarci finch non saremo in posizione tale da cogliere il segnale di Catone.
Molto bene, centurione. Lo dir ai miei uomini. Si blocc un secondo. Ma... da dove viene questa puzza?
Puzza?, Macrone rispose stizzito. Quale puzza?.
Balto volt il cavallo e torn al trotto presso i suoi. Macrone li osserv per qualche istante, colpito dallinesorabile velocit con la quale avevano attaccato e sgominato la pattuglia di ribelli. Con qualche migliaio di uomini come quelli al suo servizio, Roma avrebbe potuto conquistare chiss quali e quante terre, oltre la frontiera orientale del suo impero. La loro abilit di arcieri e spadaccini a cavallo era incredibile. Soltanto i Parti potevano superarli in questa mobilissima forma di combattimento e anche in quel caso, si disse Macrone, i Palmireni dovevano costituire sicuramente un osso assai duro, per i Parti. Quando il rumore irregolare dei passi dei suoi uomini giunse alle orecchie di Macrone, il centurione scacci le sue improbabili fantasie con un mezzo sorriso. Da quando aveva conosciuto Catone, pensava un po troppo. Soprattutto quando cera da elaborare strategie di guerra.
Colonna!, grid pi forte che pot. Avanzare!.
Gli uomini delle due coorti emersero da dietro le rocce come un grosso serpente nero. Attraversarono velocemente lex accampamento dei ribelli massacrati e seguirono la scia di Balto e dei suoi, dritti verso la porta orientale di Palmira. Non incontrarono altri nemici, limitandosi a spaventare un pastorello che scapp prontamente nel buio della notte insieme al suo piccolo gregge, da cui si alzarono alti belati di paura.
Una volta raggiunti i pressi della citt, Macrone e i suoi uomini erano esausti. Era molto pi faticoso marciare di notte che di giorno: bisognava sforzare molto anche gli occhi e le orecchie onde evitare unimboscata nemica. Balto blocc i suoi e li disperse ai lati, mentre Macrone arrivava con la sua fanteria. Agli uomini fu detto di sdraiarsi a terra e di rimanere fermi e zitti fino a quando non fosse arrivato lordine di attaccare. Macrone e Balto si portarono a breve distanza dai loro soldati e si sdraiarono a non pi di quattrocento metri dalla porta. Le mura cittadine incombevano ormai su di loro come unimponente massa scura, percorsa in lunghezza dalla luce intermittente delle torce, che le sentinelle spostavano lentamente fra una torre e laltra per individuare ogni possibile problema dallesterno.
In distanza si scorgeva la cittadella e Macrone ne distinse la torre pi alta. Se Catone ce laveva fatta, era da l che avrebbe mandato il suo segnale luminoso, e il Romano tenne lo sguardo fisso sulla torre. La notte stava lentamente avanzando, e di segnali ancora nessuna traccia. Balto si riscosse e si volt verso Macrone.
Forse il vostro compagno e il mio schiavo non sono riusciti a entrare.
Dategli fiducia, rispose Macrone. Catone ce la far. Ce lha sempre fatta.
Balto lo guard un attimo, prima di continuare: Avete unalta opinione del giovane ufficiale.
S, esatto.  un tipo speciale. Non ci deluder, vedrete.
Spero proprio di no, centurione. Ora tutto dipende da lui.
Lo so, mormor Macrone ed entrambi volsero lo sguardo verso le mura cittadine, aspettando e chiedendosi che fine avessero fatto Carpete e Catone.
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CAPITOLO QUINDICI.
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Un Romano?, chiese il soldato in greco, abbassando subito la spada.
Per tutte le anime degli Inferi, un Romano che sbuca dalla nostra fogna? 
Aiutatemi a uscire di qui, fece Catone stizzito, udendo lansimare e lo scalpiccio dei ribelli che lo stavano inseguendo nel tunnel.
Il soldato palmireno rimase un attimo immobile, finch venne raggiunto dai suoi compagni. Soltanto allora rinfoder la spada, afferr Catone per un braccio e lo iss attraverso lapertura fin sul pavimento della caserma, senza mai smettere di scrutarlo con aria sospettosa. Indic Carpete che giaceva esanime nel canale di scolo che attraversava lo stanzone e che andava a finire nella fogna. Be, quello certamente non  un Romano.
Vi spiego dopo, li inform Catone col fiato corto, indicando il tunnel da cui era appena sbucato. Ci sono i ribelli, l sotto.
Questa  bella, comment qualcuno in tono derisorio. Sono una coppia di spie, questi due! Fallo tacere, Archelao.
Luomo che aveva colpito Carpete ed estratto Catone dalla fogna mise subito mano alla spada, poi si ferm, fissando limboccatura del tunnel. Catone guard gi a sua volta e vide il bagliore di una torcia, nel quale si intravide la punta di una lancia. Il Greco di nome Archelao sguain la spada e fece un passo indietro, chiamando i suoi compagni: Ha detto la verit! C qualcuno l dentro. Alle armi!.
Dun tratto nello stanzone della caserma ci fu un viavai affannato di uomini, infatti coloro che non avevano portato con s le armi corsero immediatamente a prenderle presso i loro giacigli. La punta della lancia sbuc dallapertura, una mano si aggrapp al bordo e un attimo dopo un uomo con lelmo in testa emerse dal pavimento. Archelao fece un balzo in avanti e sferr un colpo selvaggio con la sua lama ricurva. Ci fu un clangore sordo seguito da uno scricchiolio sinistro, quando questa si piant nellelmo e nel cranio sottostante, fermandosi proprio sopra la fronte del ribelle. Questi strabuzz gli occhi per un istante, prima che un velo di sangue andasse a coprirgli il volto. Archelao appoggi un piede sulla spalla dalluomo, spinse per liberare la spada, e il cadavere e la lancia ricaddero nel buio. Dal tunnel provenne un furibondo grido di rabbia, ma nessuno degli altri inseguitori os prendere il posto del morto. Catone indic un pentolone appeso sopra una stufa di ferro nella zona dello stanzone che veniva impiegata come mensa dei soldati. Dal bordo dellenorme recipiente uscivano sbuffi di vapore.
Usate quello! Portate qui quel calderone!.
Ma quella  la nostra minestra, protest uno dei soldati.  quasi pronta.
Catone si alz in piedi sollevandosi in tutta la sua altezza e impart lordine: Tu! E tu... Portatelo qui, subito!.
I due uomini si girarono verso Archelao con espressione interrogativa e lui agit la lama sanguinolenta nella loro direzione. Fate come vi dice!.
I due uomini si precipitarono verso il pentolone e servendosi di alcuni stracci per non scottarsi, lo afferrarono per le pesanti maniglie di ferro e lo sollevarono dalla stufa, grugnendo per lo sforzo mentre si avvicinavano barcollando alla fogna col loro pesante fardello. Mentre uno dei mercenari greci si affacciava sulla botola, la punta di una lancia si avvent contro il suo viso; luomo arretr appena in tempo, risparmiandosi una ferita terribile. Non appena gli uomini col calderone arrivarono sullorlo della botola, lo appoggiarono a terra e ne afferrarono il bordo, capovolgendolo. Il liquido bollente, insieme ad alcuni pezzi di carne, si riversarono quasi interamente nellapertura della fogna, in un getto denso e scuro. Subito risuonarono grida di dolore, mentre il bagliore della torcia si spegneva. Dallapertura sal una nuvola di vapore, accompagnata dalle urla degli ustionati e dalle proteste rabbiose degli altri. Poi udirono i ribelli che si allontanavano di corsa nel tunnel, nel timore di essere raggiunti da altri getti di liquido bollente.
Archelao scoppi in una sonora risata. Cotti a puntino! Ora rimettete a posto la grata e tu, Crotone, rimani a sorvegliarla. Il Greco si gir a guardare Carpete, che sera sollevato su un gomito e scuoteva la testa. Mi dispiace, amico, ma se spunti da una fogna senza preavviso, questo  il minimo che possa accaderti.
Carpete lo guard, fece una smorfia ed emise un forte lamento. Archelao vide il marchio degli schiavi sulla sua fronte e si rivolse a Catone:  uno dei tuoi, Romano?
No. Appartiene al principe Balto.  stato lui a ordinargli di condurmi alla cittadella. Abbiamo un messaggio per il re. Devo parlargli immediatamente .
Piano, piano. Archelao sollev una mano. Prima, dimmi chi sei e cosa sta succedendo.
Catone trattenne limpulso di rispondere male a quelluomo, pretendendo di essere condotto al cospetto del re. Sospir profondamente per calmarsi. Sono il prefetto della Seconda Coorte Illirica. Parte di una spedizione di soccorso inviata dal governatore della Siria. Il resto della guarnigione  appena fuori dalle mura cittadine, in attesa di un segnale per assaltare la porta orientale e farsi strada fino alla cittadella. Ora, se pensi che possa bastare, portami subito dal tuo re. Devo vederlo.
Il mercenario greco socchiuse le palpebre. Una bella storia. In circostanze normali, non crederei nemmeno a una parola di quanto hai detto, ma la natura davvero insolita del vostro arrivo sembra avvalorare quanto sostieni. E meno male che siamo smontati di guardia, altrimenti qui non ci sarebbe stato nessuno ad aiutarvi. Archelao si gir verso la fogna. E ora sembra proprio che abbiate insegnato ai ribelli un modo per penetrare nella cittadella. Ma provvederemo subito. Tu!. Indic uno dei suoi uomini. Riempite il tunnel con della ghiaia. Poi coprite la grata con qualcosa di molto pesante. Vieni, Romano, seguimi! .
Si accinse ad aiutare Carpete ad alzarsi da terra, ma arricci il naso disgustato. Prima per sar meglio che vi liberiate di questi abiti puzzolenti, che ne dite?.
Catone avrebbe voluto vedere il re immediatamente, ma si rese conto che un minimo di forma andava mantenuta, se avesse voluto fare una buona impressione al sovrano. Una volta smessi gli abiti sporchi e liberatisi della melma di fogna che ricopriva i loro corpi il pi velocemente possibile, seguirono Archelao fuori dalla caserma. La sala in cui erano sbucati dalla grata fognaria era una delle dieci che davano su un cortile situato dietro gli alloggi reali della cittadella. In unepoca pi pacifica, le caserme erano state delle stalle che avevano ospitato alcuni fra i cavalli pi gagliardi e possenti del mondo occidentale. Ora, nel punto in cui un tempo quei cavalli si esercitavano, la gente dormiva ammucchiata. Il silenzio della notte era rotto soltanto da qualche colpo di tosse e da soffocati scambi di opinioni.
Chi  questa gente?, volle sapere Catone.
Alcuni di essi sono del palazzo. Ma per la maggior parte si tratta di lealisti rifugiatisi nella cittadella allo scoppio della rivolta. Ne abbiamo accolti il pi possibile, prima che il re ordinasse di chiudere le porte. Non cera pi posto.
Perch, ce nerano altri?
Centinaia. Intrappolati allesterno, quando i ribelli hanno dato lassalto alla cittadella.
Cosa gli  successo?
Tu che ne pensi?, fu la brusca risposta di Archelao. Vuoi che ti faccia un disegnino? Diciamo semplicemente che il principe Artasse non verr ricordato per il carattere misericordioso.
Camminarono in silenzio per un po, facendosi strada fra i rifugiati, prima che Catone tornasse a parlare.
Qual  la situazione, qui? Il messaggio che abbiamo ricevuto ad Antiochia era che stavate tenendo testa allassedio.
Ed  vero, rispose Archelao. I ribelli non passeranno oltre quelle mura, almeno per ora. Abbiamo uomini pi che sufficienti, qui, per tenerli a bada. E scorte di cibo per diversi altri giorni. Lunico problema  lacqua. Ci sono due cisterne sotto gli alloggi reali, qui. Indic un edificio con un colonnato e una torre su ogni angolo, davanti a loro. Accanto ad esso sorgeva il tempio di Bel, circondato da unalta parete a cortina, a impedire che occhi indiscreti e infedeli potessero profanare il tempio della pi potente divinit di Palmira. Archelao prosegu: Erano state progettate entrambe per rimanere sempre piene, in caso demergenza. Ma abbiamo scoperto che in una lacqua  stata sporcata, mentre laltra era piena soltanto a met. Non ci sarebbero particolari difficolt, se potessimo rifornire la guarnigione attuale.
Di quanti uomini armati disponete?, chiese Catone.
La guardia reale ammontava a circa cinquecento uomini, allo scoppio della rivolta. Ne abbiamo persi pi di cento quando siamo fuggiti da palazzo e ci siamo fatti strada verso la cittadella. Da allora ne abbiamo persi altri ancora. Attualmente..., riflett un attimo, siamo rimasti in trecentocinquanta circa. Il mio sintagma ha subito le perdite pi gravi, durante la fase di raggiungimento della cittadella.
Sintagma?
La guardia reale  composta da due sintagmi. Ognuno di essi conta duecentoquaranta uomini, o almeno cos era prima dello scoppio della rivolta. Ogni sintagma ha quattro tetrarchie da sessanta uomini. E io ne sono al comando. Si punt lindice al torace. Sono un tetrarca.
Capisco. Catone annu. Ci sono altri uomini in forza tra voi, a parte la guardia del corpo del re?.
Archelao si strinse nelle spalle, sconsolato. Una manciata di nobili e i loro seguaci. Personalmente, ritengo che siano pi pericolosi per noi che per i ribelli. Poi c una mezza centuria di ausiliari che erano a guardia dellambasciatore romano e della sua famiglia e servit. Perci abbiamo poco pi di quattrocento effettivi e almeno cinquecento civili.
Catone riflett un attimo. Se fosse andato tutto bene, la guarnigione sarebbe aumentata di pi di un migliaio di elementi tra soldati romani e seguaci del principe Balto, per non parlare di tutti i loro cavalli. Si rivolse ad Archelao: Quanto dureranno le scorte dacqua?
Per altri venti giorni circa. Al ritmo in cui la stiamo razionando ora. Oh.... Si interruppe a met e guard Catone. Questo prima che arrivi la vostra colonna di soccorso.
Quando arriveranno gli altri lautonomia sar di meno di dieci giorni.
Fantastico, mormor Archelao, riprendendo a camminare in direzione degli appartamenti reali. Immagino la contentezza del re, quando lo scoprir.
Vedendoli avvicinarsi allentrata della residenza del sovrano, le guardie si alzarono dalle panche situate ai lati del grande portale di bronzo e si misero sullattenti, impugnando le lance. Una di esse fece un passo avanti, si piant davanti ad Archelao e lo salut militarmente. Lanci unocchiata anche a Carpete e Catone, prima di tornare a guardare il tetrarca.
Desiderate, signore?
Questi due uomini sono appena entrati nella cittadella. Dicono di avere un messaggio per il sovrano.
Il re sta dormendo, signore.
Lo immagino. Archelao fece un mezzo sorriso. Siamo nel cuore della notte. Ma questi uomini debbono parlargli con urgenza.
La guardia spost il peso da un piede allaltro, visibilmente imbarazzata, poi prese la sua decisione: Mander uno dei miei dal suo ciambellano, signore.
Allora fate presto!, intervenne Catone, esasperato. Non c tempo da perdere.
La guardia lo fiss un attimo, arricci il naso e si volt verso Archelao. Questi annu.
Fate come dice.
S, signore.
La guardia fece un cenno a uno dei suoi compagni e luomo si volt, scost leggermente il pesante battente e scivol allinterno della fessura creatasi. Mentre aspettavano una risposta, gli uomini rimasero in un cupo silenzio. Catone si volt per guardarsi in giro nel cortile. Dietro i folti gruppi di rifugiati, le mura incombevano alte e scure. Lungo gli spalti merlati scorse le sagome nere delle sentinelle che tenevano docchio chiunque tentasse di avvicinarsi alla cittadella. Su ognuna delle torri brillava una manciata di torce, ma le guardie si tenevano a distanza dal loro alone luminoso, onde evitare di trasformarsi in facili bersagli. Catone si sent rassicurato dalla solidit di quelle fortificazioni, ma quelle formidabili mura non sarebbero servite a nulla, una volta esaurite le scorte dacqua. In quel caso i difensori avrebbero dovuto scegliere fra il morire di sete, arrendersi ai ribelli  per essere massacrati  o escogitare un piano disperato per fuggire dalla citt, a meno che il governatore della Siria e il suo esercito non fossero riusciti a raggiungere Palmira prima che una qualsiasi di queste alternative fosse stata scelta.
Sentendo dei passi in avvicinamento, Catone si volt e vide il portale di bronzo che si spalancava per rivelare, alla luce delle lampade a olio accese allinterno, una guardia insieme a un altro uomo, alto e magro e con una rada barba grigia. Scrut Catone per qualche secondo, poi si gir verso Carpete. Il suo viso fu attraversato da un lampo di riconoscimento, prima di rivolgersi allo schiavo in lingua greca.
Ebbene, Carpete, come sta il tuo padrone? Sempre in giro a caccia con i suoi amici ubriaconi?.
Carpete fece un profondo inchino. Il mio padrone  fuori le mura cittadine, in attesa di poter accorrere in aiuto di suo padre.
Davvero? Ha gi finito i soldi per comprarsi da bere?.
Carpete fece per rispondere, ma ci ripens e rimase a capo chino mentre il ciambellano tornava a rivolgere la propria attenzione a Catone. Voi dovete essere il Romano. Penso sia meglio che mi spieghiate il motivo della vostra presenza qui.
Catone fece un respiro profondo. Non c tempo per i dettagli. Una colonna di soccorso romana  fuori citt in attesa di un segnale per farsi avanti attraverso la porta orientale. Ma prima che ci accada dovrete distogliere lattenzione dei ribelli dalla porta stessa. Solo allora potremo dare il segnale convenuto.
Il ciambellano lo fiss per qualche secondo. Meglio che entriate. Questo cane di schiavo pu anche rimanere qui.
S, padrone, mormor Carpete, inchinandosi ancora di pi.
E io che cosa devo fare, signore?, chiese Archelao.
Il ciambellano lo conged con un gesto incurante della mano. Potete tornare alla vostra caserma, tetrarca. Romano, seguitemi.
Il ciambellano guid Catone attraverso il portale di bronzo e lungo un corridoio. I pavimenti erano rivestiti di marmo a striature rossicce e le pareti ricoperte di dipinti di cavalli al galoppo, come durante una gara. Il corridoio era breve e attraverso unarcata sfociava in un atrio ampio e pavimentato, circondato da un portico a due piani illuminato da una serie di torce appese ai muri a intervalli regolari. Su di un lato, attorno a unampia tavola ancora cosparsa dei resti di un banchetto, erano stati sistemati dei comodi triclini. Diversi schiavi erano impegnati a portar via grossi vassoi e coppe per le bevande, mentre altri ancora si occupavano della manciata di ospiti che ancora stava bevendo. La loro conversazione, accompagnata da risate ovattate, si propagava attraverso lo spazio aperto dellatrio. Il ciambellano accompagn Catone verso alcuni gradini che salivano verso quella che sembrava essere una grande sala. Allinterno cera un vestibolo e il ciambellano indic una delle panche di pietra che costeggiavano larea dattesa. Accomodatevi l.
Catone fece come gli era stato detto, mentre il ciambellano proseguiva, inoltrandosi nella grande sala e chiudendosi la porta alle spalle. Per qualche minuto vi fu un totale silenzio e Catone cominci ad agitarsi per quel ritardo, sapendo che Macrone e gli altri erano l fuori ad attendere ansiosamente il suo segnale. Poi ud delle voci dietro la porta, una conversazione che non riusc bene a decifrare. La porta si apr e il ciambellano gli fece un cenno.
Entrate.
Catone fece del suo meglio per nascondere lirritazione causata dalle maniere brusche delluomo ed entr nella sala a grandi falcate. Era una grossa camera quadrata. Non si avvicinava nemmeno lontanamente agli sfarzi che ci si sarebbe potuti aspettare dalla sala delle udienze di un re ricco e potente, ma daltra parte quello non era il palazzo reale di Vabato, ma solamente il suo rifugio. Le pareti erano alte e nude e il pavimento rivestito di pietra semplice, simile a quella del corridoio. Dalla parte opposta della sala cerano delle sedie sistemate a semicerchio, due di esse erano occupate da due uomini. Il ciambellano condusse Catone nello spazio aperto di fronte a questi ultimi, poi prese posto accanto ad essi. Un uomo alto e sovrappeso sui cinquantotto anni, coi capelli grigi e unespressione stanca, sedeva sulla sedia pi grande. Indossava una semplice tunica bianca, dei sandali, e aveva una mantella appoggiata sulle spalle. Laltro uomo portava una tunica con una larga banda rossa al centro. Era pi giovane, non doveva avere pi di quarantanni, con muscoli sodi e il portamento fiero di un aristocratico romano. Catone cap subito che doveva trattarsi dellambasciatore Lucio Sempronio.
Catone si mise sullattenti, quando Sempronio si schiar la gola e prese a parlare.
Avete un messaggio per noi?
S, per il re.
Sempronio sorrise. Naturalmente, per il re. Consegnatemelo.
Catone rimase immobile e spost gli occhi su Vabato, in attesa di un segno di approvazione, ma quello lo fiss senza dire nulla, cos Catone estrasse la tavoletta cerata dalla bisaccia e si fece avanti per consegnarla allambasciatore romano. Dal principe Balto e dal mio comandante, il centurione Macrone della Decima Legione.
E voi siete?
Quinto Licinio Catone, signore. Prefetto incaricato della Seconda Coorte Illirica.
Sempronio lo valut con lo sguardo. Prefetto incaricato, eh? Piuttosto giovane per una simile responsabilit, direi, disse in tono alquanto diffidente.
Il governatore  stato costretto a mandare le due unit che aveva gi pronte, signore, spieg Catone, con tutta la pazienza che riusc a racimolare. Il centurione Macrone  stato distaccato dalla Seconda Illirica, per la durata dellattuale emergenza. Io ero il suo aiutante e vice-comandante .
Capisco. Be, di necessit virt, immagino. Sempronio arricci brevemente le labbra. Ovviamente il mio messaggio  arrivato a Longino. Immagino che sia sulla scia delle vostre due coorti con il resto del suo esercito.
Non ne ho idea, signore. Ha detto che sarebbe arrivato appena possibile. Nel frattempo, la mia coorte e quella del centurione Macrone sono state mandate avanti per rimpinguare la guarnigione di qui. Abbiamo unito le nostre forze con quelle del principe Balto e dei suoi uomini. Mentre stiamo parlando, si stanno avvicinando alla porta orientale della citt, e....
Balto?. Il re trasal. A cosa pu servire quel pazzo? Non voglio laiuto di un ubriacone che passa la vita ad andare a caccia e a sperperare soldi con le puttane. Non voglio avere niente a che fare con lui. Mandatelo via. Fiss Catone per un attimo, e continu, con pi calma: Di tutti i miei figli, perch non  stato Balto a tradirmi? Non avrei sprecato nemmeno una lacrima per quello scapestrato....
Il re aggrott le sopracciglia e abbass la testa, fissando il pavimento. Catone si gir verso lambasciatore per capire come dovesse rispondere al sovrano, ma Sempronio scosse il capo. Ci fu un breve silenzio prima che Sempronio tossisse leggermente e annuisse rivolto a Catone: Continuate.
Data la precedente reazione del re, Catone decise di non nominare pi il figlio. I miei superiori mi hanno suggerito di chiedere alla guarnigione della cittadella di sferrare un attacco diversivo, per far s che le guardie si allontanino dalla porta orientale. Dobbiamo procedere al pi presto, se vogliamo dar loro una minima possibilit di raggiungerci, signore. Stanno aspettando un mio segnale. Una luce sulla torre pi alta della cittadella. Catone pass alla lingua latina, abbass la voce e prosegu in tono ansioso: Signore, vi prego, usate tutta linfluenza che avete per far iniziare il finto attacco. Se il centurione Macrone non riuscir a raggiungerci attraversando la citt, verr fatto a pezzi fuori dalle mura di Palmira.
Sempronio annu e rispose pacato: Provveder affinch gli ordini vengano impartiti al pi presto, prefetto Catone. Avete la mia parola. Lambasciatore torn alla lingua greca e si volse verso il ciambellano, che era rimasto seduto in silenzio durante quella conversazione.
Termone, amico mio, hai udito ogni cosa. Devi convocare il comandante della guarnigione. Lattacco deve iniziare al pi presto. Per ordine del re, capito?.
Il ciambellano annu e si rivolse al sovrano. Maest?
Che c?. Vabato alz stancamente gli occhi e vide che stavano tutti attendendo una sua risposta. Agit mollemente la mano. Fate come volete.
Il ciambellano fece un inchino frettoloso e si allontan dalla stanza, mentre Sempronio faceva cenno a Catone, invitandolo ad avvicinarsi.
Prefetto, ho sentito che con voi c uno degli schiavi del principe.
S, signore.
Fatevi condurre da lui sulla torre della porta, dove c una stazione di segnalazione. Potrete accendere la vostra torcia nel momento in cui la guarnigione dar inizio allattacco. Poi, accenn col capo alla mano insanguinata di Catone, farete bene a pensare anche a quella.
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CAPITOLO SEDICI.
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Ecco il segnale!. Balto scatt in piedi guardando verso la torre.
Mmm?, farfugli Macrone, scuotendosi dal suo torpore. Era stato sul punto di commettere limperdonabile errore di addormentarsi in servizio. Cosa diavolo gli era successo? Macrone fece un breve conteggio delle ore di sonno perdute negli ultimi giorni, durante la marcia da Antiochia. Aveva marciato e combattuto in condizioni ben peggiori nelle campagne passate, senza che la fatica avesse ragione di lui. Forse era solo una questione det, riflett stancamente alzandosi in piedi e accostandosi al principe. Balto indicava un punto oltre le mura e i tetti della citt antistanti la rocca. Al disopra delle torce che scintillavano lungo i bastioni spiccava una luce pi intensa, che anche Macrone individu subito.
Sicuro che sia quello?, domand Macrone.
Ne sono certo.
Allora muoviamoci. Macrone si volt verso gli ufficiali che serano accovacciati a terra, ma che ora si stavano avvicinando in risposta al grido eccitato di Balto. Il centurione si erse in tutta la sua altezza e si sfreg le natiche, intorpiditesi durante la lunga attesa da seduto.
Signori, il nostro sar un attacco rapido e cruento. Conoscete gli ordini; cercate di eseguirli con precisione. Non voglio che si creino confusioni di sorta, al momento dellassalto. Chiamate i ragazzi e muoviamoci .
Scambi un saluto militare con i suoi ufficiali e torn accanto al principe Balto. Non appena darete inizio allassalto, seguiremo i vostri uomini. Buona fortuna... signore.
Battendo la mano sulla schiena di Macrone, Balto sorrise. La fortuna non  mai stato un problema per me, Romano, perci stanotte ti cedo volentieri anche la mia parte.
Con un fluttuare del manto, Balto si volt di scatto e corse al suo cavallo, tolse le redini di mano allausiliario che glielo stava portando e con un balzo si iss in sella. Nel buio alle sue spalle il suo seguito di uomini fece altrettanto, e quando Balto vide che erano pronti, sguain la sua spada dalla lama ricurva e la sollev sopra la testa, lanciando un grido di comando per attirare la loro attenzione. Si ferm un attimo, poi cal la spada, puntandola verso la porta cittadina con un urlo acuto e stridente. Con un coro di grida belluine, i suoi uomini spronarono i cavalli al galoppo e, uscendo dalla notte del deserto, unondata scura di guerrieri a cavallo si rivers sulla porta orientale di Palmira.
Nellattimo stesso in cui ebbe inizio lassalto, Macrone riemp i polmoni e grid alle sue due coorti lordine di avanzare. Mentre seguivano i cavalieri a passo di corsa, vide delle frecce infuocate tracciare un arco luminoso dai lontani bastioni della cittadella e cap che lazione diversiva era gi in atto. Macrone e i suoi serano nascosti a non pi di quattrocento metri dalla porta orientale, per poterla raggiungere prima che il nemico fosse in grado di reagire, ma sapeva che il piano avrebbe funzionato soltanto se Balto e i suoi avessero agito in fretta.
Davanti a s, alla luce delle torce che brillavano sulla porta cittadina, vide il primo dei ribelli cadere sotto il tiro delle frecce degli arcieri a cavallo. Alcuni degli uomini a guardia della porta sollevarono scudi e lance, cercando di tener testa agli assalitori. Qualcuno fugg cercando rifugio allinterno della citt, mentre una manciata di uomini si affacciava gi dalle mura, richiamati dal rumore degli zoccoli dei nemici. I pi coraggiosi fra coloro che erano rimasti sollevarono gli scudi per proteggersi dalle frecce che arrivavano dalla massa di arcieri a cavallo. Con ammirevole presenza di spirito, un ufficiale ribelle ordin loro di schierarsi in formazione difensiva, e prima che i cavalieri potessero raggiungere la porta, dovettero scontrarsi con una piccola muraglia di scudi e con una serie di lance che, puntate su Balto e sui suoi, li costrinse ad aggirare lostacolo scartando di lato.
Macrone sguain la spada e da sopra la spalla grid: Carica!.
Dietro di lui, gli uomini iniziarono a correre, ansimando per la fatica, fra il clangore del loro equipaggiamento da battaglia e lo scalpiccio degli stivali chiodati sul duro terreno. Mentre Balto e i suoi uomini circondavano il gruppo di soldati a difesa della porta cittadina, colpendo senza tregua i loro scudi e le aste delle loro lance, dietro di loro le porte stavano lentamente chiudendosi, per mano degli uomini allinterno della citt, che spingevano le immense e pesantissime ante di legno coperte di borchie. Macrone le vide e si gett disperatamente in avanti, avventurandosi fra le retrovie della cavalleria del principe, impegnata a tenersi ben salda in sella, mentre con gli scudi sollevati si difendeva ed attaccava gli arcieri sugli spalti sovrastanti la porta. Poi aggir il didietro di un cavallo mentre indietreggiava col suo cavaliere aggrappato allasta di una freccia che gli aveva inchiodato la gamba alla sella. Cercando di evitare anche gli altri cavalli, Macrone e la centuria dattacco di legionari si precipitarono verso la porta. Davanti a lui sapr uno spiraglio e il centurione vide lultima manciata di difensori arretrare attraverso lo spazio ridotto che rimaneva a dividerli.
Macrone digrign i denti e corse pi veloce che pot, col cuore che batteva allimpazzata mentre emergeva dal groviglio di guerrieri a cavallo e attraversava correndo la striscia di terreno rivelato dalla porta che separava i suoi dai ribelli. Con un ruggito selvaggio si lanci sugli ultimi tre rimasti ancora fuori. Questi trasalirono a quellurlo di guerra, ma mantennero la posizione e abbassarono le lance, pronti a colpire. Macrone sollev lo scudo e lo brand a copertura del proprio corpo; sent la punta di una lancia che scivolava di lato mentre colpiva lasta di unaltra con la sua spada, spingendone la punta verso il basso, dove non poteva ferirlo. Il terzo uomo ebbe giusto il tempo di dirigere la sua lancia verso il viso del centurione e caricare, ma questi abbass il capo evitandola, non senza trasalire al sibilo dellarma che gli era passata accanto allelmo, proprio allaltezza vulnerabile dellorecchio. Poi Macrone si lanci contro il pi vicino dei nemici, scudo contro scudo, mandandolo a sbattere di schiena contro la superficie esterna di uno dei battenti del portone. Limpeto della carica lo aveva trascinato oltre il nemico successivo, cos men un colpo tremendo sulla destra, dietro di s, colpendo il ribelle dietro le spalle, sulla corazza. La lama corta della spada non attravers le scaglie di metallo, ma il terribile impatto gli tolse il fiato e lo stord, quanto bast perch uno dei legionari al seguito di Macrone lo colpisse sullelmo, costringendolo in ginocchio, dove un colpo finale sferrato dallalto verso il basso gli trapass il collo arrivando fino al cuore.
Lultimo dei difensori aveva lasciato cadere la lancia nel disperato tentativo di infilarsi nella stretta apertura rimasta. Macrone lafferr al volo e la incastr nello spazio fra i due stipiti. Questi premettero sullasta della lancia, che inizi a incurvarsi, e il centurione temette che si spezzasse. Conficc la spada nel fianco delluomo che ancora spingeva contro il legno, poi si addoss con tutto il suo peso contro laltro battente.
A me!, grid da sopra la spalla. Forziamo la porta!.
Arrivarono altri legionari che spinsero con tutte le loro forze contro la dura superficie di legno, mentre altri spingevano loro per le spalle, con gli stivali che cercavano appiglio sul terreno. Da entrambi i lati, gli scalatori avevano raggiunto le mura e stavano sollevando le loro scale dassalto contro gli spalti merlati. Macrone ud le grida dincitamento degli ufficiali ribelli ai loro uomini, dallinterno della cinta; stavano cercando disperatamente di chiudere la porta per impedire al nemico laccesso in citt.
Avanti!, grid Macrone. Spingete, bastardi! Mettetevi di schiena! . Intorno a lui, i legionari strettamente ammassati grugnivano per lo sforzo di premere contro la porta con tutte le loro energie. Per un attimo, il legno avanz verso di loro e Macrone osserv allarmato lo spiraglio che si assottigliava al punto da non lasciar passare un uomo. Poi, con larrivo di altri legionari e di uno degli optiones, le forze romane uguagliarono quelle dei difensori. Le pesanti porte rimasero ferme, bloccate fra la spinta disperata dei ribelli e quella degli assalitori. Dalla sua parte Macrone vide il primo dei legionari arrampicarsi lungo la scala dassalto. Luomo fu illuminato dai pallidi aloni di luce arancione proiettati dalle torce sulle mura, e fu subito abbattuto dagli arcieri sopra la porta; cadde di sotto di schiena, completamente crivellato di frecce. Ma subito dopo ce nera gi un altro intento a salire, aggrappato con una sola mano, mentre con laltra impugnava lo scudo per proteggersi come meglio poteva.
Macrone sent la porta contro cui era appoggiato cedere un poco sotto la loro spinta, e osservando la fessura fra i battenti not che sera allargata e che continuava a farlo in maniera percettibile. Sent il cuore gonfiarglisi di esultanza e mand alte grida dincoraggiamento agli uomini stretti intorno a lui, ansimanti per lo sforzo disperato di aprire quella porta.
Sta cedendo! Forza, ragazzi! Spingete!.
I piedi di Macrone erano solidamente ancorati alle lastre consumate del selciato, mentre le gambe spingevano con tutte le loro forze. Lentamente ma inesorabilmente, i Romani guadagnavano centimetri, mentre i pesanti cardini di ferro cigolavano sotto la pressione applicata sui battenti. La stretta fessura continu ad allargarsi e ora Macrone riusciva a sbirciare dentro, scorgendo le fila compatte dei ribelli allinterno della citt. Il pi vicino di essi lo vide nello stesso istante e balz verso lapertura, puntandogli contro una lama finemente lavorata. Macrone spost la testa per schivarla e la punta gli sfior la guancia, per poi essere respinta con la spada.
Merda, sibil a denti stretti. C mancato poco.
Si tenne a una certa distanza dal bordo della porta e riprese a spingere il legno con la spalla. Cos, ragazzi! Ci siamo quasi!.
La pressione era inesorabile e i Romani guadagnavano costantemente terreno. Quando lapertura fu sufficiente al passaggio di un uomo, Macrone ordin ad alcuni dei suoi ragazzi pi vicini di sorvegliarla, ma di non attraversarla. Dovevano colpire i ribelli in unondata compatta, con la piena spinta dei ranghi alle loro spalle, e non in uno stillicidio di individui che sarebbero sicuramente stati sopraffatti uno ad uno, appena entrati a Palmira.
Uno dei legionari lanci un giavellotto attraverso la fessura sempre pi ampia e subito dopo laria si riemp in un frenetico scambio di tiri: altri giavellotti, frecce, pietre e proiettili di frombola. Lo spazio fra i battenti era ormai sufficiente per tre uomini allineati, e i legionari strinsero gli scudi per evitare che chi ancora stava spingendo la porta potesse essere colpito. Si avvicinava il momento della carica e Macrone si scost dalla porta.
Fate largo, laggi! Tu, prendi il mio posto!.
Si fece strada verso gli uomini schierati davanti allapertura e tenne pronta la spada.
Al mio comando...!.
Attorno a lui, i legionari si strinsero compatti, scudi alzati, testa bassa, spada ben stretta in pugno. Macrone respir a fondo.
Carica!.
Emise un ruggito animalesco che fu immediatamente inghiottito da un rombo assordante prodotto dagli altri uomini, mentre i legionari irrompevano in citt. Non appena furono investiti dalla carica romana, i difensori abbandonarono la porta, che, senza la pressione da dietro, si spalanc di colpo andando a sbattere contro le mura, schiacciando uno dei ribelli che non era riuscito a scappare in tempo. Lufficiale incaricato di difendere la porta aveva radunato una cinquantina di uomini pronti a tener testa ai Romani, qualora fossero penetrati in citt; questi uomini emisero un feroce grido di battaglia e si scagliarono contro i soldati, sollevando a loro volta gli scudi rotondi, decisamente pi leggeri di quelli del nemico. Una manciata di difensori si ritrov incastrata fra le due ondate di guerrieri urlanti e venne calpestata e schiacciata nellimpatto fra le due fazioni, che gener un terribile boato di legno, metallo e carne in collisione.
Macrone si trovava in seconda linea, nella centuria che guidava lassalto e dun tratto fu sul punto di cedere allistinto, che lo spingeva a lanciarsi in prima linea, alla guida dei suoi uomini. Poi prevalse il freddo ragionamento logico. Comandava pi di mille uomini. La loro sopravvivenza dipendeva da lui e sarebbe stato da incoscienti rischiare la vita in questa battaglia, tutto sommato di portata ridotta: sarebbe stato un gesto di criminosa autoindulgenza. Fece un respiro profondo, rinfoder la spada e arretr un poco dalla zona calda dello scontro. Si guard intorno e in alto e vide che le centurie di fiancheggiamento erano riuscite a spingersi fin sopra le mura ai lati della porta e stavano liberando i bastioni dai ribelli, mentre il resto della colonna si apprestava a entrare sotto di essi. Allimprovviso sent unombra incombere sopra le spalle e si volt di scatto: era Balto, che scendeva da cavallo.
Gli uomini delle legioni combattono davvero come leoni.
Il commento era genuino, e Macrone si sent orgoglioso e abbastanza umano da ammettere di provare anche una punta di vanit, dopo lumiliazione di essere stato tratto in salvo dal principe e dal suo seguito. Poi la sensazione svan e il suo sguardo si spost sulla strada, oltre le teste degli uomini in battaglia, in direzione della cittadella.
Lazione  appena iniziata, signore. Abbiamo ancora molta strada da fare.
Il sorriso di Balto si smorz. S. Non appena avrete liberato la porta e i suoi dintorni dalla presenza dei ribelli, vi guider allinterno.
Molto bene. Ora, se volete scusarmi. Macrone si volt e si diresse verso il fulcro del combattimento. I suoi stavano avendo la meglio. Non era una sorpresa. I ribelli erano fieri e coraggiosi, ma le loro corazze e le loro armi erano troppo leggere, inadeguate alla situazione. I legionari opponevano ai difensori un muro di ampi scudi, che ogni tanto spingevano in avanti, quando il nemico si avvicinava troppo. Fra uno scudo e laltro, le lame delle loro corte spade dardeggiavano come lingue di serpente, infilzando e lacerando le carni del nemico, e costringendolo a indietreggiare. Alcuni uomini iniziarono ad arretrare, poi si voltarono e presero a correre, rifugiandosi nelle vie laterali per sfuggire allavanzata romana. Macrone annu soddisfatto quando i legionari sgominarono lultimo dei ribelli che ancora insisteva a combattere; finalmente la strada era nelle loro mani.
Prima Centuria! Riformare i ranghi!. Il centurione Orazio impart lordine e gli uomini rimasti formarono una colonna in ranghi di quattro uomini affiancati, pronta a percorrere la strada ormai deserta.
Quando anche la centuria successiva oltrepass la porta, Macrone ordin al loro comandante di mettersi in formazione dietro agli uomini di Orazio, poi si rivolse al principe Balto.
Signore, ho bisogno dei vostri uomini in piccoli gruppi da porre fra ognuna delle mie centurie.
A che scopo?.
Macrone indic gli edifici che costeggiavano la strada su entrambi i lati. Conosco la battaglia di strada. Mentre penetriamo in citt, i ribelli torneranno a raggrupparsi e ad attaccarci. Dai vicoli e da lass, dai tetti. I vostri uomini sono bravi tiratori. Lo hanno dimostrato laltro giorno. Sorrise. Costituiscono la nostra migliore possibilit per abbattere gli assalitori, impedendogli di avvicinarsi troppo.
Balto annu. Capisco. Dar ordine di fare come dite.
Dovranno smontare di sella e affidare i destrieri alla mia cavalleria.
Gli occhi scuri di Balto scintillarono diffidenti nella strada buia, illuminata da qualche torcia. I miei seguaci non si separano volentieri dai loro cavalli, centurione.
Lo so, signore. Ma vi do la mia parola che i miei uomini li proteggeranno a dovere.
La vostra parola. Molto bene, far come dite. Balto si volt e usc dalla porta cittadina a passo deciso. Macrone sal la scala allinterno della torre della porta e chiam i comandanti delle centurie di affiancamento, perch lo raggiungessero. Mentre questi si facevano strada lungo gli spalti, Macrone scrut i cadaveri che giacevano ai suoi piedi, immaginando la sanguinosa lotta per il possesso di quella postazione strategica e dei tratti di mura limitrofi. Arrivati che furono i due centurioni, Macrone impart loro i suoi ordini.
Ci guarderete i fianchi fino a quando anche lultimo degli ausiliari sar entrato in citt. Poi vi trasformerete in retroguardia. Mantenete gli uomini in formazione e rimanete sulla strada. Non vi fermerete a combattere contro i ribelli. Ignorerete gli attacchi dai vicoli e dalle strade laterali. Se la colonna sar costretta a fermarsi, liniziativa passer al nemico. Se accadr, potremo considerarci gi morti. Chiaro?
S, signore, risposero i centurioni allunisono.
Bene. Ah, a proposito, Macrone indic le tracce della cruenta battaglia svoltasi in quel punto. Avete fatto un buon lavoro.
S, signore. Grazie, signore.
Quando il Romano torn in strada, vide che il primo gruppetto di uomini di Balto sera gi posizionato dietro la prima centuria, con gli archi pronti alluso. Balto sera unito a loro, imbracciando il proprio arco: unarma finemente decorata, ma letale, consider Macrone. And a raggiungere il principe.
Tutto pronto?
S, centurione. Risaliamo questa strada fino al mercato, poi pieghiamo a sinistra oltre un arco e imbocchiamo la strada che conduce alla cittadella.
Molto bene. Macrone accost le mani a coppa alla bocca. Colonna!... Avanzare!.
Nel breve lasso di tempo servito a riformare la colonna, i ribelli erano riapparsi in fondo alla strada e, mentre lavanguardia romana procedeva, le prime frecce si abbatterono contro gli scudi della prima linea. Gli uomini di Balto risposero subito allassalto e i ribelli corsero al riparo sotto la pioggia di dardi.
Siamo nei guai, borbott Macrone.
Balto lo guard stupito. Perch?
Lo vedrete. Lo sguardo del centurione saett sui tetti degli edifici che fiancheggiavano la strada che stavano percorrendo. Vide qualcosa muoversi su uno di essi e indic il punto con il dito. Lass!.
Mentre la colonna si avvicinava al punto in cui le frecce scoccate dagli uomini di Balto giacevano sul selciato, dallalto di un palazzo venne gettato un blocco di muratura. Macrone grid un avvertimento, ma troppo tardi per impedire che il pesante ammasso si abbattesse sulla spalla del porta-stendardo della prima centuria. Il colpo fece cadere luomo sulle ginocchia. Il poveretto mand un lamento e cerc di mantenere alto il vessillo con laltra mano, ma quello cominci a oscillare e poi a cadere di lato. Macrone balz verso luomo e gli strapp di mano linsegna, prima che questa urtasse il terreno. Si volt e fece cenno a due uomini del suo seguito di avvicinarsi.
Tu prendi in consegna lo stendardo. E tu aiuta il vessillario a raggiungere la retroguardia.
Luomo prescelto come nuovo portatore era un giovane robusto e fiero, la cui espressione rivelava apertamente lorgoglio che provava per essere stato scelto a svolgere quellautorevole incarico.
Sai cosa devi fare, disse Macrone seccamente. Tienilo alto, perch gli uomini possano vederlo, e difendilo a costo della tua stessa vita.
S, signore.
Vai, allora. Macrone indic con un cenno della testa la prima centuria che continuava imperterrita a procedere lungo la strada. Non rimanere indietro.
Mentre il legionario si affrettava a portarsi in prima linea, qualcuno diede lallarme: altri pezzi di muratura venivano lanciati dai tetti su entrambi i lati della strada.
Scudi!, grid Macrone. Alzate gli scudi sulla testa!.
I suoi uomini sollevarono gli scudi a formare un mobile schermo protettivo sulle loro teste. Gli uomini di Balto non avevano quel tipo di protezione, ma in ogni caso erano occupatissimi a scoccare frecce contro qualsiasi sagoma che si presentasse ai loro occhi sui tetti circostanti. Il primo di essi eruppe in un grido improvviso, poi capitombol a terra, abbattuto da un colpo di frombola, proprio accanto a Macrone. Non ci fu tempo di controllare se la ferita gli fosse stata fatale, mentre la colonna procedeva. Dalla sua posizione avanzata, Macrone riusciva appena a scorgere il punto in cui la strada si apriva sulla piazza del mercato. Una fila di soldati ribelli si port in vista e prese rapidamente posizione, serrando gli scudi e puntando le robuste lance contro i Romani che si dirigevano verso la fine della strada, riempiendo lo spazio vuoto che sera formato. Macrone attir lattenzione di Balto sugli uomini che avevano di fronte e il principe sciorin una fulminea serie di ordini. I suoi arcieri si voltarono allistante verso gli uomini che bloccavano la strada e iniziarono a scoccare frecce nella loro direzione. Ma questi ribelli facevano parte del piccolo ma valoroso esercito di Palmira: un contingente che aveva tradito il re. Come i Romani, sollevarono gli scudi e le frecce si abbatterono con sinistro clangore sulle superfici bronzee.
Lancieri davanti a voi!, avvert Macrone.
Gli arcieri erano strettamente schierati attraverso la strada e procedevano decisi, al ritmo scandito dal loro ufficiale. I legionari avanzarono su di essi senza esitazione, con gli scudi alzati e le spade sollevate orizzontalmente, pronte a infilzare. Uno degli uomini inizi a battere la lama contro il bordo dello scudo e pochi secondi dopo tutta la centuria lo imit; il ritmico clangore metallico echeggi sulle mura degli edifici che costeggiavano la strada. Mentre la colonna romana avanzava, Macrone scrutava guardingo ogni vicolo che oltrepassavano, scorgendo ogni tanto dei movimenti nelloscurit. Di tanto in tanto una freccia o un sasso si abbatteva pesantemente su uno scudo o sulla corazza di uno dei suoi uomini. Erano pi un fastidio che un vero pericolo; soltanto la manciata di nemici che aveva raggiunto il tetto delle case che costeggiavano la strada rappresentava una reale minaccia, continuando a lanciare grossi sassi e detriti sulla colonna di soldati in marcia.
Mentre lo spazio tra le due fazioni andava assottigliandosi, Macrone si fece largo fra i ranghi della prima centuria fino a portarsi a poche linee di distanza dalla prima. Sguain la spada, la sollev a livello dei fianchi e si un ai suoi uomini battendo ritmicamente la lama sul bordo dello scudo. Davanti a loro, la sparuta forza nemica, con le corazze che brillavano debolmente alla luce incerta delle torce tenute da quattro o cinque uomini su ogni lato del drappello, allimprovviso si ferm, sollev le lance passando a una presa alta. Erano pronti a colpire il nemico con le punte acuminate. Macrone e i suoi reagirono sollevando gli scudi un po pi in alto; mentre procedevano, ora sbirciavano da sopra il bordo. Alla fine si trovarono a portata di tiro e i soldati ribelli emisero il loro grido di guerra, scagliando le lance contro il drappello di Romani. Istintivamente, i legionari abbassarono la testa, offrendo come unico bersaglio le creste dei loro elmi e le ampie e curve superfici degli scudi. Le acuminate punte di lancia si schiantarono contro di essi o scivolarono senza scalfirli sugli elmi, mentre i Romani avanzavano inesorabili, avvicinandosi a portata di spada, prima di lanciarsi in avanti con un urlo belluino. Scudi si schiantarono contro scudi, poi i Romani presero a menar fendenti contro le aste delle lance, scostandole da s prima di dedicarsi ai ribelli per abbatterli con crudele e brutale entusiasmo.
Infilzateli, ragazzi!, gridava Macrone. Dateci dentro!.
Contro un nemico diverso gli esperti lancieri avrebbero anche potuto avere la meglio, ma i legionari avevano scostato tutte le lance e poi serano avvicinati molto, in modo da renderle inservibili. Saggiamente, alcuni dei ribelli le abbassarono, oppure le scagliarono verso i Romani, prima di sguainare le spade. Macrone vide che erano armati di falcate, spade corte e dalle pesanti e letali lame ricurve. Il rumore degli scontri era continuo, con gli scudi che cozzavano contro altri scudi; poi da entrambe le parti gli uomini diedero inizio al massacro vero e proprio, con colpi di taglio e di punta nelle zone lasciate scoperte dagli scudi. Spingendo con tutto il suo peso per far avanzare gli uomini in prima linea, Macrone not che la spada dei nemici presentava un vantaggio inaspettato nel corpo a corpo. La curva verso il basso sulla pesante estremit della lama a breve distanza poteva soltanto colpire il bordo dello scudo, ma se luomo che vi stava dietro alzava la testa per sbirciare da sopra, risultava essere decisamente letale. Proprio davanti a s Macrone ud un forte clangore metallico: una falcata era penetrata nellelmo di un legionario, andandosi a piantare nel suo cranio. Luomo si accasci a terra come un sacco davena bagnata e la sua spada rotol a terra, mentre lo scudo gli cadeva addosso, coprendogli il corpo.
Macrone si precipit accanto al cadavere per riempire il vuoto lasciato dalluomo e allung il braccio armato per infilzare il nemico che aveva ucciso il legionario. Il ribelle vide lo scintillio della lama e sollev lo scudo appena in tempo per deviare il colpo, poi il pesante scudo da legionario di Macrone si abbatt su di lui e il ribelle indietreggi di un passo, barcollando. Le retroguardie di entrambe le fazioni si spinsero in avanti, comprimendo fra loro gli uomini che finora serano scambiati colpi mortali. Cos era quasi impossibile combattere e Macrone si appoggi al proprio scudo e prese a spingere, stringendo i denti mentre calcava il terreno facendo leva sulle gambe. Intorno a lui gli altri uomini pressavano con tutte le loro forze, cercando di respingere il nemico. Dallaltro lato dello scudo il Romano poteva udire il respiro affannato delluomo che aveva cercato di uccidere. Ora nessuno dei due aveva lo spazio per colpire laltro e laspra battaglia sera ormai trasformata in una semplice prova di forza e di numeri.
Spingete pi forte, bastardi!, grid Macrone ai suoi. Avanti!.
Per qualche momento, nessuna delle due parti perse terreno, poi, con grande lentezza, gli stivali chiodati e il peso della compagine romana iniziarono a fare la differenza e Macrone fece un passo avanti, spingendo di nuovo con tutte le sue forze sullo scudo. Guadagnarono un altro passo, poi un altro ancora, e finalmente i Romani spinsero il nemico su per la strada verso la piazza del mercato con una certa continuit. Erano ancora bersagliati con ogni sorta di proiettili dai ribelli saliti sui tetti e da quelli appostati nei vicoli laterali, ma Balto e i suoi arcieri facevano del loro meglio per costringere il nemico a tenere la testa bassa.
Avanti!.
Macrone sbirci da sopra il bordo dello scudo e vide che il nemico era stato fatto indietreggiare nella piazza del mercato. Si abbass di nuovo e continu a spingere in avanti. Ormai i tentativi di resistenza alla colonna romana erano minimi e i ribelli cominciavano a staccarsi dalla retroguardia, disperdendosi fra i banchi vuoti del mercato. Lufficiale nemico imprecava al loro indirizzo, ma la sua voce fu improvvisamente interrotta da una freccia che gli trapass la gola. Lasci cadere la spada e barcoll allindietro, tirando lasta piumata finch questa non si spezz; il sangue sprizz copioso dalle arterie e luomo si accasci sul terreno, privo di sensi. I suoi uomini si dispersero e presero a scappare attraverso la piazza, cercando scampo dai Romani. Balto e i suoi tirarono qualche freccia nella loro direzione, poi tornarono a concentrarsi sui ribelli rimasti sui tetti. Lavanguardia di legionari scatt allinseguimento di quelli in fuga.
Lasciateli andare!, tuon Macrone. O user le vostre budella per allacciarmi le scarpe!.
Gli uomini si bloccarono allistante e tornarono indietro dai loro compagni, ghignando imbarazzati quando questi iniziarono a schernirli.
Basta cos, ordin Macrone. Serrate i ranghi e dirigetevi a destra.
Da quella parte. Sollev la sua spada e indic un passaggio ad arco che delimitava la piazza del mercato. La colonna si ricompose rapidamente e cominci a marciare, facendosi strada nei punti pi ampi fra i banchi vuoti. Respirando affannosamente, Macrone rimase un attimo di fianco alla colonna, per guardare gli uomini che passavano. Nello spazio aperto cera un lieve bagliore provocato dal cielo stellato e da uno spicchio di luna, che consentiva agli uomini di vedere qualcosa allintorno. A una certa distanza, oltre larco, in direzione della cittadella, il cielo si tingeva di rosso e darancio grazie al bagliore di un fuoco lontano e Macrone sent una stretta allo stomaco. Laria notturna portava alle orecchie i rumori di una battaglia.
Deve trattarsi dellattacco diversivo.
Macrone sussult e si volt. Balto era accanto a lui.
Vi muovete in modo maledettamente silenzioso, mormor sollevato. Meno male che siete dalla nostra parte.
Balto lo osserv per qualche secondo. Per il momento. Almeno fin quando non ci sbarazzeremo di Artasse e i Parti avranno lasciato in pace il mio popolo.
E dopo?
Dopo?. Balto sorrise a denti stretti. Dopo si vedr.
Macrone annu. E va bene. Le cose dunque stanno cos. Ma per adesso....
La sua attenzione fu attratta da un improvviso coro di urla e quando si volt a guardare la piazza del mercato vide una massa scura di sagome umane che si riversava lungo la strada che conduceva alla cittadella.
Macrone mise la mano a coppa accanto alla bocca per impartire i suoi ordini: Colonna! Alt! Sollevare gli scudi! Prepararsi allassalto nemico! Balto, abbattili tutti!.
...
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...
CAPITOLO DICIASETTE.
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...
Gli appartamenti riservati agli ospiti del re erano stati trasformati in un ospedale improvvisato per i feriti della guarnigione. Entrando nel piccolo cortile, Catone not che la maggior parte delle stanze erano gi piene di uomini adagiati su delle stuoie o su semplici giacigli di paglia. Alcuni dormivano profondamente, altri mormoravano frasi deliranti nel dormiveglia, mentre altri ancora si lamentavano o gridavano di dolore. Una manciata di infermieri da campo e di donne si occupava di loro come meglio poteva. Catone si sent immediatamente fuori posto, come se non avesse alcun diritto di essere l. Abbass gli occhi sul taglio profondo che gli attraversava il palmo della mano sinistra. Usciva meno sangue e quello che cera si stava gi coagulando fra le pieghe sporche e gonfie della ferita. Bench gli causasse un forte dolore pulsante, Catone si vergogn della piccolezza della sua ferita rispetto a quelle degli altri ricoverati. Aggrott le sopracciglia, biasimandosi, e stava gi per girare sui tacchi e uscire quando una figura femminile emerse da una stanza limitrofa, proprio di fronte a lui.
Venite, disse la donna in greco. Aveva un tono di voce dolce e delicato. Fate vedere.
Cosa?. Catone alz la testa e vide la sua sagoma contro la luce di una serie di lampade a olio che illuminavano il corridoio pi in fondo.
La vostra mano. Lasciate che le dia unocchiata. Avanz verso di lui.
No, non  necessario, rispose Catone in tono sbrigativo. Devo andare .
La donna lo raggiunse rapidamente e lo afferr delicatamente per il gomito con una mano. Di qua, sotto la lampada, perch possa vedere bene.
Catone le permise di condurlo lungo il colonnato che circondava il piccolo cortile e mentre si avvicinavano alla fonte di luce ebbe modo di guardarla meglio. Era giovane, con lunghi capelli scuri legati in una coda di cavallo. Il corpo era snello e minuto, sotto la semplice stola marrone chiaro, ora imbrattata di macchie scure. Quando si fermarono sotto la luce giallastra della lampada, e lei chin la testa per esaminargli la mano, Catone not che lattaccatura dei capelli era a punta e che aveva gli zigomi alti e delicati. Gli occhi erano grigi e quando li sollev per guardarlo, il suo viso fu attraversato da un sorriso.
Bruttino.
Catone le restitu lo sguardo, con aria confusa e sbigottita. Come? Io non....
Il taglio, dicevo. Come ve lo siete fatto? Non  di spada. Ormai me ne intendo... Ne ho visti in abbondanza, negli ultimi giorni.
Oh. Catone distolse gli occhi, imbarazzato da quello sguardo diretto. Mi sono ferito la mano in un tunnel.
Ferito la mano in un tunnel?. La ragazza scosse la testa. Voi uomini non crescete mai, davvero. Un taglio dopo laltro.
Catone ritir il braccio dalla sua stretta e si erse in tutta la sua imponenza, per poterla guardare dallalto in basso. Ci penser da solo, allora .
Oh, avanti!, ridacchi lei stancamente. Stavo solo scherzando. E ora, seriamente, lasciatemi fare. La ferita va pulita e medicata. Seguitemi .
La ragazza si volt, senza aspettarlo, e si diresse verso unentrata allaltra estremit del colonnato. Dopo un attimo desitazione, Catone sospir e la segu. La porta si apriva su una stanza dominata da un grande tavolo di legno, macchiato di sangue. Su un lato del tavolo, alcuni strumenti di ottone rilucevano alla luce fioca di un porta-lampade. In un angolo cera un braciere con tizzoni ancora accesi. Sopra di esso era posata una pentola di ferro e laria era satura dellodore acre della pece. Appena visibile, nelloscurit sotto il tavolo, cera una grossa cesta, dalla quale emergevano le dita ricurve di una mano e il moncherino di un altro arto. Catone distolse subito lo sguardo da quei resti, e la donna lo invit ad avvicinarsi a un tavolino laterale, dove stava versando acqua in una bacinella.
Ecco qua. Puliamo la ferita.
Catone si ferm accanto a lei e le porse la mano, stendendola sopra la bacinella. Lei la immerse nellacqua e dopo averla sollevata di nuovo, cominci a pulire il taglio profondo con una striscia di tessuto. Alz gli occhi a guardare luomo.
Non siete uno di qui, e nemmeno un mercenario greco. Dunque, siete un Romano. Pass immediatamente alla lingua latina. Non vi ho mai visto prima. Non fate parte del seguito dellambasciatore. Chi siete?.
Catone era stanco e non aveva voglia di rispondere a quelle domande. In quello stesso momento i mercenari greci si stavano silenziosamente schierando dietro le porte della cittadella, pronti ad agire, e voleva essere con loro, quando fosse stato acceso il segnale luminoso. Tuttavia non cera nulla di male a chiacchierare con quella ragazza, mentre stava curandogli la mano.
Faccio parte del contingente di soccorso inviato dal governatore della Siria.
Lei si blocc e lo guard con gli occhi spalancati. Allora il messaggio  arrivato. Grazie agli di, siamo salvi.
Non ancora, disse Catone. Noi siamo soltanto lavanguardia. Il resto dellesercito  ancora a qualche giorno di distanza.
Oh. La sua attenzione torn alla mano e spinse la garza un po pi in profondit, per rimuovere anche le tracce di sporco che serano insinuate allinterno della ferita. Catone trasal per il dolore, ma si costrinse a tener ferma la mano. Distolse lo sguardo da essa, tornando a posarlo sul viso di lei.
Che mi dite di voi? Che ci fa una donna romana qui a Palmira?. La ragazza si strinse nelle spalle. Sono in viaggio con mio padre.
E chi  vostro padre?
Lucio Sempronio, lambasciatore.
Catone la scrut pi da vicino. Nientemeno che la figlia di un senatore, e se ne stava l a curare le ferite dei soldati semplici. Come vi chiamate? .
Lei lo guard e sorrise, scoprendo una dentatura diritta e candida.
Giulia. E voi?
Quinto Licinio Catone, prefetto della Seconda Illirica. O meglio, prefetto incaricato, al momento. Ora fu Catone a sorridere. Ma tu puoi chiamarmi Catone.
Stavo per farlo. Non c motivo di essere formali, in questa situazione. O almeno, non credo ci sia, visto che i ribelli potrebbero catturarci da un momento allaltro e ammazzarci tutti, aggiunse Giulia in tono pratico, mentre prendeva unaltra striscia di stoffa e lo asciugava. Prese una benda da una cesta e cominci ad avvolgerla intorno alla mano di Catone. Prefetto, hai detto? Una carica importante, no?.
Catone aggrott le sopracciglia. Per me lo .
Non sei un po troppo giovane, per questo?
S, ammise Catone, poi prosegu in tono piccato: E curare i soldati non  un compito un po troppo inadeguato per la figlia di un senatore? .
La ragazza assicur la fascia alla mano e poi la annod strettamente, con uno strattone aggiuntivo che fece stringere i denti a Catone dal dolore. Ovviamente non sei un soldato ordinario, prefetto, ma le tue maniere quelle s che sono ordinarie. Anzi, persino scortesi.
Non intendevo offenderti.
Davvero?. Fece un passo indietro, scostandosi da lui. Bene, ora la tua ferita  stata medicata e ho fatto lo stesso lavoro che avrei compiuto su qualsiasi altro uomo, qui, nonostante tutti gli svantaggi che il mio ceto sociale possa aver comportato. Ora, se non vi dispiace, signor prefetto, avrei da fare.
Catone si sent avvampare di irritazione per quella reazione, ma anche di vergogna per la propria scortesia. Lei gli pass accanto, infil la porta e torn in corridoio. Lui le corse dietro.
Grazie... Giulia Sempronia.
Giulia si blocc un istante, irrigidendo la schiena, poi si infil in una delle stanze e spar dalla sua vista.
Catone scosse il capo e borbott fra s: Molto bene, davvero. Sei circondato dai nemici e tutto quel che sai fare  aumentarne il numero. Si batt la mano contro la coscia e sussult per la fitta di dolore che gli risal lungo il braccio. Merda!.
Digrignando i denti, lasci velocemente lospedale, diretto alla torre di segnalazione. Una volta assicuratosi che gli uomini l sapessero di dover procedere alla segnalazione soltanto quando lazione diversiva fosse iniziata, Catone and a raggiungere la compagine riunitasi proprio dietro la porta della cittadella. Il comandante della guarnigione aveva assegnato il compito a un sintagma della guardia del corpo reale e gli uomini si erano silenziosamente assiepati alla luce delle torce, collocate negli occhielli di ferro che sormontavano la porta. Erano pesantemente corazzati e portavano gli stessi scudi ampi e rotondi e le lance robuste dei loro progenitori ai tempi di Alessandro. Le creste in crine di cavallo dei loro elmi non piacevano a Catone, pi aduso agli elmi pratici dei soldati romani, ma li facevano sembrare pi alti e imponenti, concesse loro il giovane prefetto.
Ah! Il mio amico della fogna!.
Catone si gir verso la voce e vide un ufficiale che lo salutava. Archelao? 
Proprio io!. Il Greco scoppi a ridere. Vieni, unisciti ai miei e impara come combattono i veri uomini.
Non ho elmo n scudo.
Archelao si volse verso il pi vicino dei suoi uomini. Porta lattrezzatura al nostro amico romano.
Luomo fece un saluto militare e corse verso la caserma, mentre Archelao offriva la sua lancia e il suo scudo a Catone. Tieni, ora ti spiego come usarli.
Catone vide che lo scudo aveva una cinghia centrale, attraverso la quale pass il braccio, prima di afferrare la maniglia accanto al bordo. Diversamente da quello romano, questo scudo era destinato alla sola protezione; non era fatto per essere spinto contro il nemico. Copriva molto bene il corpo e le cosce e Catone lo soppes con cautela per familiarizzare col suo peso e con lequilibrio necessario a portarlo. Poi afferr la lancia che Archelao gli stava porgendo. Era pi alta di lui di circa sessanta centimetri, con unasta molto resistente e una lunga punta a forma di goccia. Laltra estremit era dotata di una piccola punta di ferro. Catone strinse le dita attorno allimpugnatura rivestita di cuoio e ne saggi il peso. Era pesante, e si trattava di unarma da spinta, diversa dal giavellotto dei legionari, che poteva servire anche come arma da lancio.
Tienila dritta, gli spieg Archelao. Noi facciamo cos, finch non ci avviciniamo al nemico. Ci impedisce di fare del male ai nostri compagni e aiuta a scansare le frecce o i proiettili lanciati verso di noi. Quando siamo abbastanza vicini e viene impartito lordine di avanzare con le lance, la prima linea precede di un poco tutta la formazione e passa alla presa alta. Sfil la lancia di mano a Catone, le fece fare una piroetta in aria e la riafferr, con il braccio piegato perch larma si trovasse allaltezza degli occhi dellavversario. Colpiamo da qui, cos. Spinse la lancia in avanti, con una energica mossa, quindi la ritir, pronto a colpire ancora. Poi cambi la presa, abbass la parte finale a terra e riconsegn larma a Catone. Prova.
Catone speriment la presa alta, menando colpi nellaria. Avrebbe preferito usare la spada, ma comprese che poter colpire il nemico anche a maggiore distanza costituiva un notevole vantaggio. Luomo che Archelao aveva mandato in caserma torn con lattrezzatura di riserva e Catone riconsegn lancia ed elmo al legittimo proprietario. Non appena ebbe allacciato le cinghie dellelmo e preso possesso della lancia e dello scudo, il comandante del sintagma ordin di serrare i ranghi. Catone not che alcuni degli uomini della fila accanto alla sua portavano delle piccole bisacce.
Materiale incendiario, gli spieg in tono sommesso Archelao, dopo aver seguito la direzione dello sguardo del Romano. Puntiamo ad un ariete che i ribelli stanno costruendo davanti al tempio, dallaltra parte dellagor. Vogliamo incendiarlo. Lariete e qualsiasi altra cosa che possa essere utile al nemico.
Il comandante impart un altro ordine, portandosi davanti alla prima linea della formazione. Alcuni mercenari greci sollevarono il paletto della porta e, puntando le gambe, spinsero con tutta la forza che avevano. I cardini degli alti battenti di legno tempestati di borchie protestarono cigolando, poi la porta si apr con uno stridore acuto. Il comandante sollev la lancia sopra la testa e si volt da sopra la spalla per chiamare a s i suoi compagni.
Avanzata!.
La prima linea del sintagma si mosse in avanti, precedendo il resto della formazione, mentre la colonna attraversava compatta la porta della cittadella. Catone marciava al fianco di Archelao, qualche fila pi indietro rispetto alla prima linea, e quando uscirono dalla porta il cuore cominci a battergli forte. Poco prima aveva dubitato che la sua partecipazione allattacco diversivo sarebbe stata necessaria, ma era davvero fondamentale che la colonna capitanata da Macrone riuscisse a farsi strada fino alla cittadella, e Catone si sentiva moralmente obbligato a fare tutto quello che era in suo potere per aiutare lamico e gli uomini della Seconda Illirica. Cos abbass la testa e strinse la presa su lancia e scudo, mentre la colonna lasciava la rocca e si avviava verso le barricate improvvisate che i ribelli avevano eretto attraverso le strade e che dallagor conducevano proprio davanti alla cittadella.
Di corsa!, grid il comandante e gli uomini attorno a Catone allungarono immediatamente il passo, i sandali che battevano contro il selciato e i foderi delle spade che rimbalzavano sulle cosce, mentre il fiato si faceva sempre pi ansimante per la fatica. Sopra il fragore degli uomini in carica attorno a lui, Catone ud le acute grida dallarme dei ribelli. Dietro le barricate cerano dei bracieri accesi e lungo le fortificazioni si ersero sagome scure, chiaramente visibili mentre approntavano le armi per affrontare gli uomini della guardia del corpo del re che li stavano caricando dallo spazio aperto dellagor. Nel sagrato di un tempio, aperto su un lato, Catone vide stagliarsi la sagoma di un capanno destinato allariete in costruzione, e sopra gli edifici su entrambi i lati scorse il primo lieve chiarore dellaurora; seppe allora che per Macrone e per la colonna di soccorso era ormai giunto il momento di entrare in citt, o non avrebbero potuto sfruttare il favore delle tenebre.
Il comandante del sintagma fu il primo a raggiungere la barricata di carri rovesciati e legname che era stata eretta sul lato aperto del sagrato. Sbatt lo scudo contro un banco di mercato rovesciato e spinse la lancia sopra il bordo, per trafiggere il ribelle pi vicino. Luomo fece un salto indietro, riparandosi con lo scudo, mentre con la spada colpiva lasta della lancia, cercando di strapparla alla presa del comandante. Da entrambi i lati, altri mercenari greci raggiunsero la barricata, infilzando gli uomini dallaltra parte, e ben presto il primo di essi la scavalc, piombando dallaltro lato, con lo scudo alzato e la lancia in resta. Con un urlo selvaggio, la brand allintorno, creando uno spazio utile ai suoi per scavalcare a loro volta la barricata e unirsi allassalto. Catone rimase al fianco di Archelao, mentre alcune delle guardie del corpo che li precedevano si fermavano a smantellare la barriera, scostando i pezzi di legname e rimettendo un carro rovesciato sulle ruote, prima di spostarlo di lato. Poi si volt a guardare la cittadella alle sue spalle. Una piccola fiamma saliva dalla cima della torre di segnalazione, in seguito ci fu una nuvola di scintille che volteggi nel buio e infine il fuoco attecch e loscurit fu attraversata da alte lingue di fuoco arancione. Il segnale era stato dato. Da questo momento in poi, Macrone avrebbe potuto iniziare lassalto alla porta orientale e Catone rivolse una veloce preghiera alla Fortuna perch lattacco diversivo servisse davvero a distrarre i nemici dallarrivo della colonna di soccorso romana.
Le guardie del corpo erano riuscite ad aprire un varco fra le difese e stavano dandosi da fare per ampliarlo, mentre i loro compagni vi filtravano attraverso, riversandosi nel sagrato del tempio, dallaltra parte. Archelao avanzava deciso e Catone lo segu, spingendosi in avanti con gli altri mercenari. La piccola piazza davanti al tempio pullulava di gruppetti di uomini impegnati in selvaggi corpo a corpo. Le due fazioni si distinguevano soltanto grazie agli elmi: con le creste quelli della guardia reale, e conici quelli dei ribelli.
Ammazzateli!, gridava il comandante.
Con la lancia puntata contro il cielo, Archelao vi aggiunse il proprio entusiastico incoraggiamento: Forza, ragazzi! Infilzate quei bastardi!.
Corse avanti, abbassando la punta della sua lancia, e la conficc nella schiena di un nemico in fuga. Luomo allarg le braccia e la sua spada cadde a terra un attimo prima del suo corpo. Catone si avvicin alla mischia saettando con gli occhi tutto intorno nella sua avanzata e camminando con le gambe piegate, per appesantire il baricentro e rendere pi difficile al nemico gettarlo a terra. Alla sua sinistra si alz un urlo selvaggio e Catone ebbe appena il tempo di levare lo scudo rotondo e spingerlo in fuori per bloccare il colpo di spada che vi si abbatt sopra con un clangore assordante. Poi si volt di scatto, portando avanti la lancia. Il ribelle la schiv con una risata di scherno e colp Catone ancora, e poi ancora, con una serie di fendenti che lo spinsero indietro, passo dopo passo, mentre cercava disperatamente di parare quei colpi. Non cera la possibilit di usare la lancia e nella mano non allenata di Catone, quellarma era ormai pi dimpaccio che altro.
Al diavolo, rugg allora Catone, gettandola via e portando la mano alla propria spada. La estrasse dal fodero con il familiare stridore metallico e la tenne stretta accanto al fianco. E va bene, allora vediamo quanto vali.
Eluse unaltra breve scarica di fendenti, poi balz in avanti, sbattendo il proprio scudo contro quello del ribelle. Luomo barcoll allindietro, colto di sorpresa, e fu allora che Catone lo colp, mirando prima al volto e poi alla coscia scoperta, lacerando stoffa e carni. Il ribelle grid di dolore e vacillando indietreggi, col sangue che gli colava copioso dalla ferita. Catone si lanci in avanti, spostando tutto il peso contro lo scudo e digrignando i denti poco prima della collisione. Il ribelle cadde al suolo e riusc appena in tempo a coprirsi con lo scudo, prima che il prefetto gli piombasse addosso tempestandolo di fendenti. Non appena ebbe limpressione che luomo fosse rimasto stordito dalla ferocia del suo attacco, Catone si ferm, abbass lo sguardo e vide la forma scura delle gambe e dei piedi delluomo sotto il bordo dello scudo. Fece un passo indietro e cominci a colpire gli arti. Quando la lama gli fracass un osso, il ribelle url. Catone colp qualche altra volta le gambe ormai maciullate, finch, accertatosi che luomo non rappresentasse pi una minaccia, si volt e si allontan, ignorandone le grida di agonia.
Attorno a s riusc a individuare dettagli sufficienti a fargli capire che la battaglia si stava svolgendo a loro favore. Cerano soltanto una manciata di uomini ancora impegnati a combattere, e la lunga sagoma scura dellariete in costruzione l accanto si stagliava contro lo sfondo del sagrato del tempio. Catone respir a fondo e chiam: Archelao! Archelao! .
Sono qui!. La risposta provenne da un punto vicino e un attimo dopo Catone si vide venire incontro una sagoma scura. Dunque, sei ancora fra noi, Romano.
Evidentemente. Catone non pot fare a meno di ricambiare il sorriso del Greco, prima di indicare col dito il cantiere dellariete. Farai meglio a mandare i tuoi ragazzi a sistemare quello, prima che il nemico raggruppi un numero di forze sufficienti al contrattacco.
S, immediatamente. Archelao si volt e chiam gli uomini col materiale incendiario, raggruppandoli intorno a s. Non appena questi ebbero raggiunto Archelao e Catone, il gruppetto si fece strada fra gli ultimi agglomerati di uomini impegnati nel corpo a corpo col nemico. Si diressero verso il capannone dove era alloggiato lariete e Catone not che la struttura di assi era montata su grosse e massicce ruote di legno. Gran parte della solida struttura era stata gi ricoperta di balle di cuoio riempite di pelli danimali e di stracci, per assorbire limpatto degli eventuali proiettili lanciati dalle mura della cittadella quando lariete fosse stato pronto a entrare in azione. Allinterno, appesa a delle catene, cera la lunga asta dellariete stesso.
Archelao si ferm per parlare al gruppetto di uomini: Accendete pi fuochi possibile. Voglio che sia bruciato prima della nostra eventuale ritirata.
I mercenari abbassarono gli scudi e le lance e si distribuirono intorno alla struttura, iniziando a raccogliere qualsiasi tipo di materiale combustibile intorno alle zone che avevano scelto per accendere i fuochi. Ognuno di loro portava una scatola contenente tutto il necessario e uno alla volta si misero al lavoro, creando scintille con le pietre focaie e soffiando sulla sterpaglia minuta che serviva come esca.
Mentre aspettavano armi alla mano, Catone e Archelao videro la prima delle piccole fiamme divampare e subito dopo larea circostante fu illuminata da piccoli fuochi, mentre le scintille e il fumo cominciavano a mulinare nellaria. Per qualche secondo Catone fu soddisfatto allidea che ben presto la struttura nemica sarebbe stata ridotta in cenere.
Ma poi, quando lesca inizi a consumarsi e spegnersi, cap che cera qualcosa che non andava.
Non prende. Si avvicin a grandi passi al capannone dellariete e sguain la spada. Si allung a toccare le pelli imbottite. Sono state bagnate... sono fradice!.
Catone si volt verso Archelao. Inutile sperare di incendiarlo. Attacchiamo le corde.
Lufficiale greco annu e passando la lancia nella mano che impugnava lo scudo, sguain la falcata e impart un ordine ai suoi: Usate le spade! Tagliate le corde! Date fuoco alle loro scorte!.
Gli uomini abbandonarono subito le loro inutili fiamme e si dedicarono al grosso cordame grezzo al quale era sospeso lariete. Laria si riemp del rumore sordo delle lame che si abbattevano sulla canapa intrecciata e Catone si impose di tenere la bocca chiusa, bench avesse voglia di incitarli a fare pi in fretta. Ma la notte stava finendo ormai, si disse, lanciando unocchiata sconsolata al cielo che si schiariva sopra i tetti di Palmira.
Intorno a lui, anche lultimo dei nemici era stato fatto a pezzi o messo in fuga e il sagrato del tempio non risuonava pi del clangore delle spade e delle lance, n delle grida di guerra o di dolore. Qua e l un ferito o un moribondo si lamentavano o chiamavano aiuto, implorando piet. Catone torn a grandi passi verso la barricata ormai distrutta e tese lorecchio in direzione della porta orientale. Fu sollevato nelludire il suono lontano della battaglia. Macrone e gli altri avevano dato inizio allassalto e con un po di fortuna si sarebbero fatti strada fino alla cittadella.
Un improvviso grido di trionfo e un tonfo sordo richiamarono lattenzione di Catone dalla parte opposta. Si volt e vide che la parte posteriore dellariete era stata staccata dalle corde che la sostenevano ed era caduta a terra. Gli uomini di Archelao si affrettarono ad attaccare le corde rimanenti tempestandole di fendenti. Al di l del tempio, nel cuore della citt, si udiva il suono dei corni che con le loro note lunghe e profonde incitavano i soldati ribelli a svegliarsi e a radunarsi, per intrappolare e sgominare la piccola compagine della guardia reale che aveva avuto lardire di sabotare la loro pi importante arma dassedio.
 arrivato il momento di andarcene, mormor Archelao. Arriveranno da un momento allaltro.
Poco dopo, il comandante diede voce alle sue riflessioni ordinando ai suoi uomini di abbandonare il sagrato e di schierarsi al di l di quel che rimaneva della barricata. I soldati di Archelao abbandonarono lariete e tornarono correndo verso lagor. Catone ispezion rapidamente i danni. Lariete pendeva da ununica corda, gravemente danneggiata dai colpi di spada. Tutto intorno, da cumuli di canapa e legname, si sollevavano le fiamme. Il sabotaggio avrebbe ritardato lassalto dei ribelli di mezza giornata circa, giudic. Non era molto, ma sarebbe servito a frustrare le aspettative del principe Artasse e dei suoi seguaci e a sollevare il morale di coloro che si trovavano allinterno della cittadella.
Prefetto!.
Catone si volt e vide Archelao che gli faceva cenno di avvicinarsi, nella luce ancora incerta che precede lalba. Si allontan dal cantiere dellariete e raggiunse i mercenari a passo sostenuto. Il suono della battaglia che impazzava presso la porta orientale era diventato pi flebile e Catone sper ardentemente che ci dipendesse dal successo ottenuto da Macrone e i suoi nel penetrare in citt. Dallaltra direzione, si avvicinavano invece le grida dei ribelli e il suono dei corni e dei tamburi. Non appena anche lultimo dei feriti fu recuperato e inserito nello schieramento, il comandante ordin la ritirata. A ranghi serrati, i mercenari marciarono a passo deciso attraverso lagor, diretti alla porta della cittadella, dove una piccola compagine della guardia del corpo era schierata in difesa contro eventuali attacchi a sorpresa da parte dei ribelli. Catone annu soddisfatto. Era il genere di precauzioni che approvava in pieno. Evidentemente il comandante del sintagma era un ufficiale dotato desperienza e di capacit.
Erano oltre la met del loro percorso verso la porta della cittadella, quando il primo contingente di rinforzo ribelle apparve allestremit opposta dellagor. Dalle altre vie daccesso ne arrivarono altri, che si riversarono nello spiazzo pavimentato, mentre il comandante ordinava ai mercenari di accelerare il passo. Guardandosi alle spalle, Catone constat che sarebbero riusciti comodamente a raggiungere la porta, prima che i ribelli avessero avuto il tempo di radunare un numero di uomini sufficiente a dare lassalto ai mercenari in ritirata. Prima che questo potesse accadere, la porta sarebbe stata gi bella che chiusa. Con un tuffo allo stomaco, per, Catone si rese conto che si sarebbe chiusa in faccia anche agli uomini della colonna di soccorso in avvicinamento.
Archelao! Dobbiamo fermarci.
Fermarci?. Il Greco si volt a guardarlo sbalordito. Fece un cenno con la testa, indicando la zona alle proprie spalle. Nel caso tu non labbia notato....
Dobbiamo tenere aperta la porta. La colonna di soccorso deve entrare nella cittadella.
Archelao si accigli un istante, poi sibil fra i denti: Hai ragione. Vieni con me.
Si apr la strada fra i ranghi di mercenari, fino a raggiungere il comandante della formazione.
Signore!, grid Archelao. Dobbiamo fermarci.
Fermarci?. Il comandante scosse il capo. Perch?.
Catone fece un passo in avanti. Dobbiamo aprire la strada alla cittadella alla colonna di soccorso.
Il comandante riflett un attimo, poi scosse la testa. Troppo rischioso.
Dobbiamo pensare a noi. Dovranno combattere per arrivare alla porta.
No!, si ribell Catone. Non potete abbandonarli!.
Mi dispiace, Romano.
Maledetti! Abbiamo attraversato il deserto per venire a salvarvi. Molti dei nostri uomini migliori sono morti per voi. Catone si costrinse a calmarsi e mormor: Non vi vergognate?.
Il comandante si volt rabbiosamente verso di lui, rompendo il ritmo di marcia dei suoi uomini, che dovettero schivare i tre ufficiali. Stai bene a sentire, Romano, io non prendo ordini da te. Per prima cosa agisco per il bene dei miei uomini, poi per quello del mio committente. Tu non sei nemmeno sulla lista delle mie priorit.
Catone lo fiss mentre la sua mente cercava affannata un modo per convincere il comandante dei mercenari a cambiare idea. Ascolta, tu hai bisogno di noi. Un migliaio di uomini in pi nella guarnigione potrebbe fare la differenza fra sopravvivere e soccombere, fino a quando il generale Longino non arriver col suo esercito. E se Longino venisse a sapere che hai abbandonato la nostra colonna di soccorso? Non credi che si vendicherebbe? Morirai comunque, se rifiuti di aiutare quegli uomini. Col braccio, Catone indic la porta orientale.
Il comandante serr la mascella per un istante, poi scroll le spalle, rassegnato. Non mi lasci alcuna scelta, prefetto. E va bene, allora. Prese fiato e grid: Alt! Formate una linea attraverso lagor! I feriti vengano portati nella cittadella!.
I mercenari si bloccarono allistante, poi, spinti dai loro ufficiali, si distribuirono nello spazio aperto e si schierarono in un fronte di sbarramento per i ribelli che stavano arrivando. Serrarono i ranghi finch i loro scudi non si sovrapposero, poi sollevarono le lance, appoggiandone le aste ai bordi degli scudi, mentre il nemico si avvicinava. Il comandante gesticol impaziente in direzione di Archelao.
Prendete dieci uomini dalla retroguardia. Andate a cercare la colonna di soccorso e dite loro di venire qui al pi presto. Manterr aperta la strada quanto pi potr, ma poi....
Catone diede una pacca sulla schiena di Archelao, prima che il comandante potesse cambiare idea. Andiamo!.
La piccola compagine si stacc dal sintagma e imbocc correndo il viale che conduceva alla porta orientale. Un grido di guerra si sollev dai ribelli in carica; si lanciarono contro la sottile linea dei mercenari greci brandendo le loro lance acuminate. Catone li ignor e continu a correre lungo il viale che dalla rocca portava al centro della citt. Era una strada larga e sgombra, e nel chiarore dellalba nascente riusc a scorgere la sagoma irregolare del quartiere pi povero di Palmira che si stendeva davanti ai suoi occhi. Si affrettarono lungo la strada leggermente inclinata, sempre attenti alleventuale presenza di un qualsiasi elemento nemico. Davanti a loro la via prendeva una leggera curva e quando lebbero superata Catone vide la forma familiare degli scudi oblunghi dei legionari che stavano marciando verso di lui. Non riusc a trattenere un grido di gioia, agitando la spada in segno di saluto. Archelao e gli altri lo seguirono correndo verso la colonna di soccorso romana.
Poi Catone vide gli arcieri dietro la prima centuria della coorte di Macrone. Li vide sollevare i loro archi, prendere la mira e lanciare una pioggia di frecce.
Gi!, grid ad Archelao, accovacciandosi dietro il proprio scudo. I mercenari fecero altrettanto, a parte uno che indugi un po troppo per lo stupore, nel vedere quei dardi scuri piombare su di s. Con uno schiocco raccapricciante, una freccia gli si conficc in gola, trapassandogli il collo. Luomo afferr lasta con espressione terrorizzata e cerc di parlare, ma il sangue che gli aveva riempito la bocca glielo imped.
Catone distolse lo sguardo e grid con tutto il fiato che aveva in gola:
Abbassate le armi! Sono il prefetto Catone!.
Altre frecce si abbatterono sul selciato del viale, proprio davanti ai loro scudi. Poi ci fu un grido soffocato e quando Catone si volt, vide Archelao piombare a terra di schiena, con una freccia conficcata nel petto, proprio sotto la spalla.
Deponete le armi!, grid Catone disperato.
...
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...
CAPITOLO DICIASETTE.
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...
Udendo le grida di Catone, Macrone sent una morsa gelata serrarsi intorno alla nuca. Immediatamente si volt e url, rivolto a Balto e ai suoi: Fermi! Abbassate le armi!. Indic freneticamente le figure indistinte che si riparavano dietro i loro scudi. Sono dei nostri!. Balto abbass il suo arco e grid un ordine ai suoi uomini che obbedirono subito, allentando la tensione delle corde con le frecce pronte da scoccare. Sollevato per lo scampato pericolo, Macrone si fece largo fra le prime linee e cominci a correre su per la collina verso il suo amico, ordinando alla sua colonna di continuare ad avanzare in direzione della cittadella.
Catone! Catone! Dove sei, ragazzo?. Macrone rallent la propria andatura mentre si avvicinava agli uomini che si stavano cautamente risollevando da dietro gli scudi. Un uomo era a terra, sdraiato sulla schiena, immobile, con una freccia che gli trapassava la gola. Un altro era seduto e stava cercando di estrarre il dardo che gli si era conficcato in una coscia. Un terzo era ferito alla spalla e stava ricevendo le prime cure da un compagno che aveva gi estratto la freccia.
Catone?.
Macrone si sent attraversare da unondata di sollievo, quando riconobbe il suo amico. Si sforz di ridere. Avrei dovuto immaginare che con la tua fortuna avresti schivato le frecce.
Lespressione di Catone rimase cupa.  un miracolo se siamo ancora in piedi, qui.
Be, Macrone fece un gesto sconsolato con la mano, non ci aspettavamo davvero di vedere volti amici, prima di raggiungere la cittadella. In ogni caso, al buio  facile scambiare un amico per un nemico, come ben sappiamo.
Catone lo fiss freddamente per qualche secondo e Macrone si pent amaramente di quel che aveva appena detto. Fece un passo avanti e si chin sulluomo che Catone stava soccorrendo. Io lo prendo da questa parte.
No, aspetta.
Ma Macrone aveva gi infilato la mano sotto il braccio delluomo, sollevandolo con vigore. Il mercenario si alz in piedi con un lamento e Macrone vide che il mozzicone della freccia spuntava ancora dalla ferita, nel punto in cui sera spezzato.
Mi dispiace, amico. Da l non lavevo visto.
Il mercenario strinse i denti e rote gli occhi nel tentativo di resistere allatroce dolore che gli bruciava la spalla.
Catone scosse la testa. Bella mossa, signore.
Stavo solo cercando di rendermi utile. Per un attimo, il tono di Macrone fu burbero. In ogni modo, com la situazione e che ci fai vestito in quel modo?
Difficile entrare di nascosto a Palmira vestito da Romano, non credi? Comunque, Catone distolse lo sguardo mentre sorreggeva Archelao, volevo essere presente per assicurarmi che la colonna di soccorso raggiungesse la cittadella senza problemi.
Macrone rimase profondamente commosso dallinteresse dellamico per la sua incolumit, poi si sent assalire dallimbarazzo. Cerc subito di nascondere quel sentimento, prima che Catone se ne accorgesse. Si volt per ordinare alla colonna di soccorso di riprendere la marcia, prima di tornare a rivolgersi al compagno con naturalezza. Questi tuoi Greci sembrano guerrieri valorosi. Immagino che nella cittadella ce ne siano altri.
Non sono i miei Greci. Questi uomini sono al comando di Archelao . Catone indic con un cenno della testa luomo che stava soccorrendo.
Archelao, eh? Piacere di conoscervi. Macrone tese la mano, ma il Greco, sempre stringendo i denti, spost lo sguardo sulla propria ferita, poi di nuovo su Macrone, arcuando le sopracciglia.
Ah, s, certo. Scusate. Macrone sorrise imbarazzato. Comunque,  bello avervi incontrato.
Catone grugn sotto il peso del Greco ferito. Espletate le formalit, direi che  il caso di dirigerci verso la cittadella.
Ma s, naturalmente. Questi uomini possono mettersi in riga con noi. Macrone guard verso la strada, mentre il suono della battaglia nellagor arrivava sino a loro. Che sta succedendo, pi avanti?
Le guardie del corpo del re stanno mantenendo libera la strada verso la cittadella, per voi, gli spieg Catone. Ma dobbiamo far presto. Non riusciranno a tener buoni i ribelli in eterno.
La colonna prosegu su per il viale, verso il clamore della battaglia.
Quando sbucarono nellagor, Macrone guard alla propria destra e vide la linea di mercenari greci perdere terreno sotto la pressione del nemico che avanzava a suon di fendenti dietro un muro di scudi. Dalle mura della cittadella, una fitta barriera di frecce, giavellotti e proiettili di balestra si abbatteva sullorda di ribelli, decimandoli, mentre questi assalivano ferocemente i Greci.
Avanti, laggi!, grid Macrone ai suoi, che avevano rallentato per godersi lo spettacolo. Non siamo al circo! Muovetevi!.
La colonna avanz a ritmo serrato verso la porta spalancata, dove Macrone si mise da parte per far entrare i suoi. Catone lasci che due uomini di Archelao accompagnassero il loro ufficiale allospedale, poi si un a Macrone. Quando i legionari ebbero oltrepassato la porta, fu la volta dei soldati a cavallo: Balto e i suoi, quindi gli squadroni della Seconda Illirica. Il centurione Parmenione si mise in marcia alla testa della fanteria ausiliaria che costituiva la retroguardia. Appena riconobbe Catone, sorrise e si mise sullattenti.
Felice di vedervi, signore.
Altrettanto, centurione. Come si sono comportati gli uomini?
Nessun problema, signore. I ragazzi della Decima hanno svolto la maggior parte dellimpresa. Hanno conquistato la porta e si sono fatti strada fra i ribelli. Guard Macrone e prosegu in tono lievemente riluttante: Hanno fatto un buon lavoro, signore.
Macrone si strinse nelle spalle. Naturale: sono legionari. Ma gli uomini della Seconda Illirica avrebbero saputo fare altrettanto, aggiunse con notevole tatto. E noi siamo stati aiutati da Balto e dai suoi. Un grande lavoro di squadra, direi. Catone lo guard e sorrise. Sei diventato un vero diplomatico.
Diplomatico?. Macrone si accigli. Al diavolo. La diplomazia la lascio ai senatori. Mi mancano la parlantina e le necessarie doti di leccaculo .
Catone scoppi a ridere. Immagine alquanto disgustosa!.
Macrone gli diede una botta sulla spalla. Va bene, lasciamo perdere, eh? Non  il tempo n il luogo per scherzare, questo.
Molto bene, signore.
Macrone stava per rispondere, quando dai ranghi nemici si alzarono grida di giubilo. Tutti e tre gli ufficiali si volsero e videro il fianco destro della linea dei mercenari accartocciarsi sotto lincessante pressione dei ribelli. Alcuni di essi erano gi riusciti a passare e stavano falciando i Greci senza piet. Altri ancora continuavano a premere in avanti, sfruttando la superiorit numerica, e Catone si accorse che le guardie del corpo reali correvano il rischio di essere accerchiate e massacrate. Locchio esperto di Macrone inquadr subito la situazione.
Catone, manda i tuoi a turare la falla, subito!.
S, signore. Catone annu e si scost leggermente dalla colonna, portandosi su un fianco e continuando sempre a marciare verso la cittadella. Seconda Illirica! Alt!... Fianco dest!.
I mesi di duro addestramento cui erano stati sottoposti quegli uomini da Macrone e Catone si rivelarono efficaci, perch in pochi attimi la coorte si trasform da colonna in linea. Catone si ferm per qualche altro breve istante e impart lordine: Aprire i ranghi a met centuria!.
Gli uomini si fecero da parte per creare dei passaggi fra le loro linee e quando la manovra fu completata, Catone sguain la spada e la punt verso la linea greca in difficolt. Avanzata!.
La Seconda Illirica si mosse decisa attraverso lagor, coi ranghi perfettamente controllati e allineati dai loro ufficiali, mentre si avvicinavano ai mercenari. Il comandante del sintagma si guard alle spalle e vide gli ausiliari che gli venivano in aiuto. Not le brecce nelle sue linee e intu subito le intenzioni di Catone. Voltandosi verso i suoi, port la mano a coppa accanto alla bocca e grid: Ripiegate! Ripiegate sulla cittadella!.
I mercenari cominciarono ad arretrare dai ribelli, brandendo freneticamente le loro lance per creare uno spazio fra loro e i nemici. Appena liberatisi, alcuni di essi corsero verso gli uomini di Catone, mettendo subito in pericolo i loro compagni pi lenti, dal momento che i ribelli sciamavano nelle brecce della linea in rapida frammentazione. Una manciata di uomini fu rapidamente sopraffatta, attaccata da ogni lato mentre tentava disperatamente di difendersi dai colpi dei ribelli. Inevitabilmente, ogni tanto una lama riusciva a farsi strada e quando il ferito indietreggiava barcollando, veniva abbattuto subito con una selvaggia scarica di fendenti e di colpi di lancia. Il primo dei mercenari raggiunse la linea in avvicinamento delle truppe romane e si intrufol nel varco. Catone torn a sguainare la spada e prese posizione accanto a Parmenione, al centro della linea. Mentre procedevano sul lastricato, il prefetto guard da entrambi i lati, valutando la situazione. Quando lultimo dei mercenari fu passato attraverso il varco lasciato libero, impart il suo ordine:
Serrate i ranghi!.
Gli uomini della retroguardia si mossero immediatamente in avanti e di lato per riempire i varchi, mentre i ribelli gli si avventavano contro.
Scudi avanti!, grid Catone poco prima dellimpatto, e subito gli ausiliari li alzarono, presentando ai ribelli una muraglia di borchie scintillanti. Le punte acuminate delle spade brillarono, sporgendo dalla linea di scudi. A quello spettacolo, i ribelli esitarono un attimo e la carica perse subito lo slancio. Le due linee si scontrarono in un fragore metallico di scudi contro scudi, di spade che colpivano il legno ricoperto di pelle e nel clangore acuto delle lame contro le lame. Catone si accovacci dietro lo scudo ricevuto in prestito e pieg le gambe. Un colpo si abbatt sul bordo, spingendolo contro il suo elmo. Per un attimo vide tutto bianco, poi strizz gli occhi e sguain la spada. Non ci fu alcun contatto e ritir subito il braccio armato, prima che qualche ribelle ne approfittasse per colpire la carne esposta. Da entrambi i lati sentiva i grugniti degli uomini che colpivano alla cieca, alcuni lanciando anche urla belluine, insulti o parole di sfida. A questi si mescolavano le grida e i lamenti di feriti e moribondi. Catone si concentr sul mantenimento della propria posizione alla testa della sua coorte, sapendo fin troppo bene che finch la prima linea avesse resistito, lo avrebbe fatto anche tutta la Seconda Illirica, nonostante la disparit numerica.
Lassalto dei ribelli aveva bloccato lavanzata romana e ora se ne stavano l, coi piedi puntati, a spingere sugli scudi e a cercare dinfilzare qualsiasi nemico osasse avvicinarsi troppo. Nella luce crescente Catone vide lo scintillio di una lama sollevarsi davanti al proprio scudo e sollev istintivamente la spada per bloccare il fendente. Un istante dopo, la pesante punta di una falcata si abbatt sulla sua spada corta, spingendola verso il basso. Catone sent il braccio intorpidirsi e strinse il pugno con tutte le sue forze per mantenere la presa. La falcata torn a sollevarsi, accompagnata da un ringhio trionfante del ribelle che brandiva larma. Stavolta Catone riusc a sollevare lo scudo e a premerlo verso lesterno, respingendo la spada mentre con la propria lama feriva la gamba delluomo con un rapido e breve fendente. Il colpo si abbatt contemporaneamente: scudo e spada cozzarono sulle loro teste; lo scudo ricadde sullelmo di Catone, che pieg un ginocchio. Quando sent il ribelle gridare di dolore e di rabbia, il Romano vide che la lama della sua spada era affondata profondamente nella coscia delluomo, tranciando i muscoli e i tendini fino allosso. Il ribelle barcoll allindietro e si abbatt al suolo, lasciando cadere la spada per portare la mano sulla ferita e cercare di fermare il flusso di sangue. Poi un altro uomo gli balz davanti e Catone non riusc pi a vederlo.
Una mano lo afferr per il braccio e lo iss da terra, reinserendolo nella formazione romana. Catone si volt e vide Parmenione.
Siete ferito, prefetto?
No.
Bene. Parmenione annu, poi si spost di lato, non appena una lancia gli sibil accanto alla testa. Catone ne colp lasta, facendola cadere a terra, poi abbatt la lama sulla mano che tentava di raccoglierla, fracassandone le nocche e mozzandone i tendini; la lancia ricadde dalle dita inerti.
Ritirata!, ordin Catone. Parmenione, impartisci il ritmo di marcia .
Uno!, grid Parmenione, e la coorte indietreggi di un passo. Due! Uno! Due!.
La Seconda Illirica si ritir decisa verso la cittadella e Catone si fece strada fra i ranghi, affiancandosi al vessillario. La ritirata era una delle manovre pi difficili da gestire. Se la formazione avesse vacillato, o si fosse dispersa, i ribelli di Palmira li avrebbero fatti a pezzi. Catone vide che anche lultimo dei mercenari era entrato nella cittadella e Macrone era da solo, in piedi sotto limponente arco di pietra, e gli faceva segno di avvicinarsi. Accanto a lui, Parmenione continuava a scandire il ritmo di marcia e la coorte si stava lentamente avvicinando alla porta. Il fianco sinistro era protetto dalle mura torreggianti e dagli arcieri e lanciatori di giavellotto che bersagliavano i ribelli dallalto. Ma la parte destra della fila stava ripiegando su se stessa e i ribelli vi sarebbero sciamati attorno, circondando i Romani proprio come avevano fatto coi mercenari greci.
Parmenione! A me!.
Non appena ebbe il suo secondo accanto, Catone gli indic il fianco destro. Vado a prendere il comando della centuria laterale. Non appena la parte sinistra della fila raggiunge la porta, guidali allinterno, una centuria alla volta. Ti coprir finch non arriver il nostro turno.
S, signore, annu Parmenione. Buona fortuna, signore.
Ne avr bisogno.
Catone corse verso la parte posteriore della coorte, fino a raggiungere la prima centuria, composta da truppe scelte. Il loro comandante, il centurione Metello, si mise sullattenti nel vedere Catone.
Situazione critica, signore.
E sta per diventarlo ancor di pi. Catone sorrise torvo. Dobbiamo coprire la ritirata attraverso la porta. Quando dar lordine, voglio che la prima centuria formi un cuneo. Ci muoveremo verso la porta e manterremo la posizione davanti ad essa finch non sar passato tutto il resto della coorte.
Ho capito, signore, rispose il centurione Metello con calma olimpica. I miei ragazzi non vi deluderanno.
Catone sorrise. Lo so.
Si guard intorno e vide che gli ultimi feriti della coorte, e gli uomini a cavallo incaricati di proteggerli, stavano gi attraversando la porta, mentre gli ausiliari arretravano verso la cittadella. Era tempo che la prima centuria si spostasse dagli edifici alla loro destra, aprendo la strada ai ribelli perch scorressero attorno al fianco della compagine. Catone annu rivolto al centurione Metello. Impartisci lordine.
Metello si riemp i polmoni e grid: La prima centuria former un cuneo! . Si interruppe, cont piano fino a tre, poi prosegu: Manovra!.
Subito le sezioni laterali si ritirarono a formare il secondo e il terzo lato, poi gli ausiliari si disposero di fronte, per far s che il cuneo presentasse una parete di scudi su tutti e tre i lati. I ribelli si riversarono nei varchi e presero a scorrere attorno alla centuria di Metello, colpendo ripetutamente gli scudi.
Prima centuria! Avanzare verso la porta!.
Al ritmo scandito da Metello, il cuneo attravers lagor, circondato dai ribelli che esplosero in alte grida di trionfo ed eccitazione, simili a predatori che abbiano fiutato la preda. Come aveva sperato Catone, la pressione sulle altre centurie sallent, permettendo loro di arretrare attraverso la porta senza troppi problemi, mentre i ribelli riversavano la loro furia omicida sullaltra unit, che stava lentamente facendosi strada in mezzo alla folla. Sbirciando da sopra i ranghi serrati degli ausiliari, Catone si accorse che la maggior parte dei ribelli che li circondava non era dotata di armi pesanti. Finora soltanto una manciata di soldati regolari del principe Artasse aveva raggiunto il luogo della battaglia, ma ecco echeggiare il suono di un corno attraverso lagor; Catone si volt e vide una colonna di soldati sbucare dallaltra parte della piazza. Si misero immediatamente a correre, puntando diritti alla battaglia che si stava svolgendo davanti alle porte della cittadella.
Dobbiamo accelerare il ritmo, stabil Catone. Metello!.
Li vedo, signore, rispose subito questultimo e cominci a intensificare i suoi incitamenti: Uno!... Due!.
Catone si avvide che non distavano pi di una decina di metri dalla porta. Macrone sera ritirato attraverso larco e Catone ne vedeva la cresta trasversale nella fitta formazione di legionari schieratasi appena dentro la cittadella. Sulle mura sovrastanti, gli arcieri avevano spostato la loro attenzione sulla colonna nemica che stava attraversando lagor. Le aste scure delle frecce si abbattevano con fragore sul lastricato o sugli scudi, con qualche colpo che andava a segno quando qualcuno si avventurava a ostacolare la ritirata degli ultimi Romani rimasti fuori dalla cittadella.
La pressione provocata dal formidabile ammasso di uomini che circondava la piccola formazione a cuneo stava dando i suoi frutti e gli ausiliari iniziarono a rallentare, sempre spingendo con gli scudi e infilzando il nemico con le punte delle loro spade che spuntavano come pungiglioni. Allimprovviso un ribelle pi audace degli altri afferr la parte alta dello scudo di uno degli uomini pi prossimi a Catone. Prima che lausiliario potesse mozzargli le dita con la sua lama, il ribelle lo abbass con furia selvaggia, facendo urtare violentemente il bordo inferiore contro gli stinchi dellausiliario. Luomo trasal di dolore e in quel momento desitazione, con la parte alta del corpo scoperta, un altro ribelle gli conficc la lancia nella gola. La punta trapass il fazzoletto che aveva al collo e sbuc dalla parte opposta, sotto la parte posteriore dellelmo. Quando luomo cadde in avanti e in ginocchio, il lanciere balz subito a riempire il vuoto.
Non lo farai!, rugg Catone e raggiunse il ribelle in pochi passi, appoggiandosi con tutto il peso dietro il proprio scudo mentre una lancia scivolava sulla sua superficie ricurva; poi il prefetto si abbatt sulluomo, catapultandolo di nuovo tra la folla dei suoi compagni. Catone si ferm allaltezza degli ausiliari che aveva su entrambi i lati, prendendo il posto del soldato caduto. Il cuore gli batteva allimpazzata nel petto, simile a un tamburo. Prese fiato e grid: Continuate ad avanzare! Se ci fermiamo siamo morti!.
Gli uomini a capo del cuneo proseguirono, spingendo con gli scudi e colpendo il nemico di punta e di taglio con le loro corte spade. Guadagnarono forse unaltra decina di passi prima che la formazione si bloccasse di nuovo, ormai vicinissima alla porta, mentre il primo dei soldati ribelli appena arrivati raggiungeva i compagni, aprendo la strada a quelli che lo seguivano per contrastare i Romani. In quel momento Catone seppe con certezza che la prima centuria non avrebbe fatto altri progressi verso la porta. Scost lo scudo da s con uno spintone e comp un arco in aria con la spada prima di arrischiarsi a dare unocchiata in direzione della porta, ormai a pochi passi di distanza. Era ancora aperta e alcuni ribelli vi si stavano gi dirigendo, pronti a cogliere lopportunit.
Chiudete la porta!, url Catone con tutto il fiato che aveva. Sent un dolore lacerante alla gola secca. Macrone, mettetevi in salvo! Chiudete la porta!.
Un colpo sferrato al suo scudo lo fece barcollare allindietro, poi, con gelida calma, decise che prima di venire ammazzato avrebbe ucciso quanti pi nemici possibile.
Bastardi!, sibil fra i denti serrati. Poi il suo pugno si serr attorno allimpugnatura della spada e riprese il proprio posto nella fila, menando fendenti ai visi che vedeva di fronte a s. Si riemp i polmoni e rugg: Seconda Illirica! Seconda Illirica!. Gli uomini che lo circondavano si unirono al grido di incitamento e continuarono a combattere con foga ancora maggiore. Pressato da ogni lato, il cuneo divenne un ovale strettamente raggruppato attorno allo stendardo, quando il primo dei soldati ribelli appena arrivati li raggiunse. Ora il numero dei nemici sovrastava quello degli ausiliari, che cominciarono a cadere a terra con frequenza sempre maggiore. I Romani cadevano di schiena sui corpi dei loro compagni, serrando i ranghi, ansimando per la fatica e con gli arti che bruciavano per lo sforzo sostenuto, mentre, pulendosi il sangue dai volti, cedevano sotto la spinta inesorabile del nemico.
Catone sent che qualcosa lo colpiva, avvert un bruciore al braccio che teneva lo scudo e scorse la lama di una falcata che si ritirava dalla sua ferita, pochi centimetri sotto lorlo della maglia di ferro. Strinse i denti e si lasci sfuggire un profondo grido di dolore e di rabbia, barcollando leggermente mentre abbatteva la spada su quella del ribelle, facendogliela volar via di mano. Poi si volt dallaltra parte e appoggi di taglio la propria lama sul petto del nemico, lacerandogli la leggera tunica e la carne sottostante. La sua lama affilata si lasci dietro una scia sanguinolenta.
Dalla direzione della porta provenne un forte boato; Catone fece qualche passo indietro e abbass lo scudo, mentre le ultime riserve di energia abbandonavano il suo braccio sinistro. Guard di lato e vide una fitta colonna di legionari riversarsi fuori dalla porta della cittadella. Alla loro testa cera Macrone col suo grido di guerra. I legionari, pesantemente armati, sfondarono la sparuta fila di ribelli pi vicina alla porta, e poi si scavarono un sanguinoso passaggio fra coloro che circondavano il piccolo nucleo centrale degli ausiliari superstiti. La ferocia dellattacco stord momentaneamente i ribelli e Catone ne approfitt per richiamare i suoi.
A me! Da questa parte!. Abbass la spada e sospinse lo scudo contro i ranghi ormai assottigliati del nemico che lo separavano da Macrone. Gli ausiliari emisero stanche urla di giubilo e lo seguirono, menando selvaggi fendenti per aprirsi la strada verso i loro compagni legionari. Catone scaravent lo scudo contro il fianco di un ribelle, gettandolo a terra, poi vide davanti a s la schiena di un altro uomo. La sua lama scatt in avanti, colpendo il nemico proprio sotto la spalla. Mentre la lama penetrava nella carne delluomo, la punta rossa e scintillante di unaltra spada sbuc dallaltro lato della schiena del malcapitato. Catone liber la propria lama e il ribelle piomb a terra, liberando laltra lama con il semplice peso del corpo. Ed ecco che gli apparve di fronte Macrone, lo sguardo inferocito, tutto imbrattato di sangue e con un ghigno folle sul viso.
Ah, sei qui! Avanti, ragazzo, conduci i tuoi uomini attraverso la porta. Da qui in poi ce la sbrigheremo noi.
Catone annu, poi fece cenno ai suoi di avanzare, mentre i legionari di Macrone creavano un varco di passaggio, senza smettere di tenere a bada il nemico. Gli ausiliari, ormai esausti, barcollarono oltre la porta e poi si lasciarono cadere a terra o si appoggiarono contro le pareti. Catone fu lultimo a entrare e rimase a guardare mentre i legionari, in buon ordine, tenevano testa ai ribelli inaspriti, che lanciavano urla di rabbia e frustrazione per essersi lasciati sfuggire gli ausiliari in quel modo. I legionari arretrarono sotto larco e il clangore delle lame risuon vivido sulle pareti in muratura.
Pronti a chiudere la porta!, grid Macrone da sopra una spalla, e gli uomini del contingente di legionari piazzato dietro i grossi battenti appoggiarono le spalle contro il legno massiccio e puntarono gli stivali contro le lastre del selciato. Quando Macrone, insieme allultimo dei legionari, fu allinterno della cittadella, il centurione ordin: Chiudete la porta!.
Con un grugnito i legionari cominciarono a spingere e le porte si mossero, con un forte cigolio dei cardini metallici. Lapertura si fece sempre pi stretta, finch non rimase che Macrone a difendere lentrata dal pi vicino dei ribelli a colpi di spada, snocciolando una serie incredibile di minacce e di insulti. Temendo che lamico potesse rimanere incastrato fra i battenti, Catone sguain la spada e si lanci in avanti per afferrarlo dallarmatura e tirarlo dentro con tutte le sue forze. Menando colpi di spada nellaria mentre incespicava allindietro, abbandonando il nemico allesterno, Macrone grid: Maledizione! Che diavolo stai facendo?. Poi, con un tonfo assordante, la porta si chiuse e i legionari infilarono la sbarra nei passanti.
Le grida dei ribelli divennero immediatamente pi ovattate e Catone si ritrov circondato da uomini esausti ed ansimanti. Finalmente lasci la maniglia del suo scudo, che scivol a terra con un forte fragore metallico. Moll anche la presa sullarmatura di Macrone, che si volt e sbuff gonfiando le guance.
Si guardarono negli occhi per qualche istante, poi scoppiarono a ridere insieme, solo per il gusto e la sorpresa di essere ancora vivi. Macrone rinfoder la spada e punt il pollice verso la porta.
Meglio di cos non poteva andare.
Catone sorrise per qualche istante, prima di accorgersi dei superstiti della centuria di Metello che lo circondavano, distrutti e pieni di sangue, senza pi nemmeno la forza di reggersi in piedi. Poteva andare peggio, disse piano.
S. Il sorriso di Macrone si spense. Comunque, ce labbiamo fatta. La vita del principe Artasse sar un po pi complicata, ora che siamo qui. Il suo sguardo si spost sul braccio di Catone, striato del sangue che gocciolava dalla punta delle dita. Faresti bene a farti medicare. Prima che facciamo rapporto allambasciatore.
Lo far, non appena tutti i miei feriti saranno stati portati in ospedale . Prima di voltarsi a impartire gli ordini necessari, Catone si ferm a fissare Macrone negli occhi. Perch lhai fatto? Fatto cosa?
Correre in nostro aiuto in quella situazione.
Macrone cerc di minimizzare. Siamo gi abbastanza a corto di uomini. Lultima cosa che posso permettermi  perdere una centuria di ottimi elementi, anche se si tratta di ausiliari. Per questo lho fatto. Daltra parte, a cosa servono altrimenti gli amici? Tu avresti fatto lo stesso per me.
Catone annu, ma non pot fare a meno di sorridere, mentre faceva un passo indietro e arricciava il naso allodore che il suo amico aveva addosso. S, ma se non ti sbrighi a ripulirti un po potrei anche cambiare idea, prima di renderti il favore.
Spiritoso. E adesso perch non ti precipiti in ospedale, prima che io decida di aggravare le tue condizioni aggiungendo qualche altra ferita?.
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FINE Parte 1.